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Cartella di pagamento: ricorso

16 Gennaio 2019


Cartella di pagamento: ricorso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Gennaio 2019



Come impugnare una cartella esattoriale: i motivi di ricorso, la prescrizione e la sospensione della cartella. Il modello con il facsimile dell’atto da presentare al tribunale competente.

Hai ricevuto una cartella di pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione o dall’Esattore delle imposte locali. Quali alternative hai? Puoi certamente pagarla se la ritieni corretta. Oppure puoi chiedere maggiori informazioni; a tal fine troverai il nome del responsabile del procedimento all’interno dei fogli contenuti nella busta. Se pensi che ci siano errori puoi chiederne l’annullamento o la rettifica parziale presentando un ricorso in autotutela allo stesso ufficio (in carta semplice o con posta elettronica certificata). Sicuramente però il metodo più sicuro per contestare la cartella di pagamento è rivolgersi al giudice. In tal caso bisogna sapere qual è il tribunale competente e quali sono i termini entro cui agire (v. dopo). Infine puoi chiedere la rateazione, ossia la dilazione del pagamento, evitando così di subire pignoramenti, fermi o ipoteche. La dilazione a 72 rate viene concessa a semplice richiesta se si tratta di debiti fino a 60mila euro; per tutti gli altri casi bisogna presentare l’Isee e dimostrare la situazione di difficoltà economica. In questo articolo approfondiremo tutti gli aspetti dell’impugnazione giudiziaria vera e propria, ci occuperemo cioè di spiegare come e quando fare ricorso contro la cartella di pagamento.

Al termine di questa guida potrai trovare anche un modello di atto di ricorso con un facsimile che potrai utilizzare o adeguare alle tue specifiche esigenze. Ma procediamo con ordine e vediamo come ci si deve comportare quando l’Esattore pretende il pagamento di imposte e sanzioni.

L’istanza in autotutela all’Agente della riscossione

Nulla ti vieta, prima di presentare ricorso al giudice, di tentare la via “bonaria” ed evitare così di pagare un difensore e le spese del giudizio. Questa strada si chiama «ricorso in autotutela» e può essere percorsa dallo stesso interessato senza bisogno dell’assistenza di un avvocato o un commercialista. In verità si tratta di una richiesta formale, seppur priva di particolari forme espressive, in cui l’interessato chiede l’annullamento o la rettifica della cartella, spiegando le ragioni per cui questa si deve ritenere viziata. La presentazione dell’istanza può anche essere preceduta o seguita da un colloquio con il Responsabile del Procedimento, il cui nome si trova indicato sulla cartella.

I rischi del ricorso in autotutela sono essenzialmente due:

  • l’ente non è tenuto a rispondere;
  • la presentazione dell’istanza non sospende i termini per fare ricorso. Così, in assenza di riscontro, chi non ha nel frattempo presentato ricorso al giudice, decade da ogni possibile impugnativa ed è costretto a pagare la cartella benché illegittima.

Il ricorso in autotutela può essere spedito con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata. L’istanza va presentata tuttavia non solo all’Agente della Riscossione che ha inviato l’atto presunto illegittimo ma anche all’ente titolare del credito. Ad esempio, per una cartella che chiede il versamento dei contributi previdenziali, il ricorso va inviato anche all’Inps; se invece si tratta di una cartella per tributi erariali (ad es. Irpef) va spedita all’Agenzia delle Entrate; per i tributi locali (es. Imu) va spedita al Comune, ecc.

Nell’atto bisogna ovviamente indicare le proprie generalità, gli estremi della cartella ricevuta (meglio allegandone copia), l’elencazione dei motivi di illegittimità, la richiesta finale (ossia lo sgravio della cartella o la rettifica).

Facsimile ricorso in autotutela

Ecco un esempio di ricorso in autotutela.

RICORSO IN AUTOTUTELA

AGENTE DELLA RISCOSSIONE….

Con sede in…

«Il sottoscritto…. res. in …. via…. cod. fisc….., in data … ha ricevuto la notifica della cartella esattoriale n …. riferita ai seguenti tributi/sanzioni

a) sanzione amministrativa per violazione codice strada …. n. ….. per euro ….

b) Tari anno ….

c) bollo auto anno ….

d) ….

e) ….

Il diritto di credito è tuttavia prescritto perché, dal giorno in cui è maturato il diritto al recupero dei predetti crediti, sono decorsi i termini di prescrizione (cinque anni per le lettere a), b), e tre anni per la lettera c)).

Ciò premesso si chiede lo sgravio totale degli importi iscritti a ruolo e il conseguente annullamento della cartella esattoriale.

Si fa sin d’ora presente che, in assenza di riscontro o in caso di rigetto della presente istanza, si procederà a impugnare la cartella chiedendo la condanna alle spese processuali nei Vostri confronti.

Data, firma.

Il ricorso al tribunale contro la cartella: entro quanto tempo?

Il termine per fare ricorso contro una cartella esattoriale non è sempre uguale ma varia a seconda del tipo di pagamento richiesto. Ecco i termini da rispettare e l’autorità a cui presentare ricorso:

  • imposte erariali (ossia dovute allo Stato) come Irpef, Iva, Irap, imposta di bollo, di registro, sulle successioni o donazioni, imposta catastale, imposta ipotecaria, canone Rai, ecc.: 60 giorni per presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale;
  • Imposte locali (ossia dovute agli a Comuni o Regioni) come Imu, Tari, Tasi, bollo auto: 60 giorni per presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale;
  • sanzioni amministrative come multe stradali o emissione di assegni scoperti: 30 giorni al giudice di pace;
  • contributi di previdenza o di assistenza obbligatoria dovuti a Inps o Inail: 40 giorni al Tribunale ordinario, sezione lavoro e previdenza.

Il ricorso contro la cartella: a chi va notificato?

Uno dei problemi più frequenti che si è posto in tema di impugnazione della cartella esattoriale è a chi vada notificato il ricorso (o, detto in termini più semplici, contro chi fare la causa). La regola è questa: se i motivi di impugnazione attengono a “vizi propri” della cartella (ossia collegati al suo processo di formazione e, quindi, verificatisi dopo che l’amministrazione ha emesso il ruolo) allora l’atto va notificato solo all’Agente della Riscossione; si pensi al caso di una cartella notificata dopo i termini di decadenza o emessa senza indicazioni delle ragioni del credito o senza i criteri di calcolo degli interessi; si pensi anche a un pignoramento avviato senza previa notifica della cartella. Invece se i motivi di impugnazione attengono al tributo in sé e al merito (ad esempio si chiede un pagamento già eseguito o caduto in prescrizione oppure dovuto da un altro contribuente) il ricorso va presentato anche contro l’Ente titolare del credito.

Fare ricorso contro la cartella: il tentativo di reclamo-mediazione

Contro tutte le cartelle esattoriali di importo fino a 50mila euro, bisogna presentare il cosiddetto reclamo-mediazione. Nonostante il nome faccia pensare a un autonomo e preliminare procedimento, non è nulla di tutto ciò. In buona sostanza il ricorso deve contenere anche una richiesta, indirizzata all’Agente della Riscossione (ed eventualmente all’Ente titolare del credito quando va citato) in cui si chiede l’annullamento o la rettifica dell’importo sulla base dei motivi indicati nell’atto stesso. Il ricorso – così come la procedura ordinaria impone – deve essere notificato all’amministrazione (ossia all’Esattore ed, eventualmente, all’Ente titolare del credito); tuttavia il contribuente non può iscrivere immediatamente il ricorso nella cancelleria del tribunale, ma dovrà attendere 90 giorni per una risposta. Se manca la risposta e quindi l’amministrazione non intende accettare l’offerta di annullamento, si può proseguire con il ricorso e depositare l’atto in tribunale.

Quando conviene fare ricorso contro la cartella di pagamento?

Spesso si tende a impugnare cartelle esattoriali solo a fini dilatori. In realtà, se il ricorso non è adeguatamente motivato il giudice non sospende la cartella e l’Esattore può ugualmente fare pignoramento. Pertanto è bene comprendere bene, con l’aiuto di un professionista, se la cartella è impugnabile. Ecco alcune delle più frequenti cause che consentono di fare ricorso contro la cartella di pagamento:

Assenza di precedenti atti notificati regolarmente

Esistono casi in cui la cartella di pagamento non deve essere preceduta da un accertamento (è il caso dell’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate immediatamente esecutivo). In altri casi, invece, la cartella può essere il primo atto che il contribuente riceve (ad esempio il mancato pagamento di imposte autoliquidate come l’imposta sulla casa, sulla spazzatura o l’omesso versamento dell’Irpef a seguito di regolare presentazione della dichiarazione dei redditi, posto che in questi casi non c’è contestazione sull’entità della somma dovuta all’erario).

Ciò nonostante la regola resta sempre quella della previa notifica di un avviso di pagamento da parte dell’amministrazione titolare del credito. Senza di questo, la cartella è illegittima. Facciamo un esempio. Se un automobilista riceve una cartella per omesso pagamento della multa stradale, senza che quest’ultima sia stata mai notifica, può farsi annullare la cartella entro 30 giorni dal ricevimento (il termine sarebbe stato di 60 giorni se si fosse trattato di imposte).

Prescrizione o decadenza

Spesso l’esattore emette le cartelle fuori termine ossia quando si è già verificata la prescrizione o la decadenza. Il rispetto di questi termini va quindi sempre accuratamente controllato in anticipo. Leggi a riguardo: Prescrizione cartella esattoriale: quando e come.

Mancata motivazione

Un altro elemento essenziale della cartella deve essere la motivazione ossia l’indicazione delle ragioni per cui è stata emessa. Se non è adeguatamente motivata, la pretesa di pagamento è illegittima.

Mancata indicazione dei criteri di calcolo degli interessi

Spesso, insieme alle sanzioni, la cartella chiede il pagamento degli interessi. Il saggio applicato però va indicato per ogni singola annualità. Diversamente la cartella è illegittima. Tale è l’orientamento consolidato della giurisprudenza in materia di motivazione degli interessi.

Cartelle di pagamento annullate in automatico senza ricorso

L’articolo 4 del Dl 119/2018 prevede che siano automaticamente annullati i ruoli affidati agli agenti per la riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010, per un importo residuo di mille euro in relazione al singolo carico: dove per “singolo carico” si intende la partita di ruolo, somma delle voci per capitale (ad esempio, imposta, contributo o altra entrata), sanzioni e interessi.Per il perfezionamento dell’annullamento, non è richiesta alcuna manifestazione di volontà da parte del beneficiario e l’agente per la riscossione avrà tempo fino al 31 dicembre 2018 per annullare; ma gli effetti dell’annullamento si producono dal 24 ottobre 2018, data di entrata in vigore della norma.Se il debitore ha pagato il debito relativo ad un ruolo fino a mille euro (che rientra nell’ambito applicativo della norma) entro il 23.10.2018, non avrà diritto al rimborso delle somme versate. Nel caso in cui, invece, il pagamento sia avvenuto dal 24 ottobre 2018 in poi, il contribuente avrà diritto al rimborso o comunque allo scomputo per il pagamento degli altri debiti.

Facsimile ricorso contro cartella esattoriale prescritta

L’impugnazione dell’atto impositivo non ne sospende automaticamente gli effetti e pertanto l’ente impositore può, nei limiti e nei termini previsti per le differenti imposte, procedere alla riscossione in pendenza di giudizio. Pertanto, nel presentare il ricorso contro la cartella è opportuno richiedere la sospensione dell’esecutività spiegando le ragioni dell’urgenza (cosiddetto periculum in mora) e rendendo palesi le ragioni del ricorrente (cosiddetto fumus boni iris). Pertanto, il ricorrente che si sia regolarmente costituito in giudizio, se teme che l’esecuzione dell’atto impugnato possa determinargli un danno grave e irreparabile, può richiedere, alla CTP adita, la sospensione in via cautelare di tale atto, mediante la proposizione di un’istanza motivata

Un facsimile del ricorso contro la cartella di pagamento lo puoi trovare qui di seguito nel box, al termine di questo articolo, dedicato al ricorso. 

Ricorso fai da te

Il contribuente può difendersi da solo, senza cioè bisogno di un avvocato o un commercialista, se l’importo della cartella non supera

  • 3mila euro per tutti i ricorsi in Commissione tributaria
  • 1.100 euro per tutti i ricorsi al giudice di Pace
  • mai in tribunale

Facsimile ricorso cartella prescritta

Commissione Tributaria Provinciale di… [città]

Atto di ricorso 

con istanza di mediazione ai sensi dell’articolo 17-bis d.lgs. n. 546/1992

Il sottoscritto sig. Mario Rossi, nato a …. il …, C.f.: … e residente in …, alla via …, in nome e per conto di se stesso, indirizzo Pec: …, , num. fax …,  (Ricorrente)

Contro:

Agenzia Entrate Riscossione sede di …, , C.F./P.IVA: …,  in persona del legale rappresentante p.t., con sede in …,  (Resistente)

Contro

cartella di pagamento n. …,  per tassa automobilistica, oltre sanzioni e interessi, anni …, , di importo pari ad euro .., notificata in data …

Premesso in fatto

In data …, io sottoscritto sig. Mario Rossi ho ricevuto da Agenzia Entrate Riscossione la cartella esattoriale n. …,  del …, per un totale di euro …, .

La cartella deve ritenersi prescritta essendo decorsi più di tre anni a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta doveva essere versata.

Tutto ciò premesso

Con il presente atto, l’odierno ricorrente intende proporre, così come propone, impugnazione delle cartelle indicate in premessa, il cui accertamento è di competenza di Codesta Commissione Tributaria Provinciale, per i seguenti motivi di diritto.

Nullità della cartella per intervenuta prescrizione 

A causa della mancata notifica delle cartelle esattoriali impugnate,  vi è estinzione dei crediti intimati, visto il decorso dei termini di prescrizione previsti dalla legge.

Più precisamente:

1) cartella n. … ,  prescritta in data ….

Per tali cartelle vale il termine di prescrizione relativo al tributo in esse contenuto. A tal riguardo le Sezioni Unite della Cassazione (Cass. sent. n. 23397/16 del 17.11.2016) ha escluso che la prescrizione per le cartelle divenute definitive perché mai impugnate potesse essere di 10 anni. «Partendo dalla premessa che l’ingiunzione fiscale, in quanto espressione del potere di auto accertamento e di autotutela della P.A., ha natura di atto amministrativo che cumula in sè le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, ma è priva di attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (sicché la decorrenza del termine per l’opposizione, pur determinando la decadenza dall’impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito), sussiste la conseguente inapplicabilità dell’art. 2953 cod. civ. ai fini della prescrizione». Tanto determina la nullità delle cartelle.

Come precisato dalla Suprema Corte di Cassazione, nella sentenza n. 741/2017, non potrebbe infatti costituire atto interruttivo della prescrizione la sola iscrizione a ruolo del tributo da parte della Regione o dell’Agenzia delle Entrate.

Decadenza delle cartelle esattoriali

Ammesso e non concesso che la cartella sia mai stata notificata non sarebbe stato comunque rispettato il termine di decadenza di tre anni dall’iscrizione a ruolo del tributo. Ne consegue l’ulteriore illegittimità delle cartelle stesse.

Per quanto sopra esposto,  il sottoscritto sig. Mario Rossi, come sopra rappresentato e difeso, previa

Istanza di sospensione

delle cartelle di pagamento impugnate, nonché dei piani di rateizzazione in corso, vista la sussistenza:

a) del fumus boni iuris per la palese fondatezza delle ragioni sino ad ora esposte, che ben possono essere decise per tabulas;

b) del periculum in mora, insito nella necessità di dover pagare un piano di rateazione che potrebbe palesarsi illegittimo.

Ricorre

All’On.le Commissione Tributaria adita affinché Voglia, nel merito:

accertare e dichiarare l’illegittimità del preavviso di fermo nonché delle cartelle di pagamento, per i motivi esposti in narrativa;

per l’effetto, condannare l’Agente della Riscossione resistente alla cancellazione dagli estratti di ruolo delle cartelle prescritte;

con vittoria di spese e competenze di lite.

Chiede

che la controversia di cui trattasi venga discussa in pubblica udienza, ai sensi dell’art. 33 c. 1 del D. Lgs. 546/92.

Si allegano:

….

Si dichiara che il valore della causa è di euro …  e pertanto il contributo unificato è pari a euro …

luogo, data, firma, …

ISTANZA DI MEDIAZIONE TRIBUTARIA 

Ai sensi dell’art. 17 bis D. Lgs. 546/92 il sig. LMario Rossi, nato a …. il …, C.f.: … e residente in …, alla via …, in nome e per conto di se stesso, indirizzo Pec: …, , num. fax …, (Ricorrente)

CHIEDE

all’Agente della Riscossione per la provincia di… , in via preventiva ed alternativa al deposito del ricorso che precede presso la Commissione tributaria provinciale di …, di accogliere le richieste indicate nel ricorso e che qui si intendono integralmente trascritte e di annullare con provvedimento il preavviso di fermo nonché le cartelle esattoriali indicate nella premessa del ricorso, annullando altresì il piano di rateizzazione prot. n. … del … in corso.

Ai fini della presente procedura di reclamo/mediazione si precisa che il valore della controversia calcolato ai sensi dell’art. 17 bis D. Lgs. 546/92 è di euro …

luogo, data, firma, …

note

Autore immagine: 123rf com


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