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Il trattamento di fine rapporto

6 Febbraio 2019 | Autore:


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Guida al Tfr: che cos’è, a chi spetta, come si calcola (con esempio pratico), quanto viene tassato, quando si paga. Differenza tra il pubblico ed il privato.

Sicuramente saprai che mentre stai lavorando non solo ti stai guadagnando lo stipendio mensile ma stai anche accantonando una cifra che ti verrà versata nel momento in cui lascerai l’attuale posto di lavoro (sperando sia perché vai in pensione o perché migliori la tua posizione e non per motivi diversi). Quella cifra che, senza rendertene conto, stai mettendo è quella che viene chiamata trattamento di fine rapporto, più comunemente noto come Tfr. Quella cifra che, senza rendertene conto, stai mettendo è quella che viene chiamata trattamento di fine rapporto, più comunemente noto come Tfr.

Si tratta di un’indennità che dal 1982 ha sostituito quella di anzianità [1] e che è costituita dalla somma degli accantonamenti di una quota della retribuzione messi via negli anni e rivalutati periodicamente. Il trattamento di fine rapporto, quindi, viene pagato al lavoratore nel momento in cui finisce il suo contratto, a meno che il Tfr sia stato destinato per intero ad una forma di previdenza complementare o in caso di cessione di credito a terzi.

Tante le cose da sapere a proposito del Tfr. Ad esempio: è assoggettato a contributi previdenziali? Viene tassato? E se sì, in quale percentuale? Devo lasciarlo in azienda o posso investirlo in un altro modo? È possibile chiedere degli anticipi sul trattamento di fine rapporto o devo per forza aspettare la fine del contratto per averne un solo euro? E soprattutto: come viene calcolato l’importo del Tfr?

In questa guida ti forniamo le risposte a queste e a tutte le altre domande sul trattamento di fine rapporto.

Tfr: che cos’è?

Per Tfr o trattamento di fine rapporto di intende, dunque, la prestazione che ogni lavoratore subordinato deve ricevere nel momento in cui cessa il contratto per qualsiasi motivo, che si tratti di dimissioni volontarie, di licenziamento per giusta causa o di raggiungimento dell’età della pensione.

Volendo dirlo in termini tecnici, si tratta di un compenso con corresponsione in differita, cioè un’indennità che viene pagata alla fine del rapporto di lavoro e non durante l’attività. Detto compenso viene calcolato per quote annuali seguendo un criterio che vedremo più avanti.

Tfr: a chi spetta?

Il trattamento di fine rapporto spetta a tutti i lavoratori dipendenti di qualsiasi settore e con qualsiasi tipo di contratto subordinato, compreso quello in prova [2].

Il Tfr dei lavoratori agricoli

I lavoratori agricoli a tempo indeterminato hanno diritto ad un trattamento di fine rapporto in qualsiasi ipotesi di cessazione del contratto. Per i rapporti con decorrenza dal 1° giugno 1982, il calcolo è lo stesso riguardante tutti gli altri lavoratori dipendenti. Per quelli precedenti, si fa riferimento all’indennità di anzianità prevista dai contratti collettivi nazionali e provinciali già esistenti.

Il Tfr dei lavoratori agricoli con contratto a tempo determinato, invece, deve essere versato ad un fondo nazionale o ad un fondo di previdenza complementari come previsto dagli accordi collettivi nazionali.

Il calcolo dell’accantonamento è pari all’8,63% del salario contrattuale definito dal contratto provinciale. La percentuale sale al 10% per le ore di lavoro non ordinario.

Il Tfr dei dirigenti

Anche i dirigenti hanno diritto al trattamento di fine rapporto, così come previsto per i dipendenti. Ci sono, però, due particolarità che riguardano altrettanti settori: l’industria ed il terziario.

Per i dirigenti dell’industria, nel calcolo del Tfr sono compresi:

  • tutti gli elementi che compongono la retribuzione, compresi premi di produzione, provvigioni, ecc.;
  • l’equivalente di vitto e alloggio cui ha diritto il dirigente;
  • eventuali partecipazioni agli utili dell’azienda;
  • gratifiche saltuarie in virtù del buon andamento dell’azienda.

Non sono, invece, compresi:

  • i rimborsi spese;
  • gli emolumenti occasionali;
  • l’indennità di trasferta.

Per quanto riguarda, invece, i dirigenti del settore terziario, la particolarità riguarda le anticipazioni del Tfr. Il numero delle richieste da accogliere deve essere pari al 50% del numero che possono essere soddisfatte nello stesso anno per il resto del personale.

Il Tfr dei lavoratori domestici

Colf e badanti che aderiscono al contratto dei lavoratori domestici hanno diritto al trattamento di fine rapporto e possono chiedere una volta ogni anno un’anticipazione pari al 70% di quanto maturato.

Questa tipologia di lavoratori non è tenuta ad esprimere una scelta sulla destinazione del Tfr, come altri lavoratori dipendenti.

In caso di decesso del lavoratore, il Tfr viene versato al coniuge (o alla parte dell’unione civile), ai figli e ai parenti entro il terzo grado o affini entro il secondo grado se conviventi con il dipendente defunto. In loro mancanza, il trattamento di fine rapporto spetta ai legittimi eredi o alle persone indicate nel testamento.

La quota di Tfr maturata dopo il 1° giugno 1982 ha lo stesso calcolo previsto per tutti gli altri lavoratori, quindi: la retribuzione annua, che include eventuali indennità di vito e alloggio, si divide per 13,5 con rivalutazione annuale. Le quote accantonate hanno un aumento dell’1,5% annuo e del 75% dell’aumento del costo della vita stabilito dall’Istat. Resta fuori da questo calcolo la quota maturata nell’anno in corso.

Le quote maturate prima di quella data, invece, vengono calcolate in base all’ultima retribuzione moltiplicando un certo numero di giorni per gli anni di servizio. Va fatto un distinguo a seconda del tipo di contratto.

Se il rapporto è di oltre 24 ore settimanali, il calcolo è:

  • 1 mese per chi è considerato impiegato per le quote maturate dal 22.05.1974 al 28.05.1982;
  • 20 giorni per chi è considerato operaio per le quote maturate nello stesso periodo.

Se, invece, il contratto è fino a 24 ore settimanali, il calcolo è:

  • 10 giorni per le quote maturate dal 22.05.1974 al 31.12.1978;
  • 15 giorni per le quote maturate dal 01.01.1979 al 31.12.1979;
  • 20 giorni per le quote maturate dal 01.01.1980 al 29.05.1982.

Gli importi vanno maggiorati dall’ammontare della tredicesima.

Il Tfr dei giornalisti

Il contratto dei giornalisti prevede alcune particolarità sul trattamento di fine rapporto rispetto agli altri dipendenti. In particolare:

  • nella retribuzione vanno calcolarti i compensi speciali ricevuti da almeno 6 mesi consecutivi per incarichi continuativi;
  • per i corrispondenti all’estero, si deve calcolare fino al 40% dell’indennità di residenza;
  • il Tfr deve essere corrisposto entro 8 giorni dalla data in cui cessa il rapporto di lavoro. In caso di ritardo, l’editore deve versare dopo 30 giorni da quella data l’interesse del 12% annuo sulla parte del Tfr che non poteva essere contestata.

Il trattamento di fine rapporto non spetta soltanto ai giornalisti professionisti iscritti all’Albo ma anche ai praticanti ed ai pubblicisti assunti nelle redazioni decentrate e negli uffici di corrispondenza.

Se l’editore si dichiara insolvente, il giornalista deve ricevere dal Fondo dell’Inpgi (la cassa di previdenza della categoria) il Tfr dovuto e le ultime 3 mensilità non versate.

Il Tfr dei lavoratori a domicilio

Per quanto riguarda i lavoratori a domicilio, la particolarità del trattamento di fine rapporto consiste nella possibilità di riceverlo alla scadenza delle singole commesse o di ciascun periodo di paga oppure al momento in cui viene risolto il rapporto di lavoro.

In generale, il calcolo viene effettuato dividendo la retribuzione per 13,5. Significa che la percentuale di Tfr sarà del 7,4% (100/13,5). Nella retribuzione vanno inclusi il cottimo e le maggiorazioni eventualmente previste dai singoli contratti di settore.

Tfr: come viene calcolato?

Oltre a questi casi particolari che abbiamo appena visto, c’è una regola generale per i lavoratori dipendenti che riguarda il calcolo del trattamento di fine rapporto. Vediamo, quindi, che cosa prevede la legge, salvo diversi accordi contenuti nei contratti nazionali di categoria.

La retribuzione sulla quale si basa il calcolo del Tfr deve comprendere tutti gli elementi di natura tipica, ripetitiva e normale del minimo contrattuale e cioè:

  • scatti periodici di anzianità;
  • superminimo;
  • indennità di maneggio di denaro;
  • maggiorazioni per turni;
  • straordinario fisso ripetitivo;
  • premio di presenza;
  • indennità di mensa;
  • indennità per disagiata sede;
  • somme forfettarie;
  • cottimo;
  • provvigioni;
  • premi e partecipazioni in azienda;
  • prestazioni retributive in natura;
  • altri importi ripetitivi.

Non vanno calcolati i rimborsi spese.

Pe effettuare il calcolo del Tfr occorre sommare per ciascun anno lavorato una quota che si ottiene dividendo l’importo della retribuzione per 13,5. Tale quota viene rivalutata al 31 dicembre di ogni anno di un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’inflazione rilevato dall’Istat per l’anno precedente. Con un esempio, sarà più facile capire come calcolare il trattamento di fine rapporto.

Immagina di essere un lavoratore dipendente assunto all’inizio del 2015 con una retribuzione lorda annua di 30.000 euro. Alla fine dell’anno, cioè al 31 dicembre 2015, il calcolo del Tfr accantonato nel primo anno di lavoro sarà:

30.000 euro / 13,5 = 2.222 euro.

Al 31 dicembre del 2016, il calcolo sarà il seguente:

Quota annua: 30.000 euro / 13,5 = 2.222 euro.

Per la rivalutazione, dobbiamo, innanzitutto, guardare l’aumento dell’inflazione. Poniamo che sia stato all’1%, giusto per fare numeri tondi. Come abbiamo detto, dobbiamo calcolare il 75% dell’aumento dell’inflazione, quindi con l’indice dei prezzi al consumo all’1% avremo lo 0,75%.

Bene. Adesso dobbiamo sommare 1,5% allo 0,75% ottenuto ed avremo il 2,25%.

A questo punto, la rivalutazione sarà:

2.222 euro x 2,25% = 49,99 euro.

Avremo, in questo modo, la quota del Tfr relativa al 2016, cioè:

2.222 euro del 2015 + 2.222 euro del 2016 + 49,99 di rivalutazione = 4.493,99 euro.

E così via per gli anni successivi.

Tfr: come viene tassato?

L’importo che abbiamo ottenuto con i nostri calcoli è da ritenere lordo. Significa che bisogna scontare le tasse. Ma quanto viene tassato il Tfr?

Fortunatamente, non come la normale retribuzione che percepisci quando sei ancora al lavoro. Il trattamento di fine rapporto, infatti, ha una tassazione separata in virtù di quanto stabilito dalla Tuir, cioè il Testo unico imposta sui redditi [3].

La normativa attuale, dopo diverse modifiche, prevede che le quote maturate dal 1° gennaio 2001 siano imponibili solo per quanto riguarda il capitale, cioè escludendo le rivalutazioni attuali che abbiamo visto poco fa. Queste quote sono soggette all’imposta sostitutiva del 17% annuo.

Con in mano la base imponibile totale del trattamento di fine rapporto, bisogna ora calcolare l’aliquota media da applicare. Dovrai considerare quella che mediamente ti è stata applicata negli ultimi 5 anni ai fini di tassazione Irpef.

Non è finita. C’è anche da tenere conto della riduzione sull’importo totale che finirà nelle casse dell’Erario. Se il reddito è inferiore a 7.500 euro, la riduzione sarà di 70 euro.

Se, invece, è compreso tra 7.500 e 28.000 euro, il calcolo è più articolato. In pratica, bisogna prima calcolare la differenza tra il tetto massimo di 28.000 euro (in questo caso) ed il reddito di riferimento e moltiplicarla per 20 euro. Poi aggiungerne altri 50 e, infine, dividere il risultato per 20.400 euro. Semplice, eh? Facciamo un esempio che è meglio.

Il mio reddito è di 25.000 euro. Quindi devo, innanzitutto, sommare 50 + 20 euro per ottenere 70 euro. Dopo di ché dovrò moltiplicare i 70 euro per il risultato della differenza tra 28.000 euro ed i 25.000 che guadagno io. In altre parole:

28.000 – 25.000 = 3.000 euro.

70 euro x 3.000 euro = 210.000 euro

Tale somma è da dividere per 20.400 euro. Così otterrò 10,29 euro. Questa sarà la riduzione da applicare.

La stessa operazione va fatta per chi ha un reddito compreso tra 28.000 e 30.000 euro, anche se cambiano i valori. In pratica, devi moltiplicare 50 euro per la differenza tra 30.000 euro ed il tuo reddito e dividere il risultato per 20.500 euro. Vogliamo rifare l’esempio? Lo vogliamo.

In questo caso, la differenza tra il valore predeterminato ed il mio reddito (posto che sia a metà della forbice, quindi di 29.000 euro) sarà:

30.000 – 29.000 = 1.000 euro.

Cifra che, moltiplicata per 50 euro, diventa 50.000 euro.

Questo risultato va diviso per 20.500 euro, quindi otterrò una riduzione di 2,43 euro.

A questo punto, l’Agenzia delle Entrate ricalcola la liquidazione dell’imposta dovuta in base all’aliquota media di tassazione degli ultimi 5 anni precedenti la fine del rapporto di lavoro. Se la differenza non pagata è superiore ai 100 euro, il Fisco emette un avviso di pagamento. Se, invece, il datore di lavoro ti ha prelevato più soldi del dovuto, avrai un rimborso.

Tfr: chi lo gestisce?

Abbiamo visto che grazie al trattamento fine rapporto il lavoratore accantona delle quote di retribuzione che poi gli verranno corrisposte nel momento in cui il dipendente lascia per qualsiasi motivo l’azienda. Ma, nel frattempo, chi gestisce quei soldi? In quale «cassetto» vengono tenuti?

Il dipendente ha la facoltà di scegliere se tenere il Tfr in maturazione nell’azienda oppure trasferirlo ad un fondo di previdenza complementare. Questa opzione deve essere presentata obbligatoriamente al dipendente al momento dell’assunzione. Il lavoratore che decide di trasferirlo ad un fondo, deve compilare e consegnare entro 6 mesi il modello TFR2 sul quale dovrà precisare il fondo scelto.

Se il dipendente non fa alcuna scelta, il Tfr viene investito nel fondo di previdenza complementare scelto dall’azienda in base a determinati criteri.

Tfr in azienda

Le aziende con un organico fino a 49 dipendenti hanno in carico la gestione del Tfr quando il lavoratore decide di lasciare il trattamento di fine rapporto in ditta. Quelle che impegnano almeno 50 dipendenti devono trasferirlo al Fondo tesoreria dell’Inps (il cosiddetto FtInps). I dipendenti a part-time vengono calcolati in proporzione all’orario di lavoro. Non rientrano, invece, nel computo i lavoratori:

  • con contratto a termine inferiore ai 3 mesi;
  • a domicilio;
  • domestici (ad esempio colf e badanti);
  • stagionali del settore agro-alimentare con un rapporto legato ad un evento;
  • impiegati, quadri e dirigenti del settore agricolo.

Il versamento al fondo è dovuto anche per i lavoratori il cui contratto nazionale di categoria prevede l’accantonamento delle quote presso terzi o il pagamento periodico di tali quote.

Tfr: quando e per quale motivo posso chiedere un anticipo?

In caso di bisogno, è possibile chiedere un anticipo sul trattamento di fine rapporto che è stato maturato nel tempo. Tuttavia, ci sono alcuni vincoli da rispettare.

In pratica, dovrai avere questi requisiti per avere un anticipo del Tfr:

  • un rapporto di lavoro subordinato continuativo con un’anzianità di almeno 8 anni presso lo stesso datore di lavoro;
  • un massimo del 70% del Tfr maturato in azienda o del 75% maturato in un fondo complementare;
  • un’unica possibilità di richiedere l’anticipo.

Naturalmente, su quest’ultimo punto è possibile giungere ad un accordo con l’azienda in casi eccezionali.

L’anticipo viene concesso ogni anno solo entro i limiti del 10% di chi ne ha diritto ed a non più del 4% dei dipendenti. Anche in questo caso, i singoli contratti collettivi possono prevedere delle condizioni più favorevoli per i dipendenti rispetto a quelle stabilite dalla normativa generica.

Per ottenere l’anticipo del Tfr non contano solo quando lo si vuole e quanti lo chiedono ma anche il perché. Ci sono, infatti, certi motivi per cui la richiesta può essere soddisfatta, ed in particolare in caso di:

  • spese sanitarie per terapie o interventi straordinari riconosciuti come tali da una struttura pubblica;
  • l’acquisto della prima casa per sé o per i figli;
  • la ristrutturazione della casa di proprietà;
  • il congedo per astensione facoltativa di maternità o per formazione personale o professionale.

L’anticipo del trattamento di fine rapporto viene tassato come le altre somme del Tfr.

Furbetti di tutto il mondo, attenzione: la giurisprudenza ha autorizzato il datore di lavoro a controllare che l’anticipo del Tfr venga utilizzato effettivamente per quello che è stato chiesto e non per farsi una vacanza ai Caraibi. In pratica, se si viene scoperti a spendere quella somma in scopi diversi da quelli dichiarati, l’azienda può chiedere la restituzione di quanto anticipato [5] o il risarcimento del danno sia al datore di lavoro sia ad altri eventuali dipendenti danneggiati perché esclusi numericamente dalla possibilità di ottenerlo [6].

Altro discorso è che tu chieda 20.000 euro di anticipo sul Tfr per un lavoro di ristrutturazione che, alla fine, ti costa 18.000 euro. Non sarai tenuto a restituire gli altri 2.000 euro all’azienda.

Tfr: può essere pignorato?

Se hai in giro qualche debito che non intendi saldare, sappi che, tra le altre cose, anche il tuo Tfr può essere pignorato, sequestrato o ceduto. Può capitare, infatti, che tu abbia bisogno di un mutuo e che, a garanzia del prestito, tu metta sul tavolo della banca il Tfr che hai accantonato fino a quel momento e quello che maturerai successivamente. Questo avviene, ad esempio, quando devi restituire le rate del prestito con la cessione del quinto o con una delega di pagamento all’azienda.

Se per tua disgrazia vieni licenziato, il datore di lavoro non verserà il trattamento di fine rapporto a te ma alla finanziaria o alla banca con cui hai stipulato il mutuo, almeno fino alla cifra da saldare. Ed è a questo punto che devi cominciare a pregare.

Se il Tfr basta e avanza per coprire il debito residuo, puoi tirare un sospiro di sollievo: ti arriverà l’importo residuo. Se, invece, il Tfr non basta a soddisfare la richiesta della banca, non vedrai un euro del tuo Tfr.

In caso di pignoramento in busta paga, per legge un quinto del Tfr deve essere versato per il pignoramento mentre il resto va al lavoratore sempre che non ci siano altri debiti da soddisfare.

Tfr: quando viene pagato?

Il trattamento di fine rapporto maturato nel tempo viene pagato dal datore di lavoro. Le quote maturate dopo il 31 dicembre 2006 nelle aziende con almeno 50 dipendenti vengono, invece, liquidate dal Fondo dell’Inps, anche se vengono anticipate dal datore di lavoro.

Ad ogni modo, sono i contratti nazionali di lavoro a stabilire il termine entro il quale si deve pagare il Tfr. In caso contrario, il lavoratore può pretendere il pagamento immediato. Se così non venisse fatto, il dipendente avrà diritto a chiedere eventuali interessi e rivalutazione monetaria.

Di norma, comunque, il Tfr viene pagato entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui è finito il rapporto di lavoro.

A proposito di scadenze: devi ricordare anche che il Tfr va in prescrizione dopo 5 anni dalla cessazione del rapporto. Significa che puoi chiederlo entro questo termine e che, se l’azienda fa finta di non sentire, puoi inviare una sollecitazione via Pec (posta elettronica certificata) in modo da interrompere i termini di prescrizione.

Tfr: il trattamento per dipendenti pubblici

Quali sono, invece, le caratteristiche del trattamento di fine rapporto per i dipendenti pubblici? L’importo del Tfr degli impiegati statali si determina con l’accantonamento di una quota pari al 6,91% per ogni anno o frazione di anno di servizio. Anche se, in caso di frazione di anno, la quota si riduce in modo proporzionale ed il mese si calcola intero se la frazione ha 15 o più giorni.

Ai fini del Tfr, dal 1° maggio 2014 la retribuzione lorda come base del calcolo non può eccedere la soglia dei 240mila euro.

Il trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici spetta ai lavoratori assunti con:

  • contratto a tempo indeterminato dopo il 31.12.2000, eccetto le categorie non contrattualizzate;
  • contratto a tempo determinato in corso o successivo al 30.05.2000 dalla durata minima di 15 giorni continuativi al mese;
  • contratto a tempo indeterminato entro il 31.12.2000 aderente ad un fondo di previdenza complementare.

I dipendenti pubblici che vanno in pensione possono percepire il Tfr in questi modi [7]:

  • in soluzione unica se l’ammontare complessivo lordo massimo è di 50.000 euro;
  • in due rate annuali se l’ammontare complessivo lordo è superiore ai 50.000 euro ed inferiore ai 100.000 euro;
  • in tre rate annuali se l’ammontare complessivo lordo è superiore ai 100.000 euro. La prima e la seconda rata saranno di 50.000 euro ciascuna, mentre con la terza verrà liquidato l’importo restante.

Anche per gli impiegati statali il termine di prescrizione del Tfr è di 5 anni.

note

[1] Legge n. 297/1982.

[2] Corte Cost. sent. n. 189/1980 del 22.12.1980.

[3] Art. 19 Tuir.

[4] Legge n. 190/2014.

[5] Pretura Napoli sent. del 04.04.1986.

[6] Trib. Firenze sent. del 30.05.1983.

[7] Art. 1 co. 484 legge 147/2013 del 27.12.2013.


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