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Vivere da soli: come organizzarsi?

5 Febbraio 2019


Vivere da soli: come organizzarsi?

> Cultura e società Pubblicato il 5 Febbraio 2019



Vai a vivere da solo e senti la necessità di capire come dovrebbe funzionare la tua routine nella tua nuova casa. Ebbene, sappi che puoi imparare delle semplici regole per saperti organizzare.

Il primo passo che generalmente si deve fare per ottenere un risultato è certamente quello di decidere cosa si vuole ottenere. E solo successivamente agire di conseguenza. Quindi, l’aver preso la decisione di andare a vivere da solo, affrontando quella che sarà di sicuro un nuova avventura, e, magari, l’aver già preso in locazione un appartamento rappresenta il primo passo verso l’obiettivo costituito dal voler vivere da solo. E nulla cambia sia che tu stia affrontando questo cambiamento perché, ad esempio, ti sei trasferito per seguire l’università sia che ti lo faccia perché devi iniziare un nuovo lavoro. Semplicemente decidi ed agisci. Ma ciò non basta. Perché è a questo punto che una scelta di tale portata ti pone di fronte alla prima vera, o forse unica, difficoltà della vita da single. Vale a dire, l’organizzazione della tua vita ed inevitabilmente, all’interno di essa, della casa in cui vivi. E per non andare in panico, ti basta pensare che, in qualunque scelta che si assume, per tutti noi c’è oppure c’è stato un inizio, nonostante per tutti noi, almeno qualche volta, si sia fatto sentire a chiare lettere il timore del fallimento, e che ciò non è mai stato motivo di cedimento. Questo dato di fatto dovrebbe riuscire ad aiutarti ad allontanare il timore di non essere capace di saperti organizzare o la paura delle responsabilità che scaturiscono dalla tua nuova indipendenza. Sempre si inizia da un punto di partenza (quasi mai perfetto) e quel che verrà dipende dalla nostra volontà. Ed ad ogni buon fine, quello che segue è il segreto della certa riuscita nel saper vivere da soli: la sicurezza che si impara ogni cosa a noi necessaria man mano che si affronta la sfida. Quindi, se ti domandi vivere da solicome organizzarsi? Ti basti sapere che esistono dei piccoli trucchi per conquistare il tuo obiettivo, che puoi ripercorrere in questo breve articolo.

Libertà e responsabilità del vivere soli

Quando si vive da soli, molto spesso, si provano sentimenti contrastanti.

Ad esempio, talvolta, si sente la mancanza della casa familiare oppure l’assenza della compagnia di un coinquilino; altre volte, invece, si benedice la libertà che si è conquistata con l’andare a vivere da soli. Ed è questo il punto nodale dell’intera questione: quando si va a vivere da single si inizia concretamente a prendere in mano la gestione della propria quotidianità e, quindi, della propria vita. Da soli.

Vivere senza altri in casi comporta necessariamente una presa di coscienza che: nel tuo nuovo stato, quasi tutto dipende da te; non c’è più nessuno che possa sostituirti e avrai sulle tue spalle le responsabilità dell’aver casa.

Quando vivi da solo non c’è più nessuno che ti rimprovera perché ceni solo con del gelato oppure pranzi con un pacco di cracker. Inoltre, puoi andare in giro per casa completamente nudo, senza alcun timore; puoi ospitare chi vorrai; impari a parlare a voce alta con te stesso, scoprendo che ciò non è affatto indice della presenza di una psicopatologia. Parimenti, quando termini la carta igienica, nessuno potrà porgertela; se torni a casa la sera tardi ed hai dimenticato di fare la spesa, il frigorifero e la dispensa non si auto-riempiranno per incanto; ed, ancora, se non sei tu a preoccuparti della pulizia, non c’è il rischio di vedere la fila di amici alla tua porta che dichiareranno di volerla fare al tuo posto.

Alla fine dei conti, ci siamo passati tutti e, come anticipato, lo spauracchio della responsabilità sfuma davanti alle infinite possibilità che si hanno quando ci si può liberamente autodeterminare ed anche autogestire. In aiuto all’intraprendenza ed in risposta alla domanda su come organizzarsi quando si vive da soli accorre anche questo articolo che sintetizza gli step da seguire nella propria programmazione, elencando secondo un ordine logico le semplici attività da realizzare per potersi organizzare, descrivendone il modo di esecuzione.

Organizzare i tuoi obiettivi

Prima di qualunque altra cosa, quindi anche prima di prendere materialmente casa in affitto, è necessario che tu effettui un confronto con te stesso, con la massima sincerità possibile. Infatti, se è vero che è necessario organizzarsi per poter gestire una casa, in cui si va a vivere da soli, a maggior ragione risulta indispensabile, prima di qualunque altra attività, identificare e stabilire gli obiettivi della propria vita.

E, certamente, la decisione di andare a vivere da soli è di per sé un’ottima occasione per affrontare questo tipo di decisione. Questo perché è proprio quando ci si trova da soli a dover affrontare una serie di decisioni (al di là dei consigli di chi ti ama), più facilmente si imparano le lezioni della vita e con maggior nitidezza si delineano quelli che sono i nostri veri desideri. Pochi altri momenti, come quello di andare a vivere da soli, hanno il sapore di questa libertà e ti danno la sensazione di avere il potere per raggiungere tutto ciò che vuoi.

Seguire le procedure del trasferimento

Inoltre, quando ci si trasferisce per andare a vivere da soli è necessario fare il cambio di residenza. In concreto, si va a comunicare agli enti comunali (nello specifico ci si reca sempre nel nuovo Comune ma l’informativa passa quasi automaticamente anche al Comune di origine) che non si abita più con la propria famiglia ma che ci si è trasferiti altrove, costituendo un proprio e nuovo stato di famiglia.

Vediamo da vicino cosa occorre fare:

  • innanzitutto, ci si reca negli uffici del nuovo Comune, in cui si va ad abitare, e si effettua la comunicazione del trasferimento di residenza. In breve, si dichiara al dipendente comunale di voler fare il cambio di residenza e si compila con tutti i propri dati (nome, cognome, codice fiscale, indirizzo nuova residenza ed estremi catastali dell’immobile ecc.) quello che viene chiamato “modello di dichiarazione di residenza” (che normalmente si può prendere presso l’URP, ufficio relazioni col pubblico o che viene consegnato dall’ufficiale della anagrafe comunale). Questa comunicazione, a sua volta, sarà trasmessa al Comune di provenienza;
  • assieme al modulo, si dovranno consegnare all’ufficiale della anagrafe anche copia del documento di identità e degli atti relativi al nuovo immobile (come atto di acquisto, atto di locazione ecc., da cui ricavare i dati identificativi) e della patente e dei veicoli di cui si è intestatari (come auto, scooter e simili). Questi ultimi occorrono per le comunicazioni del Comune ai vari organismi (PRA, Agenzia Entrate ecc.) e per consentire a questi ultimi di inviare, direttamente a casa del trasferito, i tagliandi adesivi contenenti le modifiche anagrafiche che la persona dovrà apporre, per l’appunto, sulla patente o sui libretti di circolazione dei mezzi di cui è proprietario;
  • è importante che la compilazione del modulo di cambio di residenza avvenga entro 20 giorni dal trasferimento effettivo;
  • successivamente, l’ufficiale effettua l’iscrizione anagrafica del soggetto nei registri comunali e, solo a seguito dei controlli, questa sarà definitiva (e formalmente si risulterà nella nuova residenza a far data del deposito del modulo suddetto) oppure sarà revocata (ad esempio, se i vigili urbani scoprono che il trasferimento è fittizio e non reale). Ma in questi casi estremi, è il Comune che invia una comunicazione al richiedente, il quale ha diritto di presentare memorie o, comunque, di replicare alle osservazioni dell’ente comunale. Non è mai troppo ricordare che non si deve mentire nelle autocertificazioni, come è la compilazione del modulo di trasferimento, perché chi dichiara il falso ad  un pubblico ufficiale (quale è l’ufficiale della anagrafe) commette reato.

Ed ancora, questa procedura risulta utile anche per uscire dal nucleo familiare dei genitori: infatti, col cambio di residenza è automatico anche il cambio dello stato di famiglia, per cui, chi si è trasferito per andare a vivere da solo, risulterà l’unico membro del proprio stato familiare.

Ove mai occorresse, si potrebbe fare anche un ulteriore passaggio portando al Comune di “adozione” (dopo aver effettuato la procedura su descritta di trasferimento) il proprio documento di identità ed un certificato della nuova residenza. Ciò, semmai non fosse stato fatto prima, permetterà l’invio della comunicazione anche al proprio comune per ottenere la modificazione dello stato di famiglia e consentirà di uscire dallo stato di famiglia originario (dei genitori), anche ai fini fiscali e di ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente, cioè l’indicatore della ricchezza di un nucleo familiare). Questo consente, in concreto, di separare il reddito del trasferito (e la sua tassazione) da quello dei genitori (e la loro tassazione) evitando il cumulo dei redditi che, ovviamente, potrebbe determinare tasse ed imposte più elevate.

Sistemare la casa

Ebbene sì, possiamo pure dire che questa è la parte più divertente tra i diversi step che ti aspettano. È certo che una delle prime regole della vita da single in casa è quella di fare in modo che l’appartamento in cui si vive rappresenti un po’ se stessi. Basta mettere in campo la propria fantasia (e qui sì, certamente anche i consigli degli amici che hanno più senso estetico o pratico di te) ed i propri desideri, per sistemare la casa nel modo più aderente al tuo carattere ed alla tua personalità.

Secondo alcuni studi, infatti, esisterebbe una sorta di influenza reciproca tra ciò che sta nella nostra mente e ciò che costruiamo attorno a noi di tal che se si è confusionari mentalmente si sarà disordinati nell’ambiente in cui si vive, e viceversa. Anche per ciò, questo passo è importante: il dover provvedere a disporre la mobilia, gli elettrodomestici ed i vari oggetti nella propria casa può risultare un modo utile per influenzare positivamente te stesso.

Per il resto, puoi decidere tutto quello che vuoi: ad esempio, sbizzarrirti nel comprare e sistemare i complementi di arredamento come cuscini, statue od oggettistica strana; nello scegliere un colore preminente per ogni stanza, ad esempio il rosso per il salotto ed il giallo per la cucina, e dipingere anche i muri dello stesso colore; potrai sistemare quello specchio ad altezza naturale che tanto ti piace, e che ti permette di guardarti per intero prima di uscire da casa, e così via dicendo.

Tutta l’allegria e fantasia che hai nel sistemare la casa è sempre possibile ma con un unico limite riguardante le due cose che non dovranno mai mancare, vale a dire: pulizia e (un minimo di) ordine.

Creare la tua routine

Vivere da soli vuol dire, ad esempio, che finalmente nessuno ti verrà a svegliare, nonostante la sveglia stia suonando da almeno un’ora; che non sarai rimproverato se ti scapperà (ripetutamente) sulla tavoletta del bagno.

Ma anche, che nessuno penserà alla tua colazione, al pranzo, alla cena od ai vari spuntini se non sarai tu a farlo e che nessuno laverà o stirerà i tuoi vestiti né, tanto meno, pulirà la casa. Questa parte della tua nuova realtà, nel bene e nel male, comporta come necessario contrappeso la scelta di una tua routine, cioè di una tua programmazione, preferibilmente settimanale, delle cose da fare.

È evidente, infatti, che andare a vivere da soli non è come cancellare dalla lavagna tutto ciò che è stato precedentemente scritto col gesso. Detto in altri termini, nella tua vita continuerà a girare attorno a te tutto ciò che già c’era prima: appuntamenti di lavoro, con amici, per la pratica dello sport preferito, il desiderio di essere vestiti in modo puntuale o la necessità di essere ben nutriti. Ecco, sono tutte parti importanti della vita che, però, dovranno conciliarsi con gli impegni derivanti dal fatto che sei andato a vivere da solo e che, pertanto e tanto per dirne una, alla pulizia dei tuoi vestiti dovrai pensarci da solo.

Creare una propria routine, in termini ancora più semplici, vuol dire stabilire il ritmo delle proprie giornate creando innanzitutto una sorta di agenda, su base preferibilmente settimanale, per ciò che desideriamo o che dobbiamo fare, anche in casa.

Un esempio di routine settimanale

Un esempio di programmazione della tua routine potrebbe essere la seguente:

  • pulire la casa due volte a settimana, suddividendo in due differenti giorni le varie pulizie del bagno, della cucina, del pavimento o della stanza da letto ecc.;
  • fare una volta a settimana la lavatrice (se non ti servi di una lavanderia professionale, certamente più comoda ma anche più costosa);
  • dedicarti alla spesa generale una volta a settimana, per gli alimenti ed i prodotti più importanti (per igiene personale, cosmetica, pulizia casa, ecc.), magari nel giorno libero da lavoro, e poi di volta in volta di recarti al supermarket per singole necessità;
  • segnare i giorni impegnati dalla pratica di uno sport o da appuntamenti col medico, amici, parenti ecc.

È solo così, organizzando giorno per giorno ed in linea generale tutte le attività che ti interessano o che sei obbligato a fare, che stabilisci il ritmo del tuo quotidiano, imparando a gestire il tuo tempo, oltre che lo spazio della nuova casa, in modo costruttivo.

Programmare la spesa per se stessi

La gestione di una abitazione da soli prevede la programmazione della spesa per gli alimenti e per la casa stessa. Con riferimento ad essi, esiste un modo abbastanza banale per evitare di dimenticare le cose necessarie, ad esempio, per il frigorifero, e consiste nello scrivere l’elenco della spesa su di un foglietto, man mano che noti che i prodotti stanno per terminare, magari bloccando l’elenco cartaceo sul frigorifero con una calamita ed un penna vicino.

La cucina è una delle stanze che più facilmente si frequenta nel quotidiano, ed in questo modo, avendo in bella vista l’elenco della spesa, non ti dimenticherai di aggiungere, di volta per volta, le cose che ritieni utili di acquistare. La stessa tecnica si può usare anche per le spese personali, come i prodotti di igiene intima o per la cosmetica od i medicinali, il vestiario e così via dicendo.

Pianificare le spese in base a quanto guadagni  

Ultimo, ma non meno importante, aspetto è prendere atto dell’inevitabile aumento delle tue spese, derivanti dai costi aggiuntivi della casa, come quelli per la corrente elettrica, il gas, il telefono o la connessione ad internet, il canone di locazione, la parcella dell’addetto al controllo -obbligatorio per legge- della caldaia ecc.

Questa circostanza, tuttavia, comporta solo che, nel calcolo delle tue “uscite fisse”, dovrai tenere in considerazione anche queste spese per poter gestire le tue entrate in modo responsabile. E, come si fa con la redazione dell’elenco degli alimenti, puoi provvedere a fare un elenco delle voci di spesa mensili e generali (luce, gas, telefono ecc.), indicando per ciascuno di essi un costo medio, per poterti trovare preparato a sostenere l’aumento delle uscite rispetto a quando vivevi in casa con i tuoi genitori o con dei coinquilini.

Ed in tal modo, potrai equilibrare le varie e differenti spese -in virtù anche delle relative priorità ed urgenza- in base a quello che è il tuo budget mensile.


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4 Commenti

  1. Buongiorno! Vorrei trasferirmi in un appartamento per avere finalmente la mia autonomia e non dare conto a nessuno della mia famiglia sui miei orari di lavoro, studio e appuntamenti. Ecco, vorrei sapere come funziona la vita di condominio. Devo partecipare alle assemblee condominiali? Che succede se non posso partecipare? E come devo regolarmi per le spese? Grazie mille

    1. Buongiorno Siry. Le assemblee condominiali sono momenti fondamentali nella vita di condominio, sedi di decisioni che riguardano tutti, ma se qualcuno non partecipa che succede? Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/183366_come-obbligare-i-condomini-a-partecipare-alle-assemblee
      Pagare le spese condominiali rappresenta un obbligo per far fronte alle spese di gestione di un palazzo, ma spesso sorgono dubbi circa l’esattezza delle procedure e i calcoli svolti nella suddivisione. Per non sbagliare bisogna conoscere bene le regole: scoprile nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/211583_spese-condominiali

  2. Quant’è bella la libertà di vivere da soli senza dover dare spiegazioni a nessuno e gestire la propria vita senza continue pressioni di convivenza. Ogni tanto mi capita di ospitare qualche collega, parente, ma poi mi riapproprio della mia indipendenza a cui sono tanto legato e che voglio preservare ancora per molto. Avrei una domanda. Se ospito una persona e questa si trattiene più del dovuto, è violazione di domicilio? Grazie mille

    1. Buongiorno Mario. Il Codice penale punisce chiunque s’introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s’introduce clandestinamente o con inganno. La pena è la reclusione da sei mesi a tre anni. Si ha violazione di domicilio anche quando un soggetto, inizialmente ospitato dal padrone di casa, non va via nel momento in cui questi gli chiede di sloggiare. È necessario che la volontà del proprietario sia espressa in modo chiaro, anche se non necessariamente esplicito. Dunque non è necessario inviare una diffida scritta all’invasore, essendo sufficiente una richiesta verbale.

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