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Cartella esattoriale notificata a persona deceduta

17 Gennaio 2019


Cartella esattoriale notificata a persona deceduta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



Eredi del contribuente: come deve essere fatta la notifica dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, degli atti impositivi o delle cartelle di pagamento?

È morto tuo padre e, al vecchio indirizzo, continuano ad arrivare lettere e avvisi di raccomandate. Nel ritirare alcune di queste ti accorgi che si tratta di comunicazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate e degli enti di riscossione esattoriale: sono accertamenti tributari e cartelle di pagamento. Ti chiedi, preoccupato, se tali notifiche sono valide o se invece dovevano essere fatte agli eredi presso la loro residenza. Che valore ha una cartella esattoriale notificata a persona deceduta?

La questione, analizzata da una recente e interessante ordinanza della Cassazione [1], diventa per noi la scusa per ripercorrere l’intero argomento e stilare una guida sulle regole relative alle notifiche degli atti fiscali nei confronti degli eredi.

Vediamo tutto ciò che c’è da sapere su questo argomento sempre attuale. 

Debiti fiscali: si trasmettono agli eredi?

Gli eredi rispondono dei debiti fiscali del parente a cui sono succeduti ma non delle relative sanzioni. Quindi, nel caso di una cartella di pagamento o di un accertamento fiscale che, oltre all’imposta e agli interessi, contenga anche la richiesta di somme a titolo di sanzione, l’erede può chiedere – anche con un semplice ricorso in autotutela – lo sgravio di tali importi dall’ammontare complessivo da versare al fisco. Gli basta produrre un certificato di decesso. 

Dei debiti del defunto inoltre rispondono solo gli eredi “a tutti gli effetti” ossia coloro che hanno già accettato l’eredità. Pertanto la notifica di una cartella a un parente che, sebbene abbia in animo di accettare l’eredità, non l’ha ancora fatto è illegittima; la cartella può quindi essere annullata con un ricorso al giudice, senza che la successiva accettazione dell’eredità possa influire e faccia rivivere la cartella. 

Ci sono 10 anni di tempo per accettare l’eredità. C’è però un’eccezione per l’erede che è nel possesso dei beni ereditari (o di una parte) come nel caso del figlio convivente con il padre: questi deve fare l’inventario di tali beni entro 3 mesi dal decesso e nei successivi 40 giorni deve dichiarare se accetta o meno l’eredità; se non lo fa, il suo silenzio si considera come accettazione.  

Chi non è nel possesso dei beni ereditari potrebbe anche temporeggiare in attesa che i debiti fiscali si prescrivano o le cartelle vengano annullate, per poi accettare l’eredità.

Quale responsabilità hanno gli eredi per i debiti fiscali del defunto?

Per quanto riguarda le imposte sui redditi (ad es. Irpef), gli eredi rispondono in solido dei debiti lasciati dal defunto. Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate o l’agente della riscossione possono notificare la richiesta di pagamento, per l’intero debito, anche ad uno solo degli eredi ed agire contro quest’ultimo. Il quale, una volta pagato, potrà poi rivalersi contro i coeredi, ciascuno per la relativa quota, per ottenere la restituzione di quanto anticipato.

Quali comunicazioni devono fare gli eredi alla morte del parente?

La legge impone agli eredi una comunicazione al momento del decesso del parente [2]. Essi sono tenuti a comunicare all’ufficio delle imposte del domicilio  fiscale del defunto le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale. La comunicazione può essere presentata direttamente all’ufficio o trasmessa con raccomandata a.r., nel qual caso si intende fatta nel giorno di spedizione. Dopo 30 giorni da tale comunicazione, tutte le notifiche degli atti fiscali devono essere fatte agli eredi “nominativamente”, al rispettivo indirizzo di residenza. “Nominativamente” vuol dire che il destinatario dell’atto deve essere l’erede, con il suo nome e cognome, e non il defunto. Ad esempio, se al sig. Mario Rossi succedono i sig.ri Antonio Rossi e Giovanna Rossi, le notifiche andranno fatte presso le rispettive abitazioni e sulla busta dovrà esserci scritto “Sig. Antonio Rossi” e “Sig.ra Giovanna Rossi”.

Che succede se gli eredi non fanno la comunicazione all’Agenzia delle Entrate?

Nell’ipotesi in cui gli eredi non inviino tale comunicazione all’Agenzia delle Entrate, il fisco può inviare le notifiche all’ultimo domicilio del defunto senza dover indicare i nomi degli eredi, ma riferendosi genericamente agli eredi “collettivamente e impersonalmente”. Il che significa che, nell’esempio di poc’anzi, sarà valida la cartella inviata alla casa del padre se sulla busta c’è scritto “Eredi sig. Mario Rossi” (senza quindi l’indicazione dei rispettivi nomi: Antonio e Giovanna).

Se l’atto fiscale, invece, viene intestato al soggetto defunto (ad es. “Sig. Mario Rossi”) è illegittima e può essere annullata. 

Se gli eredi inviano la comunicazione di decesso almeno trenta giorni prima della notifica dell’atto tributario, l’Agenzia delle entrate deve notificare gli accertamenti o le cartelle presso il domicilio fiscale degli eredi. 

Viceversa se la predetta comunicazione non è stata effettuata, la notificazione può essere fatta all’ultimo domicilio del defunto sempre che l’atto sia intestato agli eredi. 

Quando la notifica pure effettuata nell’ultimo domicilio del defunto, è però intestata allo stesso è da considerarsi nulla. 

note

[1] Cass. ord. n. 736/19 del 15.01.2019: «Gli atti impositivi destinati al contribuente che sia deceduto, nell’ipotesi in cui sia stata eseguita la comunicazione di cui all’articolo 65, comma 2, del d.p.r. n. 600 del 1973, da parte degli eredi circa le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale, devono essere diretti e notificati personalmente e nominativamente agli eredi nel domicilio fiscale da costoro comunicato. In mancanza, gli atti impositivi intestati al dante causa possono essere notificati nell’ultimo domicilio dello stesso, ma agli eredi collettivamente e impersonalmente, qualora l’ufficio sia comunque a conoscenza del decesso del contribuente, non sussistendo altrimenti la possibilità di procedere alla notifica impersonale prevista dalla legge».

[2] Art. 65 Dpr 600/1973.

Gli   eredi  rispondono   in  solido  delle  obbligazioni  tributarie  il  cui presupposto si è verificato anteriormente alla morte del dante causa.

Gli  eredi del  contribuente  devono comunicare all’ufficio delle  imposte del domicilio   fiscale  del   dante  causa  le  proprie  generalità e il proprio  domicilio   fiscale.  La   comunicazione  può  essere presentata direttamente all’ufficio   o  trasmessa   mediante  lettera  raccomandata  con  avviso   di ricevimento, nel qual caso si intende fatta nel giorno di spedizione.

Tutti  i termini  pendenti alla  data della morte del contribuente  o scadenti entro  quattro mesi  da essa,  compresi il termine per la  presentazione della dichiarazione   e  il   termine  per  ricorrere  contro  l’accertamento,  sono prorogati di   sei   mesi   in favore degli eredi. I soggetti incaricati dagli eredi, ai   sensi   del   comma  2 dell’articolo 12, devono trasmettere in via telematica la   dichiarazione  entro il mese di gennaio dell’anno successivo a quello in cui è scaduto il termine prorogato.

La  notifica degli  atti intestati al dante causa può essere effettuata  agli eredi impersonalmente e   collettivamente nell’ultimo domicilio  dello stesso ed è efficace nei confronti degli  eredi che, almeno  trenta giorni prima, non abbiano effettuato la comunicazione di cui al secondo comma.

Autore immagine: 123rf com


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