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Reversibilità 2019: limiti di reddito

17 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



Quali sono le soglie di reddito che determinano la riduzione della pensione ai superstiti per il 2019, a chi non si applica la decurtazione. 

La pensione ai superstiti, che può essere di reversibilità o indiretta (se il dante causa era pensionato il trattamento spettante è la reversibilità, diversamente è la pensione indiretta), è un trattamento che nella generalità dei casi risulta ridotto rispetto alla prestazione spettante al defunto. Il 100% della pensione, difatti, si ottiene soltanto quando i beneficiari del trattamento sono il coniuge o due e più figli, tre o più figli, sette o più fratelli o sorelle.

Normalmente, la pensione ai superstiti è dunque una prestazione già ridotta “all’origine”: se il beneficiario è il coniuge solo, ad esempio, spetta il 60% della pensione del defunto, se è un figlio solo, senza coniuge, la percentuale spettante è il 70%; per un genitore solo si scende addirittura al 15%.

Oltre a queste riduzioni, però, la pensione di reversibilità può subire altri tagli, che dipendono dal reddito percepito dal beneficiario. In particolare, il trattamento è decurtato del 25%, del 40% o del 50%, in base alla fascia di reddito in cui ricade l’interessato.

I limiti di reddito variano ogni anno, perché si basano sull’ammontare del trattamento minimo di pensione: nel 2019, l’integrazione al trattamento minimo è pari a 513,01 euro mensili.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sulla reversibilità 2019: limiti di reddito, riduzioni, chi è escluso dai tagli.

Che cos’è la reversibilità?

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una prestazione che viene riconosciuta ad alcuni familiari, individuati dalla legge, del lavoratore o del pensionato deceduto: in particolare, la prestazione si chiama pensione di reversibilità se l’assicurato era già pensionato al momento del decesso, e  pensione indiretta se l’assicurato lavorava ancora.

Chi ha diritto alla reversibilità?

La pensione ai superstiti spetta al coniuge (se divorziato, per il diritto al trattamento deve essere beneficiario di un assegno divorzile), ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti delle superiori, altrimenti sino alla maggiore età, o senza limiti di età se inabili) e, in mancanza, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili.

Perché possa essere riconosciuta la reversibilità ai familiari diversi dal coniuge, è necessaria anche la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari. Regole particolari valgono per i separati e i divorziati.

A quanto ammonta la reversibilità?

La pensione di reversibilità corrisponde a una percentuale della pensione spettante al defunto, o a una percentuale della pensione alla quale avrebbe avuto diritto (per capire come funziona il calcolo della pensione: Come calcolare la pensione Inps). Le percentuali da applicare variano in base ai familiari aventi diritto:

  • coniuge solo: spetta il 60% della pensione del dante causa;
  • coniuge ed un figlio: spetta, in totale, l’80%;
  • coniuge e due o più figli: spetta, in totale, il 100%;
  • un figlio: spetta il 70%;
  • due figli: spetta, in totale, l’80%;
  • tre o più figli: spetta, in totale, il 100%;
  • un genitore: spetta il 15%;
  • due genitori: spetta, in totale, il 30%;
  • un fratello o una sorella: spetta il 15%;
  • due fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 30%;
  • tre fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 75%;
  • sei fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: spetta, in totale, il 100%.

Quando si riduce la reversibilità?

La pensione di reversibilità, oltre alla riduzione di base, può subire un’ulteriore riduzione nel caso in cui il beneficiario possieda redditi propri diversi dal trattamento ai superstiti. In particolare, perché la prestazione sia ridotta, è necessario che i redditi posseduti superino determinate soglie.

Nello specifico, la riduzione della pensione di reversibilità non viene effettuata se il reddito del titolare della prestazione non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps, ossia sino a 20.007,39 euro annui (importo valido per l’anno 2019).

Se questa soglia è superata, la reversibilità è ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito superi 20.007,39 euro (3 volte il minimo Inps), ma non superi 26.676,52 euro (4 volte il minimo Inps); questo perché, per tale fascia di reddito, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75%;
  • 40%, se il reddito dell’interessato supera i 26.676,52 euro ma non i 33.345,65 euro (5 volte il minimo Inps); questo perché, se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%;
  • 50% se il reddito del pensionato supera i 33.345,65 euro: in pratica, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 50% nel caso in cui il reddito superi 5 volte il minimo Inps.

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

Chi ha diritto a ricevere la reversibilità per intero?

La pensione di reversibilità o indiretta, in ogni caso, non viene ridotta se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili. Inoltre, nessuna riduzione può essere operata ai trattamenti in essere alla data del 1° settembre 1995, anche se questi ultimi hanno l’importo bloccato senza adeguamento per futuri miglioramenti, fino a completo riassorbimento della differenza.

La legge Dini [1], infatti, esclude dalle riduzioni per cumulo con altri redditi i trattamenti pensionistici già in essere alla data del 1° settembre 1995, con riassorbimento dei futuri miglioramenti. Questo significa che i titolari di pensione di reversibilità con decorrenza anteriore al 1° settembre 1995 sono esclusi dalle riduzioni della pensione ma, in presenza di redditi superiori ai limiti di legge, non incassano, fino al riassorbimento dell’importo risultante a debito, gli aumenti annuali di scala mobile (in pratica, la pensione di reversibilità non viene rivalutata).

Quali redditi non comportano la riduzione della reversibilità?

In ogni caso, non tutti i redditi prodotti dal beneficiario della reversibilità sono contati ai fini dei limiti di cumulo.

Anche se la Legge Dini [1], che ha previsto i limiti di reddito, non chiarisce quali siano i redditi del beneficiario da valutare ai fini del cumulo con la pensione ai superstiti, l’Inps ha chiarito i dubbi con una successiva circolare [2].

L’Inps, nel dettaglio, ha spiegato che devono essere inclusi tutti i redditi assoggettabili all’Irpef, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali.

Devono invece essere esclusi:

  • il Tfr, i trattamenti assimilati e le relative anticipazioni;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • gli arretrati sottoposti a tassazione separata;
  • l’importo della pensione ai superstiti su cui deve essere eventualmente operata la riduzione.

Sono stati successivamente esclusi anche pensione e assegno sociale, rendite Inail, assegni di accompagnamento, pensioni privilegiate, pensioni e assegni per invalidi, ciechi e sordomuti.

note

[1] L. 335/1995.

[2] Inps Circ. 234/1995.


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1 Commento

  1. Per la reversibilità della pensione al coniuge non esiste anche un limite di anni di matrimonio alla data del decesso?

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