Diritto e Fisco | Articoli

Il cognome del padre va in automatico al figlio?

17 Gennaio 2019


Il cognome del padre va in automatico al figlio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



Come avviene l’attribuzione del nome e del cognome al figlio di coppia sposata e di coppia di fatto. Il riconoscimento e il disconoscimento della paternità.

Hai mai fatto mente locale su come vengono attribuiti il nome e il cognome a un bambino non appena viene al mondo? Sì, certo: i genitori dichiarano la nascita all’Ufficio Anagrafe e lì, prendendo atto della comunicazione, un dipendente forma il cosiddetto «atto di nascita». Poi si va all’Agenzia delle Entrate e si ottiene la tessera sanitaria con il codice fiscale. Questo è l’aspetto burocratico, la trafila insomma. Ma sotto un aspetto pratico, come si attribuisce il nome e il cognome al proprio figlio? Per il nome sono sicuro che non hai dubbi: lo scelgono i genitori. Il cognome invece è quello del padre. Quest’ultima affermazione però non è così scontata. Se una persona ti dovesse chiedere: il cognome del padre va in automatico al figlio? faresti bene a rispondergli “dipende”. Qui di seguito ti spieghiamo il perché e quali variabili possono frapporsi in questo iter apparentemente naturale.

Per stabilire quando e come il figlio prende il cognome del padre bisogna distinguere tra coppie sposate e coppie di fatto (ossia coppie di conviventi). Nel primo caso i figli (un tempo chiamati “legittimi”) sono oggi detti “figli nati nel matrimonio”. Nel secondo caso i figli (un tempo chiamati “naturali”) si dicono oggi “figli nati fuori dal matrimonio”. Questa distinzione è importante perché l’attribuzione del cognome varia proprio a seconda di tale situazione. Ma procediamo con ordine.

Figli di una coppia sposata: quale cognome?

Per tutti i figli di coppie regolarmente sposate al momento della nascita o del concepimento, il padre si presume essere sempre il marito della madre. Si parla della cosiddetta presunzione di paternità. Questo però non toglie che si possa sempre dimostrare il contrario tramite il disconoscimento di paternità (ad esempio quando il marito scopre il tradimento della moglie).

La  legge presume dunque che il marito sia il padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio dalla propria moglie.

Come funziona la presunzione di paternità?

La presunzione di paternità opera in automatico, senza cioè che sia necessaria una dichiarazione da parte del marito. L’unica condizione è che il matrimonio da cui il figlio deriva abbia effetti civili (deve quindi trattarsi di un matrimonio civile o di un matrimonio religioso con effetti civili). Questo significa che, all’atto della nascita, non c’è bisogno che la madre dichiari chi è il padre poiché questo si presume essere sempre il marito, salvo contestazione di quest’ultimo (della contestazione di paternità parleremo a breve).

Non esiste una legge che dichiari espressamente che il figlio debba avere il cognome del padre, tuttavia tale principio si ricava dall’interpretazione dell’attuale normativa. La Corte Costituzionale, nel 2016, ha però dichiarato illegittimo non consentire alla madre di aggiungere al cognome del padre anche quello proprio. In forza di tale pronuncia, quindi, il figlio può avere il doppio cognome. È tuttavia necessario che:

  • ci sia il consenso di entrambi i genitori (quindi non è possibile dare al figlio anche il cognome della madre se il padre si oppone);
  • il cognome della madre deve seguire (e non può precedere) quello del padre.

La possibilità del doppio cognome al figlio vale sia per le coppie sposate che per quelle di fatto. Quindi anche i figli nati fuori dal matrimonio possono aggiungere, al cognome paterno, quello materno.

Quando il cognome del padre è automatico?

Abbiamo detto che il figlio ottiene in automatico il cognome del padre (mentre per quello della madre ci vuole una apposita richiesta) solo se nato o concepito durante il matrimonio.

Si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non sono ancora trascorsi 300 giorni dalla data di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio).

La presunzione opera anche nel caso di matrimonio invalido (salvo che l’invalidità derivi da incesto e vi sia la mala fede di entrambi i genitori al momento della celebrazione del matrimonio); nel caso in cui il matrimonio sia annullato dopo la nascita del figlio per impotenza del marito, questa potrà costituire causa di disconoscimento di paternità, ma non esclude l’applicazione della presunzione di legge.

Che succede se il figlio nasce dopo che i coniugi si sono separati?

Se il figlio dovesse nascere quando marito e moglie si sono già separati, la presunzione di paternità opera purché non siano ancora trascorsi 300 giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale o dall’omologazione della separazione consensuale o, ancora, dalla data della comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale per il tentativo di conciliazione.

Se, invece, sono già decorsi i 300 giorni la presunzione di paternità non opera più e valgono le regole (che a breve vedremo) per le coppie di fatto.

Se la moglie tradisce il marito e ha un figlio da un altro uomo

Potrebbe ben succedere che, durante il matrimonio, la moglie abbia una relazione adulterina con un altro uomo e da questi abbia un figlio. Il bambino si presume sempre essere del marito, ma quest’ultimo potrà disconoscerlo facendo un’azione in tribunale e dimostrando (ad esempio tramite il test del dna) che il figlio non è suo.

Anche la madre potrebbe dichiarare al momento della nascita che il figlio è nato fuori dal matrimonio: in tal caso non opera la presunzione di paternità, senza bisogno che vi sia il disconoscimento del figlio da parte del marito.

Figli di una coppia di fatto: quale cognome?

Discorso diametralmente opposto vale per la coppia di fatto. Qui invece il figlio prende in automatico il cognome della madre, salvo che il compagno riconosca il bambino come proprio. Solo con tale atto di riconoscimento il figlio prenderà il cognome del padre. Quindi, se il padre non si attiva, il figlio non avrà il suo cognome ma quello della madre (sempre che questa l’abbia riconosciuto perché ben potrebbe avvenire che abbia preferito restare anonima).

Un bambino che nasce da genitori non sposati acquista lo stato di figlio solo se i genitori lo riconoscono.

Se i genitori sono ricorsi a tecniche di procreazione assistita il riconoscimento non è più libero e discrezionale, ma consegue automaticamente per effetto di essere ricorsi a tali tecniche.

Quando si parla di riconoscimento ci si riferisce alla dichiarazione che uno o entrambi i genitori fanno all’Anagrafe con cui dichiarano di essere padre e/o madre di un determinato soggetto nato fuori dal matrimonio.

Si può riconoscere un figlio anche se, al momento del concepimento, padre e madre erano uniti ciascuno in matrimonio con altra persona.

Il riconoscimento può essere effettuato:

  • prima della nascita del figlio, allo scopo di tutelare il concepito da eventuali eventi imprevisti (ad esempio un ripensamento da parte di uno dei genitori o la morte degli stessi). Se il riconoscimento è effettuato dalla sola madre, l’eventuale riconoscimento successivo da parte del padre può avvenire solo con l’assenso della madre;
  • al momento della nascita del figlio: può essere eseguito da uno o da entrambi i genitori;
  • dopo la nascita.

Il riconoscimento viene fatto davanti all’ufficiale di Stato civile del Comune di residenza del genitore del nascituro. Se effettuato prima della nascita è necessario presentare un certificato medico che attesti la gravidanza con l’indicazione del tempo di gestazione.

Una volta effettuata la dichiarazione di riconoscimento, l’ufficiale di Stato civile redige un verbale rilasciandone una copia ai genitori (se lo hanno riconosciuto entrambi) o alla madre.

GUARDA IL VIDEO


note

Autore immagine: 123rf com


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

4 Commenti

  1. Buongiorno. Il rapporto fra me e mia moglie è ormai alle strette. La convivenza è diventata intollerabile. Abbiamo deciso di porre fine al nostro matrimonio. Il mio unico pensiero è per mio figlio… Ora, ho una domanda: come funziona l’affidamento dei figli? come posso avere l’affidamento esclusivo? Vi ringrazio in anticipo

    1. Buongiorno a te. Alla regola dell’affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo quando la sua applicazione sia pregiudizievole per lo sviluppo psico fisico del minore. Se il giudice opta per l’affidamento esclusivo deve motivare tale scelta spiegando le ragioni dell’inidoneità educativa di un genitore. L’affidamento esclusivo costituisce pertanto un’eccezione alla regola generale dell’affidamento condiviso. Di solito viene disposto nell’ambito delle separazioni giudiziali ma nulla vieta ai genitori di concordarlo con una separazione consensuale (sempre con il successivo vaglio del tribunale). In particolare l’affido esclusivo scatta in due ipotesi: quando l’affidamento condiviso risulterebbe oggettivamente pregiudizievole per il minore; quando risulta che un genitore è manifestamente incapace o non idoneo ad assumere il compito di curare ed educare il minore. Questo presupposto ricorre in caso di grave inidoneità educativa, di condotta di vita anomala e pericolosa o ancora in caso di rifiuto categorico del minore di avere rapporti con un genitore.

  2. Ho un dubbio che mi tiene sveglio tutte le notti. Da poco, mia moglie mi ha detto che diventerò papà. E’ una notizia meravigliosa e diventare papà mi renderebbe tanto felice. Solo che c’è un problema. Ho fatto delle analisi e quando il medico mi ha dato i risultati con grande dispiacere mi ha detto che non potrò avere figli… Come posso dimostrare di non essere il padre del bambino che sta per nascere? E’ impossibile che mia moglie sia in attesa di MIO FIGLIO per ovvi motivi. Potete aiutarmi?

    1. Il termine entro cui il presunto padre deve avviare l’azione di disconoscimento della paternità è di cinque anni che decorrono dalla nascita del bambino. Questo termine però si riduce a un solo anno in tre casi: tradimento: se nell’arco di questi 5 anni, il padre viene a sapere che la madre, prima della nascita del bambino, ha avuto una relazione con un altro uomo, il termine per il disconoscimento è di 1 anno soltanto da tale scoperta. In ogni caso questo termine non può mai eccedere i 5 anni dalla nascita del bambino. Questo significa che, al compimento del quinto anno d’età del bambino, il presunto padre che viene a sapere dell’adulterio della moglie, non può più disconoscere il minore. La ragione è semplice: la legge, in questi casi, mira a tutelare il bambino che ha ormai instaurato un rapporto affettivo col genitore adottivo; impotenza: se l’uomo viene a scoprire che, al momento del concepimento del bambino, non aveva le condizioni fisiche e biologiche per procreare (impotenza), il termine per il disconoscimento della paternità è, anche in questo caso, di un anno dalla scoperta che non può comunque superare i cinque anni dalla nascita del minore; ignoranza: se l’uomo non è a conoscenza della nascita del bambino perché al momento del parto era lontano per lavoro (e verosimilmente già quando il pancione ha iniziato a notarsi) ha sempre 1 solo anno dal giorno del suo ritorno per agire in giudizio (il termine decorre dal ritorno anche se ha avuto conoscenza della nascita in un momento precedente). Anche in questo caso, non devono comunque essere decorsi più di cinque anni dalla nascita. Quindi se l’uomo sta via 5 anni non ha più possibilità di disconoscere i figli della moglie. Per ulteriori approfondimenti leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/277710_se-il-padre-scopre-che-il-figlio-non-e-suo

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA