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Tassazione vendita tra privati di oggetti di antiquariato

17 Gennaio 2019


Tassazione vendita tra privati di oggetti di antiquariato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



La vendita di oggetti usati, anche se di antiquariato o di valore, deve essere dichiarata all’Agenzia delle Entrate? Quali tasse si applicano se vendi un mobile di seconda mano?

Hai la soffitta piena di vecchi mobili e altri oggetti di antiquariato ereditati dai tuoi zii, ma che non utilizzi. L’arredo della tua casa è infatti moderno e quelle antichità stonerebbero con il contesto. Non vuoi sbarazzartene perché si tratta di pezzi che possono avere un valore di un certo rilievo. Un esperto d’arte è tuttavia disposto ad acquistarli a un prezzo che reputi conveniente. Così avete concluso un accordo. Lui ti pagherà con un bonifico bancario. Temi però che l’Agenzia delle Entrate, vedendo l’accredito sul tuo conto, possa farti un accertamento fiscale. Ti poni quindi il problema se la cessione di oggetti usati va dichiarata e qual è, in tal caso, la tassazione della vendita tra privati di oggetti di antiquariato. Di tanto ci occuperemo in questo articolo tenendo conto di una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1].

Vendita di oggetti usati: si pagano tasse?

Quando vendi un oggetto usato non devi aprire una partita Iva, né devi dichiarare l’inizio attività al Comune o all’Agenzia delle Entrate. Saresti tenuto a tali adempimenti solo se svolgessi tale attività in via continuativa e professionale, al fine di trarne un tuo utile d’impresa; è il caso di chi mette su un mercatino dell’usato e fa da intermediario tra venditori e acquirenti incassando una percentuale sulle vendite.

La vendita occasionale di oggetti di seconda mano non costituisce un’attività imprenditoriale neanche se l’operazione viene ripetuta in più occasioni (si pensi a chi svuota una cantina e conclude una serie di vendite nell’arco di una frazione di tempo più o meno estesa).

Definito che non bisogna avere una partita Iva per vendere oggetti usati e che non ci sono documenti fiscali da emettere o autorizzazioni amministrative da chiedere, confrontiamoci con il successivo problema: il prezzo di vendita ricevuto dall’acquirente va riportato nella dichiarazione dei redditi? Anche in questo caso la risposta è negativa se il corrispettivo ricevuto è inferiore al valore di acquisto o di mercato. In altri termini, nel momento in cui il venditore non realizza un guadagno, un’eccedenza rispetto al valore del bene in sé – eccedenza che, in termini tecnici, si chiama plusvalenza – non deve dichiarare alcun utile al fisco. E poiché solo gli utili possono essere tassati, la vendita tra privati di oggetti di antiquariato a un prezzo non “speculativo” non è soggetta a tassazione.

Come chiarito dalla sentenza in commento – e di cui già avevamo parlato nell’articolo Vendita tra privati di oggetti da collezione: va dichiarata? – la cessione degli oggetti d’antiquariato, per essere rilevante ai fini Irpef e costituire base imponibile per il prelievo fiscale, richiede un «intento speculativo». Tale intento si può intuire nel caso in cui la vendita avvenga con un’organizzazione fatta di persone (ad esempio assistenti, telefonisti, intermediari) o di mezzi (ad esempio un software gestionale). L’assenza di tali presupposti invece porta ad escludere ogni scopo commerciale e speculativo dell’attività che, se pertanto occasionale, non va dichiarata all’Agenzia delle Entrate. 

Quando dichiarare la vendita tra privati

Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate in una circolare del 1998 [2], solo la vendita di monete d’oro va dichiarata. E ciò per il semplice fatto che l’oro è considerato un po’ come il denaro: le sue fluttuazioni sono costanti e, di solito, chi vende oro tende sempre a realizzare un utile. C’è poi la facilità di nascondere, dentro alle vendite di oggetti d’oro, il denaro sporco frutto dell’evasione fiscale.

Cosa diversa è invece la vendita di gioielli, mobili oppure oggetti di alto antiquariato, che di solito vengono acquisiti in eredità. Anche l’Agenzia delle Entrate condivide il fatto che i proventi di tali vendite non devono essere tassati. Del resto la legge indica tassativamente quali sono i redditi tassabili [3] e, in questo lungo elenco, non c’è la vendita tra privati di oggetti usati, anche se si tratta di antiquariato. Ribadiamo: le uniche eccezioni si hanno quando:

  • la vendita avviene con l’impiego di particolari mezzi organizzativi (ad es. agenti di commercio, call center, segretarie) tale da far presumere l’esistenza di una vera e propria attività di tipo imprenditoriale;
  • oppure quando la vendita genera una plusvalenza, ossia quando il prezzo di vendita è superiore a quello di acquisto del bene.

note

[1] Ctr Lazio sent. n. 9312/18.

[2] Ag. Entrate circolare n. 165/E/1998.

[3] Art. 67 Testo Unico imposte sui redditi.


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