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Dare il proprio figlio neonato ad altri: cosa si rischia?

17 Gennaio 2019


Dare il proprio figlio neonato ad altri: cosa si rischia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Gennaio 2019



Non si possono superare le leggi sull’adozione fingendo che il bambino è proprio anche se c’è il riconoscimento della coppia. 

Tutti sanno che i bambini non si possono scambiare come se fossero merce di scambio. L’obbligo che incombe ai genitori naturali di crescere e accudire il proprio figlio non può essere di tranvie, di vendite, di scambi o anche di “donazioni”. Ma immaginiamo che una famiglia, sull’orlo della povertà, con già sulle spalle un bambino piccolo, ne aspetti un altro e, indecisa tra l’aborto e il parto, accetti la richiesta di un’altra coppia di consegnarglielo, come se fosse di quest’ultima. I nuovi genitori riconoscerebbero il bambino come se fosse nato in casa recandosi all’ufficio anagrafe e nascondendo la vera identità. Se mai un giorno qualcuno dovesse scoprire un comportamento del genere quali sarebbero le conseguenze legali? A stabilire cosa si rischia a dare il proprio figlio neonato ad altri è una sentenza odierna della Cassazione [1].

Cosa fare per crescere un figlio altrui?

L’unico modo per crescere un figlio altrui è di fare ricorso all’adozione. Adozione che, a riguardo, non prevede un’assegnazione “nominativa”, ossia l’attribuzione di un bambino specifico richiesto dagli adottandi.

La madre può, al parto, decidere di restare anonima. In tal caso il figlio viene preso in consegna dall’ospedale che poi lo assegna a una casa famiglia. Ma non è possibile donare il neonato ad un’altra coppia.

Cosa rischia chi dà il proprio figlio neonato ad altri?

Chi consegna il proprio bimbo a una coppia di adulti anche, anche senza ricevere in cambio denaro, commette reato. La legge punisce [1] chiunque, in violazione delle norme di legge sull’adozione, affida a terzi in modo definitivo un minore, oppure lo avvia all’estero perché sia definitivamente affidato. La sanzione è la reclusione da uno a tre anni.

Se il fatto è commesso dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affidato per ragioni di educazione, di istruzione, di vigilanza e di custodia, la pena è aumentata della metà.

Se il fatto è commesso dal genitore la condanna comporta la perdita della relativa potestà e l’apertura della procedura di adozione; se è commesso del tutore consegue la rimozione dall’ufficio; se è commesso dalla persona cui il minore è affidato consegue la inidoneità ad ottenere affidamenti familiari o adottivi e l’incapacità all’ufficio tutelare.

Chi rischia in caso di donazione di neonato?

A rischiare la condanna penale non è solo il genitore naturale che dona il figlio a una coppia di estranei, ma anche questi ultimi che lo prendono in affidamento.

La condanna comporta la inidoneità ad ottenere affidamenti familiari o adottivi e l’incapacità all’ufficio tutelare.

Quando scatta il reato?

Il reato di affidamento illegale di un minore non richiede affatto la promessa di un compenso economico come corrispettivo della consegna del minore stesso, essendo tale compenso previsto solo come condizione di punibilità per colui che riceve il minore in illecito affidamento. Quindi «solo per chi riceve il minore in illecito affidamento, con il carattere della definitività e quindi della tendenziale stabilità, la norma richiede ai fini della integrazione del reato che vi sia stato il pagamento di un corrispettivo economico o di altra utilità; tale elemento non è invece necessario per l’integrazione del delitto previsto per colui che ceda il minore o comunque si ingerisca nella sua consegna».

note

[1] Cass. sent. n. 2173/19 del 17.01.2019.

[2] Art. 71 legge 1983/84.


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