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Cassazione: come presentare ricorso?

6 Febbraio 2019 | Autore: Giuseppe Bruno


Cassazione: come presentare ricorso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Febbraio 2019



Ricorso per Cassazione: cos’è e a cosa serve? Come evitare che sia dichiarato inammissibile? Le regole di procedura e le modalità per difendersi contro un ricorso in Cassazione.

La conclusione di un processo, spesso molto lungo, non sempre può portare ai risultati sperati. Può succedere, infatti, che la questione sia stata decisa dal giudice in maniera errata e che tale decisione sia ingiusta. Cosa fare? La legge prevede che la maggior parte delle sentenze siano appellabili, cioè che sia possibile chiedere ad un nuovo giudice di esprimersi sulla medesima controversia con una nuova sentenza. E se sbaglia anche il “secondo giudice”? Anche in tal caso, la legge prevede che sia possibile contestare la sentenza impugnata presentando un ricorso. Cassazione: come presentare ricorso? Con tale strumento è possibile chiedere alla Corte di Cassazione di annullare la sentenza impugnata nel caso in cui il giudice abbia applicato in maniera errata le norme di diritto al caso concreto. In questo, il ricorso per Cassazione si differenzia dal ricorso in appello con cui è possibile contestare la ricostruzione dei fatti così come posta alla base del giudizio di primo grado. Con il presente articolo ti chiarirò tutti gli aspetti più importanti da tenere a mente per contestare una sentenza in Cassazione, come presentare ricorso, per quali motivi è ammissibile e per quali no, quali sono gli elementi formali richiesti e cosa accade dopo la sua proposizione.

Ricorso per Cassazione: cos’è e a cosa serve?

Il ricorso per Cassazione è uno strumento che consente di impugnare una sentenza, contestando l’interpretazione delle norme giuridiche da parte del giudice e, di conseguenza, la loro applicazione al caso concreto. Attraverso il ricorso in Cassazione si può quindi contestare il ragionamento giuridico svolto dal giudice nella sua decisione, ad esempio nel caso in cui ti abbia dato torto.

Con il ricorso per Cassazione non può essere contestata la ricostruzione dei fatti posta alla base della decisione. La sentenza può essere contestata solo per specifici motivi giuridici (che vedremo a breve) che la Corte di Cassazione esamina al fine di verificare la corretta interpretazione ed applicazione delle norme di diritto al caso concreto da parte del giudice (sindacato di legittimità).

Facciamo un esempio:

  • Caio ti doveva una somma di denaro e, di fronte al suo rifiuto di saldarla, gli hai fatto causa. Nel corso del giudizio hai depositato una mail in cui Caio confermava di doverti ancora la somma. Caio, però, depositava un’altra mail in cui tu dicevi di averla ricevuta, ma che tu sei sicuro di non aver inviato. Il giudice ha ritenuto provato il pagamento di Caio e, di conseguenza, ha ritenuto infondata la tua richiesta. Contestare questa ricostruzione, significa contestare il merito della questione e non può essere fatto con il ricorso per Cassazione;
  • Tizio contesta l’aggiudicazione di un appalto a favore della tua società proponendo un ricorso innanzi al giudice ordinario. Il giudice ordinario emana comunque la sentenza, nonostante l’aggiudicazione sia un atto su cui la legge prevede che possa pronunciarsi il giudice amministrativo. Puoi contestare tale situazione con il ricorso per Cassazione, perché il giudice non ha correttamente applicato le norme di diritto che stabiliscono quale giudice debba pronunciarsi su determinate controversie.

In sostanza, con il ricorso per Cassazione non può essere contestata la ricostruzione dei fatti su cui è stata poi pronunciata la sentenza. Per farlo, puoi utilizzare altri strumenti (ad esempio il ricorso in appello) che aprono un secondo giudizio (detto “di secondo grado”), dove il giudice svolge anche un sindacato di merito sulla questione decisa nel precedente giudizio (“di primo grado”).

Per essere ammissibile, il ricorso per Cassazione deve:

  • presentare tutti i requisiti formali, anch’essi richiesti dalla legge;
  • essere proposto per uno dei motivi individuati dalla legge;

Come scrivere il ricorso in Cassazione: i requisiti formali

Come ogni atto processuale, anche il ricorso presentato innanzi alla Corte di Cassazione soggiace a specifici requisiti di forma, cioè elementi che non devono mai mancare affinché il ricorso non sia dichiarato inammissibile.

In particolare, bisogna prestare attenzione ai seguenti elementi senza i quali il ricorso potrebbe essere dichiarato inammissibile:

  • l’indicazione delle parti coinvolte nel giudizio (nome, cognome, ragione sociale, codice fiscale, ecc.) al fine di poter identificare i soggetti su cui la decisione è destinata ad incidere. Si tratta dei medesimi soggetti presenti nel giudizio che si è concluso con la sentenza impugnata;
  • l’indicazione del provvedimento impugnato, riportando quanto meno l’organo che lo ha emesso (ad es. Corte di Appello di Roma) e il numero del provvedimento (es. n. 1234/2018);
  • l’inserimento della procura (con cui l’avvocato è autorizzato a rappresentare il suo cliente nel giudizio innanzi alla Corte di Cassazione) a margine dell’atto o su foglio separato. Bisogna indicare anche l’eventuale decreto di ammissione al gratuito patrocinio;
  • la sottoscrizione dell’avvocato;
  • l’illustrazione sommaria dei fatti di causa, fermo restando che gli stessi saranno posti alla base della decisione della Corte di Cassazione così come risultanti dalla sentenza impugnata;
  • l’indicazione dei motivi di ricorso – tra quelli tassativamente previsti dalla legge – nonché degli atti o dei documenti sui quali si fonda.

Quando si può presentare ricorso in Cassazione: i motivi ammissibili

La legge individua i motivi per i quali è possibile proporre ricorso per Cassazione. Per questo motivo, viene definito come un mezzo di impugnazione a critica vincolata. Ciò significa che, oltre a non poter contestare la ricostruzione dei fatti posta alla base della sentenza impugnata, il ricorso può essere proposto solo se fondato sui seguenti motivi individuati dalla legge [3]:

  • per motivi attinenti alla giurisdizione, ad esempio quando una sentenza è emessa da un giudice civile e non da un giudice amministrativo quando previsto dalla legge;
  • per violazione delle norme sulla competenza, ad esempio quando una sentenza è emessa da un giudice territorialmente incompetente;
  • per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro, cioè quando il giudice non interpreta correttamente le norme di diritto che regolano la fattispecie;
  • per nullità della sentenza o del procedimento, cioè quando il giudice non ha interpretato correttamente le regole del processo;
  • per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, cioè quando il giudice ha ignorato completamente un fatto emerso nel corso del processo e non lo ha valutato affatto.

Al di fuori di tali ipotesi il ricorso per Cassazione è inammissibile, cioè non può essere esaminato dalla Corte. La legge prevede che il ricorso per Cassazione è inammissibile anche quando ha ad oggetto una sentenza che ha deciso la questione con motivazioni conformi a precedenti pronunce sul medesimo argomento e non riporti elementi per mutare l’orientamento della stessa (filtro per Cassazione).

In ambito penale, la legge prevede, allo stesso modo, un elenco tassativo dei motivi per cui può essere proposto il ricorso in Cassazione [2]:

  • eccesso di potere, cioè quando il giudice, con la decisione impugnata, non aveva il potere di pronunciarsi ma, ad esempio, ciò spettava ad un organo amministrativo;
  • error in iudicando (errore nel giudicare), cioè quando il giudice non ha osservato o ha applicato erroneamente la legge penale o altre norme giuridiche, come nel caso in cui abbia interpretato un fatto riconducendolo ad un’ipotesi di reato sbagliata (ad esempio ha qualificato un fatto come furto, ma in realtà si trattava di appropriazione indebita);
  • error in procedendo (errore nel procedimento), cioè quando il giudice non ha rispettato regole processuali come quelle che stabiliscono nullità, inutilizzabilità, inammissibilità o decadenza (ad esempio ha utilizzato prove che non erano utilizzabili);
  • mancata assunzione di una prova decisiva, cioè quando il giudice non ha dato seguito alla richiesta di una parte di assumere una prova (ad esempio una testimonianza) decisiva per il giudizio;
  • difetto di motivazione (mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità) del provvedimento impugnato ovvero di altri atti del processo, cioè quando il giudice ha deciso la questione con motivazioni generiche o con considerazioni che si contraddicono.

Come presentare ricorso in Cassazione

Una volta predisposto il ricorso, tenendo conto dei requisiti formali e dei motivi che abbiamo visto, bisogna:

  1. notificare il ricorso alle altre parti del giudizio in cui è stata emessa la sentenza impugnata. Ad esempio: se tu avevi fatto causa a Tizio, Caio e Sempronio, il ricorso dev’essere notificato a tutti e tre. Per la notifica del ricorso in Cassazione si applicano le regole generali di notifica degli atti giudiziari. Ad esempio, potrai farlo via PEC o via posta allegando, oltre al ricorso, la procura conferita all’avvocato e la relazione di notifica;
  2. depositare il ricorso presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, entro 20 giorni dal perfezionamento dell’ultima notifica (ad esempio dalla consegna dell’ultimo plico postale) all’interno di un fascicolo contenente anche:
    1. una copia autentica della sentenza impugnata, che puoi richiedere all’ufficio copie del Tribunale o della Corte d’Appello dove è stata emessa. Solitamente si tratta di sentenze pronunciate dalla Corte d’Appello;
    2. la procura speciale, cioè l’incarico conferito all’avvocato;
    3. l’eventuale decreto di concessione del gratuito patrocinio, cioè il decreto con cui ti viene concessa la possibilità di essere assistito gratuitamente da un avvocato se hai un reddito inferiore ad Euro 11.493,82;
    4. gli atti e i documenti su cui si fondano i motivi di ricorso, cioè tutto quanto necessario per provare che la sentenza impugnata è erronea.
  3. chiedere alla cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza impugnata la trasmissione del fascicolo d’ufficio alla Corte di Cassazione. Si tratta di un fascicolo dove sono inseriti tutti gli atti depositati dalle parti nel corso del giudizio che si è concluso con la sentenza che intendi impugnare.
  4. pagare il contributo unificato per l’iscrizione a ruolo, cioè la tassa per il processo che scaturisce dal ricorso [3], che varia a seconda del valore della causa [4]. Solitamente è possibile farlo tramite modello F24.

Cosa accade dopo aver presentato ricorso in Cassazione

Dopo aver depositato il ricorso in Cassazione, le altre parti del giudizio possono difendersi.

Per contestare i motivi posti alla base del ricorso, le altre parti possono presentare un controricorso. Ciò accade, ad esempio, se la sentenza impugnata con il ricorso per Cassazione aveva deciso la questione in maniera favorevole ad un’altra parte del giudizio.

Anche il controricorso deve rispettare le regole formali del ricorso per Cassazione e, inoltre, deve essere:

  • notificato al ricorrente e alle altre parti del giudizio entro venti giorni successivi alla scadenza del termine per il deposito del ricorso. Ad esempio: se il ricorso è stato notificato il 1° gennaio, il termine per il deposito scade il 20 gennaio e, quindi, il controricorso deve essere notificato entro il 9 febbraio;
  • depositato presso la Cancelleria della Corte di Cassazione entro i venti giorni successivi al perfezionamento della notifica del controricorso.

Con il controricorso è possibile presentare anche ricorso incidentale, cioè è possibile impugnare la medesima sentenza contestata da chi ha presentato il ricorso per Cassazione, contestandola su altri profili.

La sospensione della sentenza impugnata

La proposizione del ricorso per Cassazione non sospende l’esecuzione della sentenza.

Tuttavia se il ricorrente ritiene che, nell’attesa della decisione della Corte di Cassazione, l’esecuzione della sentenza impugnata possa procurargli un danno irreparabile, può richiedere al giudice che la ha emanata di sospenderla in attesa della decisione della Corte di Cassazione.

L’esito del giudizio

La Corte di Cassazione si pronuncia anzitutto sull’ammissibilità del ricorso. Se il ricorso è inammissibile, le argomentazioni in esso riportate non sono esaminate dalla Corte di Cassazione e, di conseguenza, la sentenza impugnata mantiene la sua efficacia.

In particolare, il ricorso per Cassazione può essere dichiarato inammissibile:

  • se è proposto per motivi diversi da quelli previsti dalla legge (ad esempio se il ricorso è proposto per riesaminare i fatti posti alla base della decisione impugnata);
  • se non soddisfa i requisiti di forma;
  • se il ricorso contesta una sentenza adottata conformemente ad altri precedenti della Corte di Cassazione e non siano riportate motivazioni che possano condurre la Corte decidere diversamente.

Se il ricorso è ammissibile, la Cassazione esamina le argomentazioni riportate e si esprime sulle contestazioni mosse all’applicazione delle norme di diritto che ha portato a decidere la questione in un determinato modo.

All’esito di tale esame, la Corte di Cassazione può:

  • accogliere il ricorso. In tal caso può:
    • annullare la sentenza e chiedere al giudice che l’ha emessa di riesaminare la questione (annullamento con rinvio). Ciò accade, ad esempio, quando la Cassazione ritenga necessario l’accertamento di fatti che non sono stati presi in considerazione nella sentenza impugnata;
    • annullare la sentenza impugnata e decidere direttamente la questione (annullamento senza rinvio), ad esempio quando riscontri il difetto assoluto di giurisdizione.
  • respingere il ricorso e la sentenza impugnata mantiene la sua efficacia.

Di Giuseppe Bruno

note

[1] Art. 360 cod. proc. civ.

[2] Art. 606 cod. proc. civ.

[3] v. Agenzia delle Entrate, Contributo unificato – Che cos’è .

[4] Per verificare a quanto ammonta il Contributo Unificato puoi consultare la tabella pubblicata sul sito della Corte di Cassazione.


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