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Acquisto nuova casa e trasferimento residenza: tasse e canone rai

8 Febbraio 2019
Acquisto nuova casa e trasferimento residenza: tasse e canone rai

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Febbraio 2019



Di recente ho acquistato casa (per me prima casa) ma ad oggi vivo ancora con i miei. Quali sono i pro e i contro dell’eventuale trasferimento della residenza? In caso di cambio di residenza, pagherei comunque la Tari ed il canone RAI?

Innanzitutto occorre partire da una premessa fondamentale.

Il cambiamento di abitazione all’interno di uno stesso comune o il trasferimento di residenza da un comune ad un altro sono circostanze che devono essere dichiarate dall’interessato all’Ufficiale di anagrafe entro venti giorni da quando si sono verificate (articolo 13, comma 2. del decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989).

In mancanza delle prescritte dichiarazioni rese entro il termine sopra indicato, sono previste, a carico dei soggetti che le abbiano omesse, delle sanzioni pecuniarie comunque assai irrisorie (articolo 11 della legge n. 1228 del 1954) e, in ogni caso, l’avvio di un procedimento per l’accertamento di ufficio dell’avvenuto cambio di abitazione o trasferimento di residenza.

Si è fatta questa premessa perché, se il lettore decidesse di trasferire la sua residenza nel nuovo appartamento, dovrà comunque dichiararlo all’Ufficiale di anagrafe nel termine di venti giorni da quando il trasferimento sarà stato eseguito (indipendentemente dalla convenienza o meno del trasferimento sotto il profilo delle tasse ed imposte da pagare).

Detto questo, si precisa che:

– in materia di canone Rai la legge presume che, in presenza di un contratto per la fornitura di energia elettrica ad uso residenziale, nell’immobile in cui tale contratto è attivo vi sia un apparecchio televisivo e, quindi, debba essere pagato (con addebito in bolletta) il cosiddetto canone Rai a meno che non venga resa alla Rai, annualmente, apposita dichiarazione di non detenzione di apparecchi atti a ricevere il segnale radiotelevisivo; ciò vuol dire che il lettore sarà tenuto a pagare il canone Rai per il suo nuovo appartamento dal momento in cui in quello stesso appartamento avrà attivato un contratto per la fornitura di energia elettrica ad uso residenziale (per attivare il quale è a sua volta necessario fornire all’Enel la prova – con relativo certificato – di avervi trasferito la propria residenza anagrafica) a meno che non comunichi alla Rai, con apposita dichiarazione da inviare ogni anno, di non detenere in quell’appartamento alcun apparecchio televisivo (dichiarazione che, in caso sia falsa, comporta conseguenze di tipo anche penale); se, invece, il lettore attivasse in quell’appartamento un contratto per la fornitura di energia elettrica ad uso non residenziale (contratto per il quale non è necessario trasferire la propria residenza nell’immobile), l’Enel non gli addebiterebbe in bolletta il canone Rai;

– per quanto concerne la tassa sui rifiuti (oggi Tarip) dovrà consultare il regolamento di questa tassa vigente nel comune in cui è situato l’appartamento; infatti buona parte dei comuni italiani concede l’esenzione (totale o parziale) dal pagamento della tassa sui rifiuti per gli appartamenti a disposizione non abitati, ma a condizione che essi non siano arredati e/o che non sia attivata in essi alcuna utenza (di solito basta l’attivazione di una sola utenza affinché

scatti l’obbligo di pagare la tassa). Il lettore dovrà quindi verificare il regolamento comunale della tassa sui rifiuti oggi vigente nel comune dove è situato il suo appartamento e individuare la norma relativa agli appartamenti di proprietà che non siano abitati (di solito i regolamenti sono pubblicati sui siti istituzionali dei comuni e/o sono reperibili presso gli uffici per le relazioni con il pubblico dei comuni stessi). Chiaramente sarà poi in ogni caso tenuto a pagare la tassa sui rifiuti se poi trasferisse la sua residenza in  quell’appartamento attivandovi le utenze di gas, acqua ed energia elettrica;

– per completezza, si aggiunge che per quanto concerne l’Imu e la Tasi esse dovranno essere pagate (secondo le regole vigenti nel comune di ubicazione dell’immobile) in quanto l’esenzione è concessa solo per l’immobile in cui il possessore ed il suo eventuale nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente: ai fini dell’Imu e della Tasi, cioè, è necessario per poter fruire della esenzione come abitazione principale che il possessore (cioè il lettore) vi trasferisca la residenza anagrafica;

– infine, il trasferimento di residenza comporta anche la cancellazione del lettore dallo stato di famiglia dei suoi genitori e questo può influire ai fini del calcolo del reddito familiare stabilito da diverse norme ai fini delle eventuali prestazioni assistenziali a cui egli volesse accedere (abitando da solo è chiaro che per il lettore il reddito complessivo familiare che fosse necessario calcolare non sarebbe più sommato a quello dei suoi genitori).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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