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Agenzia delle entrate: annullamento in autotutela e ricorso per spese processuali

16 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Febbraio 2019



Ad ottobre 2018 ho presentato ricorso di mediazione avverso un avviso di accertamento IRPEF. Pochi giorni fa, a mezzo PEC l’Agenzia delle Entrate mi ha comunicato un provvedimento di annullamento (senza motivazione), in autotutela, dello stesso avviso di accertamento.Posso proseguire la lite, costituendomi in giudizio, al fine di ottenere la condanna dell’Ufficio alle spese di soccombenza,pur consapevole che potrei essere io stesso condannato a dette spese per aver presentato ricorso avverso un atto annullato? Preciso anche se forse è superfluo che il difensore abilitato incaricato per la proposizione del ricorso di mediazione ha fattola relativa parcella.

Come purtroppo sempre più spesso accade, su di uno specifico argomento giuridico esistonosentenze che contengono orientamenti contrastanti o, addirittura, opposti.

Ed il caso di specie rientra tra quelli per i quali esistono sentenze con responsi molto diversi.

Innanzitutto si può iniziare ad esaminare l’orientamento favorevole al lettore.

In uno studio dell’Associazione nazionale magistrati tributari dell’11 aprile 2017 (reperibile all’indirizzo https:// www.amtmail.it/2017/04/11/lesecutivita-della-sentenza-tributaria/), si afferma che:

– esiste l’articolo 15, comma 2 septies, del decreto legislativo n. 546/1992, secondo il quale nelle controversie soggette a mediazione obbligatoria le spese di giudizio che il soccombente è tenuto a rimborsare sono maggiorate del 50% a titolo di rimborso delle maggiori spese del procedimento;

– e che “nell’ipotesi di accoglimento del reclamo/mediazione e conseguente annullamento dell’atto da parte dell’Amministrazione finanziaria, non essendo possibile l’intervento del giudice per la liquidazione delle spese, è da ritenere che, salvo diverso accordo delle parti, le spese del procedimento, a carico dell’Amministrazione finanziaria da ritenere soccombente, sulle quali calcolare anche la maggiorazione del 50%, sono solo quelle effettivamente sostenute e previste dalla legge, ovvero quelle relative alla fase preparatoria ed alla fase introduttiva del giudizio (studio della controversia, esame degli atti, preparazione e notificazione del ricorso), con esclusione delle ulteriori fasi e del contributo unificato non corrisposto. Nella ipotesi che l’Amministrazione finanziaria annulli l’atto in accoglimento del reclamo e non rimborsi [al contribuente] le spese predette con la prescritta maggiorazione, il contribuente potrà costituirsi in giudizio anche per questa sola ragione. In tal caso il giudice, se ritiene ingiustificata l’omessa corresponsione delle spese,provvederà alla liquidazione delle stesse aggiungendovi quelle relative alle fasi successive del processo”.

Questo orientamento, dunque, sancisce il diritto del contribuente che ha visto accolta la propria istanza di mediazione (con l’annullamento in autotutela dell’atto impositivo) ad ottenere dall’Agenzia delle Entrate il rimborso delle spese sostenute nella misura indicata dall’articolo 15, comma 2 septies,del decreto legislativo n. 546/1992 e specificata dal predetto parere dell’Associazione magistrati tributari (cioè le spese relative alla fase preparatoria ed alla fase introduttiva del giudizio: studio della controversia, esame degli atti, preparazione e notificazione del ricorso, con esclusione delle ulteriori fasi e del contributo unificato non corrisposto) con la possibilità, qualora questo rimborso non gli sia stato riconosciuto spontaneamente dall’Agenzia delle Entrate, a costituirsi in giudizio anche soltanto allo scopo di ottenere il predetto rimborso (che sarà poi il giudice a riconoscere in sentenza ove ne riterrà sussistenti le ragioni).

A sostegno di questo parere vi è la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Campobasso (n. 147/3/2016, relatore ed estensore Di Nardo) e quella della Commissione tributaria provinciale di Lecce (n. 577 del 2014): in quest’ultimo caso l’amministrazione fu condannata al pagamento delle spese processuali anche se risultava essere stato annullato in autotutela, in corso di causa, l’atto oggetto del ricorso (la sentenza dichiarò la cessazione della materia del contendere,atteso l’annullamento dell’atto in autotutela, ma condannò egualmente l’amministrazione alle spese del giudizio).

Importante è anche, a sostegno di questo indirizzo, un’ordinanza della Corte di Cassazione (la n.1.643 del 24 gennaio 2013) secondo la quale:

a) quando un atto viene annullato in autotutela, lo stesso atto cessa immediatamente di avere efficacia anche se sia stato impugnato dal contribuente ed anche se sia pendente il relativo giudizio; 

b) le questioni che non vengono implicitamente definite con l’annullamento in autotutela, come il regime e la sorte delle spese del giudizio, hanno una fonte regolatrice che è del tutto autonoma dall’atto ormai non più esistente dopo il suo annullamento in autotutela(l’autonoma fonte di regolamento delle spese del giudizio è l’articolo 46 del decreto legislativo n., 546 del 1992 modificato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 274 del 2005).

In sostanza la Corte di Cassazione chiarisce che anche dopo l’annullamento dell’atto in autotutela setra le parti resta in contestazione la sorte delle spese (come è nel caso specifico), questo è motivo sufficiente per considerare ancora esistente un interesse del contribuente ad ottenere dal giudice una pronuncia (con sentenza) anche solamente su questo punto specifico (cioè le spese di giudizio) e,quindi, per non considerare inammissibile la costituzione in giudizio (e, quindi, il ricorso) avvenuta dopo l’annullamento dell’atto in autotutela se questa costituzione è finalizzato solamente ad ottenere una sentenza sulle spese.

Ma esiste anche un orientamento decisamente diverso che, non tenendo minimamente in conto la questione delle spese pur sostenute dal contribuente nella fase della mediazione, ritiene che sia inammissibile la costituzione in giudizio del contribuente successivamente all’accoglimento dell’istanza di mediazione da lui presentata.

Questo orientamento è naturalmente sostenuto dalla stessa Agenzia delle Entrate con la sua circolaren. 9 del 19 marzo 2012 in cui (al punto 5.3) si afferma che “l’accoglimento dell’istanza di mediazione…determina senz’altro il venir meno dell’interesse ad agire in giudizio e rende, pertanto, inammissibile l’eventuale ricorsogiurisdizionale”

Ma esistono anche sentenze a sostegno di questa tesi: ad esempio la sentenza n. 348 del 2015 dellaCommissione tributaria provinciale di Reggio Emilia che ha non solo dichiarato inammissibile ilricorso del contribuente presentato dopo che l’atto era stato annullato in autotutela a seguitodell’accoglimento dell’istanza di mediazione, ma ha anche condannato alle spese del processo ilcontribuente medesimo (nella stessa misura indicata dall’articolo 15, comma 2 septies, che ho citatoin precedenza).

Riassumendo: esistono due orientamenti diversi sulla sorte della costituzione in giudizio dopol’avvenuto annullamento in autotutela.

A modesto avviso dello scrivente l’orientamento favorevole al lettore è sicuramente più solido nelleargomentazioni, ma, è doveroso sottolinearlo, tutto può succedere e molto dipenderà (se questi deciderà dicostituirsi in giudizio soltanto ai fini delle spese) dalla preparazione e competenza del giudicetributario chiamato a decidere il caso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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