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Casa editrice italiana: oneri fiscali per autori italiani residenti all’estero

16 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Febbraio 2019



Sono prossima alla firma di un contratto editoriale. Faccio le seguenti  premesse: – la casa editrice è italiana, con sede in Italia, codice ISBN, Partita Iva, iscrizione presso la Camera di Commercio e Registrazione al Tribunale; – è plausibile ritenere che, almeno inizialmente, la casa editrice espleterà la sua attività relativa alla pubblicazione del mio libro in territorio esclusivamente o prevalentemente italiano; – per motivi di lavoro io ho attualmente la residenza a Varsavia e sono iscritta all’A.I.R.E. (ho tra l’altro sia la cittadinanza italiana che polacca). Per la compilazione corretta del contratto e ai futuri fini tributari a mio carico, oltre alla mia residenza fiscale, devo poi inserire il codice fiscale italiano, quello polacco (cioè il Pesel), o entrambi?

Le norme di legge, in materia di residenza all’estero, prevedono che i cittadini italiani iscritti Aire e regolarmente residenti in altro Paese non siano obbligati a presentare dichiarazione dei redditi in Italia, in quanto la loro soggettività fiscale resta nel Paese in cui hanno deciso di porre la loro residenza.

La legge di riferimento, in particolare, è l’art. 2 del Tuir – Testo Unico delle Imposte sui Redditi – Dpr 917/86.

Tuttavia, anche i cittadini italiani residenti all’estero, come tutti coloro che sono non residenti in Italia, sono obbligati a presentare dichiarazione dei redditi in Italia, come soggetti non residenti, qualora producano sul territorio un reddito di qualsiasi tipo.

In questo caso la norma di riferimento è l’art. 23 del Tuir sopra citato.

L’esempio classico è il soggetto non residente proprietario di un immobile in Italia che lo affitta a terzi, di conseguenza il reddito da fabbricati prodotto nel Paese dovrà essere dichiarato dal proprietario anche se risiede all’estero, presentando apposita dichiarazione dei redditi come soggetto non residente.

In ultimo si sottolinea che la materia di cui si tratta sembrerebbe essere quella dei diritti d’autore, ma nel quesito non è precisato come essi verranno trattati economicamente.

Infatti il contratto da stipulare con la casa editrice italiana potrebbe prevedere sia la cessione totale dei diritti d’autore che la retrocessione di royalties per lo sfruttamento dei diritti d’autore.

I due casi devono essere trattati separatamente ai fini della tassazione e devono essere verificati alla luce della Convenzione Italia – Polonia contro le doppie imposizioni.

Qualora si tratti di cessione della proprietà intellettuale, non si applicherebbe la Convenzione, qualora invece si trattasse di percepire importi per lo sfruttamento dei diritti d’autore – royalties – si entrerebbe nelle norme convenzionali.

La norma di riferimento è l’art. 12 della Convenzione Italia – Polonia, che prevede che le royalties percepite da non residenti siano tassate nel Paese di residenza del percettore – Polonia – ed anche nel Paese fonte del reddito – Italia – assoggettandole ad una ritenuta a titolo di imposta con aliquota massima del 10% in uscita.

Ciò significa che le royalties andranno integralmente dichiarate in Polonia, con la possibilità di compensare sulla imposizione polacca le somme pagate come ritenuta a titolo di imposta in Italia.

Si precisa inoltre che per poter godere del trattamento fiscale più favorevole sulla ritenuta (10% previsto da Convenzione) – infatti in Italia l’aliquota della ritenuta da applicare alle royalties erogate a soggetti non residenti è il 30% (sul 75% delle somme dovute) – occorre dimostrare che il soggetto non residente è il beneficiario effettivo delle royalties e che non abbia in Italia una stabile organizzazione.

La risposta al quesito pertanto è la seguente.

Alla casa editrice dovrà essere esibita:

– una certificazione della residenza dell’effettiva beneficiaria, rilasciata dallo stato estero con indicazione del codice fiscale estero e della qualità di persona fisica che agisce al di fuori di impresa;

– una dichiarazione sempre della beneficiaria estera che attesti l’assenza di una propria stabile organizzazione sul territorio nazionale nonché la sua qualità di effettiva beneficiaria dei redditi in questione.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra


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