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Quali somme non si possono pignorare?

20 Gennaio 2019
Quali somme non si possono pignorare?

Limiti al pignoramento presso terzi: i crediti che non possono essere oggetto di trattenuta da parte del creditore.

Quando si parla di pignoramento presso terzi il pensiero corre subito allo stipendio, alla pensione, al conto corrente bancario o postale ed ora anche alle carte prepagate o ai conti esteri come Paypal. I più esperti sanno che il pignoramento presso terzi si può estendere alle cassette di sicurezza custodite presso gli istituti di credito, ai canoni di locazione (le pigioni) riscosse dall’inquilino, alle fatture che deve pagare la pubblica amministrazione o qualsiasi altro soggetto privato. Insomma, il pignoramento presso terzi è la forma più “invasiva” di esecuzione forzata che esista. Peraltro, il creditore non deve necessariamente elencare, nell’atto notificato al “terzo”, le somme o i rapporti da pignorare; può restare vago, limitandosi a parlare genericamente di “crediti”. Ad esempio, in caso di pignoramento in banca, l’atto non deve specificare il numero di conto corrente ma può riferirsi a qualsiasi rapporto di credito tra il cliente e la sua banca, facendovi così ricadere, ad esempio, anche la gestione di un portafoglio titoli. Esistono però dei casi in cui il pignoramento presso terzi trova dei limiti. Si pensi alle polizze vita o agli assegni di invalidità. Approfondiremo l’argomento nel seguente articolo; spiegheremo cioè, qui di seguito, quali somme non si possono pignorare.

Crediti pignorabili

Ti sei mai chiesto perché si chiama pignoramento presso terzi? La ragione è molto semplice e per comprenderla facciamo un esempio pratico. Immagina tre persone diverse che chiameremo A, B e C. A è debitore di B ma è creditore di C. In particolare A deve a B 100 euro e invece avanza da C 50 euro. B ha tentato di ottenere i suoi 100 euro con le buone ma non c’è riuscito; così incarica il suo avvocato di procedere con l’esecuzione forzata. B scopre che C sta per pagare ad A 50 euro e, prima che ciò avvenga, blocca questo flusso di denaro con un atto notificato a C, che si chiama appunto pignoramento presso terzi. C viene così obbligato – tramite una procedura che culmina davanti al giudice – a versare i 50 euro non più ad A ma a B. B, a sua volta, ottiene così il pagamento di una parte del credito e, per i residui 50 euro, potrà agire in altro modo.

In buona sostanza ogni volta che una persona con debiti avanza, a sua volta, dei crediti nei confronti di soggetti terzi, questi ultimi possono essere obbligati dal creditore del primo a non versare le somme dovute, ma di trattenerle. Il creditore si fa poi autorizzare dal giudice a farsi dare, dal terzo pignorato, le somme nel frattempo accantonate.

Ecco perché dunque si chiama «pignoramento presso terzi»: perché è volto a intercettare dei beni (anche denaro) del debitore ma che si trovano ancora nel possesso di altri soggetti.

Ad esempio, lo stipendio è un credito che il lavoratore matura tutti i mesi dal datore; anche il conto corrente, quando in attivo, costituisce un credito che il correntista vanta nei confronti della propria banca. E la mensilità della pensione è un credito del pensionato verso l’Inps. E così via.

La legge non dice quali sono i crediti pignorabili; l’elenco sarebbe infinito atteso che, in base al codice civile, ogni persona risponde delle obbligazioni contratte con tutti i propri beni presenti e futuri (quindi anche con il Tfr che un giorno avrà maturato).

Il legislatore ha così preferito percorrere la via inversa, limitandosi a dire quali sono i crediti impignorabili.

Crediti pignorabili

Se volessimo parlare in termini giuridici, dovremmo usare la locuzione «crediti impignorabili» per riferirci a tutte le somme che non si possono pignorare. Si tratta in genere di denaro versato in favore di determinate persone per scopi sociali o di sostentamento. Vediamo quali sono tali crediti.

Polizze vita

Innanzitutto ci sono le polizze vita. Tutti i soldi che versi in una assicurazione per garantire una rendita a chi ti succederà in caso di morte non può mai essere pignorata da nessun creditore, neanche dall’Agente della Riscossione.

Crediti alimentari

C’è poi l’articolo 545 del codice di procedura civile che elenca una serie di somme che non si possono pignorare, anche se lo fa in modo generico (ragion per cui saranno necessari alcuni chiarimenti). La norma si apre dicendo che non si possono pignorare i crediti alimentari. Questi possono eccezionalmente essere pignorati solo per «cause di alimenti» e sempre previa autorizzazione del presidente del tribunale che ne stabilisce la quota massima.

Cosa sono i crediti alimentari? In verità non tutti i commentatori sono d’accordo nell’individuare i confini di tale categoria. Sicuramente ci sono i cosiddetti alimenti ossia quelle somme che vanno versate ai familiari più stretti o al donante quando uno di questi versi in condizioni di estrema povertà tanto da essere a rischio la sua stessa sopravvivenza. Si pensi al caso del figlio che deve aiutare il genitore vecchio e malato o viceversa.

Dubbi ci sono in merito all’assegno di mantenimento che deve versare l’ex coniuge. Anche se questo serve comunque a garantire la sopravvivenza la terminologia sposata dal legislatore è differente e l’importo è di sicuro superiore a quello degli alimenti. A riguardo c’è chi sposa una tesi intermedia e alla domanda «si può pignorare l’assegno di mantenimento» risponde nel seguente modo: solo laddove  esso abbia in tutto, o anche in parte, natura “alimentare”, cioè sia destinato a soddisfare le esigenze di vita del beneficiario. L’assegno dell’ex coniuge è invece pignorabile se il beneficiario ha già modo di sopravvivere o comunque lo è nella parte che eccede lo stretto indispensabile per la sopravvivenza.

In ogni caso i crediti alimentari sono pignorabili solo nel caso in cui il creditore agisce, a sua volta, per un altro credito alimentare non corrisposto.

Sussidi di sostentamento per i poveri

Sempre l’articolo 545 del codice di procedura dichiara totalmente impignorabili i crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri. Si tratta quindi dei contributi previsti dalle numerose leggi statali – e che si sono susseguiti nel tempo con svariati nomi – in favore di chi ha un reddito molto basso o del tutto inesistente. Non è quindi pignorabile il reddito di inclusione (ormai abolito), la pensione sociale o l’assegno sociale.

Per il reddito di cittadinanza di recente introduzione, bisogna attendere gli sviluppi della giurisprudenza. Di sicuro è che non si tratta di un sostegno alla povertà ma di una misura attiva dal lavoro, circostanza che lo potrebbe porre al di fuori dell’ambio dell’articolo 545 e quindi consentirne il pignoramento. Di tanto abbiamo parlato in Il reddito di cittadinanza si può pignorare?

Non sono neanche pignorabili eventuali sussidi per i poveri garantiti dal Comune per il sostegno degli affitti.

Anche l’indennità di mobilità è impignorabile in quanto ha natura di sussidio.

Al contrario l’indennità di cassa integrazione è pignorabile perché sostituire lo stipendio.

La stessa Naspi, ossia l’indennità di disoccupazione, in quanto rivolta a garantire un salvagente a chi si trova senza lavoro, può essere equiparata allo stipendio ed è quindi pignorabile. Leggi Si può pignorare l’assegno di disoccupazione?

Sussidi di maternità

Non sono pignorabili i sussidi dovuti per maternità dall’Inps alle lavoratrici che hanno appena partorito. Quindi i vari bonus bebè non possono essere aggrediti dai creditori.

Sussidi per malattie

Sussidi per malattie o funerali erogati da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza non possono neanche essere pignorati.

In questo elenco si può far entrare l’assegno di invalidità, la pensione di invalidità e l’accompagnamento per chi non è in grado di deambulare e/o di compiere gli atti ordinari della vita quotidiana.

Assegno familiari 

Anche gli assegni familiari non possono essere pignorati salvo, anche qui, nel caso in cui il creditore agisca, a sua volta, per un altro credito alimentare non corrisposto. Così, per esempio, il figlio potrebbe pignorare nei confronti del padre, inadempiente all’obbligo di versamento del mantenimento, gli assegni familiari che il datore di lavoro versa al genitore. I tutti gli altri casi, tali assegni non possono essere pignorati.

Pensione

Per quanto riguarda la pensione, come noto – al pari dello stipendio – il pignoramento può arrivare fino a massimo un quinto. Quindi quattro quinti della pensione non si possono toccare. Ma non solo. A differenza della retribuzione del lavoratore dipendente, della pensione il creditore non può toccare il minimo vitale (che è pari a 1,5 l’assegno sociale). Con la conseguenza che il quinto pignorabile si calcola sull’importo della pensione dal quale è già stato detratto il minimo vitale. E ciò vale a prescindere dall’entità dell’assegno pensionistico.


2 Commenti

  1. Quello che non capisco, io sono il terzo pignorato, e tutti i mesi devo fare un bonifico alla finanziaria, naturalmente a mie spese, anche se la finanziaria si è presa miglia di euro tra interessi e altre cose. Mi chiedo se giuridicamente è valido che io devo perdere tempo per fare il bonifico alla finanziaria. Non credo che la legge stabilisce che devo rifermi sul mio dipendente

  2. …….il creditore non può toccare il minimo vitale (che è pari a 1,5 l’assegno sociale)……..
    DOPO CHE SARA’ ENTRATA IN VIGORE QUESTA BENEDETTA MANOVRA,,,L’ASSEGNO SOCIALE A QUANTO AMMONTA ??????

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