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Il reddito di cittadinanza si può pignorare?

20 Gennaio 2019


Il reddito di cittadinanza si può pignorare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Gennaio 2019



Il nuovo contributo statale, lanciato come una forma di sostegno alla povertà è, invece, una misura di politica attiva del lavoro. Questo potrebbe portare i giudici a consentire il pignoramento di una quota del Rdc.

Dal 2019 parte il reddito di cittadinanza. La misura varata dal Governo Conte garantisce, a chi possiede un Isee inferiore a 9.360 euro, un assegno di 780 euro per 18 mesi (rinnovabili per altri 18). Tutto ciò solo a condizione che l’intera famiglia firmi un patto per il lavoro e si mobiliti nel cercare un’occupazione nel raggio di 100 chilometri (limite che cade al secondo rinnovo). Il rifiuto di una sola offerta di lavoro, pervenuta per il tramite di un centro per l’impiego, farà cadere il beneficio.

Chi percepirà il reddito di cittadinanza sarà certamente felice se è vero che, fino al giorno prima, era “povero in canna”. Ma è anche vero che a brindare con lui ci saranno anche i suoi creditori: il condominio, i fornitori di luce e gas, finanche il droghiere sotto casa che, per molti giorni, ha “segnato sul conto” ma non ha ancora visto il saldo. Ci sarà probabilmente la banca, la finanziaria che ha concesso la carta revolving, l’amico sotto casa ancora in attesa della restituzione del prestito. A questo punto, il dubbio è d’obbligo: il reddito di cittadinanza si può pignorare?

In tutto il decreto relativo al reddito di cittadinanza non c’è una disposizione che spieghi se il reddito di cittadinanza si può pignorare o meno. Gli autori del testo hanno preferito lasciare la patata bollente ai giudici e agli interpreti. Sicché non resta che ricavarci la risposta attraverso l’interpretazione dalle norme già esistenti.

Il divieto di pignoramento dei sussidi ai poveri

In materia di pignoramento presso terzi, il nostro Codice di procedura civile [1] elenca una serie di somme che non si possono mai pignorare e altre (come stipendi e pensioni) che si possono pignorare entro determinate soglie (un quinto). Tra i crediti non pignorabili ci sono quelli alimentari, i sussidi di maternità e per malattie e soprattutto «i sussidi di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri». La legge si guarda bene dal chiamare per nome tali sussidi visto che, nella storia del nostro Paese, hanno avuto nomi diversi. Ad esempio non era pignorabile il Rei, il reddito di inclusione che il reddito di cittadinanza ha soppiantato. Allo stesso modo non sono pignorabili l’assegno sociale e la pensione sociale.

Al contrario è pignorabile la Naspi, ossia l’assegno di disoccupazione in quanto sostituto del reddito, così come lo è la cassa integrazione.

Il reddito di cittadinanza è pignorabile?

Veniamo al reddito di cittadinanza (Rdc). Per capire se sia pignorabile o meno bisogna indagare sulla natura di tale sussidio.

Inizialmente lanciato come una forma di sostegno della povertà, il Rdc ha progressivamente cambiato il suo volto al fine di non apparire una misura assistenziale. Tant’è che lo stesso Governo, all’articolo 1, prova a definire il reddito di cittadinanza come una «misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale». Una definizione molto ampia ma di certo quella che coglie più nel segno è proprio la sua natura di «politica attiva del lavoro». Lo scopo è infatti mobilitare i beneficiari alla ricerca di un’occupazione che potrebbe renderli autonomi. Tant’è vero che viene previsto l’obbligo della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro da parte dei componenti il nucleo familiare maggiorenni, nonché l’adesione ai percorsi di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Tant’è vero che chi è completamente inabile al lavoro non può percepire il reddito di cittadinanza, il che sottolinea ancor di più uno scopo non rivolto, in via immediata, a sostenere i poveri.

Ed ancora, la natura di misura attiva per il lavoro è confermata dagli sgravi dei contributi per le aziende private che assumono un beneficiario del reddito di cittadinanza.

In questo il Rdc è completamente diverso dal Rei che era nato, invece, proprio come sostegno per i poveri e che, in quanto tale, non poteva dirsi pignorabile. E del resto il confronto tra gli importi delle due misure (nettamente sproporzionato a favore del reddito di cittadinanza) lo dimostra ancor di più.

Risultato: ci potrà ben essere qualche tribunale che ritenga di consentire il pignoramento del reddito di cittadinanza – o meglio, degli importi accreditati sulla card – nei limiti in cui questi non siano necessari alla stretta sopravvivenza del beneficiario. Questo significa che la banca che vanta i crediti per le rate del mutuo, il condominio che non è riuscito a riscuotere gli oneri dei mesi precedenti, il padrone di casa che ancora non ha ottenuto il pagamento dell’affitto potrebbero decidere di pignorare il reddito di cittadinanza.

Diverso è invece lo scopo della pensione di cittadinanza che, essendo indirizzata proprio a chi non può più lavorare, ha solo lo scopo di contrastare la povertà. Essa dunque difficilmente sarà pignorabile.


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