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Accertamento fiscale dopo denuncia anonima: è possibile?

20 Gennaio 2019


Accertamento fiscale dopo denuncia anonima: è possibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Gennaio 2019



Valido l’atto impositivo emesso dall’ufficio dopo uno scritto senza firma e fondato esclusivamente sui conti bancari.

Se è vero che la denuncia di un reato deve contenere il nome e cognome del suo autore, non è detto però che la lettera anonima venga cestinata. Anzi, le buste affrancate e non firmate vengono spesso aperte e diventano spunto per indagini avviate in autonomia dall’ufficio. Chiaramente, non essendovi alla base dei controlli una denuncia e quindi dei fatti sospetti, le autorità hanno le mani legate nelle perquisizioni e negli accessi, almeno fino a quando non riescono a reperire da soli delle valide prove. Questo discorso, fatto nell’ambito del penale, vale anche quando c’è di mezzo il fisco. Come saprai bene, l’evasione fiscale non è un reato se non raggiunge determinate soglie. Ciò nonostante si tratta di un illecito amministrativo sonoramente sanzionato. Ecco perché sia la Guardia di Finanza che l’Agenzia delle Entrate non disdegnano le lettere anonime da cui possano scaturire dei proficui accertamenti.

A conferma di come sia possibile l’accertamento fiscale dopo la denuncia anonima c’è anche un’ordinanza della Cassazione di questi giorni [1]. La Corte ripercorre tutte le regole che sono alla base dei controlli nei confronti dei contribuenti. Controlli che oggi si valgono di strumenti elettronici molto evoluti, in grado di verificare il flusso monetario dei cittadini nonché il volume dei loro acquisti e il tenore di vita che mantengono. Un software poi li confronta con il reddito ufficialmente dichiarato al fisco: a quel punto, se dovessero risultare delle discrasie, scatterebbero le verifiche fiscali. E non c’è privacy che tenga quando in ballo ci sono delle tasse non pagate: chi occulta i redditi all’erario può essere perseguito anche grazie a una segnalazione anonima fatta da un altro privato. Per capire come stanno le cose facciamo un esempio.

Immaginiamo che un avvocato richieda al proprio cliente una parcella in nero e che questi gli dia una parte dei soldi in contanti, rinviando il pagamento del residuo alla fine della causa. La sentenza però non è favorevole al cliente che, pertanto, si rifiuta di versare l’altra parte del compenso. L’avvocato gli “sollecita” il conto con una diffida formale ma l’assistito, per tutta risposta, fa partire una lettera anonima all’Agenzia delle Entrate con cui denuncia di non aver mai ricevuto una fattura per l’anticipo. A quel punto, dalle Entrate, un funzionario accede all’Anagrafe dei conti correnti e verifica che, effettivamente, sul conto corrente del professionista risulta un versamento di denaro cash che non trova giustificazione nelle sue fatture. Da dove provengono questi soldi? Parte così l’accertamento fiscale contro il legale che non ha dichiarato al fisco i soldi percepiti.

Per completare il quadro e spiegare se è possibile l’accertamento fiscale dopo una denuncia anonima dobbiamo anche riferire quali poteri di indagine hanno l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza che si attivano a seguito della segnalazione non firmata. E qui interviene il chiarimento della Cassazione: la denuncia senza firma legittima l’ufficio a effettuare verifiche bancarie, ma non anche ispezioni a casa del contribuente per le quali, invece, ci vuole l’autorizzazione del presidente del tribunale il quale, a sua volta, vuole prima vedere dei gravi indizi di evasione (cosa che una lettera anonima non può certamente essere).

Già in un precedente e noto caso la Cassazione [2] aveva ritenuto illegittima l’autorizzazione del Pm a eseguire la verifica fiscale a casa del contribuente basata solo su informazioni anonime. Difatti l’accesso domiciliare è consentito solo se ricorrono gravi indizi di violazione delle norme tributarie. E di certo una segnalazione anonima non è un indizio, tantomeno grave, perché si fonda solo su una dichiarazione di un soggetto rimasto sconosciuto. Senza contare che essa non consente all’interessato di difendersi compiutamente. Di conseguenza, anche l’atto impositivo basato sulla contabilità parallela recuperata all’interno dell’abitazione del titolare della ditta individuale è illegittimo.

Leggi anche Come mandare un accertamento fiscale.

Nel caso in commento, la Corte ricorda inoltre che, se un contribuente non presenta la dichiarazione dei redditi, l’ufficio delle imposte può servirsi di qualsiasi elemento probatorio ai fini dell’accertamento del reddito e, quindi, può determinarlo anche con metodo induttivo o utilizzando, in deroga alla regola generale, presunzioni semplici anche non precise, gravi e concordanti.

In altre parole, nel caso di omessa denuncia dei redditi da parte del contribuente, l’amministrazione può attivarsi anche sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolte o di cui è venuta a conoscenza in modo informale, come nel caso della denuncia priva di nome e cognome.

In sintesi la Corte ha ribadito che la lettera anonima può ben costituire l’innesco di attività per l’assunzione di dati conoscitivi; se tale principio ha valore in sede penale, a maggior ragione deve, quindi, trovare applicazione in sede tributaria.

note

[1] Cass. sen. n. 1348/19 del 18.01.2019.

[2] Cass. sen. n. 20096/18.


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