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Lo sai che? Approvati i nuovi studi di settore: novità per giovani avvocati e professionisti

Lo sai che? Pubblicato il 3 aprile 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 aprile 2013

Inseriti correttivi per determinare il reddito statistico dei giovani avvocati che lavorano presso altri studi

 

Con un recente decreto [1] sono state approvate le integrazioni agli Studi di Settore [2] di diverse categoria di contribuenti, tra cui quella relativa all’attività degli studi legali.

Le modifiche introducono dei criteri nuovi per il calcolo dei guadagni dei professionisti che, nei primi anni di attività, collaborano con uno studio già avviato (leggi l’articolo “Come cambiano gli studi di settore per giovani avvocati e professionisti dal 2013”). Per i giovani professionisti (e in particolare per avvocati, commercialisti e ingegneri) il nuovo sistema per stimare il reddito si basa adesso sulle ore dedicate all’attività professionale: ciò perché, nel gran parte dei casi, l’attività dei novizi è soprattutto rivolta alla collaborazione con studi più grandi e organizzata e che, pertanto, viene remunerata con un compenso forfettario ad ore di attività svolta.

 

Gli aggiornamenti degli studi di settore, in generale, sono periodicamente necessari onde tener conto degli effetti della congiuntura economica generale e di settore di ogni singola attività. Ciò è ancor più vero lì dove, nel 2012, la maggior parte delle attività economiche ha risentito della crisi economica globale, soprattutto in termini di contrazioni dei ricavi sia come numero sia con riferimento ai prezzi.

Gli studio di settore per i giovani avvocati

L’intervento correttivo è stato previsto per stimare in modo più puntuale l’attività dei giovani professionisti che, nei primi anni di lavoro, collaborano con uno studio già avviato dal quale, generalmente, percepiscono un compenso forfetario che prescinde dalla tipologia e dalla quantità di lavoro svolto, remunerato con un compenso orario che risulta, ordinariamente, sensibilmente più basso se confrontato con quello di professionisti con un’esperienza lavorativa consolidata.

A tal fine, nel calcolo per la determinazione del compenso, è stata introdotta una diversa metodologia in relazione alla variabile “Ore dedicate all’attività” per i soggetti che presentano contemporaneamente le seguenti caratteristiche:

 

1. esercizio della professione in forma individuale;

 

2. età professionale dalla data d’iscrizione all’Albo fino a sei anni;

 

3. attività svolta esclusivamente presso altri studi: l’attività è svolta presso altri studi se, nella sezione “modalità organizzativa”, risulta compilata la variabile “Attività svolta presso altri studi legali” e non risultano compilate le variabili “Studio proprio (compreso l’uso promiscuo dell’abitazione)”, “Studio in condivisione con altri professionisti”, “Società tra avvocati (ex lege 96/2001)” e “Associazione tra professionisti”.

 

4. tipologia di attività caratterizzata in prevalenza dalla stabile collaborazioni con studi e/o strutture di terzi: si considerano stabili collaborazioni con studi e/o strutture di terzi se risultano prevalenti questi incarichi sul totale dei compensi

 

5. assenza di forza lavoro: per “assenza di forza lavoro” s’intende la contemporanea assenza di “Spese per prestazioni di lavoro dipendente”, “Spese per prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa”, “Compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale e artistica”.

La soglia minima orario è determinata attraverso dei parametri che tengono conto dell’esperienza professionale del professionista.

Cosa non considera ancora oggi lo Studio di Settore

Sebbene la modifica sia da apprezzare, lo studio di settore resta comunque uno strumento non sempre rappresentativo dell’effettiva realtà e condizione reddituale di tanti giovani avvocati che lavorano nei primi anni presso altri studi. Questi, spesso, non percepiscono un compenso forfetario orario, ma pattuiscono accordi con il titolare dello studio che prevedono delle percentuali sugli incassi che il titolare avrà in relazione a determinate pratiche e/o clienti.

note

[1] Decreto  28 marzo 2013, in Gazz. Uff. n. 76/2013.

[2] Gli studi di settore sono uno strumento statistico che il Fisco utilizza per rilevare i parametri fondamentali per determinare il reddito presunto di liberi professionisti, lavoratori autonomi e imprese.

Per determinare lo studio di settore è necessaria una raccolta sistematica dei dati che caratterizzano l’attività e il contesto economico in cui opera l’impresa o il professionista, così da poter valutare la sua capacità reale di produrre reddito; attraverso una previsione di legge (art. 62-bis del D.L. 331/1993) sono utilizzati per l’accertamento induttivo degli esercenti arti e professioni e imprese.

Sebbene i giudici con diverse sentenze (tra tutte si segnala Cass. sent. n. 26635/2009) abbiano limitato la valenza probatoria di questi strumenti a causa dei rischi connessi alla difficoltà di rendere applicabile uno strumento statistico su un elevato numero di contribuenti (senza tener conto delle effettive situazioni territoriali e particolari di ogni attività), ancora oggi sono utilizzati dal Fisco come punto di partenza per fare accertamenti nei confronti dei contribuenti.


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