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Incidente in area privata: l’assicurazione paga?

20 Gennaio 2019


Incidente in area privata: l’assicurazione paga?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Gennaio 2019



Sinistri: il concetto di circolazione non si ferma solo agli scontri sulle strade pubbliche ma anche a quelli nelle aree aperte al pubblico quando uno dei mezzi è fermo.

In prossimità di un centro commerciale, all’interno di uno spiazzo di proprietà condominiale, un’auto, uscendo dal parcheggio, non si è accorta che, proprio in quel momento, stavi transitando a bordo della tua macchina. Così ti ha tamponato sulla fiancata destra. A seguito dell’urto, tutta la carrozzeria è rientrata ed ora ti tocca portare il veicolo all’officina. Oltre al fermo tecnico ci vorranno diverse centinaia di euro per portarla a nuovo. Così ti avventi contro il conducente distratto e gli chiedi i dati della sua assicurazione per ottenere il risarcimenti dei danni. Lui, seppur ammettendo la propria colpa, sostiene di non essere tenuto a fornirti gli estremi della polizza in quanto la stessa coprirebbe solo i sinistri  avvenuti su strade pubbliche. È davvero così? In caso di incidenti in area privata l’assicurazione paga? La risposta proviene, ancora una volta, dalla Cassazione. Con un’ordinanza di due giorni fa [1] la Suprema Corte ribadisce alcuni principi ormai stabili in materia di circolazione stradale, tant’è che li si può ritenere ormai consolidati in modo definitivo. Stupisce il fatto quindi che, per controversie di questo tipi, si finisca ancora fino all’ultimo grado di giudizio. Specie quando a patrocinarle ci sono professionisti che dovrebbero conoscere bene il diritto.

Ebbene, ecco cosa hanno spiegati i giudici supremi in materia di incidenti all’interno di parcheggi, cortili, giardini o altre aree private.

Cosa copre l’assicurazione

L’assicurazione obbligatoria – quella cioè sulla responsabilità civile automobilistica, anche chiamata rc-auto – copre tutti i danni derivanti dalla circolazione di mezzi a motore. Questo significa che non c’è un’assicurazione che ti risarcisca se un ciclista ti investe mentre cammini a meno che lo sportivo non abbia firmato una propria polizza per danni a terzi.

Il concetto di circolazione, però, è molto più ampio di quello sposato dal lessico comune. Esso comprende non solo la fase in cui i veicoli sono in movimento o in sosta al semaforo o al casello o nel traffico. Si considera “circolazione” anche la posizione di arresto del mezzo, in relazione sia all’ingombro sugli spazi sia alle operazioni di partenza e di fermata. In buona sostanza, è circolazione anche il normale parcheggio che si fa la sera quando si lascia l’auto sotto casa, quando si va al supermercato, quando si lascia la macchina in divieto per andare a comprare al volo le sigarette al tabacchino.

Del resto, se così non fosse, nell’ipotesi in cui un imprudente automobilista lasci il veicolo parcheggiato immediatamente dopo una curva, in modo da costituire un ostacolo imprevedibile che chi procede su quel tratto di strada, il danneggiato dall’incidente stradale resterebbe senza copertura assicurativa. Il che è un controsenso perché scopo dell’assicurazione obbligatoria è proprio garantire un indennizzo certo a chi, senza propria colpa, è vittima di un incidente.

Addirittura la Cassazione ha ritenuto risarcibile l’infortunio stradale causato da un montacarichi fermo davanti alla facciata di un edificio all’atto di trasportare dei mobili. E lo stesso dicasi per il furgone che è fermo ma che sta facendo il carico e scarico della merce dai negozi. Anche questi eventi rientrano nella normale circolazione.

Non solo. Nel concetto di circolazione vi rientrano anche i sinistri avvenuti sia su strade pubbliche che su strade private aperte al pubblico, come appunto quelle condominiali non delimitate da sbarre o i parcheggi dei centri commerciali o le aree dei rifornimenti di benzina.

Incidente su area privata: chi paga?

Dunque, anche se l’incidente si verifica in un’area privata e quando il veicolo assicurato risulta fermo, la garanzia per la rc-auto è comunque operativa.

Non importa quindi che l’area privata si trovi materialmente al di fuori della circolazione stradale, ossia del normale traffico veicolare e che il mezzo del responsabile sia, in quel momento, fermo.

«Nell’ampio concetto di circolazione stradale – dice la Cassazione – è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata [ad esempio l’entrata o l’uscita da un parcheggio], sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per quale esso può circolare». Ne consegue che perché sia operativa la garanzia per la cca è necessario «il mantenimento da parte del veicolo delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative. Risulta invece indifferente l’uso che in concreto si faccia dell’automezzo, sempreché che rientri in quello proprio rispetto alle sue caratteristiche».

note

[1] Cass. ord. n. n. 1280/19 del 18.01.2019.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 12 ottobre 2018 – 18 gennaio 2019, n. 1280

Presidente Amendola – Relatore Di Florio

Ritenuto

Che:

1. N.M. ricorre, affidandosi a tre motivi, per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Brescia che, confermando la pronuncia del Tribunale di Bergamo, aveva respinto la domanda di manleva da lui proposta nei confronti della Liguria Ass.ni Spa per essere tenuto indenne dalla condanna al risarcimento del danno che, in relazione al medesimo incidente, lo stesso Tribunale aveva pronunciato in favore sia della moglie B.C.A. per il decesso della figlia N.S. , sia di R.V. per le lesioni subite dalle figlie minori B.I. e Y. .

2. L’intimata ha resistito con controricorso.

Considerato

Che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la erronea applicazione della clausola n. 1 delle Condizioni Generali di Assicurazione per violazione dell’art. 1322 c.c. e art. 1362 c.c.: assume che la Corte d’Appello aveva omesso di interpretare la seconda parte della clausola contrattuale nella quale era stato pattuito che la garanzia assicurativa veniva prestata, oltre che per la responsabilità civile obbligatoria, in conformità alle norme di legge e di regolamento, anche per i danni causati dalla “circolazione del veicolo in area privata”.

1.1. Con il secondo motivo, deduce, ex art. 360, n. 4, la nullità della sentenza per difetto di motivazione in ordine alla mancata applicazione della clausola n. 1 delle CGA.

1.3. Con il terzo motivo rilevando l’erronea indicazione dei suoi dati anagrafici (M. al posto di M. ), chiede che questa Corte provveda alla relativa correzione.

2. I primi due motivi devono essere congiuntamente esaminati per la stretta connessione logica che li collega: essi sono entrambi fondati.

2.1. Deve premettersi che B.C.A. e R.V. convennero dinanzi al Tribunale di Bergamo N.M. , marito della C. , per ottenere il risarcimento dei danni rispettivamente patiti a seguito della morte della minore N.S. (figlia della C. e del convenuto) e delle lesioni subite dalle minori B.I. e Y. (figlie della R. , amiche della piccola S. ed affidate temporaneamente all’odierno ricorrente): i drammatici eventi si verificarono in quanto – dopo che il N. aveva parcheggiato l’autovettura della moglie (da lui condotta) su una pendenza adiacente al prato (di sua proprietà) nel quale era andato a svolgere lavori all’aperto, allontanandosi dal luogo della sosta – le bambine erano salite sull’autoveicolo che, a motore spento, aveva iniziato a muoversi, prendendo velocità ed andando a schiantarsi contro la porta della cascina posta alla fine della discesa, con conseguente decesso della piccola S. e gravi lesioni delle altre due minori.

Per ciò che interessa in questa sede, il N. chiamò in causa la Liguria Ass.ni Spa, compagnia di assicurazione per la RCA dell’autovettura, per essere manlevato dalle pretese delle controparti: il Tribunale di Bergamo accolse la domanda risarcitoria, accertando la sua responsabilità e condannandolo a risarcire il danno per perdita parentale in favore della C. ed il danno biologico in favore delle minori B. per le lesioni riportate, ma respinse la domanda di manleva spiegata nei confronti della società, assumendo che il sinistro non era garantito dalla polizza RCA, in quanto si era verificato in un’area privata ed al di fuori della circolazione stradale.

2.2. La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la pronuncia di primo grado, convergendo, in motivazione, sull’esclusione dell’operatività della polizza, “non essendosi il sinistro verificato nell’ambito della circolazione stradale” (cfr. pag. 9), “concetto che ricorre solo in area pubblica o destinata al pubblico transito, ossia accessibile ad un numero indeterminato di persone” che mai potrebbe identificarsi con un’area privata qual è il prato che circonda una cascina accessibile soltanto ai proprietari, loro parenti o conoscenti (cfr. pag. 10 della sentenza impugnata).

3. Tanto premesso sullo sviluppo fattuale della vicenda, questo Collegio osserva che il secondo motivo – che si pone come antecedente logico del primo – è fondato.

Con esso il N. deduce, infatti, la nullità della sentenza per omessa motivazione sulla specifica censura proposta nella parte in cui, in relazione al contratto di assicurazione tempestivamente prodotto dinanzi al primo giudice, aveva lamentato l’erronea interpretazione di esso in quanto la polizza garantiva, oltre alla responsabilità civile obbligatoria, anche i danni verificatisi per “la circolazione in area privata”: a ciò conseguiva, secondo la sua tesi, la fondatezza della domanda di garanzia spiegata.

3.1. Il Collegio osserva che, effettivamente, la sentenza impugnata non da affatto conto del contenuto del contratto di assicurazione (doc. 1 fascicolo di primo grado, richiamato nel ricorso in esame: cfr. pag. 10) che, dopo aver richiamato “i rischi della responsabilità civile per i quali è obbligatoria l’assicurazione”, prevede espressamente nell’art. 1, primo cpv, che “l’assicurazione copre anche la responsabilità civile per i danni causati dalla circolazione dei veicoli in aree private”: il contratto è stato tempestivamente prodotto a sostegno della richiesta di autorizzazione alla chiamata in causa della compagnia ed è stato invocato a fondamento della garanzia supplementare stipulata ed ignorata, in motivazione, dal primo giudice (cfr. pag. 9 atto d’appello).

3.2. I giudici d’appello, pertanto, sono incorsi nel vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con riferimento all’art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 112 c.p.c..

3.3. Al, riguardo, questa Corte ha avuto modo di chiarire che la violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6 per la motivazione della sentenza, è individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità di essa di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile” (cfr. Cass. 23940/2017; Cass: 22598/2018): ad esse devono logicamente essere associati i casi di omesso esame di una argomentazione decisiva sviluppata nei motivi di gravame che si risolve in violazione dell’art. 112 c.p.c. e ricade sulla logicità e coerenza del percorso argomentativo sviluppato nella sentenza rispetto alle censure proposte.

4. Ma, tanto premesso, anche il primo motivo risulta fondato, in quanto all’assenza di motivazione circa la mancata applicazione della clausola contenuta nell’art. 1 delle Condizioni Generali di assicurazione si unisce l’erronea applicazione delle norme in materia di interpretazione del contratto. La Corte territoriale, infatti, nell’esaminare il concetto di “circolazione dei veicoli” ha affermato che esso ricorre soltanto laddove il transito avvenga in un’area pubblica o destinata al pubblico transito in quanto aperta ad un numero indeterminato di persone.

4.1. Sulla base di tale argomentazione ha rigettato l’appello confermando la motivazione di primo grado e richiamando, al riguardo, alcuni arresti di questa Corte, invero risalenti: infatti, i giudici d’appello non hanno tenuto conto dell’evoluzione ermeneutica riguardante la specifica fattispecie rispetto alla quale la tutela del danneggiato risulta ampliata attraverso l’introduzione del “rischio statico” connesso alla circolazione con il quale la copertura assicurativa viene estesa anche ai fatti che accadono durante o a causa del parcheggio dell’autovettura.

4.2. È stato infatti affermato che “l’art. 2054 c.c., pur costituendo la trasposizione di una norma del Codice della Strada del 1933, non fa specifico riferimento alle norme sulla circolazione stradale, ma impone uno standard comportamentale che è suscettibile di essere riferito a qualsiasi utilitas traibile dal veicolo in conformità alle sue caratteristiche strutturali e funzionali. Il che non vuol dire ancorare l’operatività della garanzia assicurativa alla mera occasione dell’allocazione del veicolo sulla strada pubblica o su area ad essa parificata; quanto piuttosto valorizzare proprio quella interazione tra veicolo e circolazione che è il fondamento della particolare ipotesi di responsabilità “da attività pericolosa” che è quella di cui all’art. 2054 c.c.. E poiché il “veicolo” deve essere considerato, in tutte le sue componenti e con tutte le caratteristiche, strutturali e funzionali, che, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, ne consentono l’individuazione come tale ai sensi del codice della strada, “l’uso” che di esso si compia su aree destinate alla circolazione – sempre che sia quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo può avere – costituisce “circolazione del veicolo” stesso ai sensi dell’art. 2054 c.c.: ragione per cui la copertura assicurativa deve riguardare tutte le attività cui il veicolo è destinato e per cui lo stesso circola su strada di uso pubblico o su area equiparata. In definitiva, va affermato il principio secondo cui nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’art. 2054 c.c. è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare nelle strade. Ne consegue che per l’operatività della garanzia per la R.C.A. è necessario il mantenimento da parte del veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area ad essa parificata, delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando, invece, indifferente l’uso che in concreto si faccia di esso, sempreché che rientri in quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo stesso può avere.” (cfr. Cass. SU 8620/2015; Cass. 3527/2016).

4.3. Il principio è stato ancor più recentemente confermato: è stato infatti statuito che “rientrano nel concetto di circolazione stradale ex art. 2054 c.c., dando luogo all’applicabilità della normativa sull’assicurazione per la R.C.A., anche la sosta nonché, quando avvengono sulla via pubblica, le operazioni di carico o scarico del veicolo – in funzione del suo avvio alla circolazione – ovvero qualsiasi atto di movimentazione di esso o delle sue parti (quale apertura, chiusura sportelli, ecc.). Ne consegue che, per l’operatività della garanzia per R.C.A., è necessario che il veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area ad essa parificata, mantenga le caratteristiche che lo rendano tale in termini concettuali” (cfr. Cass. 27759 /2017).

4.4. Nel caso in esame, la Corte territoriale, oltre ad aver omesso del tutto di esaminare la specifica clausola contrattuale che prevedeva la copertura assicurativa anche nella circolazione in “aree private”, ha escluso dal concetto di circolazione tutte le attività prive di dinamica che, per quanto sopra argomentato, la giurisprudenza più recente di questa Corte ha ritenuto possano essere in essa ricomprese (ed incluse nella obbligatoria copertura assicurativa della polizza RCA), non tenendo affatto conto dei nuovi principi predicati e della eventuale estendibilità di essi al caso in esame.

5. La sentenza, pertanto, deve essere cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Brescia in diversa composizione, per il riesame della controversia alla luce dei seguenti principi di diritto: a. “integra il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 l’omessa pronuncia su uno o più dei motivi di appello proposti, ove le censure con essi prospettate abbiano per oggetto l’omessa valutazione delle prove dedotte, trattandosi di un difetto di attività del giudice di secondo grado, configurabile come error in procedendo per violazione degli artt. 134 e 112 c.p.c.: particolare rilievo assumono le prove documentali tempestivamente prodotte dalle parti onerate ed, ove l’oggetto della controversia riguardi l’adempimento contrattuale, la valutazione dovrà essere riferita alle clausole negoziali con riferimento a tutte le pattuizioni in esse contenute, secondo le regole generali di cui agli artt. 1362 e 1363 c.c. “; b. “nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’art. 2054 c.c. è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare. Ne consegue che per l’operatività della garanzia per la R.C.A. è necessario il mantenimento da parte del veicolo delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando, invece, indifferente l’uso che in concreto si faccia dell’automezzo, sempreché che rientri in quello proprio rispetto alle sue caratteristiche”.

6. La Corte di rinvio provvederà anche alla correzione dell’errore materiale denunciato ed alla decisione in ordine alla spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso;

cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello Brescia in diversa composizione per il riesame della controversia ed anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.


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