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Canapa legale: legge

21 Gennaio 2019 | Autore:
Canapa legale: legge

Cannabis: quando la coltivazione è legale? Cosa dice la legge sulla canapa legale? Qual è la percentuale di thc consentita?

In Italia c’è il rischio di perdersi all’interno della sterminata mole di leggi in vigore: se ne contano talmente tante che nessuno davvero sa quante siano effettivamente. Da qui il pericolo concreto di non sapere se una condotta sia illecita o meno; prendiamo il caso delle sostanze stupefacenti: detenerle per uso personale non è reato, mentre lo è cederle (anche gratuitamente) ad altre persone. Allo stesso tempo, però, assumere droga può comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa, a meno che il principio psicoattivo non sia contenuto in un farmaco prescritto dal dottore; e la stessa condotta può tramutarsi in reato se, ad esempio, ci si mette alla guida di un’auto. Avrai compreso, dunque, come dalla stessa condotta (assunzione di una sostanza stupefacente) possano derivare una serie di conseguenze non sempre prevedibili per chi non è perfettamente a conoscenza della legge italiana. Se ti ho parlato di sostanze stupefacenti è perché con questo articolo vorrei affrontare il tema della canapa legale: si è scritto molto a proposito, soprattutto dopo che una legge del 2016 ha parzialmente modificato il quadro normativo precedente, rendendo lecita la coltivazione della canapa nel rispetto di determinati requisiti. Come senz’altro saprai, la canapa è una pianta dalla quale è possibile estrarre un determinato tipo di droga: di per sé, però, la canapa (o cannabis) non è illegale e, anzi, lo Stato ne incentiva la coltivazione e la produzione ai fini commerciali. Se quanto appena detto ti interessa e vuoi saperne di più sull’argomento, allora ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme cosa prevede l’ordinamento giuridico italiano in merito alla cannabis e, soprattutto, ti illustrerò qual è la legge sulla canapa legale.

Canapa: cos’è?

Prima di parlarti della legge sulla canapa legale, vorrei spiegarti, in maniera molto semplice, cos’è la canapa. La canapa (o cannabis) altro non è che una pianta, la cui coltivazione è molto diffusa da secoli: da essa, infatti, è possibile ricavare fibre tessili, carta, olio dalla spremitura dei semi, mangime e altri prodotti commestibili per il bestiame.

Il punto è che la cannabis contiene un principio attivo (il tetraidrocannabinolo) che, oltre ad avere proprietà antidolorifiche (non a caso, l’utilizzo terapeutico è, nei casi previsti dalla legge, lecito), ha anche proprietà psicoattive, cioè viene utilizzata come droga: mi riferisco alla ben nota marijuana e all’hashish.

Canapa legale: cosa dice la legge?

Proprio l’ambivalenza della canapa (pianta utilissima nel settore agricolo e industriale, ma allo stesso tempo pericolosa per chi ne utilizza i principi attivi per drogarsi) ha reso necessario l’intervento del legislatore. Secondo la legge italiana [1], è possibile coltivare canapa (cannabis sativa L.) utilizzando sementi registrate nell’Unione europea [2] che abbiano un contenuto massimo di thc (cioè di tetraidrocannabinolo) pari allo 0,6 per cento.

La percentuale di thc nelle piante analizzate può oscillare tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Gli eventuali controlli sono eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore; gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche. Nel caso in cui la percentuale di thc dovesse superare la soglia dello 0,6 per cento, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso è esclusa la responsabilità dell’agricoltore.

Canapa legale: a cosa serve?

Come detto, la canapa può essere utilizzata in maniera perfettamente legale; allo stesso modo, però, le sostanze che è possibile estrarre da essa la rendono una specie di “sorvegliata speciale”. Con la legge che sopra ti ho illustrato, il legislatore intende sostenere e promuovere la coltivazione e la filiera della canapa quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli  e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da rotazione.

Secondo la legge, è ammessa la coltivazione della canapa finalizzata: all’incentivazione dell’impiego e del  consumo finale di semilavorati di canapa provenienti da filiere prioritariamente locali; allo sviluppo di filiere territoriali integrate che valorizzino i risultati della ricerca e perseguano l’integrazione locale e la reale sostenibilità economica e ambientale; alla produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori; alla realizzazione di opere di  bioingegneria, bonifica  dei terreni, attività didattiche e di ricerca; alle coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati; alle coltivazioni destinate al florovivaismo.

Canapa legale: quali prodotti?

Secondo la legge, dalla canapa legale è possibile ottenere: alimenti e  cosmetici; semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico; materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia; materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati.

Canapa legale: occorre autorizzazione?

Secondo la legge sulla canapa legale, non sarebbe necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di thc inferiore al limite sopra indicato: ciò significa che non occorrono comunicazioni alle forze dell’ordine né alcun particolare nullaosta. Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini della semente comprata per almeno dodici mesi e di custodire le fatture di acquisto per il periodo previsto dalla normativa vigente [3].

In realtà, su questo specifico punto occorre essere un po’ più precisi: la legge sulla canapa legale non fa menzione ad alcun tipo di autorizzazione che dovrebbe richiedere colui che intende coltivare la canapa ricompresa nei valori di thc sopra menzionati. Tuttavia, il Ministero delle Politiche Agricole ha suggerito di effettuare ugualmente una segnalazione alle autorità più vicine (carabinieri, polizia, questura, ecc.) indicando il tipo di coltivazione che si intende intraprendere. In pratica, si tratta di una condotta precauzionale dettata dall’esigenza di evitare spiacevoli sorprese: come detto, infatti, la concreta applicazione della legge sulla canapa legale desta ancora molte perplessità.

La segnalazione di coltivazione, poiché non prevista da alcuna norma, può essere fatta in carta semplice, comunicando la tipologia di coltivazione, la quantità di semente acquistata e, eventualmente, allegando copia del cartellino della semente comprata e della relativa fattura.

Canapa legale: si può vendere con thc superiore allo 0,2%?

Come sopra ricordato, la legge sulla canapa legale consente la coltivazione e la produzione di canapa con thc superiore allo 0,2 per cento, con limite di tollerabilità fino allo 0,6 per cento. Nello specifico, la legge dice che, qualora all’esito dei controlli sulla coltivazione il contenuto complessivo di thc risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che  ha  rispettato le prescrizioni  della legge. Gli esami  per  il  controllo  del  contenuto di thc delle coltivazioni devono sempre riferirsi a medie tra campioni di  piante.

Ora, a fronte di un’iniziale interpretazione secondo cui la legge avrebbe legalizzato la cannabis contenente il principio attivo fino allo 0,6 per cento, è sopraggiunta una circolare del Ministero dell’interno [4] con la quale si stabilisce che l’esimente di cui parla la legge (cioè, la tollerabilità sino allo 0,6 per cento di thc) è applicabile solamente ai soggetti cui la legge si rivolge direttamente, e cioè ai coltivatori della cannabis sativa.

Da tanto deriva che, tutti coloro che coltivatori non sono, non possono vendere o fare commercio di prodotti derivanti dalla canapa che posseggono un tenore di thc superiore allo 0,2 per cento. Se tale interpretazione dovesse essere confermata, sarebbe un durissimo colpo per tutti i commercianti che si sono dedicati alla vendita di prodotti derivanti dalla canapa (cosiddetti grow shop). Per costoro, infatti, si riespanderebbero i normali limiti stabilii dal testo unico sugli stupefacenti [5], con possibilità di applicare loro le pene previste per la detenzione o lo spaccio di sostanze stupefacenti.

note

[1] Legge n. 242 del 02.12.2016.

[2] Art. 17 direttiva 2002/53/CE del 13 giugno 2002.

[3] Art. 3, l. n. 242/2016.

[4] Circolare del 31.07.2018.

[5] D.P.R. n. 309/90.

Autore immagine: Pixabay.com


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