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Dove ha la residenza il detenuto

7 Febbraio 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Febbraio 2019



Dove risiede una persona detenuta? Quando è possibile fissare la propria residenza in carcere? I detenuti in attesa di giudizio possono cambiare la residenza?

Chi commette un reato rischia il carcere, soprattutto se si tratta di un delitto particolarmente grave: in tutti gli altri casi, tra sospensione condizionale della pena e affidamento in prova ai servizi sociali, c’è sempre la possibilità di uscirne (relativamente) indenni. Essere condannati in maniera definitiva significa dover trascorrere un determinato periodo di tempo in penitenziario, così come stabilito in sentenza dal giudice: la persona riconosciuta colpevole del reato ascrittole viene accompagnata dalle autorità in carcere, anche ricorrendo alla forza, se necessario. Una volta in prigione, dovrà rispettare le norme stabilite ad hoc dal legislatore per quella particolare realtà: ad esempio, all’interno del carcere verrà valutata la sua condotta ai fini della concessione di qualche misura alternativa, oppure gli sarà consentito di dedicarsi a qualche attività lavorativa ai fini del reinserimento sociale. In prigione, però, si finisce anche senza essere stati condannati: è il caso dell’applicazione delle misure cautelari e, nello specifico, della custodia in carcere, che obbliga l’indagato/imputato a stare in cella senza che sia stata pronunciata una sentenza a lui sfavorevole. Oltre alle inevitabili conseguenze di ordine pratico immediatamente percepibili (chi sconta la reclusione non può abbandonare il carcere, se non ottenendo dei permessi speciali per motivi straordinari, quali quelli di salute), alla detenzione conseguono altri effetti non subito riscontrabili: ad esempio, non abitando più in casa sua, il condannato, di fatto, non è più residente presso la propria abitazione. Questo aspetto, a prima vista poco o nient’affatto rilevante, in realtà può essere importante, ad esempio per beneficiare dei servizi sociali presenti sul territorio e rivolti solamente ai residenti. Con questo articolo vorrei parlarti proprio di questo aspetto, cioè della residenza del detenuto. Se l’argomento ti interessa e hai cinque minuti di tempo, ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme dove ha la residenza il detenuto.

Residenza detenuto non condannato: cosa dice la legge?

Come detto poc’anzi, se una persona è condannata per un grave delitto, dovrà scontare la propria pena in carcere: fisicamente, quindi, verrà prelevata dalle forze dell’ordine e trasportata presso il penitenziario presente sul territorio. Ciò comporta, ovviamente, l’abbandono della propria abitazione e, se l’istituto non si trova nella propria città, anche il trasferimento in altro Comune. Come si ripercuote tutto questo sulla residenza anagrafica del detenuto?

Ebbene, a proposito della residenza del detenuto, la legge opera una differenza a seconda che lo stesso si trovi in carcere in attesa di giudizio oppure perché stia scontando una pena definitiva: nel primo caso, non deve essere effettuata, né d’ufficio, né a richiesta dell’interessato, l’iscrizione anagrafica nel comune, per trasferimento di residenza, del detenuto in attesa di giudizio [1]. In pratica, colui che si trova in carcere in via cautelare non deve modificare la propria residenza, né può farlo qualcun altro in sua vece. La legge, quindi, considera la condizione del detenuto non condannato alla stregua di una situazione provvisoria e non definitiva e, perciò, non occorre chiedere il cambio di residenza.

A quanto appena detto fa eccezione il caso in cui a trasferirsi sia l’intera famiglia della persona detenuta in attesa di giudizio: in questa ipotesi, la legge dice che il trasferimento di residenza della famiglia in altro comune comporta, di regola, anche il trasferimento di residenza dei componenti della famiglia stessa eventualmente assenti perché, ad esempio, ristretti in carcere.

Residenza detenuto condannato: cosa dice la legge?

Finora abbiamo visto dove ha la residenza il detenuto in attesa di giudizio: per la legge, la residenza non va modificata se non è intervenuta alcuna sentenza di condanna. Ma cosa accade, quando, al contrario, la persona è stata condannata? Dove ha la residenza il detenuto riconosciuto colpevole con provvedimento del giudice? Ebbene, il detenuto che è stato condannato, anche se non in maniera definitiva (ad esempio, con sentenza di primo grado ancora appellabile), ha diritto a richiedere il cambio di residenza, fissandolo appunto nel luogo ove sta scontando la pena.

Si badi bene: il cambio di residenza per il detenuto condannato è un diritto, non un obbligo. Questo significa che il detenuto ha il diritto di conservare la propria residenza nel luogo ove abitava prima di essere rinchiuso. Questo accade perché la detenzione non è uno stato volontario, ma coattivo, obbligato: il soggetto che sta in carcere vi sta contro la sua volontà, in ottemperanza ad un precetto di legge.

Residenza ex detenuti senza dimora: qual è?

Ti ho spiegato dove ha la residenza il detenuto; devi sapere, però, che eccezionalmente è possibile fissare la propria residenza in carcere anche dopo aver scontato la pena: ed infatti, molti Comuni d’Italia consentono ad un numero limitato di ex detenuti senza più dimora di conservare la propria residenza in carcere anche dopo aver acquistato la libertà. Si tratta di ipotesi eccezionali, consentite solamente nel caso in cui il detenuto abbia soggiornato a lungo dietro le sbarre e, all’uscita, non sappia più dove andare. Si tratta, poi, di una residenza provvisoria, nel senso che si provvede alla cancellazione d’ufficio decorso un determinato lasso di tempo.

Residenza detenuto: come funziona?

Tirando le somme di quanto detto, alla domanda «Dove ha la residenza il detenuto» possiamo così rispondere:

  • il detenuto in attesa di giudizio conserva la propria residenza originaria, non potendo trasferirla nel luogo ove è ristretto;
  • il detenuto condannato (anche in via non definitiva) ha diritto di chiedere il cambio di residenza, fissandola nel Comune ove sconta la pena. Si tratta tuttavia di una facoltà, non di un obbligo.

note

[1] Art. 8, D.p.R. n. 223 del 30.05.1989.

Autore immagine: Unsplash.com


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