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Patologie alimentari: elenco

21 Gennaio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini


Patologie alimentari: elenco

> Salute e benessere Pubblicato il 21 Gennaio 2019



Una gamma crescente di nuove tipizzazioni che dal 2014 anche in Italia hanno visto la luce. Un passo ulteriore verso una terapia mirata .

“In carne e ossa” [1] è il titolo di un film datato 2008 dove viene posta sotto alla luce dei riflettori, con delicatezza e speranza, una storia di anoressia e di rinascita psicologica. Una malattia non immediatamente visibile che affonda le sue radici nel mondo sotterraneo della psiche. Nella finzione filmica sarà proprio il giovane psichiatra Francois, coinvolto dalla coppia di genitori per una diagnosi sulla figlia Viola, a rivelare che “l’anoressia è solo l’aspetto più visibile” di ben altro “sottobosco”. In questa riduzione cinematografica il sottobosco è quello di una incomunicabilità diffusa tra coniugi, ma anche con la figlia in perenne credito di affetto. L’arrivo dello psichiatra nella villa di famiglia, sconvolgerà il già precario “equilibrio”, ma sarà anche l’occasione per sollevare lo spesso velo calato sulle pseudo-relazioni che hanno stigmatizzato i ruoli fissi dei tre componenti e dove alla figlia, inutile dirlo, è stato assegnato lo status di “malata”. Un ruolo dal quale però la ragazza sarà destinata ad emanciparsi grazie anche a Francois. Una finzione filmica che racchiude in sé un po’ tutti i componenti che spesso si rintracciano nelle vite di chi soffre di disturbi dell’alimentazione. Di questa triade, la punta dell’iceberg è rappresentata dalla persona che si ammala, a seguire: il contesto familiare spesso carente di una sana comunicazione affettiva e da ultimo, seppur solo in ordine cronologico, la figura di supporto. Non stupirà sapere che i disturbi legati all’alimentazione colpiscono spesso la fascia dei giovani adolescenti considerati più fragili. Non a caso l’attenzione dei clinici verso queste forme di comportamenti scorretti e patologici verso il cibo, ha portato a significativi mutamenti. Pertanto se anche tu sei intenzionato a saperne di più, continua a seguire questo articolo dedicato alle patologie alimentari: elenco delle novità che sono state introdotte a cavallo tra il 2013 e il 2014 in materia di disturbi dell’alimentazione. Un significativo cambio di passo verso ciò che non può più essere sottovalutato o, peggio ancora, misconosciuto.

Quando il cibo può diventare una croce?

Se, in linea di massima, è vero che spesso il cibo è una tre le gioie della vita, è altrettanto vero che in determinate situazioni, può diventare una sorte di croce e delizia e in altre una vera e propria croce. Concentrandoci su quest’ultima eventualità, vediamo di sgomberare subito il campo da ciò che non rientra nella dizione di patologia alimentare. Se ancora non hai sentito parlare di M.T.A., sappi che con questo acronimo ci si intende riferire alle “malattie trasmissibili con gli alimenti” in merito alle quali puoi trovare dettagli qui.

Del pari, non è da considerarsi vera e propria patologia alimentare nemmeno la cosiddetta cattiva alimentazione di cui già abbiamo avuto modo di occuparci. Tutto ciò premesso, il binomio che intendiamo approfondire ora è quello che lega l’alimentazione scorretta e le malattie ad essa correlate, focalizzando l’attenzione sulle novità sopraggiunte in ambito di elencazione clinica delle patologie legate a nutrizione ed alimentazione

DSM 5: cosa s’intende con questa sigla?

La sigla si riferisce alla terminologia di matrice inglese “diagnostic and statiscal manual of mental disorders” vale a dire “manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”. Che c’azzeccano i disturbi mentali con i disturbi alimentari? Verrebbe da chiedersi ad un prima lettura frettolosa. La risposta è presto data. “I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione – è lo stesso manuale a dichiarare – sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o da comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”. Per cui sia i disturbi dell’alimentazione aventi carattere permanente, sia alcuni comportamenti collegati all’alimentazione, da qualche anno, rientrano nella casistica dei disturbi mentali.

Quel 5 posta al termine dell’acronimo DSM, cosa sta a significare? Molto brevemente, il 5 è la sigla numerica con cui si identifica l’edizione del manuale e i cambiamenti approvati e pubblicati a partire dal 2013, “entrati in vigore” anche in Italia nel 2014.

Criteri di classificazione seguiti nel DSM

Premesso che a chi si trova a seguire da vicino le persone affette da disturbi mentali potrebbero drizzarsi i capelli in testa, nel sentire ridurre la persona ad una sigla, o ad un numero, riteniamo comunque utile fornire i seguenti dettagli, come semplici linee d’indirizzo, ben consapevoli che le persone sono più di una certificazione e di una malattia. Ne va del patto che lega il terapeuta e la persona che a lui si affida per un cammino di crescita personale.

Ciò detto, la classificazione delle malattie psichiatriche, comprese quelle di carattere alimentare, è basata sulla cosiddetta sintomatologia ed ha natura:

  • nosografica: prescindedalle caratteristiche peculiari di ciascun singolo individuo/paziente;
  • ateoretica: cioè non tiene conto di teorie o scuole con specializzazione psichiatrica;
  • statistica: cioè effettuata in base alla diversa frequenza nelle patologie.

Pica

Ciò che caratterizza questo specifico disturbo è l’ingestione di una o più sostanze prive di apporto nutritivo e non alimentari, per un periodo di almeno un mese. Le sostanze a cui si intende alludere potrebbero includere: carta, capelli, sapone ecc.

Testualmente l’inclusione dell’aggettivo “non nutritive” riferito alle sostanze, è stato espressamente voluto al fine di evitare che la diagnosi di pica possa venire applicata quando siano ingeriti prodotti alimentari che hanno un contenuto nutrizionale minimo.

Inoltre, l’ingestione di sostanze non nutritive e non alimentari deve anche essere inappropriata rispetto al livello di sviluppo raggiunto dalla persona, quindi un conto è che sia un bambino di pochi mesi ad ingerire pezzetti di carta, un altro conto è che sia un adulto.

Disturbo di ruminazione

Il disturbo di ruminazione si manifesta tramite rigurgiti di cibo, per un periodo sufficientemente prolungato. Per far sì che sia giustificabile un’attenzione clinica, devono potersi escludere altre condizioni, quali ad esempio quelle gastrointestinali, sufficienti da sole a determinare un rapporto di causa ed effetto con lo spiacevole disturbo della cosiddetta ruminazione. Attenzione però a cadere nella facile trappola delle autodiagnosi, sconsigliabili sempre e comunque.

Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo

Questo disturbo, riscontrabile anche negli adulti, è l’evitamento o la restrizione dell’assunzione di cibo. Tra i motivi principali:

  • l’apparente mancanza d’interesse per il cibo;
  • l’evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo medesimo;
  • le preoccupazioni per le conseguenze avversive del mangiare.

In stretta connessione con le situazioni di cui sopra:

  • la perdita di peso significativa o il fallimento nel raggiungere l’aumento di peso atteso (se magari la persona si trova nella fase di crescita);
  • un deficit nutrizionale d’impatto significativo;
  • la dipendenza da strumenti nutrizionali aggiuntivi o da supplementi orali;
  • l’interferenza con il funzionamento del soggetto a livello psicosociale.

Anoressia nervosa

Vi rientrano i casi di assunzione ridotta di calorie, al limite della sopravvivenza, tale da portare ad un peso corporeo significativamente basso in considerazione di età, sesso, e fase di sviluppo.

Altri elementi che si associano ai drastici cali di peso dell’anoressia, anche:

  • l’intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi;
  • la visione alterata nella percezione del peso e della forma del proprio corpo;
  • un basso livello di autostima;
  • la mancanza di riconoscimento della gravità della situazione connessa al sottopeso.

Bulimia nervosa

La bulimia è ciò che nel linguaggio corrente prende il nome di abbuffata. Per cui gli elementi che caratterizzano questo disturbo sono:

  • il mangiare molto più rapidamente del normale;
  • il mangiare per un determinato e prolungato periodo di tempo (per es. due ore) fino a sentirsi spiacevolmente pieni;
  • l’assunzione di una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili;
  • lo stato di solitudine in cui si verifica l’evento;
  • il senso di vergogna associata all’evento che si accompagna anche al disgusto per se stessi e a marcati sensi di colpa dopo l’episodio;
  • la sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad esempio, la persona può avere la percezione di non essere in grado di smettere di mangiare o di non sapere controllare cosa o quanto sta ingerendo).

Disturbo da alimentazione incontrollata

Il disturbo da alimentazione incontrollata è la traduzione italiana del termine binge eating disorder (il cui acronimo è B.E.D.).  Tale malattia si caratterizza per la presenza di crisi bulimiche per cui le persone che ne soffrono hanno mediamente un peso maggiore, una maggiore frequenza di sovrappeso o obesità, ma non sono “semplicemente” persone obese. Anche in questo caso, al disturbo di carattere alimentare si associa una maggiore presenza di sintomi psichiatrici che non si riscontra invece nelle persone “semplicemente” sovrappeso.

Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con specificazione

Questa categoria comprende i casi in cui si è in presenza di sintomi caratteristici di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione tali da causare un significativo disagio o un danno nel funzionamento sociale, occupazionale o in altre importanti aree, senza però soddisfare a pieni i criteri individuati per le classificazioni di cui sopra. Più semplicemente ricorre questa situazione quando il clinico ritiene di scegliere di comunicare le ragioni specifiche per cui la situazione di specie non soddisfa i criteri per un disturbo “codificato” della nutrizione e dell’alimentazione.

E’ questo ad esempio il caso in cui il medico dovesse registrare “disturbo della nutrizione e dell’alimentazione con altra specificazione” seguito dalla ragione specifica (per esempio, “bulimia nervosa a bassa frequenza”). Il fatto che il disturbo bulimico si presenti con una bassa frequenza porterebbe ad escludere la classificazione del caso all’interno della categoria “bulimia nervosa”, mentre lo inscriverebbe in questa diversa macroarea.

Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione

In quest’ultima categoria, che potremmo definire “di chiusura”, prendendo in prestito l’espressione dal lessico giuridico, rientrerebbero tutte quelle situazioni in cui non sarebbero presenti sufficienti informazioni per redigere una diagnosi specifica come da classificazione di cui sopra.

Un esempio di questa situazione potrebbe essere quella di un setting di proprio soccorso, dove cioè il clinico percepisce che la persona che si trova davanti è sì affetta da un qualche disturbo della nutrizione o dell’alimentazione, ma al contempo non riesce a procedere con una diagnosi per mancanza di sufficienti elementi.

Una gamma di sfumature dunque sempre più sottile per definire le patologie alimentari che, dalla manualistica di settore, ci si augura possa trasferirsi nell’approccio terapeutico sempre più mirato alla singola persona.


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] “In carne e ossa” con la regia di Christian Angeli. Italia 2008.


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