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I requisiti del contratto e la sua nullità

9 Febbraio 2019
I requisiti del contratto e la sua nullità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Febbraio 2019



I requisiti essenziali del contratto sono l’accordo, la causa, l’oggetto e la forma e la mancanza di anche uno solo di questi dà luogo a nullità, imprescrittibile e rilevabile d’ufficio dal giudice.

Il contratto è la maggiore manifestazione dell’autonomia negoziale dei privati, in quanto consente a questi di regolare i propri interessi patrimoniali nel modo ritenuto più adeguato alle proprie esigenze. Tale libertà negoziale, tuttavia, non è illimitata, dal momento che il Codice civile stabilisce i requisiti del contratto e la sua nullità in caso di inosservanza. In altre parole, il legislatore scompone il contratto in quattro elementi essenziali[1] – accordo, causa, oggetto e forma – e prevede che ciascuno di essi debba rispondere ad alcuni principi fondamentali di applicazione generale. Di conseguenza, ove risulti essere mancante anche uno solo di questi quattro requisiti, il contratto è affetto da un difetto genetico insanabile che fa scattare la più grave forma di invalidità: la nullità.

L’accordo

Il contratto è concluso solo quando si realizza l’incontro di volontà delle parti: alla volontà manifestata da uno dei due soggetti del rapporto deve corrispondere la volontà della controparte.

Generalmente, la conclusione del contratto avviene a seguito dello scambio di una proposta e di un’accettazione [2]. Tale scambio può avvenire in forma orale (anche al telefono), così come in forma scritta, con qualsiasi mezzo idoneo allo scopo (la volontà può essere manifestata utilizzando come mezzo, ad esempio, una lettera, una email così come a mezzo fax).

La risposta del soggetto che riceve la proposta, per valere come accettazione, deve manifestare un’adesione totale alle condizioni previste dal proponente, in caso contrario vale come nuova proposta.

Un esempio aiuterà a chiarire il concetto: se Tizio invia una email a Caio dicendogli di volere vendere il suo tablet per 100€, la risposta di Caio di volerlo sì acquistare, ma per 80€, non potrà mai valere come accettazione, piuttosto avrà lo stesso valore di una nuova proposta. Il contratto in tal caso sarà concluso ove Tizio dovesse accettare la proposta di Caio di vendergli il tablet al minor prezzo da questi proposto (80€).

L’accordo può anche concludersi tacitamente quando le parti con il loro comportamento fanno intendere di aver voluto concludere il contratto. In questi casi si parla di comportamento concludente. Sono ipotesi di comportamento concludente prelevare dei beni ad un self service oppure salire su un autobus: in entrambi casi, col proprio comportamento, il soggetto manifesta la volontà di acquistare il bene o stipulare il contratto di trasporto alle condizioni prestabilite da chi vende il bene/presta il servizio di trasporto.

In determinati casi, il legislatore richiede che i contraenti concludano il contratto espressamente (come nell’ipotesi in cui un creditore dichiari di rinunciare all’ipoteca) per ragioni di certezza.

La proposta contrattuale generalmente può essere revocata fino a che il contratto non è concluso, cioè fino a quando il proponente non abbia avuto notizia dell’accettazione.

Il proponente, tuttavia, può anche vincolarsi a tenere ferma la proposta contrattuale per un dato periodo di tempo [3]. È evidente il vantaggio per il destinatario della proposta: sarà libero di valutare la proposta contrattuale con la certezza però che nel frattempo la proposta non subisca alcuna modifica o venga revocata.

La causa

La causa costituisce la ragione del contratto, vale a dire l’interesse concreto o, per meglio dire, lo scopo ultimo che le parti perseguono con la sua conclusione. In assenza di una giustificazione, di conseguenza, il contratto non può sorgere.

L’esempio classico è la causa giustificatrice del contratto di compravendita, la cui funzione è lo scambio di una cosa contro il pagamento di un prezzo. In tal caso, da un lato, il venditore si obbliga a consegnare il bene, dall’altro l’acquirente si obbliga a pagare il prezzo pattuito. È evidente che l’obbligazione di ciascuna parte trova giustificazione nell’obbligazione dell’altra; ove mancasse una delle due obbligazioni, invece, il contratto sarebbe privo di una valida giustificazione causale.

Il contratto di compravendita rientra nella categoria degli atti a titolo oneroso, vale a dire contratti che impongono un sacrificio economico di una parte al fine di realizzare il vantaggio dell’altra (il pagamento del prezzo va ad arricchire il venditore). Accanto a tale categoria di atti è possibile individuare la categoria degli atti a titolo gratuito.

I contratti a titolo gratuito si connotano per il fatto che uno dei soggetti si impoverisce ma non riceve nessuna prestazione dalla sua controparte. Tuttavia, il contratto non è privo di giustificazione. Chi compie una simile azione può essere spinto da diversi motivi: può volerne ricavare un vantaggio indiretto (offrire un passaggio ad un cantante perché si ha interesse che questi si esibisca nel proprio locale) o vuole semplicemente arricchire l’altro (come nel caso della donazione).

Da quanto fino ad ora detto, emerge che i contratti già tipizzati dal legislatore hanno tutti una causa predeterminata. Il problema si pone per i contratti atipici, quei contratti creati liberamente dalle parti nell’esplicazione della loro autonomia contrattuale [4].

Il problema fondamentale che si pone in tali casi è comprendere se i contratti atipici siano o meno sorretti da una valida giustificazione causale che li rende meritevoli di tutela. Il controllo è rimesso al giudice, il quale deve vagliare la conformità della causa ai principi posti dall’ordinamento giuridico nell’interesse della parte più debole del rapporto.

L’autonomia negoziale delle parti può spingersi fino al punto di combinare la disciplina di diversi tipi contrattuali previsti dal legislatore. In questi casi si dà vita ad un contratto a causa mista. Un esempio è il contratto di portierato, in cui il contratto di locazione si combina con il contratto di lavoro.

L’oggetto

L’oggetto è il diritto, reale o di credito, di cui dispongono le parti e su cui ricadono quindi gli effetti del contratto.
Sempre richiamando l’esempio della compravendita, in questo caso gli oggetti del contratto sono ben due: il bene da trasferire e la somma di denaro da dare in cambio.

L’oggetto del contratto deve essere possibile, lecito, determinato o determinabile [5].

La possibilità può essere intesa in una duplice veste, materiale o giuridica. L’oggetto non è dunque materialmente possibile se inesistente (si vende un quadro che è stato distrutto) o se la prestazione non è eseguibile (si dà in locazione un immobile demolito).

Non rientrano nella nozione di impossibilità, invece, i beni futuri [6], i quali possono costituire l’oggetto di un contratto. Si può acquistare, ad esempio, un appartamento situato in un edificio da costruire.

Si ravvisa impossibilità in senso giuridico, invece, quando il contratto ha ad oggetto un bene demaniale (un bene che può appartenere solo allo Stato) o un bene fuori commercio (non si può vendere un rene o un’altra parte del corpo).

L’oggetto deve essere lecito, conforme cioè alle norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume.
Mentre il contrasto con le norme di legge è un’ipotesi che non necessita di spiegazioni in quanto bisogna solo operare un raffronto tra il contenuto del contratto e la norma di legge inderogabile (non si può stipulare un contratto con cui ci si accorda per corrompere un pubblico ufficiale), i concetti di ordine pubblico e buon costume sono più sfuggenti.

L’ordine pubblico è costituito dall’insieme dei principi ricavabili dalle leggi scritte su cui si fonda l’intero ordinamento giuridico ed è quindi legato pur sempre al diritto positivo; al contrario, il buon costume implica una valutazione di moralità e onestà del comportamento imposto dal contratto e tale valutazione è inevitabilmente soggetta a mutamenti nel corso del tempo.

L’oggetto del contratto deve essere altresì determinato o determinabile.

Il contratto non può avere ad oggetto un bene non determinato (non puoi acquistare un bene a caso da un soggetto). La certezza dei rapporti giuridici impone che il contratto abbia come oggetto un bene chiaramente identificato o, almeno, determinabile. In quest’ultimo caso è necessario che ci siano dei criteri che permettono di identificare esattamente la prestazione, come dei listini per l’individuazione del prezzo di vendita.

Il contratto è determinabile anche se viene affidato ad un terzo [7] il compito di determinare l’oggetto del contratto. Generalmente il terzo viene scelto in quanto è un esperto in uno specifico settore e le parti si rimettono al suo equo apprezzamento.

La forma

I requisiti fino ad ora esaminati sono necessari ma non sufficienti per la valida costituzione del contratto.
L’ultimo requisito fondamentale è un requisito puramente formale, ossia il modo in cui il contratto viene esternato e portato a conoscenza.

L’ordinamento giuridico riconosce il principio di libertà delle forme, salvo eccezioni motivate da preminenti interessi pubblici. Ciò che conta quindi è che il contratto sia conoscibile da parte di altri soggetti, non importa il modo con cui l’obiettivo sarà raggiunto.

I contratti possono essere conclusi tacitamente o in forma espressa, in tale ultimo caso possono essere contratti verbali o scritti. La forma scritta può essere riconducibile all’atto pubblico (redatto da un pubblico ufficiale o da un notaio) o alla scrittura privata.

Come già affermato, in alcuni casi il legislatore deroga al principio di libertà delle forme e impone la forma scritta [8] per tutelare particolari interessi, come la certezza del diritto, o per richiamare l’attenzione dei contraenti sull’importanza del contratto che si accingono a stipulare. Quest’ultima ragione, in particolare, è riscontrabile nel contratto di donazione, in cui il legislatore, imponendo la forma scritta e la presenza di testimoni durante la stipulazione innanzi ad un notaio, intende richiamare l’attenzione del donante che si sta spogliando dei suoi beni gratuitamente sull’importanza dell’atto che sta compiendo (si parla in tal caso di forma solenne).

Se la forma scritta non è rispettata, il contratto è irrimediabilmente nullo per esplicita previsione della legge.
In altri casi ancora, infine, la legge prescrive la forma scritta solo a fini probatori (ad esempio, la forma scritta è richiesta per il contratto di assicurazione).

La nullità 

Nel caso in cui manchi anche solo uno dei requisiti richiamati, il Codice civile prevede la nullità [9] del contratto.
Ad esempio, quindi, mancherà l’accordo se manca una seria volontà alla base delle dichiarazioni (la dichiarazione è fatta, ad esempio, da un attore che recita un copione) o se non sono osservate le prescrizioni di forma imposte dalla legge.

La nullità è la più grave forma di invalidità del contratto e ciò si ripercuote sul regime giuridico applicabile in questi casi.

La nullità, infatti, può essere fatta valere in giudizio senza limiti di tempo in quanto imprescrittibile [10] e chiunque può agire affinché venga accertata [11], purché vi abbia interesse. Non è possibile che un qualsiasi cittadino totalmente estraneo alla vicenda agisca per far accertare tale nullità: è comunque necessario, alla luce dei principi che reggono il sistema processuale, che il soggetto vanti un interesse all’eliminazione di un atto che risulta essere per lui dannoso.

Inoltre, la nullità può essere rilevata anche dal giudice senza bisogno di una domanda di parte (ad esempio, se una parte agisce in giudizio per chiedere l’adempimento del contratto, il giudice deve dichiarare la nullità del contratto se questa emerge dagli atti) e, anche nel caso in cui questi non la rilevi, può essere sempre opposta in via d’eccezione dalle parti (richiamando l’esempio appena fatto, se Tizio agisce in giudizio perché vuole che Caio adempia il contratto, Caio per difendersi può sollevare l’eccezione di nullità del contratto).

note

[1] Art. 1325 cod. civ.

[2] Art. 1326 cod. civ.

[3] Art. 1329 cod. civ.

[4] Art. 1322 cod. civ.

[5] Art. 1346 cod. civ.

[6] Art. 1348 cod. civ.

[7] Art. 1349 cod. civ.

[8] Art. 1350 cod. civ.

[9] Art. 1418 cod. civ.

[10] Art. 1422 cod. civ.

[11] Art. 1421 cod. civ.


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