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Indennità di accompagnamento

27 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Gennaio 2019



L’indennità di accompagnamento è un sostegno economico pagato dall’Inps: tutto quello che occorre sapere per il suo riconoscimento anche alla luce del sistema semplificato 2019 introdotto per gli over 65.

Tua nonna ha bisogno della badante e vuoi farle riconoscere l’indennità di accompagnamento? Tuo padre è stato ricoverato in ospedale e ti stai domandando se può continuare a percepire l’accompagnamento? Tuo figlio è affetto da sindrome di Down. Gli spetta l’indennità di accompagnamento? Lavarsi, vestirsi, fare la spesa, cucinare sono azioni che, con l’età avanzata o in presenza di una grave disabilità, alcune persone non sono più in grado di compiere da soli. Proprio per venire incontro a queste necessità il legislatore italiano ha previsto l’indennità di accompagnamento, cioè un contributo economico che viene corrisposto dall’Inps in favore di determinati soggetti, i quali si trovano in particolari situazioni previste dalla legge [1]. Spetta infatti, alle persone dichiarate totalmente invalide a causa di minorazioni fisiche o psichiche per le quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita. Più precisamente per le persone aventi fra i 18 e i 65 anni occorre che sia certificato un grado di invalidità civile pari al 100% mentre per i minorenni e gli ultrasessantacinquenni (intendendo per tali coloro che hanno più di 66 anni e 7 mesi) questa percentuale non è necessaria non potendo dimostrare e presumere dai suddetti una capacità di lavoro. Di conseguenza è sufficiente che essi abbiamo una difficoltà di deambulare da soli o che necessitino di assistenza continua perché incapaci di svolgere i comuni atti della vita quotidiana. In presenza di dette condizioni, pertanto, tale prestazione previdenziale viene riconosciuta indipendentemente dal reddito personale e dall’età della persona che ne ha fatto richiesta. La ragione per la quale il legislatore italiano ha previsto l’indennità di accompagnamento è da rintracciarsi altresì, nella necessità di diminuire la spesa sociale e di assicurare al contempo, a un numero di persone sempre maggiore, un’assistenza dignitosa. Si vuole così favorire l’assistenza domiciliare dell’invalido, sostenendone il nucleo familiare ed evitando il ricovero in ospedale. Inoltre, si solleva la Stato da oneri e costi più gravosi della concessione dell’indennità.

I requisiti richiesti per il riconoscimento dell’indennità di frequenza

Hanno diritto all’indennità di accompagnamento gli invalidi civili che hanno ottenuto il riconoscimento di una invalidità totale e permanente al 100% aventi un’età compresa tra i 18 e i 65 anni nonché i minorenni e gli over 65 che:

  • si trovino nell’impossibilità di deambulare autonomamente senza l’aiuto di un accompagnatore oppure a compiere gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua. In questo senso non rileva solo l’impossibilità a camminare ma anche la patologia psichica che non consente di lasciare l’invalido da solo a casa. Il semplice uso del bastone non consente di chiedere l’accompagnamento;
  • hanno la cittadinanza italiana oppure sono cittadini stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del comune di residenza o ancora sono cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno da almeno un anno;
  • hanno la residenza stabile ed abituale in Italia.

L’indennità di accompagnamento spetta anche:

  • ai ciechi assoluti;
  • alle persone che sono sottoposte a chemioterapia o a altre terapie in regime di day hospital e che non possono recarsi da sole all’ospedale;
  • alle persone affette dal morbo di Alzheimer e dalla sindrome di Down, alle persone affette da epilessia, sia a coloro che subiscono attacchi quotidiani, sia a coloro che abbiano solo di tanto in tanto le cosiddette “crisi di assenza”;
  • a coloro che, pur capaci di compiere materialmente gli atti elementari della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, pulirsi), necessitano di accompagnatore perché sono incapaci (in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva e cognitiva, addebitabili a forme avanzate di stati patologici) di rendersi conto della portata dei singoli atti che vanno a compiere e dei modi e dei tempi in cui gli stessi devono essere compiuti.

Indennità di accompagnamento e ricovero

In alcune ipotesi l’indennità di accompagnamento è esclusa, nonostante la presenza dei requisiti prescritti dalla legge per poterne beneficiare.

Più specificatamente si tratta dei casi in cui il soggetto che ne avrebbe diritto, si trova ricoverato in strutture sanitarie con retta a carico dello Stato o di altro ente pubblico o ricoverato in reparti di lungodegenza o riabilitativi.

In questi casi l’indennità di accompagnamento viene sospesa potendo essere ripristinata al momento della cessazione del ricovero. Il ricovero in strutture pubbliche a totale carico dello Stato infatti, non costituisce un ostacolo al riconoscimento dell’indennità bensì alla sua erogazione per il tempo in cui la persona disabile rimane ricoverata in tali strutture.

Di tutti i periodi di ricovero, ai fini della sospensione, si terrà conto soltanto di quelli pari o superiori a 30 giorni.

Se il ricovero è a pagamento, cioè l’interessato corrisponde tutta la retta, oppure ne versa solo una parte e l’altra parte è a carico dell’ente pubblico, l’indennità di accompagnamento non può essere sospesa.

Anche nell’ipotesi di ricovero in ospedale, il beneficio non potrà essere sospeso dove si dimostri che le prestazioni assicurate dall’ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme si assistenza di cui il paziente necessita.

L’indennità di frequenza inoltre, continua ad essere corrisposta durante i periodi di ricovero per terapie contingenti di durata connessa al decorso della malattia.

Incompatibilità dell’indennità di accompagnamento

L’indennità di accompagnamento è incompatibile con prestazioni simili erogate per cause di servizio, lavoro o guerra, salvo la possibilità di scegliere per il trattamento più favorevole.

Ad esempio Tizio percepisce una pensione con riconoscimento della causa di servizio.

Egli potrà scegliere tra questo trattamento (pensione per causa di servizio) e l’indennità di accompagnamento, qualora ne abbia i requisiti per il riconoscimento, ed optare per beneficio per lui più favorevole.

L’indennità di accompagnamento è invece, compatibile con lo svolgimento di una attività lavorativa sia autonoma sia dipendente e con la titolarità di una patente speciale. Inoltre, si potrà cumulare con la pensione di inabilità, con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i non vedenti totali o parziali.

Facciamo un esempio. Tizio è un portatore di handicap che per deambulare ha bisogno di una carrozzella. Essendo stato riconosciuto invalido al 100%, percepisce dall’Inps la pensione di inabilità. Potrà contestualmente beneficiare anche dell’indennità di accompagnamento qualora non riesca da solo a compiere gli atti quotidiani della vita senza l’aiuto di un assistente.

L’indennità di accompagnamento non è subordinata a limiti di reddito, è indipendente dall’età della persona e dalla composizione del nucleo familiare, non è reversibile, nel senso che non si trasmette agli eredi dopo la morte dell’invalido.

Esempio: Tizio percepisce una pensione di € 1.300,00 mensili, ciò nonostante essendo stato riconosciuto inabile al 100% a causa di una malattia psichica e avendo bisogno di un’assistenza continua, potrà richiedere il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento.

La procedura per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento

La procedura per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento si compone di due fasi: una amministrativa ed una sanitaria.

Per l’ottenimento dell’indennità di accompagnamento è necessaria la preventiva verifica dei requisiti sanitari richiesti dalla legge per il riconoscimento.

Tale verifica viene effettuata dalle commissioni mediche legali presenti nelle sedi Inps.

Pertanto, il richiedente deve innanzitutto farsi rilasciare dal proprio medico curante il “certificato medico introduttivo”.

A questo proposito si faccia bene attenzione affinché tale certificazione medica comprovante la minorazione, riporti una diagnosi chiara e precisa e la dichiarazione esplicita dello stato del dichiarante, che deve essere definito “persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure “persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”.

Sul certificato medico introduttivo è riportato un codice da inserire nella domanda di accertamento sanitario da inviare all’Inps.

Infatti, il passo successivo è quello dell’inoltro della domanda all’Inps a cui si può provvedere telematicamente:

  • personalmente accedendo al sito dell’Inps muniti di codice fiscale e del PIN o con le credenziali Spid, attraverso il servizio “invalidità civile- procedure per l’accertamento del requisito sanitario (InvCiv2010);
  • oppure rivolgendosi ad un patronato o alle associazioni di categoria dei disabili (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

Questi referenti sono a disposizione anche per dare tutte le informazioni di base, reperibili direttamente sul portale dell’Inps.

Non è possibile sbrigare le pratiche agli sportelli territoriale dell’ente previdenziale con gli strumenti tradizionali.

Una volta ricevuta la domanda l’Inps convoca il richiedente dinanzi alla commissione medico-legale per essere visitato e valutato.

Alla fine degli accertamenti medici l’Ente previdenziale provvede ad inviare al richiedente il verbale definitivo tramite raccomandata A/R o all’indirizzo PEC, se fornito dall’utente.

Tale verbale potrà essere di accoglimento con conseguente riconoscimento della minorazione o di rigetto della domanda di indennità di accompagnamento.

Nel primo caso, il cittadino deve presentare il modulo AP70 utilizzando il servizio Invalidità civile – Invio dati socio-economici e reddituali per la concessione delle prestazioni economiche. Viene invitato cioè ad inserire on-line una serie di dati richiesti (ad esempio il proprio reddito, l’eventuale ricovero a carico dello Stato, la frequenza di centri di riabilitazione, le coordinate bancarie, ecc.).

Tutte queste informazioni finiscono nella banca dati dell’Inps e completano il profilo della persona ai fini dell’invalidità civile. Anche in questa fase il cittadino può farsi assistere da un patronato oppure da un’associazione o da altro soggetto abilitato.

L’iter si conclude pertanto, con l’erogazione della prestazione (indennità di accompagnamento), la quale inizia a decorrere dal mese successivo alla data di presentazione della domanda di accertamento sanitario.

Tuttavia in via eccezionale ed in base alla documentazione clinica visionata, la commissione medico-legale può indicare una data diversa per la decorrenza.

A quanto ammonta l’indennità di accompagnamento?

Per il 2019 l’importo dell’indennità è di 517,84 euro per 12 mensilità indipendentemente dall’età e dal reddito del beneficiario.

Per le persone non vedenti la somma ammonta ad € 921,13 per 12 mensilità.

L’importo è esente da IRPEF, cioè non è tassato e resta fuori dall’ISEE [2].

I minori titolari di indennità di accompagnamento

Se a percepire l’indennità di accompagnamento è un minore, la prestazione riservata agli adulti, cioè la pensione di inabilità o pensione sociale, spetta al compimento della maggiore età, senza necessità di presentare domanda amministrativa e senza l’obbligo di ulteriori accertamenti sanitari. E’però, necessario dimostrare la sussistenza dei requisiti reddituali previsti per la pensione di inabilità laddove per l’anno 2019 il limite reddituale massimo per beneficiare della pensione sociale, è pari a € 4.906,72.

In altre parole Tizio che fino al compimento della maggiore età ha percepito l’indennità di accompagnamento, una volta divenuto maggiorenne potrà richiedere il riconoscimento della pensione di inabilità senza dovere nuovamente fare tutta la trafila amministrativa e sanitaria. Tuttavia per poterne beneficiare, non dovrà avere un reddito personale annuo superiore a € 4.906,72.

Fatta eccezione dei malati oncologici, non è possibile inviare una nuova domanda per la stessa prestazione fino a quando non si sia concluso l’iter di quella in trattazione o, in caso di ricorso giudiziario, finché non ci sia una sentenza passata in giudicato.

La dichiarazione periodica

Entro il 31 marzo di ogni anno gli invalidi civili che percepiscono l’indennità di accompagnamento devono presentare una dichiarazione di responsabilità relativa alla sussistenza o meno di uno stato di ricovero a titolo gratuito in istituto.

Il modello Inps da compilare è denominato ICRIC. Gli interessati ricevono dall’Inps un avviso e la segnalazione della procedura da seguire per presentare la relativa dichiarazione.

Dal 2011 le dichiarazioni vanno presentate esclusivamente per via telematica sempre tramite il portale dell’Inps con il PIN o con le credenziali SPID oppure rivolgendosi ad un patronato o ad altri soggetti abilitati al servizio.

La legge ha previsto una semplificazione per i disabili intellettivi o psichici poiché in sostituzione della dichiarazione può essere presentato un certificato medico che riporti la patologia.

Indennità di accompagnamento e over 65

Per i cittadini invalidi non più in età lavorativa ultrasessantacinquenni l’Inps ha introdotto una procedura più veloce e rapida al fine di ottenere il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento.

A partire dal 2019 infatti, è entrato in vigore un procedimento semplificato sperimentale, obbligatorio.

La persona interessata deve fornire anticipatamente al momento della presentazione della relativa domanda, le informazioni socio-economiche richieste dall’Inps, quelle cioè che fino ad oggi venivano comunicate solo al termine dell’esito positivo della fase sanitaria e contenute nel modello da utilizzare (AP70).

Ciò consente un risparmio notevole di tempo. Tale procedura però, potrà essere fatta solo telematicamente.

Quali sono le informazioni che dovranno essere fornite in anticipo dagli over 65

Le comunicazioni da anticipare sono quelle relative ad eventuali ricoveri, alla delega per la riscossione da parte di terzi (quadro G) o in favore di associazioni (quadro H) nonché quelle relative alle modalità di pagamento (quadri F1 o F2).

L’acquisizione anticipata di tali dati consentirà, una volta definiti positivamente i passaggi dell’accertamento sanitario, di fare partire in tempi brevi la liquidazione delle somme dovute.

Questa semplificazione riguarda anche le domande di accertamento sanitario presentate da coloro che hanno perfezionato il requisito anagrafico secondo le norme preesistenti (ad esempio 66 anni e 7 mesi compiuti tra il primo gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018).

Guarda il video


note

[1] L. n.18 dell’11.02.1980.

[2] L’Isee, indicatore della situazione economica equivalente, è uno strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie nella Repubblica Italiana. È un indicatore che tiene conto di reddito, patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia).


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