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La nozione di contratto

11 Febbraio 2019 | Autore:


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Contratto: cos’è e a cosa serve? Cos’è un negozio giuridico? Quali sono gli elementi fondamentali di un contratto? Quando il contratto è viziato?

Ci sono istituti giuridici talmente noti da essere entrati nel linguaggio comune: quotidianamente sentiamo parlare di proprietà, beni immobili, società, finanziamenti, ecc. Probabilmente, però, la nozione giuridica più diffusa in assoluto è quella di contratto, il quale rappresenta, accanto alla proprietà, il fondamento dell’intero diritto privato. Il contratto è l’accordo, avente contenuto patrimoniale, che intercorre tra due o più parti al fine di regolare una situazione giuridica: pensa al mutuo, alla compravendita, al leasing, alla locazione, alla permuta, all’assicurazione e a tantissime altre tipologie di pattuizione. L’insidia che si cela dietro a nozioni talmente consolidate è di dare per scontato alcuni aspetti che talmente pacifici, in realtà, non sono. Intorno al contratto, in modo particolare, ruotano una serie di luoghi comuni e miti: ad esempio, c’è la convinzione che da un contratto si possa recedere in qualsiasi momento, oppure che esso possa essere modificato in ogni tempo; un altro errore molto comune è quello di ricondurre alla nozione di contratto accordi che tali non sono: molte persone, ad esempio, ritengono che il matrimonio sia un contratto a tutti gli effetti. La nozione di contratto, in realtà, è molto specifica e non può dare adito a dubbi; inoltre, la legge ha cura di specificare quelli che sono gli elementi essenziali di ogni contratto, cioè quei requisiti che il negozio giuridico di cui stiamo parlando deve necessariamente possedere, pena la sua invalidità e, conseguentemente, la sua inefficacia. Giunti a questo punto non indugerei ulteriormente: proseguendo nella lettura di questo articolo ti illustrerò, in modo semplice e chiaro, qual è la nozione di contratto.

Contratto: cos’è?

Ti sei mai chiesto cos’è un contratto? Senza alcun dubbio si tratta di un accordo; in maniera altrettanto certa, per poterne stipulare uno occorre che si sia almeno in due, non essendo concepibile, dal punto di vista strutturale, un patto che intercorre solamente tra una persona. Se volessimo andare ulteriormente in profondità, però, dovremmo dire che il contratto è un negozio giuridico. Cosa vuol dire?

Negozio giuridico: cos’è?

Il contratto è un negozio giuridico; cosa significa? Cos’è un negozio giuridico? Te lo dico subito: per negozio giuridico si deve intendere una manifestazione di volontà produttrice di effetti giuridici. In poche parole, il negozio giuridico è lo strumento che consente alle persone di modificare (nei limiti e con le modalità imposte dalla legge, ovviamente) la realtà giuridica: ad esempio, un contratto di compravendita muta lo stato delle cose, in quanto un bene che prima era del venditore diventa di proprietà dell’acquirente. Questa operazione comporta delle conseguenze giuridiche importanti: non solo la cosa compravenduta passa da un soggetto all’altro, ma essa comporterà l’obbligo per il compratore di effettuare un esborso, quello del venditore di dichiararlo, l’obbligo di pagare le tasse (se è stata venduta un’auto, pensa al futuro obbligo per il nuovo proprietario di pagare il bollo); ecc.

Il negozio giuridico, quindi, consente ai privati di modificare la realtà giuridica secondo il loro volere; il contratto ne è l’esempio più lampante, ma non l’unico: sono negozi giuridici anche gli atti unilaterali (ad esempio, il conferimento di una procura, la rinuncia all’eredità, il testamento, ecc.) e, in generale, ogni strumento che conferisce questo potere ad una persona.

Contratto: nozione

Spiegato cos’è un contratto, veniamo ora a fornirne la sua nozione canonica: secondo il codice civile, il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale [1]. Con questo particolare negozio giuridico, le parti coinvolte si impegnano tra loro a rispettare il contenuto del patto, vincolandosi reciprocamente.

Dalla nozione di contratto possiamo desumere questi aspetti essenziali della fattispecie:

  • la volontà delle parti;
  • la struttura, necessariamente bi- o plurilaterale;
  • la patrimonialità del contenuto, nel senso che esso ha necessariamente ad oggetto un rapporto giuridico suscettibile di valutazione economica.

Contratto: la volontà delle parti

Nella nozione di contratto fondamentale è la volontà delle parti, cioè dei soggetti coinvolti nell’accordo: se il contratto venisse stipulato in presenza di una volontà viziata, sarebbe annullabile o, addirittura, nullo. Procediamo con ordine.

Secondo il codice civile, l’incontro delle volontà delle parti rappresenta un requisito essenziale del contratto, in assenza del quale lo stesso sarebbe nullo [2]. Si tratta di un’affermazione piuttosto scontata: se, per definizione, il contratto è un patto tra due o più parti, è chiaro che, in assenza della volontà di una di esse, non si potrà proprio parlare di contratto. Così, se Tizio e Caio sottoscrivono una compravendita che coinvolge anche un bene di proprietà di Sempronio, ma questi non ha aderito, è chiaro che il contratto non avrà effetti per Sempronio, il quale è del tutto estraneo al negozio giuridico. In pratica, per poter disporre del bene di Sempronio occorre anche la sua volontà.

Il caso della totale assenza di volontà di una delle parti è, più che altro, un’ipotesi di scuola: si prenda come esempio la dichiarazione fatta solo per scherzo (ioci causa) oppure per scopi didattici; ciò che accade molto più di frequente, invece, è che il consenso di una delle parti sia viziato, nel senso che sia carpito con la violenza o con l’inganno, oppure sia prestato in uno stato di incoscienza. Vediamo cosa accade in queste circostanze.

Il contratto stipulato dall’incapace

È possibile che una parte stipuli un contratto senza volerlo realmente: in questi casi, la maggior parte delle volte il contratto è annullabile, nel senso che è efficace, ma i suoi effetti possono essere cancellati retroattivamente grazie ad una pronuncia del giudice, il quale lo invalida con sentenza di annullamento. Non conta la riserva mentale, cioè il pensiero, non esternato, di non voler stipulare il contratto, al quale però segue la regolare adesione allo stesso: ad esempio, se dentro di te sei convinto di fare un pessimo affare ma, nonostante ciò, decidi per qualche ragione di sottoscrivere la proposta contrattuale che ti è stata offerta, non potrai, un giorno, andare dal giudice e dirgli di annullare il contratto perché, in realtà, non lo volevi. Gli unici vizi del volere che rilevano sono quelli che alterano la volontà o, in alcuni casi, la eliminano del tutto.

Innanzitutto, il codice ritiene annullabili i contratti sottoscritti da chi, al momento dell’adesione, era incapace di intendere o di volere [3]. L’incapacità di cui ti sto parlando può essere di due tipi:

  • incapacità legale, quando è la legge o una pronuncia del giudice a ritenere una persona incapace di contrarre: è il caso del minore degli anni diciotto, dell’interdetto oppure dell’inabilitato e del beneficiario dell’amministrazione di sostegno, nei casi in cui compiano atti loro vietati dal provvedimento del giudice;
  • incapacità naturale, che corrisponde a quella occasionale o, comunque, non accertata da sentenza del giudice: pensa a chi venda la propria casa in preda ai fumi dell’alcol. Il contratto concluso dall’incapace naturale, però, può essere annullato solamente se la controparte ha agito in malafede, approfittandosi della visibile incapacità altrui, e ne è derivato un grave pregiudizio all’incapace.

Vizi del volere: cosa sono?

I vizi della volontà veri e propri, idonei a rendere annullabile il contratto, sono tre: l’errore, la violenza e il dolo. In pratica, quando il consenso è stato prestato per errore, estorto con violenza o carpito con l’inganno, la parte lesa può chiedere, entro cinque anni, l’annullamento del contratto, il quale verrà così cancellato come se non fosse mai esistito.

Errore: cos’è?

La parte che ha prestato il proprio consenso per errore può chiedere l’annullamento del contratto. L’errore consiste in una falsa o distorta rappresentazione della realtà di fatto (errore di fatto) o giuridica (errore di diritto) che incide sul momento formativo della volontà del soggetto e che è determinante ai fini della decisione di concludere il contratto.

L’errore (a cui è equiparata l’ignoranza) giustifica l’annullamento del contratto solamente se è essenziale, cioè se cade su un elemento fondamentale del negozio giuridico (ad esempio, sul suo oggetto, sull’identità della controparte, ecc.), tale da essere determinante ai fini del consenso, e se è astrattamente riconoscibile dall’altro contraente, nel senso, quindi, che si è trattato di un errore palese [4]. Ad esempio, se fai un’offerta folle per un dipinto che ritenevi fosse un Picasso ma, in realtà, era tutt’altro, potrai chiedere al giudice di annullare il contratto in quanto il tuo errore, oltre che riconoscibile da controparte, è stato decisivo per prestare il consenso alla definizione del negozio giuridico. In altre parole, se non fossi incorso in errore non avresti mai voluto quel contratto.

Violenza: cos’è?

La violenza consiste nella minaccia che costringe una persona a stipulare un contratto altrimenti non voluto, oppure voluto ma a condizioni diverse [5]. Il male prospettato deve essere ingiusti, nel senso che deve trattarsi di un danno che l’ordinamento non giustifica, e notevole, cioè in grado di cagionare un pregiudizio non minimo.

Secondo la legge, la violenza è causa di annullamento del contratto anche quando il male minacciato riguarda la persona o i beni del coniuge del contraente, ovvero di un discendente (tipo il figlio) o di un ascendente  (il padre o la madre) di lui [6]. In tutti gli altri casi, cioè se la minaccia è rivolta ad altre persone, la decisione circa l’annullamento del contratto è lasciato al prudente apprezzamento del giudice.

Violenza assoluta: cos’è?

La violenza di cui ti ho appena parlato e che rende annullabile il contratto è definita morale per distinguerla da quella assoluta, che consiste in una coercizione di tipo fisico: classica ipotesi è quella della persona costretta con la forza a manifestare la volontà di concludere il contratto, ad esempio perché la sua mano, nel momento di apporre la firma, è stata guidata forzatamente da quella di un’altra persona. In una circostanza come questa il contratto non sarebbe annullabile, ma radicalmente nullo, cioè improduttivo di effetti sin dall’inizio; la distinzione sta in ciò:

  • nella violenza morale (così come in tutti gli altri vizi del volere, cioè nell’errore e nel dolo), la persona manifesta correttamente la propria volontà; in altre parole, c’è corrispondenza tra quanto voluto internamente e quanto dichiarato esternamente, solamente che quanto voluto è stato viziato da un errore, da una minaccia o dall’inganno;
  • nella violenza fisica, invece, non c’è alcuna volontà di prestare il consenso, nel senso che non c’è coincidenza tra ciò che viene dichiarato e ciò che è realmente voluto.

Dolo: cos’è?

Infine, il contratto è annullabile se il consenso di una delle parti è stato carpito con l’inganno, al fine di danneggiarlo [7]. Il dolo deve essere stato determinante nella formazione del consenso della persona: ad esempio, se il venditore ti promette l’invio, dietro pagamento, di un determinato prodotto e, al suo posto, ti ritrovi un oggetto del tutto differente oppure di qualità decisamente scadente rispetto a quello promesso, allora potrai chiedere ed ottenere l’annullamento del contratto.

La struttura del contratto

Dopo averti parlato diffusamente dell’importanza della volontà (cioè, del consenso delle parti) all’interno della nozione di contratto, possiamo ora esaminare il secondo elemento fondamentale di questo negozio giuridico: la struttura. Dalla nozione di contratto si evince chiaramente che si tratta di un accordo stipulato da almeno due parti: non potrà esistere un contratto voluto da un solo soggetto. Ciò significa che tutti i negozi giuridici che producono validamente effetti con la semplice manifestazione del volere di una sola parte non sono contratti: prendi ad esempio il testamento, la procura, la rinuncia ad un proprio diritto. In tutti questi casi non occorre che qualcun altro aderisca, in quanto il negozio è perfetto così com’è: l’accettazione dell’eredità da parte dei chiamati, ad esempio, non è condizione di validità né di efficacia del testamento, il quale è perfetto già soltanto con la volontà della persona defunta.

Cosa sono le parti del contratto?

Abbiamo detto che nella nozione di contratto è fondamentale l’aspetto strutturale di questo negozio giuridico: il contratto deve intercorrere necessariamente tra due o più parti. Ma chi sono le parti? Sembra una domanda banale, ma non lo è affatto. Quando la legge parla di parti contrattuali non intende fare riferimento ai singoli individui: un contratto stipulato tra due parti non significa necessariamente che le persone coinvolte nell’affare siano solamente due.

All’interno della nozione di contratto, la parte contrattuale è un centro di interessi omogeneo, cioè un polo ove si aggregano gli individui legati tra loro dal medesimo interesse. In parole povere, significa che una parte contrattuale potrà essere composta anche da due o più individui, se gli stessi agiscono in maniera congiunta, cioè come soggetti che manifestano lo stesso interesse. Ad esempio, se decidi insieme a tua moglie di sottoscrivere un mutuo bancario, le parti saranno due: quella rappresentata dai mutuatari (tu e tua moglie) e quella rappresentata dal mutuante (la banca).

Contratto: cos’è la patrimonialità?

Dalla nozione di contratto emerge nitidamente un altro aspetto: quello della patrimonialità. Si tratta probabilmente dell’aspetto più scontato: il contratto può regolare solamente affari di natura patrimoniale, cioè quantificabili economicamente. E così, un contratto potrà avere ad oggetto un immobile, un’auto, una pianta, la fornitura di energia, la realizzazione di un’opera, ma mai potrà imporre una prestazione che abbia natura diversa: ad esempio, non si possono regolare con contratto i rapporti tra genitori e figli, né quelli tra coniugi. E così, il matrimonio non è assolutamente un contratto, perché non ha un oggetto patrimoniale (per quanto abbia dei risvolti economici importanti). non ogni accordo giuridicamente vincolante rientra, perciò, nella nozione di contratto.

note

[1] Art. 1321 cod. civ.

[2] Art. 1325 cod. civ.

[3] Art. 1425 cod. civ.

[4] Artt. 1428 e 1429 cod. civ.

[5] Art. 1434 cod. civ.

[6] Art. 1436 cod. civ.

[7] Art. 1439 cod. civ.

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4 Commenti

  1. Grazie per questi chiarimenti. Vorrei sapere come funziona il contratto verbale? cioè se io ed un’altra persona ci mettiamo d’accordo ma non scriviamo questo accordo come faccio a dimostrare la sua esistenza? grazie mille

    1. Grazie a te Lucia! La forma orale, per quanto lecita, è anche quella che meno garantisce le parti nel caso in cui dovessero sorgere dissidi sull’oggetto delle prestazioni, sulla loro qualità o sul corrispettivo: è infatti più difficile dimostrare, in caso di controversia davanti al giudice, quali erano gli accordi iniziali. Se, per l’informità dei rapporti tra le parti o per lo scarso valore economico del contratto, si preferisce concludere l’accordo con una stretta di mano è probabile che, alla prima contestazione, una delle parti recriminerà: «Eravamo rimasti in modo diverso…» e lì sorgerà anche il problema di dimostrarlo: dimostrarlo non tanto alla controparte ma al giudice qualora il conflitto sfoci in una causa. Nel processo civile vige il principio del cosiddetto onere della prova, in base al quale è chi comincia le ostilità (l’attore) a dover dimostrare i diritti che intende difendere. Proprio per questo sorgerà la necessità di provare al magistrato quali erano stati gli accordi iniziale. Già, ma come? Leggi alcuni suggerimenti nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/272967_come-provare-un-contratto-verbale

  2. Molto chiaro, ma vorrei sapere più nel dettaglio quando un contratto è nullo. potete spiegarmelo? avete scritto un articolo pure su questo?grazie

    1. Laura nel caso in cui manchi anche solo uno dei requisiti del contratto (accordo, causa, oggetto e forma), il Codice civile prevede la nullità che può essere fatta valere in giudizio senza limiti di tempo in quanto imprescrittibile. Chiunque può agire affinché venga accertata, purché vi abbia interesse. Non è possibile che un qualsiasi cittadino totalmente estraneo alla vicenda agisca per far accertare tale nullità: è comunque necessario, alla luce dei principi che reggono il sistema processuale, che il soggetto vanti un interesse all’eliminazione di un atto che risulta essere per lui dannoso. Per ulteriori informazioni leggi il nostro articolo dedicato ai requisiti del contratto e alla sua nullità https://www.laleggepertutti.it/271883_i-requisiti-del-contratto-e-la-sua-nullita#La_nullita

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