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Danno e nesso di causa

10 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Febbraio 2019



Nesso di causalità: cos’è e come funziona? Cosa sono la causalità diretta e la causalità adeguata?

L’ordinamento giuridico ti consente di chiedere il risarcimento ogni volta che subisci un danno ingiusto: se qualcuno ti tampona con l’auto avrai diritto ad un ristoro economico quantomeno pari al danno; se un tuo ospite urta inavvertitamente un prezioso cimelio di famiglia, mandandolo in frantumi, potrai chiedergli il risarcimento; lo stesso accade se ad essere lesa è la tua salute, ogni volta che patisci una lesione o una malattia provocata da terzi. Il pregiudizio economico che subisci potrebbe derivare anche dalla violazione di un accordo: ad esempio, se hai ordinato ad un noto pasticciere una torta di compleanno per tuo figlio e questa non è pronta in tempo, potrai non solo rifiutare il dolce tardivo, ma anche chiedere il risarcimento dei danni. Il risarcimento, quindi, può derivare tanto da un comportamento illecito di un individuo al quale non sei legato da alcun rapporto giuridico (è il caso del classico sinistro stradale), quanto dalla condotta scorretta di un soggetto che deve rispettare un impegno: nel primo caso la responsabilità verrà definita extracontrattuale; nel secondo, invece, contrattuale. La differenza, come avrai capito, sta nella presenza o meno di un precedente rapporto negoziale. Il danno risarcibile, poi, può essere materiale o morale: il primo è quello che è quantificabile sulla scorta della valutazione economica del bene danneggiato; il secondo, invece, fa riferimento alla sofferenza interiore (cosiddetto pretium doloris) che la condotta illecita ha causato alla persona danneggiata, ed è dimostrabile in maniera meno agevole, dovendo fornire prova della propria sofferenza. Ad ogni buon conto, perché un danno possa essere risarcito occorre che il soggetto che ha patito il pregiudizio dimostri il nesso di causalità tra il danno e la condotta dell’altro individuo: ad esempio, se una persona subisce un danno al paraurti posteriore della propria vettura, dovrà dimostrare che esso sia stato provocato dall’autovettura che seguiva alle spalle. Danno e nesso di causa, quindi, stanno e cadono insieme, nel senso che se viene meno il secondo manca il presupposto per il primo. Proseguendo nella lettura di questo articolo ti spiegherò il legame che sussiste tra danno e nesso di causa.

Danno e nesso di causa nella responsabilità contrattuale

Danno e nesso di causa sono elementi quasi inscindibili, nel senso che, come appena detto nell’introduzione, non è possibile immaginare il primo senza il secondo. Sebbene il rapporto tra danno e nesso di causa sia valido anche all’interno della responsabilità contrattuale, cioè di quella derivante dalla violazione di un preesistente vincolo sorto da un negozio giuridico (un contratto, ad esempio), è nella responsabilità extracontrattuale che maggiormente si può apprezzare il legame sussistente tra questi due elementi: nella responsabilità contrattuale, infatti, la vicinanza tra danneggiante e danneggiato è quasi presupposta, visto che i soggetti sono uniti da un vincolo giuridico che essi stessi hanno voluto. Se il conduttore non paga il fitto al locatore, per questi sarà molto semplice dimostrare il danno e il nesso di causa.

Attenzione, però: non sempre la soluzione è così scontata. Per capire come sia complesso, a volte, risalire al nesso di causa, basta pensare alla responsabilità in campo medico: anche in questo settore siamo nell’ambito della responsabilità contrattuale, visto che il paziente ricoverato presso una struttura ospedaliera stipula con la stessa un vero e proprio contratto. Poniamo il caso del malato che, a seguito di intervento ben riuscito, patisca comunque delle conseguenze a causa della sua patologia. Ebbene, in un’ipotesi del genere dimostrare il nesso tra intervento e conseguenze negative non è scontato, in quanto l’aggravarsi delle condizioni di salute potrebbe essere dovuto ad uno sviluppo inaspettato della malattia, oppure ad una concausa, cioè ad un ulteriore avvenimento.

Danno e nesso di causa nella responsabilità extracontrattuale

Come dicevo nel paragrafo precedente, è soprattutto nel campo della responsabilità extracontrattuale che i giuristi hanno approfondito il rapporto tra danno e nesso di causa, stante la normale distanza che c’è tra i soggetti coinvolti. In questo caso, infatti, per ottenere il risarcimento del danno è importantissimo dimostrare:

  • l’ingiustizia del danno;
  • la colpevolezza e l’imputabilità del suo autore;
  • il nesso di causalità.

Ingiustizia del danno e nesso di causa sono gli elementi oggettivi dell’illecito, mentre la colpevolezza e l’imputabilità sono i requisiti soggettivi. Soffermiamoci sul rapporto tra danno e nesso di causa.

Nesso di causalità: cos’è?

Per nesso di causa (o di causalità) si intende il legame inscindibile che c’è tra la condotta illecita e la conseguenza negativa che ad essa consegue: se una persona ferisce il volto di un’altra con un forte schiaffo, tale condotta sarà collegata al danno patito dalla vittima; se una macchina ne tampona un’altra, il comportamento dell’autista sarà la causa del pregiudizio economico di chi è stato urtato. In pratica, il nesso di causalità è il legame che unisce una causa al suo effetto, di modo che senza la prima (causa) non si sarebbe verificato nemmeno il secondo (l’effetto, che nel nostro caso è il danno risarcibile). Così, negli esempi sopra riportati, la causa della ferita al volto è lo schiaffo inferto dal danneggiante, di modo che si avrà la seguente equazione:

  • causa = schiaffo; effetto = lesione; nesso di causalità = rapporto tra causa ed effetto.

Anche il diritto penale riconosce la fondamentale importanza del nesso di causa, tanto da spiegarlo in questi termini: nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l’esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione [1].

Causalità diretta: cos’è?

Come anticipato, danno e nesso di causa sono uniti in maniera imprescindibile. Ma quando si può dire che una causa è legata all’evento pregiudizievole? Negli esempi citati sopra non ci sono dubbi: chi tampona con la propria auto la vettura di chi precede, è tenuto a risarcire il danno, in quanto la sua azione ha causato in maniera diretta ed inconfutabile il pregiudizio. Eppure, non sempre è così facile.

Ci sono dei casi in cui ad una condotta non consegue, sempre ed inevitabilmente, un determinato effetto: in queste circostanze, dimostrare il nesso di causa diventa molto arduo. In altre parole, ci sono molteplici ipotesi in cui è difficile (se non impossibile) dimostrare la consequenzialità diretta ed immediata tra un fatto ed un altro. Il campo della medicina è pieno di questi casi: Tizio assume il farmaco X e guarisce; Caio assume lo stesso farmaco X e, al contrario, subisce un peggioramento delle proprie condizioni di salute, fino a morirne. È possibile dire con certezza che l’assunzione della medicina sia stata la causa della morte di Caio? Oppure, pensa al fumo delle sigarette: Mevio, accanito fumatore, contrae un cancro ai polmoni; può fare causa all’industria del tabacco, ritenendola responsabile della sua patologia? Sempronio, che ha vissuto per anni nei pressi di uno stabilimento che disperdeva polvere di amianto nell’ambiente circostante, si accorge di aver contratto la stessa patologia di Mevio: può agire contro la fabbrica per ottenere il risarcimento dei danni?

Ecco, in tutte queste ipotesi (e in altre ancora più complesse) non è così scontato ricondurre l’effetto alla sua causa; o almeno, non lo è secondo il principio della causalità diretta, quello che abbiamo utilizzato nei semplici casi dello schiaffo e del tamponamento, in cui ad un’azione segue inconfutabilmente una conseguenza precisa.

Causalità adeguata: cos’è?

Quando non si è in grado di stabilire un nesso diretto tra due fatti, cioè tra una causa (il fumo, l’amianto, il farmaco, ecc.) e l’effetto (la malattia), la giurisprudenza ricorre al principio della causalità adeguata: in parole povere, si ritiene che da un fatto ne sia scaturito un altro secondo una valutazione che tiene conto di ciò che normalmente accade in presenza di determinate circostanze.

Applicando la causalità adeguata, quindi, si potrà dire che il fumo e l’amianto, poiché la maggior parte delle volte causano gravi malattie, abbiano sortito lo stesso effetto dannoso anche nelle ipotesi suesposte di Mevio e Sempronio, pur non essendoci una certezza scientifica che possa dimostrare il nesso di causalità. La causalità adeguata, quindi, è più flessibile rispetto a quella diretta, ove bisogna semplicemente ragionare per sottrazione: se non ci fosse stata la causa (lo schiaffo), non ci sarebbe stato nemmeno il danno (la lesione al volto). Questo principio, però, può essere utilizzato solamente nei casi più semplici, ove è facile individuare il nesso di causa; nelle ipotesi, invece, del pregiudizio derivante dall’assunzione di un farmaco o dalla vicinanza ad uno stabilimento di eternit, la causalità diretta risulta insufficiente: possiamo davvero dire che, se Mevio non avesse abitato nelle vicinanze della fabbrica, non si sarebbe mai ammalato di tumore? Ecco, allora, che, per sopperire alle incertezze di una causalità diretta, si ricorre alla causalità adeguata, cioè ad un ragionamento che collega due eventi tutte le volte che, nella maggior parte dei casi, essi sono effettivamente uniti da un nesso di causa.

note

[1] Art. 40 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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