Diritto e Fisco | Articoli

Cartella esattoriale: prescrizione dopo la rateazione

21 Gennaio 2019


Cartella esattoriale: prescrizione dopo la rateazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Gennaio 2019



Il pagamento parziale è riconoscimento del debito e interrompe la prescrizione? La dilazione preclude il ricorso contro le cartelle? Che succede a chi chiede la rateazione e poi non paga?

Non hai pagato diverse cartelle esattoriali. Al ricevimento dell’ennesima lettera di sollecito di pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione hai deciso di prendere il toro dalle corna e di risolvere la situazione. Non avendo possibilità di fare ricorso né di pagare in un’unica soluzione, ti sei presentato allo sportello dell’Agente della Riscossione e hai chiesto una rateazione a 72 mensilità. Così come prevede la legge, ti è stata concessa senza necessità di motivare l’istanza o di depositare l’Isee che comprovasse le tue difficoltà economiche. Senonché, dopo le prime tre rate hai smesso di pagare. Lo stipendio è insufficiente ad arrivare a fine mese e i soldi che dovevi versare all’Esattore sono finiti in altre spese più urgenti. Da allora sono passati diversi mesi ma nessuno si è fatto più sentire. Temi che questo silenzio sia l’anticamera di un imminente pignoramento. Sei così andato da un avvocato che, dopo aver visto l’estratto di ruolo dei tuoi debiti fiscali, ti ha detto che alcuni di questi sono caduti in prescrizione. Il decorso di tutto questo tempo ha giocato a tuo favore. L’unico problema, a questo punto, è capire quali effetti ha prodotto l’istanza di dilazione che avevi presentato: è possibile far valere la prescrizione dopo la rateazione della cartella esattoriale? La richiesta di pagare il debito a rate ha interrotto i termini? È possibile fare ricorso nonostante una rateazione in corso? A tutte queste domande ha dato risposta una interessante sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Pavia [1] che, peraltro, ripercorre un indirizzo ormai solido in giurisprudenza e, in particolare, della Cassazione [2].

Troverai le risposte a tutte queste domande qui di seguito. Procederemo secondo il tradizionale metodo a Faq, ossia rispondendo ai quesiti più frequenti in materia di rateazione delle cartelle, prescrizione e ricorso al giudice in un momento successivo alla domanda di rateazione stessa. Ecco dunque cosa c’è da sapere.

Posso fare ricorso contro la cartella di pagamento dopo la richiesta di rateazione?

Se, in generale nel diritto civile, il pagamento di un debito – anche in minima parte – costituisce ammissione del debito stesso e, quindi, è incompatibile con qualsiasi tipo di ripensamento, di richiesta di restituzione o di ricorso al giudice, non è così nel diritto tributario. Chi inizia a pagare a rate può comunque far ricorso contro le cartelle esattoriali rateizzate. E ciò perché chi paga potrebbe semplicemente farlo onde evitare conseguenze peggiori, come ad esempio il pignoramento, il fermo auto, l’ipoteca. Dunque, al contrario di quanto succede con la banca, la finanziaria o qualsiasi altro creditore privato, la richiesta di rateazione formulata all’Agente della Riscossione non preclude la possibilità di fare ricorso contro le stesse cartelle rateizzate. 

Facciamo un esempio. Immaginiamo un contribuente che riceve un preavviso di fermo auto. Per evitare che, al 31° giorno, scatti la misura cautelare e non avendo i soldi per saldare il debito in un’unica soluzione, presenta una istanza di rateazione. Questa, come noto, blocca pignoramenti, fermi e ipoteche. Nel frattempo il contribuente, con tutta tranquillità, si reca dall’avvocato e gli conferisce mandato per fare ricorso contro alcune delle cartelle (ad esempio perché già prescritte o prive di alcuni elementi essenziali). Il giudice, alla prima udienza, sollecitato dal contribuente, dichiara sospesa l’efficacia esecutiva delle cartelle e autorizza il ricorrente a interrompere la dilazione. All’esito della sentenza di accoglimento, il contribuente potrà richiedere la restituzione delle rate già versate. Tenendo tuttavia conto che la richiesta di rateazione non decade prima dell’omesso pagamento di cinque rate (anche non consecutive), il debitore potrebbe chiedere la dilazione e non pagare alcuna mensilità in attesa che il giudice si pronunci quantomeno sulla sospensiva.

Dopo la richiesta di rateazione si può ricorrere per prescrizione delle cartelle?

Un discorso a parte però merita la questione della prescrizione. Come noto anche le cartelle esattoriali cadono in prescrizione. I termini dipendono dai tributi di cui viene richiesto il pagamento. Più in particolare, per le cartelle che richiedono il versamento di imposte erariali (Iva, Irap, Irpef, Ires, bollo, ipotecaria, catastale, successioni, donazioni, ecc.) la prescrizione è di 10 anni. Per le cartelle relative a tributi locali (Imu, Ici, Tari, Tasi), sanzioni amministrative (si pensi alle multe stradali) e contributi dovuti all’Inps o all’Inail la prescrizione è di 5 anni. Per il bollo auto la prescrizione è di 5 anni.

Secondo i tribunali, la richiesta di rateazione non è ammissione del debito, ma interrompe la prescrizione in corso. Ne derivano due importantissime conseguenze:

  • la prescrizione già maturata prima della domanda di rateazione può essere fatta valere davanti al giudice anche dopo la richiesta di rateazione; sicché chi sta pagando le cartelle a rate può ugualmente fare ricorso se alcune di queste, prima della richiesta di dilazione, si erano già prescritte. L’esempio è proprio quello da cui siamo partiti: il sig. Rossi riceve un sollecito di pagamento dall’Esattore e, prima che questi proceda con il pignoramento, presenta una richiesta di rateazione per interrompere ogni azione esecutiva; qualche giorno dopo incarica l’avvocato di fare ricorso contro alcune delle cartelle per farle annullare in quanto già prescritte prima dell’ultima diffida. La sua difesa è vincente perché la legge gli consente di fare ricorso contro le cartelle che sta già pagando o per le quali ha richiesto la rateazione;
  • la prescrizione maturata dopo la domanda di rateazione non può essere fatta valere, salvo che i termini decorrano di nuovo a partire dalla data di domanda della rateazione. Facciamo un esempio. Immaginiamo un contribuente che, 9 anni fa, ha ricevuto una cartella per Irpef. Essendo stato appena assunto e temendo un pignoramento dello stipendio, presenta una domanda di rateazione. Se solo avesse atteso 1 anno, il debito sarebbe caduto in prescrizione. Il debitore però non paga alcuna rata. Dopo 1 anno fa ricorso contro le cartelle, sollevando l’eccezione di prescrizione (somma ai 9 anni precedenti alla richiesta di rateazione anche quello successivo). In questo caso però la sua domanda non sarà accolta perché la richiesta di dilazione ha interrotto i termini di prescrizione. L’unico modo, per il contribuente, di sperare nella prescrizione è che, dalla domanda di rateazione, passino altri 10 anni senza ricevere alcun sollecito di pagamento. Difatti, a seguito dell’interruzione del termine di prescrizione, esso ricomincia a decorrere nuovamente da capo, cioè inizia un nuovo periodo di prescrizione. 

La sentenza in commento ribadisce questi concetti: l’istanza di rateizzazione del debito tributario non costituisce acquiescenza; tuttavia l’aver richiesto e ottenuto la rateizzazione degli importi indicati nelle cartelle di pagamento comporta l’interruzione del termine di prescrizione.

Cartelle non notificate: si può fare ricorso dopo la rateazione

Ulteriore questione da analizzare è quella relativa all’eccezione di omessa notifica. Immaginiamo un contribuente che, dopo aver presentato la domanda di rateazione, impugni le cartelle contestando il fatto di non averle mai ricevute. È legittimo un comportamento del genere? In generale – sostiene la sentenza in commento – la domanda di dilazione implica anche l’ammissione di ricevimento delle cartelle (come farebbe altrimenti il contribuente a presentare l’istanza se non fosse consapevole del debito?). 

La richiesta di rateizzazione equivale a conoscenza del ruolo; questa stessa domanda di rateizzazione comporta, quindi, l’interruzione della prescrizione ed è incompatibile con la successiva eccezione di non aver ricevuto la notifica della relativa cartella. Per le cartelle indicate nell’estratto di ruolo e mai ricevute non resta altra possibilità per farle cancellare che, astenersi dal chiedere la dilazione e, nello stesso tempo, procedere all’impugnazione per difetto di notifica, impugnazione che va avanzata entro 60 giorni dalla conoscenza dell’estratto di ruolo.

Di tanto ci eravamo già occupati in occasione dell’ultimo chiarimento della Cassazione (leggi l’articolo Chiedere la dilazione di una cartella: quali conseguenze?).  La possibilità di rateizzare prima e fare ricorso in un momento successivo vale solo per le cartelle già notificate e non per quelle di cui l’interessato non ha mai ricevuta alcuna notifica. Per queste ultime, infatti, la richiesta di rateazione costituisce ammissione di debito e preclude ogni successiva contestazione. Il contribuente che chiede la dilazione potrà sì impugnare le cartelle già pervenutegli eccependo la prescrizione, ma non può farlo anche per quelle che risultano dall’estratto di ruolo e di cui non è mai venuto in possesso. Infatti – conclude la Cassazione – rateizzare una cartella di pagamento non ufficialmente notificata vuol dire accettare comunque il debito e quindi interrompere il decorso della prescrizione. 

note

[1] Ctp Pavia, sent. n. 391/2018.

[2] Cass. sent. n. 16098/2018.

Commissione Tributaria Provinciale di Pavia, sentenza n. 391/2018

(Omissis) Secondo la Corte di legittimità nel caso in cui il concessionario provi in giudizio la regolare notifica delle cartelle impugnate tramite l’estratto di ruolo successivamente acquisito presso gli sportelli dell’Agente della riscossione, i Giudici di merito devono comunque sottoporre al vaglio l’eccezione di prescrizione, cioè verificare se dopo la notifica della cartella esattoriale (regolarmente notificata) sia nuovamente decorso il termine di prescrizione quinquennale.

Pertanto, il giudice tributario è chiamato, nel caso di regolare notifica, a verificare se è decorso il termine di prescrizione. Nel caso in esame, il ricorrente afferma di essere venuto a conoscenza dell’esistenza del debito erariale solo il 30 agosto 2017. È provato dagli atti di causa, invece, che il ricorrente conosceva il suo debito già sin dal 23 marzo 2012 con l’istanza di rateizzazione presentata per le cartelle (…). Tuttavia, se è vero che l’istanza di rateizzazione non è riconoscimento di debito, la Corte di cassazione con l’Ordinanza n.16098 del 18 giugno 2018, ha chiarito il principio distintivo tra l’effetto dell’inesistenza di ipotesi di acquiescenza del debito, in seguito a domanda di rateizzazione, che riguarda l’an della pretesa tributaria e l’effetto interruttivo della prescrizione estintiva incorporata nell’atto della riscossione, che riguarda la differente problematica del quantum debeatur della medesima pretesa. La Corte, infatti, richiamando i principi affermati dalle SS.UU. con sentenza n.19704 del 02/10/2015, per la tutela del contribuente, in assenza di notifica della cartella, l’impugnazione può estendersi anche all’impugnazione delle cartelle mediante i loro estratti di ruolo, atteso che in tal caso, l’interesse all’impugnazione nasce dalla conoscenza che si abbia dell’atto per il tramite della consegna del suo estratto.

Tuttavia, chiarisce la Corte, la produzione della richiesta di rateizzazione del debito, pur non costituendo acquiescenza, quantomeno comporta la sua effettiva conoscenza, che non determina l’accettazione, ma semplice prova della conoscibilità della sua esistenza, in grado di produrre l’effetto dell’interruzione della decorrenza del termine di prescrizione e della decorrenza del termine perentorio di impugnazione (Cass. sez. 5, 8 febbraio 2017, n.3347), essendo la richiesta di rateizzazione, incompatibile con l’affermazione del contribuente di non aver ricevuto la notifica delle cartelle, di cui non è stata fornita prova positiva.

Del resto, le cartelle riguardavano l’anno 2010 e l’istanza di rateizzazione è stata presentata nel 2012 e dunque non sussiste la prescrizione. Peraltro, richiamando il principio di diritto sopra esposto l’istanza presentata ne ha interrotto i termini di prescrizione.(…)


scarica un contratto gratuito
Creato da avvocati specializzati e personalizzato per te

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA