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Reddito di cittadinanza per chi assiste disabili

19 Marzo 2019 | Autore:


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Agevolazioni per le persone con carichi di cura: più facile ottenere il reddito, requisiti flessibili, possibilità di esonero dagli obblighi collegati alla ricerca di lavoro.

Se nel tuo nucleo familiare è presente un disabile, oppure un minore di tre anni, devi sapere che puoi aver diritto ad alcune agevolazioni per ottenere il reddito di cittadinanza o la pensione di cittadinanza. Puoi difatti essere esonerato dagli adempimenti legati alla ricerca di lavoro, alla formazione ed alla riqualificazione, e non sei obbligato ad accettare un’offerta di lavoro lontano dalla tua abitazione ed a lavorare gratis per il tuo Comune.
Inoltre, per la presenza di un disabile nel tuo nucleo familiare, risultano più flessibili alcuni requisiti patrimoniali richiesti per ottenere il reddito: ad esempio, per ogni disabile presente in famiglia le soglie massime di patrimonio mobiliare (conti, carte, depositi, libretti, buoni, partecipazioni…) che possono essere possedute sono innalzate di 5mila euro, ed è aumentata la quota base del sussidio. Anche i limiti relativi ai veicoli posseduti non si applicano, se i mezzi sono destinati al trasporto di un disabile.
Inoltre, se tutti i componenti del nucleo familiare sono over 67 o disabili, si ha diritto alla pensione di cittadinanza, in base a una recente modifica del decreto.
Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono le agevolazioni nel reddito di cittadinanza per chi assiste disabili e minori di 3 anni.

Chi sono i disabili ai fini del reddito di cittadinanza?

Il decreto sul reddito di cittadinanza definisce le persone con disabilità come coloro che sono considerati disabili ai fini Isee. Che cos’è l’Isee? L’Isee è l’indicatore della situazione economica equivalente, in parole semplice un indice che “misura la ricchezza” delle famiglie (se vuoi approfondire puoi leggere la nostra Guida alla dichiarazione Isee).

Ma chi è disabile, secondo la normativa sull’Isee? Risulta disabile chi soddisfa le condizioni indicate nell’Allegato 3 al decreto Isee [1]: il decreto, in particolare, differenzia le persone con disabilità media dalle persone con disabilità grave e dai non autosufficienti. Vediamo chi rientra nelle definizioni, in base alla tabella sottostante, e cerchiamo di capire se i portatori di handicap beneficiari della Legge 104 sono compresi.

Categorie
Disabilità Media
Disabilità Grave
Non autosufficienza
Invalidi civili di età compresa tra 18 e 67 anni – Invalidi 67-99% – Inabili totali – Cittadini di età compresa tra 18 e 67 anni con diritto all’indennità di accompagnamento
Invalidi civili minori di età – Minori di età con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della loro età (diritto all’indennità di frequenza) – Minori di età con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età e in cui ricorrano le condizioni di cui alla L. 449/1997, art. 8 o della L. 388/2000, art. 30 Minori di età con diritto all’indennità di accompagnamento
Invalidi civili ultra sessantacinquenni

(dal 2019, col termine si intende chi è al di sopra dei 67 anni)

– Ultra sessantacinquenni con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della loro età, invalidi 67-99% – Ultra sessantacinquenni con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della loro età, inabili 100% – Cittadini ultra sessantacinquenni con diritto all’indennità di accompagnamento
Ciechi civili – Art 4 L. 138/2001 – Ciechi civili parziali – Ciechi civili assoluti
Sordi civili – Invalidi Civili con cofosi esclusi dalla fornitura protesica – Sordi pre-linguali
INPS – Invalidi (L. 222/84, artt. 1 e 6 – D.Lgs. 503/92, art. 1, comma 8) – Inabili (L. 222/84, artt. 2, 6 e 8) – Inabili con diritto all’assegno per l’assistenza personale e continuativa
INAIL – Invalidi sul lavoro 50-79%- Invalidi sul lavoro 35-59% – Invalidi sul lavoro 80-100%- Invalidi sul lavoro -59% – Invalidi sul lavoro con diritto all’assegno per l’assistenza personale e continuativa
INPS gestione ex INPDAP – Inabili alle mansioni (L. 379/55, DPR 73/92 e DPR 171/2011) – Inabili (L. 274/1991, art. 13 – L. 335/95, art. 2)
Trattamenti di privilegio ordinari e di guerra – Invalidi con minorazioni globalmente ascritte alla terza ed alla seconda categoria Tab. A DPR 834/81 – Invalidi con minorazioni globalmente ascritte alla prima categoria Tab. A DPR 834/81 – Invalidi con diritto all’assegno di super invalidità (Tabella E allegata al DPR 834/81)
Handicap – Art 3 comma 3 L.104/92
Col termine ultrasessantacinquenni si intendono, dal 2019, coloro che hanno superato i 67 anni.
Nella parte in cui si stabiliscono le misure di politica attiva del lavoro a cui i beneficiari del reddito di cittadinanza devono partecipare, il decreto stabilisce però che sono esonerati i disabili potenzialmente beneficiari del collocamento mirato. La legge sul collocamento mirato [2] comprende, tra i disabili che beneficiano di misure specifiche in materia di lavoro, delle categorie differenti.

Appartengono alle categorie protette e possono iscriversi alle relative liste speciali:

  • le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali ed i portatori di handicap intellettivo, in possesso di riduzione della capacità lavorativa(invalidità) superiore al 45%;
  • gli invalidi del lavoro, con un grado di invalidità, accertato dall’Inail, superiore al 33%;
  • ciechi assoluti o le persone con un residuo visivo non superiore a 1/10 a entrambi gli occhi;
  • sordomuti, cioè le persone colpite da sordità sin dalla nascita o prima dell’apprendimento della parola;
  • le persone che percepiscono l’assegno di invalidità civile, per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione permanente a meno di 1/3 della capacità lavorativa;
  • gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla 1° all’8° categoria.

Gli invalidi totali (con percentuale di invalidità pari al 100%) possono iscriversi nelle liste speciali per accedere al lavoro o a percorsi di inserimento mirato, ma soltanto se possiedono ancora una residua capacità lavorativa.

Chi sono le persone con carichi di cura?

Ai fini del reddito di cittadinanza, sono definite persone con carichi di cura, o caregiver, coloro che assistono un disabile grave o non autosufficiente, come definito ai fini Isee. Nella tabella che abbiamo osservato, bisogna dunque riferirsi alle categorie elencate sotto la colonna della disabilità grave e della non autosufficienza, per valutare se chi assiste il disabile ha diritto alle agevolazioni previste dal decreto sul reddito di cittadinanza.
Inoltre, sono definiti dal decreto persone con carichi di cura anche coloro che assistono un minore di tre anni. Sono esonerati da alcuni adempimenti anche i componenti del nucleo familiare in cui è presente almeno un disabile (come definito dal decreto Isee, anche non grave o non autosufficiente).

Quali sono le agevolazioni per chi ha carichi di cura?

Chi ha dei carichi di cura può essere esonerato dagli adempimenti legati alla ricerca di lavoro, alla formazione ed alla riqualificazione.
Nel dettaglio, i caregiver non sono obbligati ad accettare un’offerta di lavoro distante dalla propria abitazione oltre 250 km. In pratica, a chi assiste minori o disabili non si applica la disposizione secondo la quale, una volta rinnovato il reddito di cittadinanza, o rifiutate due offerte di lavoro congrue, si è tenuti ad accettare un’offerta di lavoro ovunque nel territorio italiano.

Inoltre, chi ha dei carichi di cura può essere esonerato dalla sottoscrizione del patto Per il lavoro e dagli obblighi collegati.

In ogni caso, i caregiver non sono obbligati a prestare servizio gratuito presso il proprio Comune di residenza.

Quali sono gli obblighi di chi sottoscrive il patto per il lavoro?

I beneficiari del reddito di cittadinanza non esonerati dagli obblighi devono stipulare, presso un centro per l’impiego o un intermediario accreditato, un patto per il lavoro, che ha le stesse caratteristiche del patto di servizio personalizzato previsto per chi richiede l’indennità di disoccupazione, ma prevede delle attività aggiuntive.

In particolare, sottoscrivendo il patto per il lavoro ci si obbliga a:

  • collaborare con l’operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze, ai fini della definizione del patto per il lavoro;
  • accettare espressamente gli obblighi e rispettare gli impegni previsti nel patto per il lavoro e, in particolare:
  • registrarsi sull’apposita piattaforma digitale Siulp, e consultarla quotidianamente come supporto nella ricerca del lavoro;
  • svolgere attività di ricerca attiva di lavoro, secondo le modalità definite nel patto;
  • accettare di essere avviato ai corsi di formazione o riqualificazione professionale, o ai progetti per favorire l’auto-imprenditorialità, secondo le modalità individuate nel patto, tenuto conto del bilancio delle competenze, delle inclinazioni professionali o di eventuali specifiche propensioni;
  • sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate;
  • accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue; in caso di fruizione del beneficio in fase di rinnovo, deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua;
  • offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti comunali utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il comune di residenza, mettendo a disposizione un massimo di 8 ore alla settimana.

Chi ha dei carichi di cura può essere esonerato da questi obblighi, e risulta comunque esonerato dall’obbligo di prestare servizio gratuito a favore del Comune di residenza e di accettare un’offerta di lavoro distante dalla residenza oltre 250 km.

Quando non si può rifiutare un’offerta di lavoro?

Chi percepisce il reddito di cittadinanza deve accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue, la prima offerta di lavoro congrua dopo 12 mesi di sussidio. Ma quando un’offerta di lavoro è congrua ai fini del reddito di cittadinanza? In base a quanto disposto dal decreto sul reddito di cittadinanza:

  • se il lavoratore percepisce il reddito di cittadinanza da non più di 6 mesi, l’offerta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 100 km dalla residenza dell’interessato, o comunque deve essere raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta; la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di seconda offerta; la sede di lavoro può trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta;
  • se il lavoratore percepisce il reddito di cittadinanza da oltre 6 mesi, l’offerta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, deve riguardare uno dei settori individuati nel patto di servizio sottoscritto dal lavoratore, o contigui ai settori individuati;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 100 km dalla residenza dell’interessato, o comunque deve essere raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta; la distanza dal luogo di lavoro non può essere superiore a 250 km dalla residenza dell’interessato se si tratta di seconda offerta; la sede di lavoro può trovarsi ovunque, nel territorio italiano, se si tratta di terza offerta;
  • se il lavoratore ha ottenuto il rinnovo del reddito di cittadinanza, l’offerta di lavoro deve avere le seguenti caratteristiche:
    • dal punto di vista della coerenza professionale, può riguardare qualsiasi settore lavorativo;
    • la retribuzione offerta deve essere maggiore di 1,2 volte l’indennità di disoccupazione percepita, se il disoccupato percepisce un trattamento di sostegno al reddito;
    • la sede di lavoro, esclusivamente nel caso in cui nel nucleo familiare non siano presenti componenti di minore età o disabili, può trovarsi ovunque nel territorio italiano; in questo caso, il beneficiario continua a percepire il reddito di cittadinanza per altri 3 mesi, a titolo di compensazione per le spese di trasferimento sostenute.

Il rapporto di lavoro, per quanto riguarda la durata, deve essere:

  • a tempo indeterminato;
  • a termine o con contratto di somministrazione, con una durata di almeno tre mesi.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, il rapporto deve essere a tempo pieno, o a tempo parziale, con un orario non inferiore all’80% rispetto all’orario dell’ultimo contratto di lavoro.

Lo stipendio previsto, poi, non deve essere inferiore ai minimi della contrattazione collettiva. In base alle ultime modifiche normative, l’offerta di lavoro, per essere considerata congrua, deve superare 858 euro mensili di stipendio.

note

[1] DPCM 159/2013.

[2] L. 68/1999.


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1 Commento

  1. Speriamo in successivi approfondimenti. Nell’articolo non si prende in esame la definizion di “nucleo familiare”. Ad esempio i figli che risultano possedere la residenza nella medesima abitazioni dei genitori ultrasesantacinquenni con diritto all’indennità di accompagnamento (non autosufficienti), sono da considerarsi inclusi o esclusi dal “nucleo familiare” ?

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