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Concessione edilizia e autorizzazioni per variazione dei lavori

16 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Febbraio 2019



Io e mio marito siamo i nudi proprietari dell’appartamento in cui abitiamo dal 1976, ma è nel 1981 che abbiamo ricevuto l’atto di donazione da mia madre che se ne è riservata l’usufrutto. Mio marito, invece è il pieno proprietario di un’immobile di tre piani, che ha costruito da un anno, adiacente alla nostra abitazione. Con la stessa concessione edilizia, approvata sia dal genio civile che dal comune, abbiamo aperto una porta dal muro portante in comune, che ha reso i due immobili comunicanti. A distanza di un anno siamo stati avvertiti, di un esposto presentato da mia madre al comune, che ci obbliga a richiudere il varco perchè nella domanda di concessione edilizia, erroneamente abbiamo dichiarato di essere i pieni proprietari anche della casa in cui abitiamo e invece sarebbe stata necessaria la firma dell’usufruttuaria, ossia di mia madre. Abbiamo dunque presentato una variazione dei lavori in corso, che prevede la chiusura del varco esistente, e adesso aspettiamo che i vigili urbani vengano ad accertare il lavoro. Se fra sei mesi decidessimo di riaprire il varco, questa volta abusivamente, a che cosa andremmo incontro?

L’eventuale riapertura del varco, in mancanza di autorizzazioni amministrative (essendoci un muro portante di mezzo occorrerebbe una concessione edilizia), configurerebbe un abusivismo edilizio.

Questo significa che, se il Comune, o la Procura, venissero a conoscenza di tali lavori non autorizzati, partirebbero in via automatica due procedimenti:

  1. il primo davanti il Comune che inizierebbe con tutte le verifiche del caso, tramite periti, e si concluderebbe, sicuramente, con un ordine di ripristino della situazione precedente;
  2. il secondo, più grave, davanti la Procura, che avvierà le indagini penali e con ogni probabilità rinvierà a giudizio i lettori, instaurando un processo penale.

Mentre la prima azione, del Comune, è quella che li porterebbe ad un mero esborso economico, poiché sarebbero costretti a ripristinare il muro, oggetto di apertura, l’azione penale li colpirebbe anche dal punto di vista personale (come ad esempio la reputazione, la professionalità, l’onore, e così via).

Infatti, l’azione abusiva in questione configurerebbe i reati disciplinati dal D.P.R. n. 380/01, per aver i lettori eseguito dei lavori in assenza di autorizzazione del competente ufficio del Genio Civile e in totale assenza di un titolo autorizzativo rilasciato dal Comune (concessione edilizia).

Inoltre, parlando di muro portante, potrebbe essere interessata la normativa antisismica, che prevede ulteriori autorizzazioni e limitazioni in tema edilizio.

E a nulla potrà servire il precedente atto amministrativo con cui avete aperto la prima volta il varco, i cui effetti verranno meno con la chiusura.

Infine, nel caso in cui la madre della lettrice non fosse d’accordo alla riapertura di questo varco, quest’ultima e suo marito rischierebbero la sua costituzione di parte civile nel processo penale e una successiva azione civile per il risarcimento dei danni subiti dall’indebito abuso edilizio.

Pertanto, a meno che non vi sia un comune accordo tra le parti, oltre alla sicurezza che nessun terzo potrà mai venire a conoscenza di quella riapertura, si consiglia ai lettori di non provvedere, se non muniti di concessione edilizia, ad un’azione edilizia priva di autorizzazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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