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Sintomi dell’osteoporosi

23 Febbraio 2019


Sintomi dell’osteoporosi

> Salute e benessere Pubblicato il 23 Febbraio 2019



Scopri che hai l’osteoporosi, la malattia che ti causa la rottura delle ossa, proprio quando te ne si rompe una. Ma è possibile accorgersi prima di averla, magari da altri sintomi?

Le vittime preferite dell’osteoporosi sono le donne, soprattutto nella fase della menopausa e dell’allattamento, gli anziani e tutti coloro che vedono avanzare l’invecchiamento. Alcuni sondaggi, infatti, hanno confermato che essa rappresenta la causa principale per le fratture nelle donne dopo la menopausa e negli anziani. Inoltre, anche la presenza di altre forme di patologia possono favorirne l’arrivo, come i disturbi alimentari, l’alcolismo, l’insufficienza renale. Ecco che allora sembra particolarmente difficile riuscirne ad identificare con assoluta specificità i casi, se ancora non si sono verificate delle fratture, nonché isolare quelli che potremmo definire i sintomi dell’osteoporosi. In verità, anche se trattiamo di una delle “malattie silenziose”, definite così perché impercettibili sino al primo evento clinico della malattia, che nel caso di specie è costituito da una frattura ossea (anche se minima), esistono delle linee guida che possono facilitarne la diagnosi. E non solo: mentre un tempo si pensava che la presenza dell’osteoporosi fosse inevitabile e, precisamente, coincidesse con l’arrivo della vecchiaia, di recente molti studiosi sono convinti che è possibile prevenirla e, quindi, riuscire a non soffrirne in età avanzata. Stante il recente interesse per l’argomento, anche sotto il profilo della diagnosi oltre che della prevenzione, scopriamo assieme quali sono i sintomi dell’osteoporosi, quali le cause della malattia e gli strumenti per la sua diagnosi, nonché i modi per tentare di prevenirla.

Cause dell’osteoporosi e diagnosi

L’osteoporosi viene definita la “malattia silenziosa” perché nasce e si aggrava senza dare particolari sintomi e, quindi, sostanzialmente impedendo di accedere a quegli esami strumentali che permettono di diagnosticare tempestivamente le malattie.

In effetti, nella stragrande maggioranza dei casi non consente la sua diagnosi se non dopo che il soggetto interessato ha avuto una frattura. Bella fregatura! Soprattutto se si pensa al fatto che si tratta di una malattia che consiste nella riduzione della resistenza delle ossa, dovuta alla decalcificazione dei sali di calcio, causandone un aumento del rischio di rottura.

Tra le cause dell’osteoporosi vi sono:

  • negli uomini soprattutto il processo di invecchiamento, che si accompagna alla diminuzione della produzione degli ormoni a far decorso dai 55 anni in su;
  • nelle donne soprattutto l’avvento della menopausa, che altera la produzione degli estrogeni (riducendola) e così facilitando la riduzione della massa ossea;
  • in generale, in tutti i casi in cui c’è stato uno sviluppo osseo non ottimale, nel corso della infanzia e dell’adolescenza, che non ha permesso alla massa ossea di raggiungere la forza ritenuta ottimale. Un tempo, si associava l’osteoporosi in modo quasi esclusivo al processo di invecchiamento dell’uomo mentre oggi è risaputo che l’indebolimento osseo che porta con sé questa malattia può essere generata anche durante le suddette fasi di infanzia ed adolescenza;
  • anche nei casi in cui la presenza di un’altra e diversa patologia la facilita, come nelle persone che hanno disturbi alimentari, in chi soffre di ipertiroidismo o insufficienza renale o alcolismo o, ancora, nelle persone che sono costrette a seguire dei trattamenti farmacologici che contengono sostanze che la favoriscono, ad esempio, come cortisone.

L’osteoporosi sta assumendo importanza sempre maggiore a causa delle conseguenze derivanti alla vita delle persone – ed alle casse pubbliche se pensiamo che è possibile ottenere l’invalidità per osteoporosi dalle fratture che si subiscono – con conseguente aumentato interesse degli studi ad approfondire le tecniche per identificare le persone ad essa più esposte oltre che per migliorarne la prevenzione.

Da alcuni sondaggi, difatti, sarebbe emerso che dopo la rottura del femore, ad esempio, solo il 50% delle vittime riesce a tornare alla propria autonomia e che, comunque, lo stato della qualità della vita peggiora.

Ecco, quindi, che si scopre che la diagnosi dell’osteoporosi può avvenire sia grazie ad esami strumentali, di cui parliamo a breve, sia esami di laboratorio, come esami delle urine e del sangue che permettono di controllare lo stato del metabolismo osseo.

Invece, con riferimento alle diverse forme di diagnosi strumentale si può ricordare la più nota, cioè, la cd. “densitometria ossea” o MOC che è una indagine che utilizza i raggi X per stabilire la massa ossea nonché la quantità e densità minerale nelle zone che sono a maggior rischio di frattura (vertebre lombari, femore, polsi ecc.). La densitometria ossea, dunque, permette di tenere sotto controllo la densità delle ossa e prevedere se e quando ci potrebbe essere una nuova rottura.

Allo stato attuale è possibile anche la previsione sulla condizione delle ossa, prima di eventuali fratture, che si può ottenere tramite esami specifici per le zone della colonna vertebrale, del femore e dello scheletro come i sistemi cd. DPA o SPA che, però, prevedono l’uso di sostanze radioattive e che, per questo motivo, stanno cadendo in disuso.

Sintomi della osteoporosi

Abbiamo avuto modo di precisare che l’osteoporosi è una delle “malattie silenziose” perché al momento del suo arrivo, così come per tutto il periodo di aggravamento, il paziente non avverte dolori né ha generalmente sintomi. Inoltre, viene chiamata anche la “ladra di salute” perché la sua diagnosi normalmente avviene quando la perdita di calcio è talmente grave da aver provocato rottura di ossa o da provocare sbalzi di umore e un notorio peggioramento della vita, a causa della perdita dell’autosufficienza del paziente.

La prima e più importante sintomatologia della malattia, infatti, consiste nella frattura -ad esempio- di vertebre o del polso o del femore. Ma ad un occhio e ad una mente attenti, possono essere di aiuto alcuni indici sintomatologici che possono permettere di capire se è il caso di effettuare le indagini strumentali e di laboratorio specifici per questa malattia.

Chi soffre di osteoporosi lamenta i seguenti sintomi, che non sono esclusivi della patologia:

  • dolori improvvisi ossei che, una volta comparsi, rimangono persistenti;
  • mal di schiena, provocato magari dal collasso di una vertebra. L’osteoporosi della colonna vertebrale è quasi sempre legata a dolori generali alla schiena ed inizia con microfratture. Il problema vero si verifica quando esistono tante di queste microfratture perché possono portare al crollo vertebrale;
  • diminuzione della statura, sintomo non di particolare aiuto, se si è nella fase dell’invecchiamento, in cui è considerato normale ridursi di statura. Ecco perché alcuni medici ritengono che il controllo sulla osteoporosi è opportuno allorquando la riduzione della altezza è di oltre 3 centimetri tra un controllo ed un altro;
  • curvatura del rachide dorsale, vale a dire posizionamento curvo della schiena;
  • comparsa di dolori, soprattutto, al rachide toracico (la schiena) ed al rachide lombare (l’anca). Ma attenzione: i dolori caratteristici di questa patologia si hanno non quando ci si alza dal letto ma dopo essere stati in piedi a lungo. Ed il motivo è ben presto spiegato da alcuni studi secondo cui esiste una differenza tra il dolore dell’artrosi, ad esempio, e quello dell’osteoporosi, perché è solo in caso di osteoporosi che il dolore non esiste dopo un periodo di riposo (appunto, al mattino quando ci si sveglia) ed invece compare pian piano durante i movimenti usuali che si hanno durante la giornata. Inoltre, il dolore da artrosi è diffuso ed è esistente anche mentre si sta fermi e durante la notte, mentre quello da osteoporosi è diffuso;
  • calcoli renali.

Inoltre, si deve tener presente che esiste il rischio di sviluppare l’osteoporosi anche in caso di magrezza eccessiva o abuso di alcool o sigarette o altre patologie. Inoltre, come già anticipato, risulta scientificamente che si è maggiormente esposti al rischio in alcuni momenti della propria vita.

Ad esempio, nelle donne in cui c’è stato l’avvento della menopausa. Ecco perché in questa fase delicata della vita di una donna, risulterebbe consigliabile la sottoposizione ad esami preventivi: per controllare una eventuale predisposizione alla patologia. Ed ancora negli uomini dopo i 55 anni: anche in questo caso, ed anche in assenza di sintomi, risulta opportuno fare qualche controllo.

Prevenzione dell’osteoporosi

Per prevenire la malattia esistono differenti modi per curare la propria salute, ad esempio:

  • farsi prescrivere e seguire una dieta equilibrata. Nel caso in cui si volesse seguire una dieta antiosteoporosi basta assumere prodotti alimentari che contengono normalmente tanto calcio per introdurlo nel nostro organismo, come latte e derivati, verdura a foglia larga, legumi secchi e noci ed arachidi ecc. E questo perché se è vero che il calcio è il componente principale della ossa, altrettanto lo è il fatto che il nostro organismo non lo produce da sé, nonostante quotidianamente si dovrebbero assumere, per gli uomini sotto i 50 anni e le donne in fase premenopausa, 1.000 milligrammi di calcio al giorno (nelle fasce di età superiori, la quantità aumenta);
  • fare una sana attività fisica e, nei casi di osteoporosi della colonna vertebrale, risulta importante praticare uno sport dolce, sotto il consiglio ed il controllo di un fisioterapista;
  • garantirsi un adeguato apporto di vitamina D, che aiuta l’assorbimento del calcio, regolarizzandolo nell’organismo;
  • per le donne in gravidanza, aumentare l’apporto del calcio giornaliero (con latte, yogurt, alcuni tipi di pesce come il salmone, le sardine e le alici ecc.) e tenere sotto controllo il colesterolo, indispensabile per la corretta formazione del nascituro. Apporto di calcio che, a sua volta, deve essere ulteriormente aumentato nel periodo dell’allattamento;
  • per gli uomini sopra i 55 anni e le donne che stanno andando in menopausa, aumentare l’apporto del calcio quotidiano mediante l’aiuto della alimentazione e di eventuali integratori (che è importante che sia il medico a prescrivere);
  • per i fumatori, ridurre il vizio del fumo, ricordando che questo non fa altro che peggiorare la osteoporosi, verosimilmente perché fa diminuire la quantità di estrogeno prodotto dall’organismo, diminuendo anche l’assorbimento del calcio a livello intestinale;
  • per gli amanti dell’alcol, ridurne fortemente la quantità assunta, atteso che un suo eccessivo uso può impedire il rinnovamento delle ossa ed anche alterare la capacità dell’organismo di assorbire il calcio.

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