Diritto e Fisco | Articoli

Danno da stress lavoro correlato

11 Febbraio 2019


Danno da stress lavoro correlato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Febbraio 2019



Il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti, sia sotto il profilo fisico che sotto il profilo psicologico.

La legge pone a carico del datore di lavoro il cosiddetto obbligo di sicurezza nei confronti dei propri dipendenti. In poche parole, ogni azienda deve fare di tutto per far sì che il lavoro non sia, per i dipendenti, fonte di pericolo per la sicurezza e per la salute. Nel concetto di salute non rientra solo la salute fisica ma anche la salute psicologica. Sul posto di lavoro, infatti, ogni lavorare trascorre un numero importante di ore. Nel posto di lavoro il dipendente può accumulare ansie, tensioni, rapporti difficili con i colleghi e con i superiori gerarchici, concorrenza e competizione tra colleghi esasperati. Tutto questo carico di tensione e insoddisfazione può trasformarsi in una vera e propria malattia psicologica detta stress lavoro correlato. Come ogni alterazione della salute determinata dal luogo di lavoro, anche tale patologia è risarcibile: esiste pertanto un danno da stress lavoro correlato che, in alcuni casi, l’azienda può essere chiamata a risarcire al lavoratore.

Che cos’è l’obbligo di sicurezza?

Come abbiamo detto, tra i vari obblighi che si assume quando assume un dipendente, il datore di lavoro si assume l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti [1]. Questo obbligo si traduce nel porre in essere tutti quegli accorgimenti, tutte quelle misure di sicurezza che possano prevenire l’insorgere di problemi di salute, sia fisica che psichica, nei dipendenti.

Inoltre, per essere in linea con gli obblighi di sicurezza, il datore di lavoro deve porre in essere tutti gli adempimenti che sono richiesti dalle norme specifiche che disciplinano la sicurezza sul lavoro [2].

In particolare, oltre a nominare in azienda le figure che devono occuparsi di sicurezza, l’azienda deve:

  • effettuare la valutazione di tutti i rischi, compresi quelli relativi alla salute psichica e quindi anche al rischio di stress lavoro correlato;
  • formare i dipendenti in materia di sicurezza;
  • dotare i dipendenti dei cosiddetti dispositivi di protezione individuale (ad es. scarpe antinfortunistiche).

Cos’è il danno da stress lavoro correlato?

Come abbiamo detto, il datore di lavoro deve preservare non solo la salute fisica dei dipendenti, ma anche quella psichica. Il lavoro, infatti, può provocare tensioni prolungate che si trasformano in una patologia detta stress lavoro correlato.

Il danno da stress lavoro correlato, in base alla definizione data in ambito europeo [3], è una situazione di prolungata tensione che può determinare un peggioramento dello stato di salute, anche con ricadute patologiche gravi.

Tale problematica può interessare qualsiasi lavoratore, a prescindere dalla dimensione della società datrice di lavoro, dall’ambito di attività oppure dal contratto con cui il dipendente è stato assunto.

Di recente anche la Cassazione ha parlato di danno da stress lavoro correlato. Secondo la Suprema Corte [4] il risarcimento del danno da stress lavoro correlato è un danno che deriva da inadempimento del datore di lavoro. Come detto, infatti, quando assume un dipendente l’azienda si obbliga a preservare la salute del dipendente stesso. Se non lo fa, sta di fatto, violando un impegno contrattuale. Come ogni danno, è la parte che ne richiede il risarcimento a dover fornire la prova.

In particolare, il diritto del dipendente ad ottenere il risarcimento del danno da stress lavoro correlato presuppone tre condizioni:

  • ci sia una condotta censurabile del datore di lavoro;
  • venga provato un danno medicalmente accertabile;
  • venga dimostrata la sussistenza di un nesso di causalità tra la condotta censurabile e il danno.

La condotta censurabile del datore di lavoro

Quali comportamenti del datore di lavoro possono essere considerati censurabili e fonte di risarcimento per il danno stress lavoro correlato? Innanzitutto non è necessario che vi sia, necessariamente, una violazione degli obblighi previsti dalle leggi in materia di sicurezza.

Infatti, anche un datore di lavoro che ha fatto la valutazione dei rischi, ha nominato le figure aziendali della sicurezza, etc. potrebbe essere considerato responsabile per il danno stress lavoro correlato.

La Cassazione ha chiarito che l’obbligo di sicurezza non si limita al rispetto della legislazione sulla sicurezza ma comprende anche il divieto, per il datore di lavoro, di porre in essere, nell’ambito aziendale, comportamenti che siano lesivi del diritto all’integrità psicofisica del lavoratore [5].

Quali malattie sono riconducibili allo stress lavoro correlato?

I danni che possono essere, sul piano medico, riconducibili allo stress lavoro correlato vanno da malattie come infarti, malattie dell’apparato immunitario o gastrointestinale, fino ad arrivare a malattie neurologiche e psichiche.

La giurisprudenza ci fornisce un’interessante casistica. La Cassazione [6] ha riconosciuto un risarcimento di €25.000,00, ad un portiere che ha provato di avere subito una sindrome ansiosa a causa dei prolungati turni di lavoro.

In un’altra sentenza, la Cassazione [7] ha considerato danno da usura psicofisica, lo stress accumulato da un camionista che non godeva, durante il rapporto di lavoro, dei riposi giornalieri e settimanali previsti dalla legge.

Anche l’infarto può essere considerato frutto dello stress lavoro correlato. Lo ha deciso la Cassazione [8] in un caso nel quale un impiegato aveva avuto un infarto a causa della stressante attività alla quale era sottoposto per svolgere l’elevatissimo carico di lavoro che gli era stato affidato in ufficio.

Il danno da stress lavoro correlato: come quantificarlo?

La Cassazione [9] ha chiarito che lo stress determinato dal lavoro, pregiudicando l’abituale e serena esistenza del dipendente, deve essere ricondotto alla famiglia del danno non patrimoniale.

Da ciò deriva che il danno da stress lavoro correlato è risarcibile se:

  • quando il fatto illecito che ha provocato il danno è anche solo in astratto configurabile come reato;
  • quando la legge prevede il risarcimento del danno non patrimoniale nonostante la condotta non sia tale da qualificarsi come reato;
  • quando il fatto illecito commesso dal datore di lavoro ha violato gravemente diritti inviolabili della persona.

Cosa fare in caso di danno da stress lavoro correlato?

Come abbiamo detto in caso di danno da stress lavoro correlato il dipendente può ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale. Lo stress lavoro correlato infatti modifica in peggio l’esistenza della persona, il suo approccio alla vita, la vita di relazione e sociale etc.

Per chiedere tale risarcimento il dipendente dovrà innanzitutto rivolgersi ad un medico legale il quale deve accertare la patologia dalla quale il lavoratore è colpito e pronunciarsi anche sull’origine lavorativa della malattia stessa.

A questo punto il dipendente dovrà, in prima battuta, cercare di ottenere il risarcimento del danno da parte del datore di lavoro in maniera stragiudiziale ossia scrivendo, meglio se a firma di un legale, una lettera all’azienda con la quale, anche fornendo la documentazione medico legale, si chiede il risarcimento del danno subito a causa delle condotte datoriali che hanno creato la situazione di stress lavoro correlato.

In questa lettera, di solito, l’azienda viene allertata che, in caso di mancata chiusura bonaria della questione, il dipendente sarà costretto a promuovere una causa giudiziale di fronte al tribunale del lavoro.

Come fare causa?

Se il tentativo di ottenere un risarcimento per le vie bonarie non ha esito positivo al dipendente non resta altro che tentare la strada della causa di servizio.

In questo caso si consiglia innanzitutto di rivolgere all’Inail una richiesta di indennizzazione della malattia professionale. L’Inail infatti eroga ai dipendenti delle prestazioni economiche non solo in caso di infortunio, ma anche in caso di malattie professionali, ossia, malattie che derivano dall’ambiente di lavoro in cui il lavoratore ha prestato servizio.

A questo punto, per chiedere il risarcimento del danno all’azienda, il dipendente deve depositare presso il tribunale del lavoro un ricorso, redatto e firmato da un avvocato, con il quale deve descrivere e fornire la prova di:

  1. comportamento illegittimo del datore di lavoro: il dipendente deve spiegare quali sono state le condotte illegittime del datore che hanno provocato lo stress lavoro correlato. Come già chiarito il dipendente potrà sicuramente segnalare il mancato rispetto di obblighi posti a carico del datore di lavoro dalla legislazione sulla sicurezza (ad es. potrà dimostrare che l’azienda non ha approvato il documento di valutazione dei rischi, oppure non ha effettuato la formazione dei dipendenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro). Inoltre potrà portare all’attenzione del giudice qualsiasi comportamento che, seppure non possa rappresentare una violazione degli obblighi posti a carico del datore di lavoro dalla legislazione sulla sicurezza, sia comunque illegittimo e fonte del danno;
  2. patologia insorta nel dipendente: per fare questo il dipendente dovrà procurarsi una certificazione medico legale che attesti la patologia di stress lavoro correlato dalla quale è affetto e che si pronunci sul fatto che tale patologia sia stata determinata dalla prolungata esposizione ad un ambiente di lavoro deteriorato e fonte di ansie e tensioni;
  3. nesso di causalità tra il comportamento illegittimo del datore di lavoro e la patologia insorta nel dipendente;
  4. entità del danno subito: come detto la giurisprudenza considera il danno da stress lavoro correlato un danno non patrimoniale. Il dipendente però potrà dimostrare di aver subito anche dei danni patrimoniali dal comportamento illegittimo del datore. Si pensi alla perdita di chance sul lavoro.

note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] D. Lgs. n. 81/2008.

[3] Art. 3 dell’Accordo europeo dell’8.10.2004, recepito dall’Accordo interconfederale del 9.06.2008.

[4] Cass. sent. n. 5590 del 22.03.2016.

[5] Cass. civ. sez. lav. n. 5491 del 02.05.2000.

[6] Cass. n. 18211 del 24.10.2012.

[7] Cass. n. 14710 del 14.07.2015.

[8] Cass. n. 8267 dell’01.09.1997.

[9] Cass. sent. n. 1185 del 18.01.2017.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

2 Commenti

  1. Chiarissimo questo articolo. le vostre notizie sono sempre comprensibili anche da chi non ha studiato. vorrei chiedervi in quali casi il licenziamento è illegittimo? come posso essere tutelato? aiutatemi per favore grazie

    1. Grazie Mario. Il dipendente che vuole fare causa per licenziamento illegittimo deve rispettare rigidi termini di decadenza trascorsi i quali non può fare più nulla. Scopri quali sono le tappe da seguire per introdurre una causa licenziamento illegittimo nel nostro articolo: Causa licenziamento illegittimo https://www.laleggepertutti.it/265441_causa-licenziamento-illegittimo
      Nell’ordinamento giuridico italiano il datore di lavoro può licenziare un dipendente solo a fronte di un valido motivo. La tutela che può ottenere il dipendente licenziato illegittimamente dipende dalle dimensioni aziendali e dalla data di assunzione del lavoratore. Per saperne di più sulla tutela obbligatoria in caso di licenziamento illegittimo leggi questo articolo https://www.laleggepertutti.it/255005_la-tutela-obbligatoria-in-caso-di-licenziamento-illegittimo

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA