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Fermo amministrativo e passaggio di proprietà

22 Gennaio 2019


Fermo amministrativo e passaggio di proprietà

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Gennaio 2019



Si può vendere l’auto prima del fermo amministrativo ma dopo aver ricevuto il preavviso? E che succede se la vendita avviene prima dello stesso preavviso ma dopo la notifica della cartella esattoriale? 

Immagina di ricevere una cartella esattoriale. A causa di alcune imposte e multe stradali non pagate diverso tempo fa, ti viene intimato di pagare circa 5mila euro. Al momento non disponi di tale somma né puoi permetterti di rateizzarla. Così decidi di soprassedere. Dopo un po’ di tempo ti rechi allo sportello dell’Esattore per controllare la tua posizione e l’eventuale presenza di ulteriori debiti pendenti. In quell’occasione, un dipendente ti avverte: «Se non paghi al più presto gli importi dovuti, possiamo iscrivere un fermo amministrativo sulla tua macchina». Allarmato e preoccupato dalla possibilità di rimanere a piedi, decidi di correre ai ripari. L’unica soluzione che ti viene in mente per salvare l’auto è venderla (magari a un amico che faccia da prestanome) o intestarla a qualche familiare che te ne lascerebbe comunque l’uso. Lo puoi fare? Cosa rischi se dovesse arrivare il fermo amministrativo dopo il passaggio di proprietà? Se può consolarti, il problema non è solo tuo. Da quando la misura cautelare del “fermo” è stata riformata dal famoso decreto del fare [1], è diventato anche la misura più usata dall’Agente della Riscossione per il recupero dei piccoli crediti. La legge infatti non pone limiti all’utilizzo di tale strumento ed anche per somme mosso basse vi si può ricorrere.

Una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Novara [2] ci offre lo spunto per spiegare come avviene il fermo auto, se è possibile vendere la propria macchina prima che arrivi il cosiddetto preavviso di fermo o anche dopo, o addirittura se si può vendere o donare il veicolo dopo l’iscrizione dello stesso fermo.

Fermo amministrativo: quando avviene?

Il fermo amministrativo non è un pignoramento. È solo una “misura cautelare”, iscritta al pubblico registro automobilistico (PRA), che comporta il divieto di circolare con l’auto su cui viene imposto il fermo medesimo.

Non ci sono importi minimi al di sotto dei quali non è possibile iscrivere il fermo. In ogni caso il fermo può essere iscritto solo se:

  • non sono passati 60 giorni dalla notifica della cartella
  • al contribuente è stato spedito un preavviso di fermo che gli dia almeno 30 giorni di tempo per pagare. In alternativa il debitore può presentare una istanza di rateazione che blocca la procedura di fermo.

Che succede dopo il fermo amministrativo?

L’auto sottoposta a fermo amministrativo rimane di proprietà del debitore, ma non può circolare. Il proprietario dell’auto che viene trovata dalla polizia circolare nonostante il fermo (circostanza facilmente accertabile tramite il collegamento agli archivi informatici che le volanti sono in grado di fare all’atto dell’accertamento) rischia:

  • una multa di 776 euro (massimo 3.111 euro);
  • e la confisca del mezzo (significa che l’auto passa in proprietà dello Stato e non viene più restituita al proprietario). Più precisamente gli organi di polizia compilano il verbale di contestazione relativamente alla sanzione pecuniaria e lo trasmettono ad Agenzia Entrate Riscossione che poi provvede a pignorare il veicolo.

Leggi l’approfondimento: Se cammino con il fermo amministrativo cosa rischio?

L’auto sottoposta a fermo non può inoltre essere rottamata e radiata dal Pra. Tuttavia può essere venduta. L’acquirente però deve essere informato dell’esistenza del fermo poiché lo stesso segue il bene in tutti i passaggi di proprietà; se così non dovesse essere, egli può chiedere la risoluzione del contratto e pretendere la restituzione dei soldi del prezzo.

Abbiamo detto che il fermo non è un pignoramento, ma solo uno strumento che dovrebbe servire per impedire che il veicolo venga danneggiato o si deprezzi, in attesa che il creditore provvede a pignorarlo. Nella pratica però, dopo il fermo non si verifica mai il pignoramento: sia perché quest’ultimo è spesso costoso e aleatorio, sia perché già solo il fermo costituisce una sufficiente motivazione a pagare.

Posso vendere l’auto prima del preavviso di fermo?

La legge stabilisce che, dal momento in cui il debitore contrae un debito, ogni passaggio di proprietà può essere soggetto a “revocatoria” da parte dei creditori (anche se è in corso un giudizio di accertamento del credito, come ad esempio l’opposizione a una cartella esattoriale). La revocatoria è una azione civile rivolta a dichiarare inefficace la cessione del bene.

Per esercitare la revocatoria è necessario che sussistano le seguenti condizioni:

  • il creditore deve agire entro massimo 5 anni dall’atto di cessione del bene (sia esso una vendita o una donazione). Dopo tale termine la cessione non è più impugnabile e diventa definitiva;
  • il debitore non deve avere altri beni su cui il creditore possa agire (se, ad esempio, il contribuente è proprietario di più auto, ben potrà cederne una senza rischiare la revocatoria dell’atto);
  • nel caso di vendita (non quindi per la donazione), il creditore deve dimostrare che l’acquirente era a conoscenza dell’esistenza del debito. Si tratta di una prova estremamente facile – che può essere data anche in via presuntiva – quando si tratta di una vendita a un convivente o a uno stretto familiare; è molto più difficile invece quando l’acquirente è un perfetto sconosciuto.

Dunque seppur, in teoria, l’auto possa essere venduta prima che arrivi il preavviso di fermo, se il debito è già esistente il passaggio di proprietà è revocabile. In altri termini, basta l’omesso versamento del tributo o della sanzione, anche se ancora non è stata notificata la cartella esattoriale, per consentire alla pubblica amministrazione di esercitare l’azione revocatoria. A conti fatti, però, la tutela dei crediti dello Stato o delle altre amministrazioni è gestita sempre all’Agente della Riscossione esattoriale; per cui, se ancora non c’è stato il “passaggio di consegne” e la notifica della cartella, è molto difficile che la PA proceda con una revocatoria.

Sarà eventualmente l’Esattore, dopo la notifica della cartella, ad agire in revocatoria. Ma se non lo fa non può iscrivere il fermo una volta che l’auto è stata venduta.

Se cioè la trascrizione della vendita dell’auto viene effettuata prima dell’arrivo del preavviso di fermo, il fermo stesso non è valido. E risulta peraltro inopponibile al compratore oltre che al venditore.

Insomma, o l’Agente della riscossione procede prima a far revocare il passaggio di proprietà oppure non può iscrivere il fermo su un’auto già venduta.

Posso vendere l’auto dopo il preavviso di fermo?

Anche in questo caso, la vendita dell’auto dopo il preavviso di fermo è valida alle stesse condizioni appena indicate: l’Esattore non deve agire con la revocatoria. Ma qui l’intestazione fittizia risulta chiaramente in frode alla legge, eseguita cioè per eludere la misura cautelare, proprio perché intervenuta nel lasso di tempo dei 30 giorni tra il preavviso e il fermo. Pertanto è ancora più facile, per l’Esattore, dimostrare l’intento truffaldino del debitore e ottenere la revocatoria dell’atto. Resta sempre la necessità di dimostrare che l’acquirente fosse a conoscenza dei debiti del venditore, cosa molto facile quando la cessione avviene tra marito e moglie. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2]. Si presume infatti che i coniugi o i conviventi, legati perciò da un vincolo sentimentale, comunichino tra loro circostanze che riguardano la loro vita quotidiana. Per cui, l’acquirente dell’auto è consapevole della situazione di incombente fermo amministrativo; non si può escludere la sua ignoranza sul fatto. Ed è proprio questa consapevolezza che consente la revoca della vendita.

Le cose vanno diversamente in caso di vendita dell’auto a un soggetto estraneo, ossia non appartenente al nucleo familiare. Qui è più difficile dimostrare la conoscenza, da parte dell’acquirente, dell’esistenza del debito in capo al venditore. Quindi la revocatoria è improbabile.

Nel caso in cui l’auto venga semplicemente intestata a un altro soggetto – sia esso familiare o meno – e quindi venga realizzata una donazione, l’Esattore ha la strada spianata. Questi infatti non deve più dimostrare la consapevolezza dell’acquirente rispetto al debito del donante e può revocare l’atto di cessione senza dover fornire troppe dimostrazioni.

Posso vendere l’auto dopo il fermo amministrativo?

L’ultima ipotesi è anche quella più semplice: si può ben vendere l’auto dopo il fermo amministrativo senza neanche il rischio di una revocatoria. Ciò perché il fermo segue l’auto e quindi resta iscritto nonostante il passaggio di proprietà. Il nuovo titolare dunque rischia di aver comprato un veicolo che potrebbe non utilizzare più se il contribuente non paga il proprio debito.

note

[1] Dl 69/2013.

[2] CTP Novara, sent. n. 176/18.

[3] Cass. sent. n. 23950/17 del 12.10.2017.


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2 Commenti

  1. Sono amministratore di una srl e per debiti personali ho un fermo amministrativo su un auto intestata alla mia persona nonostante l’auto mi serva per lavorare per la mia società.Si può fare qualcosa?
    Grazie.

    1. Il fermo amministrativo sulle autovetture e/o motocicli registrati è una misura cautelare che l’agente della riscossione può utilizzare se, decorsi sessanta giorni dal ricevimento della cartella di pagamento, il contribuente non abbia provveduto al pagamento integrale delle somme. Cosa comporta? Quali sono le conseguenze? Avere il fermo sulla macchina comporta l’assoluto divieto di circolazione del mezzo. Come difendersi dal fermo auto?
      Il consiglio è ovviamente quello di affidare tutte le carte ad un professionista (dottore commercialista, avvocato, fiscalista), anche se è possibile, per le cause di valore inferiore a 3 mila euro, difendersi in autonomia. Attraverso un professionista, è possibile proporre un vero e proprio ricorso giudiziario alla misura cautelare. Verrà quindi incardinata una causa nella sede più opportuna.
      In particolare, la causa avverrà:
      -davanti al giudice di pace, per le sanzioni amministrative su cui si fonda il fermo;
      -davanti alla commissione tributaria provinciale, per i debiti tributari su cui si fonda il fermo;
      -davanti al tribunale lavoro, per i contributi Inps o Inail, su cui si fonda il fermo.

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