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Figli ribelli: come comportarsi

15 Febbraio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini


Figli ribelli: come comportarsi

> Donna e famiglia Pubblicato il 15 Febbraio 2019



Il sottile equilibrio tra empatia, disciplina e permissivismo per affrontare l’età terribile della crescita.

“Mai come mia madre” è quanto dichiara a sé e al mondo la sfrontata, nonché prima principessa “griffata” Disney Pixar. Non a caso, è proprio “Ribelle” il titolo scelto per questo film di animazione datato 2012. Una storia ambientata nella Scozia medievale che vede al centro le gesta della principessa Merida dalla selvaggia chioma rossa e della madre Elinor. Due tipologie di femminilità agli antipodi: mentre la giovane Merida è refrattaria al rispetto delle tradizioni e delle forme, la madre è la custode di buone maniere e senso del decoro familiare. Ma sarà proprio un litigio tra le due a fare da molla propulsiva della storia. Infatti, tra mille imprevisti, avventure e pericoli, le due donne si proteggeranno imparando l’una dall’altra, riuscendo sul finale a comprendersi nel profondo. Quindi l’iniziale “urlo di guerra” lanciato dalla ragazza contro il modello rappresentato dalla regina madre, col volgere degli eventi, si stempererà al punto da consentire un confronto più pacifico e rispettoso dei diversi punti di vista. Dal pianeta Disney si passa alla vita reale e ti fai qualche domanda. Figli ribelli: come comportarsi? È più giusto imporsi ed educarli al rispetto delle regole o essere più permissivi per stimolare in loro senso di responsabilità e autocontrollo? E comunque, ci sono dei limiti da non oltrepassare se non si vuole incorrere in pesanti conseguenze? Domande, queste, che rimandano ai temi sempre attuali, nonostante il trascorrere delle generazioni, del ruolo della famiglia nella crescita dei figli, dell’incomunicabilità tra genitori e figli, dell’assunzione delle proprie responsabilità e della ricerca dell’identità. Se anche tu dunque sei alle prese con “congiunture” di questo tipo, con figli grandi o piccoli che siano, non abbandonarci proprio ora. La “narrativa” che segue potrà fungere da illuminazione, un po’ come i bluastri “fuochi fatui” per la giovane Merida, nome di origine celtica che significa perla, dura all’esterno, ma molto preziosa per chi sia in grado di coglierne le qualità.

Qual è l’altra faccia della ribellione?

Ancora una volta la risposta, in un certo qual modo, ci viene dalla Disney. Non è infatti casuale la scelta operata dalla “Walt Disney Italia” che ha deciso di adattare il titolo originale del lungometraggio “The Brave”, che in inglese significa appunto coraggioso/a, con il termine italiano “Ribelle”. Una traduzione forse libera, ma molto significativa. Chi infatti veste i panni del ribelle, da che mondo e mondo, ha in sé un certo coraggio di provare a sovvertire l’ordine costituito, di sfidare le convenzioni, di mettersi in luce attirando su di sé odio e amore. Parliamoci chiaro, chi non segue la massa, non ha certo vita facile, anche se nel lungo periodo potrebbe essere destinato a cambiare la storia.

È questo infatti il leitmotiv seguito dalle autrici del libro “Storie della buona notte per bambine ribelli[1] diventato primo nella classifica dei Bestseller di IBS libri. Una pari associazione tra ribellione e coraggio è quella proposta dalla scrittrice Giada Sundas nel suo ultimissimo libro intitolato “Mamme coraggiose per figli ribelli”. [2] Quindi, sembra di capire che chi ha a che fare con qualche personalità ribelle, si dovrà anche confrontare con il coraggio proprio o del reazionario di famiglia, sia esso in gonnella o meno.

La fase tra i due e i quattro anni: perché è terribile?

Con l’espressione “Terrible two” mutuata dalla lingua inglese, ci si intende riferire alla fase appunto terribile dei due, ma due cosa? Per dare un senso compiuto all’espressione, ad ora forse piuttosto enigmatica, basterà far seguire a quell’incipit la parola “anni”. Se comunque anche così messa, l’espressione “Due terribili anni” non sembra ancora sufficientemente chiara, approfondiamo il punto. Questo è dunque un modo di dire degli inglesi quando intendono fare riferimento ai bambini di fascia di età compresa tra i due e i quattro anni.

Perché questo particolare focus su questo range di età? La risposta è presto data. Sembra infatti che a dispetto della nazionalità di provenienza, la serie di lotte tra genitori e figli piccoli, abbia inizio proprio in questo periodo. Non dovrà quindi più di tanto stupire se anche le piccole mansioni quotidiane come cambiare il pannolino, lavarsi o vestirsi, si tramutino in vere e proprie “transazioni”, dove per spuntarla l’adulto dovrà spesso piegarsi a qualche concessione.

Come cambia la disciplina in caso di figli ribelli?

Appurato che le fasi di ribellione in famiglia non sembrano conoscere distinzioni né di razza, né di lingua, per cui “tutto il mondo è paese”, ciò non elimina di certo la necessità di scegliere ed impostare delle vere e proprie strategie di sopravvivenza, perché se è vero che questa prima fase critica dei figli va, in linea di massima, dai due ai quattro anni, è pur vero che due anni non sono nemmeno così brevi, se non si sa che pesci pigliare.

Per cui proviamo ad avventurarci in questo territorio, ben consapevoli che non esistono ricette valide per tutti. Forti del buon senso e dell’esperienza di chi si trova quotidianamente a contatto col pianeta dell’infanzia, è buona prassi cercare di distinguere le varie situazioni. Per cui, dinnanzi ad un “no” che nasce da una precisa intenzione del bambino, in prima battuta, se la cosa non è di per sé pericolosa, si può tentare di assecondarlo. Se il piccolo dovesse ostinarsi a fare un qualcosa che in quel momento non fosse materialmente possibile, come ad esempio uscire a giocare nel parco quando è l’ora di dormire, si può provare a dirglielo con modi autorevoli, vale a dire fermi ma dolci o altrimenti riconoscere la sua volontà, rimandando la cosa che lui chiede in un momento successivo.

Quindi, tanto per restare nell’esempio di cui sopra, si potrebbe dire, evitando toni ostili: “Tu vuoi andare a giocare al parco, adesso non si può, ma appena ti svegli ci andiamo insieme”.

Azioni di contenimento: quando e come ricorrervi?

Se comunque, nonostante le maniere empatiche e autorevoli messe in campo dagli adulti di riferimento, i figli dovessero passare il cosiddetto “limite”, lasciandosi andare a scene incontrollate, sarà necessario passare alla fase del contenimento.

Quindi senza ricorrere a maniere drastiche, forse più in uso ai tempi dei nonni, in cui non era poi così strano vedere dei bambini severamente puniti, tramite invii a letto senza cena, o reclusioni in camera al buio, meglio privare il piccolo di qualcosa a cui tiene, per far passare il messaggio che ha esagerato.

Pertanto se ad esempio solitamente a fine pasto il bambino viene gratificato con una leccornia, per una volta, saltate questa abitudine. La prossima volta ricorderà che un suo gesto esagerato lo ha privato di una cosa a cui teneva e magari in futuro terrà un diverso comportamento. Va da sé che il contenimento, unito all’ascolto e alle concessioni, sarà l’arduo mix di cui servirsi quando il figlio si trova ad attraversare il guado dell’adolescenza che dalla pubertà lo traghetterà nell’età adulta.

Colpa nell’educazione e nella vigilanza secondo la legge

Se poi le azioni compiute dai figli dovessero non essere compatibili con la vita comunitaria perché compiute violando altrui diritti, ovviamente il “registro” delle condotte da usare nei loro riguardi dovrà subire dei cambiamenti.

Da regole di vita domestica violate si passa infatti alle regole imposte dai codici di legge, per cui, se si dovesse arrivare a casi limite di questo tipo, non ci saranno tempeste ormonali che reggono, i fatti compiuti dal minore, se integrano gli estremi di reato, produrranno conseguenze per le quali qualcuno dovrà rispondere. Pertanto se non dovesse essere il minore direttamente imputabile, vale a dire responsabile davanti alla legge del fatto commesso, saranno gli stessi genitori a risponderne, in quanto “rei” della cosiddetta “culpa in educando” [3].

Del pari, anche la scuola potrebbe essere chiamata a rispondere, ma in questo secondo caso si tratterebbe di “culpa in vigilando” [4] da parte del personale docente o comunque incaricato di sorvegliare la scolaresca. Invertendo l’ordine della massima contenuta nell’Antico Testamento, in tali casi è proprio il caso di dire che le colpe dei figli ricadono sui padri.



Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] “Storie della buona notte per bambine ribelli” di Francesca Cavallo e Elena Favilli, Mondadori, 2017 e 2018.

[2] Mamme coraggiose per figli ribelli” di Giada Sundas, Garzanti, 2018.

[3] Art. 2048 co. 1 cod. civ.

[4] Art. 2048 2 co. cod. civ.


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7 Commenti

  1. Riuscire a crescere bambini secondo un certo codice di comportamento? No grazie! Non esistono leggi o formule matematiche per educare un figlio, ma posso dirvi che con cura e amore i miei figli sono cresciuti benissimo e sono molto educati. Ora li vedo molto preoccupati per la scelta del percorso di studi dopo il diploma. con la crisi che c’è oggi non è semplice entrare nel mondo del lavoro. Avete consigli voi della legge per tutti? grazie

    1. Buongiorno Rita! Non tutte le lauree offrono una garanzia di lavoro. Così come non tutti i laureati escono dalla facoltà con la preparazione necessaria ad affrontare la carriera che hanno immaginato. Avere una laurea in mano e la corona d’alloro in testa il giorno in cui si dà la tesi e si viene proclamati dalla Commissione non è sinonimo di occupazione sicura, anzi: per la maggior parte dei ragazzi, quel giorno non è un punto di arrivo ma un punto di partenza alla ricerca di un posto cui poter dimostrare le capacità e le conoscenze acquisite. Il modo migliore per avere una risposta è quello di vedere che cos’è successo a chi si è laureato negli ultimi anni. Quanti di questi ragazzi lavorano, in quale ambito e quanto guadagnano. Questi dati li fornisce ogni anno il Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, probabilmente la fonte più attendibile sulla realtà universitaria e postuniversitaria in Italia. Per saperne di più leggi il nostro articolo Quale laurea scegliere per trovare lavoro? https://www.laleggepertutti.it/275017_quale-laurea-scegliere-per-trovare-lavoro

  2. Come fare con i figli adolescenti? Un continuo conflitto per le questioni più sciocche e inutili. Io lavoro costantemente per mediare le liti e poi torno a casa e anche lì mi trovo a “combattere verbalmente” con i capricci dei miei figli. C’è qualche genitore in ascolto che può aiutarmi?

    1. Fasi della crescita ed esperienze possono cambiare il modo in cui i bambini percepiscono la figura ed il ruolo del padre o della madre, durante la costruzione di un rapporto che non cessa mai di evolversi. Leggi il nostro articolo su come i figli vedono i genitori https://www.laleggepertutti.it/270321_come-i-figli-vedono-i-genitori
      Come affrontare il conflitto genitori figli? Nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/271147_conflitto-genitori-figli parliamo della fase negazionista “ante litteram”, della fase della “doppia identità”, della fase esplorativa delle prove ed errori, della fase di differenziazione e del “conosci te stesso”, della fase oppositiva dei “super-eroi fragili”, della fase delle responsabilità e aspettative, del parere delle associazioni genitori-figli, della mediazione familiare nel conflitto genitori-figli.

  3. Mio figlio è un piccolo ribelle. A casa e alla scuola materna è una piccola peste, non ascolta, non sta seduto, non si ferma un attimo. È una trottola instancabile. Così un bel giorno io e mio marito abbiamo deciso di rivolgersi al medico che ci ha spiegato che è un bimbo iperattivo, Adhd. Ora, io ho fatto mille ricerche, ma su internet si trova la qualunque. Vorrei saperne di più anche sui risvolti giuridici che tutelano il mio bimbo quando andrà a scuola ecc. Voi della legge per tutti potete aiutarmi? Grazie in anticipo. Spero tanto di ricevere una vostra risposta.

    1. Buongiorno Nadia. Ti consigliamo di leggere il nostro articolo Adhd: disturbo da deficit di attenzione e iperattività https://www.laleggepertutti.it/276339_adhd-disturbo-da-deficit-di-attenzione-e-iperattivita E’ un disturbo che non consente ai bambini di concentrarsi e focalizzarsi su un’attività specifica e, se non si interviene prontamente, può avere notevoli ricadute sul rendimento scolastico e sulle relazioni sociali. Ti spiegheremo cosa prevede la legge nei casi di Adhd e quali sono i riferimenti normativi. Inoltre, potrai trovare l’intervista ad un neuropsichiatra infantile.

  4. Quante volte ho sgridato mio figlio perché non seguiva le regole e non si attendeva a ciò che gli dicevamo. Quando lo portavamo a casa di amici e parenti chiedevo sempre di conservare gli oggetti di cristallo per paura che correndo in giro per la stanza potesse farli cadere. Fortunatamente sono circondata da persone comprensive e anche la mia amica si è trovata in una situazione del genere, infatti è stata proprio lei a consigliarmi di rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile poiché la causa poteva essere l’iperattività. Ho ascoltato il suo consiglio ed ora posso dire che si trattava proprio di questo disturbo. Una volta che hai consapevolezza delle cose puoi trattarle al meglio con l’aiuto di professionisti. Ecco ora piano piano sta imparando qualche regola e siamo riusciti a conquistare piano piano obiettivi quotidiani grazie ai suggerimenti del medico.

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