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Pensione con meno di 65 anni

23 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Gennaio 2019



Vecchie e nuove possibilità di uscire dal lavoro prima dell’età pensionabile: pensione anticipata, quota 100, opzione donna, Ape.
L’età pensionabile, cioè l’età a partire dalla quale si può raggiungere la pensione di vecchiaia, non è un requisito che tutti devono rispettare per uscire dal lavoro: esistono difatti numerose tipologie di trattamenti che possono essere raggiunti anche con meno di 65 anni.
Il nuovo decreto in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, tra l’altro, ha ampliato queste possibilità: ha infatti introdotto la pensione quota 100, che si può raggiungere con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi. Ha poi bloccato i requisiti necessari per ottenere la pensione anticipata, spostandone soltanto di tre mesi la decorrenza con l’applicazione delle finestre. Inoltre, ha prorogato l’opzione donna, dando la possibilità alle lavoratrici di pensionarsi con 58 o 59 anni di età e 35 di contributi. La proroga è arrivata anche per l’Ape sociale, che offre la possibilità di uscire dal lavoro a chi appartiene a particolari categorie, con un minimo di 63 anni di età.
Ma procediamo per ordine, e vediamo in quali casi si può ottenere la pensione con meno di 65 anni.

Qual è l’età pensionabile?

Innanzitutto, è bene sapere che l’età pensionabile, nel 2019, non è pari a 65 anni, ma a 67. L’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, difatti, è stata spostata in avanti, negli ultimi anni, a causa dell’applicazione degli adeguamenti alla speranza di vita media. L’ultimo adeguamento è stato applicato dal 1° gennaio 2019, ed è pari a cinque mesi.
Vero è che nella normativa, per indicare chi ha superato l’età lavorativa, si utilizza spesso il termine ultra sessantacinquenni, che sta ad indicare chi ha superato i 65 anni. L’Inps, tuttavia, ha recentemente chiarito che il termine ultrasessantacinquenni è da riferirsi, dal 2019, a chi ha compiuto i 67 anni.
Pertanto, i 67 anni rappresentano il limite oltrepassato il quale non si è più in età lavorativa e si ha diritto, sussistendo i requisiti, a specifiche prestazioni: la pensione di vecchiaia ordinaria, oppure l’assegno sociale o l’assegno sociale sostitutivo per chi, in precedenza, aveva diritto alla pensione di invalidità civile.

Pensione quota 100

La pensione quota 100 è un nuovo trattamento, introdotto dal decreto legge in materia di pensioni, che consente di uscire dal lavoro quando l’età è almeno pari a 62 anni e gli anni di contributi sono almeno pari a 38. Il requisito dei 38 anni di contributi può essere anche raggiunto attraverso il cumulo di versamenti accreditati in gestioni diverse, purché amministrate dall’Inps.
L’uscita con la quota 100 è subordinata all’attesa di un periodo, detto finestra.
In particolare:
  • chi ha maturato i requisiti per la pensione entro il 31 dicembre 2018, può uscire dal 1° aprile 2019;
  • chi ha maturato i requisiti per la pensione successivamente, può uscire tre mesi dopo la data di raggiungimento dell’ultimo requisito.;
  • per quanto riguarda i dipendenti pubblici, chi ha maturato i requisiti per la pensione entro il 31 dicembre 2018 può uscire dal 1° agosto 2019;
  • le finestre applicate ai dipendenti delle PA che hanno maturato i requisiti successivamente sono pari ai sei mesi; inoltre, è necessario comunicare la cessazione dal servizio alla propria amministrazione con un preavviso minimo di sei mesi;
  • al personale della scuola si applica la finestra unica.

Chi si pensiona con quota 100 non può cumulare i redditi di pensione coi redditi derivanti da lavoro dipendente o da lavoro autonomo, eccetto i redditi derivanti dal lavoro autonomo occasionale, nei limiti di 5mila euro annui.

Opzione donna

L’opzione donna consiste nella possibilità di pensionarsi, per le lavoratrici, con i seguenti requisiti, recentemente modificati dal decreto pensioni:

  • se lavoratrice autonoma: 59 anni di età compiuti entro il 31 dicembre 2018 e 35 anni di contributi accreditati entro la stessa data;
  • se lavoratrice dipendente: 58 anni di età compiuti entro il 31 dicembre 2018 e 35 anni di contributi accreditati entro la stessa data.

Dalla data di maturazione della pensione alla sua liquidazione, è necessaria l’attesa di una finestra pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le autonome.

In cambio del consistente anticipo nell’uscita dal lavoro, l’assegno di pensione è calcolato col sistema contributivo, solitamente penalizzante.

Pensione anticipata ordinaria

Grazie alle previsioni del decreto legge in materia di pensioni non aumenteranno, dal 2019 e sino al 31 dicembre 2026, i requisiti per la pensione anticipata ordinaria. Sarà così possibile pensionarsi con 42 anni e 10 mesi di contributi, per gli uomini, e con 41 anni di e 10 mesi di contributi per le donne.

La decorrenza della pensione, però, è stata spostata in avanti con l’applicazione di 3 mesi di finestra. Il trattamento pensionistico decorre trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

Pensione anticipata precoci

Anche i requisiti per la pensione anticipata precoci sono stati bloccati dal decreto legge in materia di pensioni. Sarà così possibile, per i lavoratori che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati entro il compimento del 19º anno di età, pensionarsi con 41 anni di contributi, se appartengono a particolari categorie protette: disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi dal 74% e addetti ai lavori gravosi. Per approfondire: Pensione anticipata precoci 2019.

Ape sociale

Il decreto pensioni ha anche prorogato l’Ape sociale, o anticipo pensionistico a carico dello Stato. Si tratta di un assegno, riconosciuto dall’Inps, pari alla futura pensione, sino a un massimo di 1500 euro al mese, che accompagna il lavoratore per un massimo di 3 anni e 7 mesi, sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia.
Considerando che, dal 1° gennaio 2019, l’età pensionabile è pari a 67 anni, è possibile uscire con l’Ape sociale a partire dai 63 anni e 5 mesi di età.
Per ottenere l’Ape sociale, però, è necessario possedere almeno 30 anni di contributi se si appartiene alle categorie dei disoccupati di lungo corso, caregiver e invalidi dal 74%, mentre sono necessari 36 anni di contributi per chi appartiene agli addetti ai lavori gravosi. Le donne hanno diritto a uno sconto contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino un massimo di due.
Potrà raggiungere l’Ape sociale chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2019. Per approfondire: Come funziona l’Ape sociale

Ape volontario

L’Ape volontario ha un funzionamento molto simile all’Ape sociale, in quanto consiste in un anticipo pensionistico, che può essere richiesto con lo stesso requisito di età previsto per l’Ape social: tuttavia, anziché essere a carico dello Stato, l’Ape volontario risulta a carico del lavoratore, che per ottenere l’assegno deve richiedere un prestito bancario.
Per questo motivo, l’Ape volontario comporta delle penalizzazioni sulla futura pensione. Il costo dell’Ape volontario può comunque essere sostenuto anche dall’azienda: in questo caso parliamo di Ape aziendale.
In ogni caso, per ottenere l’Ape volontario o aziendale bastano 20 anni di contributi.
Per approfondire: Come funziona l’Ape volontario.

Pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti

Un’ulteriore pensione agevolata, che si può ottenere con meno di 65 anni di età, è la pensione di anzianità a favore degli addetti a mansioni usuranti e turni notturni. Questa pensione di anzianità si può raggiungere con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età.

Nel dettaglio, per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
  • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno.

Per saperne di più: Pensione addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.

Pensione di anzianità in totalizzazione

La totalizzazione è uno strumento che, come il cumulo, dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando i gratuitamente contributi versati in gestioni diverse.

Attraverso la totalizzazione è possibile raggiungere, senza limiti di età, la pensione di anzianità (simile alla pensione anticipata, in quanto può essere raggiunta, in questo caso, sulla sola base degli anni di contributi), con:

  • 41 anni di contributi (dal 2019);
  • l’attesa di una finestra di 21 mesi.

La pensione in totalizzazione è calcolata secondo il sistema contributivo, che si basa sulla contribuzione accantonata, rivalutata in base al Pil, e trasformata in assegno da appositi coefficienti che aumentano al crescere dell’età. Ogni gestione calcola separatamente la propria quota di pensione.

Se, però, in una delle gestioni previdenziali privatizzate si matura il diritto ad un’autonoma pensione di vecchiaia, il calcolo di quella quota non è contributivo, ma segue il sistema di calcolo proprio della gestione. Il più delle volte, le casse dei liberi professionisti prevedono, sino a un determinato anno, il calcolo reddituale della pensione (basato sui redditi migliori), poi il calcolo contributivo: è dunque questa sorta di calcolo misto che deve essere utilizzato, se presso il fondo si ottiene il diritto alla pensione di vecchiaia, senza bisogno di sommare i contributi di altre gestioni.

Pensione di vecchiaia anticipata per invalidità

Esiste anche una tipologia di pensione di vecchiaia che può essere ottenuta con meno di 65 anni: si tratta della pensione di vecchiaia anticipata per invalidità.

Questo trattamento è riservato ai non vedenti ed achi possiede un’invalidità pensionabile riconosciuta almeno pari all’80%. Oltre al riconoscimento dell’invalidità, però, il lavoratore deve soddisfare diverse condizioni per usufruire dell’agevolazione:

  • possesso di almeno 20 anni di contributi;
  • possesso di un’età almeno pari a 61 anni, se uomini, o a 56 anni, se donne;
  • per i non vedenti, i requisiti di età sono pari, rispettivamente, a 56 anni per gli uomini ed a 51 anni per le donne.

Non sono ammessi al beneficio i lavoratori del settore pubblico ed i lavoratori autonomi.


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