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In caso di eredità, il mantenimento all’ex si modifica?

23 Gennaio 2019


In caso di eredità, il mantenimento all’ex si modifica?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Gennaio 2019



Dopo le Sezioni Unite della Cassazione, l’assegno divorzile risente del contributo alla ricchezza della famiglia apportato dall’ex coniuge. La successione ereditaria è invece un fatto sopravvenuto alla separazione. 

Tra le tante implicazioni pratiche che ha comportato la famosa sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, in materia di assegno di divorzio, pubblicata a luglio dello scorso anno [1], ve n’è una assai interessante, che stravolge decenni di giurisprudenza: riguarda l’eventuale modifica dell’importo del mantenimento nel caso in cui l’ex coniuge, tenuto a versare l’importo mensile, riceva dopo la separazione una eredità che migliori le sue condizioni economiche. L’esempio che faremo qui di seguito servirà a spiegare meglio la problematica e a rispondere al quesito piuttosto comune: in caso di eredità, il mantenimento all’ex si modifica?

Immaginiamo che una coppia si separi. Il giudice, valutate le condizioni economiche dei due, impone al marito di versare alla moglie un assegno di mantenimento di 500 euro mensili.

Dopo circa due anni dall’inizio del processo, e mentre le parti si accingono a preparare le carte per il successivo divorzio, l’uomo perde il padre a causa di un malore improvviso. Gran parte della sua eredità finisce al figlio: c’è un conto corrente, una casa e alcuni titoli. La moglie non si fa sfuggire l’occasione e, con il ricorso per il divorzio, chiede un aumento dell’importo del mantenimento proprio in ragione del miglioramento delle condizioni economiche dell’ex. Se è vero infatti che questi può disporre di una ricchezza patrimoniale superiore, è giusto ricalcolate anche l’assegno periodico.

Una situazione molto simile si è presentata, di recente, innanzi al tribunale di Roma che, salomonicamente, e tenendo appunto conto del nuovo indirizzo sposato dalla Cassazione in tema di assegno divorzile, ha sentenziato nel seguente modo.

Assegno di divorzio e assegno di mantenimento: come si calcolano?

Più volte, sulle pagine di questo stesso giornale, ci siamo occupati di come si calcolano l’assegno di mantenimento (quello cioè che scatta dopo la separazione) e quello di divorzio (quello cioè che interviene dopo il divorzio e sostituisce il mantenimento).

Queste due misure venivano un tempo calcolate con gli stessi criteri. Poiché l’obiettivo era di garantire al coniuge con un reddito più basso lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, si finiva quasi sempre per compensare tra loro i due stipendi sino a raggiungere una sorta di parità sostanziale (al netto delle spese). In pratica, veniva eliminato ogni divario economico tra i due ex coniugi. Oggi però le cose non stanno più così.

L’assegno di mantenimento oggi

Per l’assegno di mantenimento valgono ancora le vecchie regole. Esso continua ad essere una sorta di “cuscinetto” in favore del coniuge più debole che, dall’oggi al domani, si trova ad affrontare una vita da single e senza le prospettive del reddito dell’altro coniuge. Dunque rileva ancora, come parametro di riferimento, il tenore di vita della coppia.

L’assegno di divorzio oggi

Con l’assegno di divorzio, invece, tutto cambia. Nel maggio 2017, infatti, la Cassazione ha detto [3] che il divorzio recide ogni legame tra i due coniugi, ivi compreso l’obbligo del mantenimento. Sicché, tutto ciò che è necessario fare, è garantire all’ex più debole, che non può mantenersi da solo (non per propria colpa) lo stretto necessario per vivere decorosamente. Vien da sé che chi è ancora giovane, “abile di prima” e con una formazione post scolastica dovrà procacciarsi da solo il pane quotidiano senza accampare pretese dall’ex. In questo modo si vogliono evitare forme di “assistenzialismo coniugale” e spingere chi non ha un reddito a procacciarselo, laddove possibile. Solo la dimostrazione di aver tentato di occuparsi invano può garantire ancora una porta di accesso al mantenimento.

Le Sezioni Unite sull’assegno di divorzio

Un anno dopo le Sezioni Unite [1] hanno chiuso il cerchio chiarendo che, nel calcolo dell’assegno di divorzio, bisogna anche tenere conto del contributo che il coniuge più debole ha fornito alla ricchezza familiare con il suo ménage quotidiano. Il che, tradotto in termini pratici, significa che non si può liquidare con quattro soldi la donna che, per badare alla casa e ai figli, ha optato per la carriera di casalinga o è stata costretta a un part time vedendo così sfumare le proprie ambizioni di carriera.

Eredità: quanto incide sul mantenimento?

Ritorniamo ora all’esempio da cui siamo partiti. Nella situazione pre-riforma, l’arrivo di una eredità in favore del coniuge tenuto a versare il mantenimento era una manna dal cielo anche per l’altro che, in questo modo, vedeva rivalutato la propria “paghetta” mensile. Questo perché l’importo degli alimenti risentiva ancora del potere economico dell’ex: tanto più aumentavano le sue capacità, tanto più crescevano l’assegno di mantenimento e quello divorzile.

Oggi però, come detto, è tutto cambiato. Se infatti è vero che, ai fini del contributo economico, conta – oltre al divario di ricchezza – l’apporto fornito al ménage dal coniuge debole, questi non può rivendicare alcun merito per il lascito pervenuto all’altro dopo la separazione.

Risultato: se anche il marito diventa ricco dopo la separazione grazie alla morte del “famoso” zio americano ultramilionario, l’ex moglie, benché disoccupata, resterà con non più di mille euro al mese.


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