Diritto e Fisco | Articoli

Separazione dei coniugi

13 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Febbraio 2019



La separazione dei coniugi e le diverse tipologie. Gli effetti patrimoniali e personali che ne derivano. La riconciliazione.

Ti stai chiedendo quali sono i tipi di separazione dei coniugi previsti dalla legge? Vuoi sapere se ti spetta la pensione di reversibilità del tuo ex marito anche se separati? Cosa succede qualora dovessi riconciliarti con tua moglie dopo la separazione? Negli anni si è assistita ad una continua crescita delle separazioni tra coniugi, dovuta alla crisi dell’istituto del matrimonio. L’argomento è di grande attualità anche alla luce delle recenti normative che hanno previsto ipotesi nuove di separazione consensuale. E’ pertanto, necessaria una trattazione dettagliata della materia al fine di fornire un aiuto concreto a coloro che intendono separarsi in maniera informata e consapevole. La separazione dei coniugi è un istituto di carattere tendenzialmente transitorio attraverso il quale marito e moglie non pongono fine al proprio rapporto matrimoniale ma ne sospendono gli effetti in attesa di una eventuale riconciliazione o del divorzio.

Separazione: tre tipi

La separazione incide sui diritti e doveri che nascono dal matrimonio, nel senso che i coniugi una volta separati, non sono più tenuti all’osservanza dei doveri di coabitazione e di fedeltà. ma sono obbligati a mantenere, educare ed istruire i figli nonché sono obbligati all’assistenza materiale verso il coniuge economicamente più debole.

La crisi della coppia può determinare tre tipi di separazione:

  • la separazione di fatto;
  • la separazione consensuale, nell’ambito della quale si possono distinguere anche la separazione mediante negoziazione assistita e quella davanti all’ufficiale dello stato civile;
  • la separazione giudiziale.

Esaminiamo queste ipotesi una alla volta.

La separazione di fatto

La separazione di fatto si ha quando i coniugi decidono di interrompere la convivenza coniugale in maniera informale non per cause indipendenti alla loro volontà.

Esempio: se Tizio per motivi di lavoro, si trasferisce in un’altra città, in questo caso la lontananza non configura un’ipotesi di separazione; allo stesso modo se Caio viene ricoverato in ospedale, anche in tale ipotesi non si può parlare di una separazione di fatto dalla moglie.

Nella separazione di fatto più semplicemente, marito e moglie si accordano a non proseguire la vita in comune senza procedere ad atti legali.

Tale tipo di separazione non determina alcuna conseguenza giuridica e quindi, da un lato non è sufficiente di per sé a far decorrere il termine per la richiesta di divorzio dall’altro in qualsiasi momento è possibile per i coniugi riprendere la convivenza.

Proprio perché la separazione di fatto non è dichiarata da alcun provvedimento dell’autorità giudiziaria, l’allontanamento di uno dei due coniugi dall’abitazione familiare o l’instaurazione di relazioni extra-coniugali potrebbero però, essere motivo di addebito della separazione nel caso di separazione giudiziale.

Esempio: Tizio e Mevia si separano di fatto, cioè di comune accordo, senza rivolgersi ad un avvocato. Tizio va ad abitare in un’altra casa mentre Mevia rimane in quella coniugale con i figli. Successivamente tra i coniugi sorgono dei forti contrasti che inducono Mevia a chiedere la separazione giudiziale da Tizio. In questo caso l’allontanamento del marito dalla casa coniugale o una sua relazione extraconiugale possono essere motivi per la richiesta di addebito della separazione a carico di Tizio. L’iniziale separazione di fatto tra i coniugi non ha prodotto alcuna conseguenza giuridica, nel senso che Tizio e Mevia davanti alla legge sono rimasti marito e moglie a tutti gli effetti, e pertanto, il comportamento di Tizio può essere valutato come lesivo dei doveri di coabitazione o di fedeltà che derivano dal matrimonio. Se viceversa, dal principio Tizio e Mevia si fossero separati consensualmente o giudizialmente, non si sarebbe configurata alcuna ipotesi di violazione degli obblighi coniugali.

Questo tipo di separazione inoltre, potrebbe comportare sgradite conseguenze sul piano giuridico.

Tornando all’esempio sopra descritto Tizio dopo la separazione di fatto da Mevia, inizia a disinteressarsi del tutto dei figli e a non provvedere al loro mantenimento. Mevia è quindi, costretta a sporgere querela nei confronti del marito per violazione degli obblighi di assistenza familiare [1].

Sarebbe quindi, opportuno che nei casi in cui i coniugi decidessero di separasi di fatto, tale decisione sia accompagnata anche dall’accordo sul sostegno economico che il marito/moglie deve dare all’altro coniuge per il mantenimento della prole.

La separazione consensuale

La separazione consensuale si ha quando i coniugi decidono di sciogliere il loro rapporto matrimoniale e si accordano sulle condizioni della separazione. Se vi è accordo, i coniugi possono scegliere di avvalersi della negoziazione assistita da un avvocato o effettuare una dichiarazione di fronte al sindaco, quale ufficiale dello stato civile [2], come vedremo di qui a poco.

In alternativa è sempre possibile rivolgersi al tribunale: in tal caso la coppia presenta una domanda congiunta di separazione alla cancelleria del Tribunale competente, nella quale è contenuta la specificazione degli accordi presi dai coniugi in merito alle condizioni della separazione (ad esempio gli accordi relativi ai diritti patrimoniali, al mantenimento del coniuge debole, ai diritti di visita e mantenimento della prole, all’assegnazione della casa coniugale).

Una volta formato il fascicolo d’ufficio in cui sono contenuti la domanda di separazione consensuale e gli allegati prescritti dalla legge (l’estratto per riassunto dell’atto di matrimonio rilasciato dal Comune ove i coniugi hanno contratto matrimonio, i certificati di residenza e di stato di famiglia di entrambi i coniugi, il codice fiscale, il titolo di studio e la posizione lavorativa di entrambi i coniugi.), il presidente del tribunale fissa un’udienza per la comparizione dei coniugi.

Nel corso dell’udienza il presidente tenta la conciliazione tra le parti.

Se il tentativo riesce, i coniugi si riconciliano senza alcuna formalità; viceversa, se la conciliazione non riesce, allora il Tribunale emette un decreto con cui sono resi efficaci gli accordi di separazione contenuti nella domanda depositata in cancelleria, qualora li ritenga equi e non pregiudizievoli per i coniugi e per i loro figli.

Il tribunale a questo punto trasmette al Comune dove è avvenuto il matrimonio, la comunicazione di separazione consensuale.

Dal giorno dell’udienza presidenziale inizia a decorrere il termine semestrale per la richiesta di divorzio.

Le condizioni stabilite in sede di separazione consensuale possono comunque essere modificate o revocate qualora intervengano fatti nuovi che mutino la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con i figli.

Non è necessaria l’assistenza di un avvocato per la separazione consensuale dei coniugi.

La separazione mediante negoziazione assistita

Nell’ambito della separazione consensuale si possono distinguere due “sottotipologie”, rappresentate dalla separazione mediante negoziazione assistita e da quella davanti all’ufficiale dello stato civile.

Attraverso lo strumento della negoziazione assistita, la legge consente ai coniugi di recarsi dal proprio avvocato di fiducia per ottenere la separazione.

Si attua una specie di mediazione che termina in un accordo con il quale le parti regolamentano i loro rapporti.

I coniugi sono obbligati a farsi assistere almeno da un avvocato per parte e concludere il procedimento in un lasso di tempo determinato dalle stesse parti, che non può essere inferiore a un mese né superiore a tre, prorogabile di trenta giorni su accordo delle parti.

L’accordo deve essere redatto per iscritto, a pena di nullità, e sottoscritto dalle parti e dai rispettivi avvocati.

La convenzione deve contenere la modifica dello status dei coniugi, gli aspetti economici della cessazione dell’unione coniugale, le disposizioni sui figli e il loro affidamento e relativo mantenimento.

L’accordo non è completamente esente da una fase giudiziale.

In assenza di figli (minorenni o maggiorenni incapaci o non autosufficienti), l’accordo concluso deve essere trasmesso al pubblico ministero presso la Procura della Repubblica competente per territorio, il quale deve concedere il suo nulla osta. Se il pubblico ministero rileva irregolarità, l’accordo ritorna alle parti che rinegoziano l’accordo o, in assenza di un comune consenso, possono procedere in via giudiziale.

La situazione è diversa in presenza di figli minori o maggiorenni incapaci o non economicamente autosufficienti.

In questo caso l’accordo, nel termine perentorio di dieci giorni dalla sua conclusione, deve essere trasmesso al pubblico ministero che lo può autorizzare se lo ritiene corrispondente all’interesse dei figli oppure, lo trasmette entro cinque giorni al presidente del tribunale.

L’avvocato è tenuto a trasmettere all’ufficiale dello stato civile del Comune nel quale il matrimonio è stato iscritto o trascritto, l’accordo autenticato dallo stesso, munito delle certificazioni.

Il termine semestrale per la richiesta di divorzio inizia a decorrere  dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di negoziazione assistita da un avvocato.

La separazione davanti all’ufficiale dello stato civile

La procedura della separazione davanti all’ufficiale dello stato civile, è molto più veloce ed economica.

A differenza della negoziazione assistita, i coniugi non sono obbligati a farsi assistere da un avvocato.

Questo tipo di separazione può essere concluso esclusivamente da coniugi senza figli minorenni o maggiorenni incapaci o portatori di handicap oppure economicamente non autosufficienti e non può contenere patti di trasferimento patrimoniale.

Esempio: Tizio e Mevia, coniugi senza figli, decidono di separarsi davanti all’ufficiale dello stato civile. Si accordano pertanto, affinché il marito paghi mensilmente a Mevia la somma di € 500,00 a titolo di mantenimento.

In questa ipotesi di separazione l’accordo sulla corresponsione mensile dell’assegno di mantenimento è infatti, l’unico tipo di patto di trasferimento patrimoniale consentito dalla legge mentre sono vietati tutti gli altri tipi di accordi aventi uguale natura.

I  coniugi quindi, non potranno ad esempio accordarsi di trasferire la proprietà (o altri diritti reali) della casa coniugale o di altri beni mobili acquistati durante il matrimonio (tipo l’arredamento della casa) dal marito alla moglie, regolando così una volta per tutte i rapporti economici tra loro esistenti, anziché pagare l’assegno periodico di mantenimento.

I coniugi che hanno effettuato la dichiarazione di volere divorziare vengono riconvocati dall’ufficiale dello stato civile per confermare l’accordo dopo trenta giorni.

L’accordo concluso davanti all’ufficiale dello stato civile, così come avviene per la negoziazione assistita, produce gli effetti di un provvedimento giudiziale sin dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione.

Il termine per la richiesta di divorzio inizia a decorrere dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.

La separazione giudiziale

La separazione giudiziale si ha quando tra i coniugi non vi è un accordo comune e pertanto, non è possibile giungere ad una separazione consensuale.

Tale tipo di separazione può essere chiesta anche da uno solo dei coniugi e non solo quando vi sia stata una violazione degli obblighi che derivano dal matrimonio.

E’ infatti, sufficiente la sussistenza di circostanze di fatto che rendono impossibile la prosecuzione del rapporto.

Esempio: Tra Tizio e Mevia sono frequenti contrasti e litigi che rendono impossibile la continuazione della convivenza e pertanto, Mevia decide di separarsi dal marito.

Non è necessario che ad esempio Tizio abbia tradito Mevia, violando l’obbligo di fedeltà coniugale né tantomeno che questi sia tornato a vivere a casa dei propri genitori, facendo venire meno la coabitazione. I contrasti tra i coniugi infatti, sono di per sé sufficienti a rendere legittima la richiesta della moglie, non essendo più possibile proseguire nel rapporto matrimoniale. Il coniuge che decide di separarsi deve rivolgersi ad un avvocato, il quale provvede a depositare in tribunale il relativo ricorso.

All’udienza fissata il presidente del tribunale tenta la conciliazione tra marito e moglie; se quest’ultima fallisce, pronuncia i provvedimenti provvisori, destinati a regolare i rapporti tra i coniugi fino alla sentenza e rinvia la trattazione della causa davanti ad un altro giudice.

Si apre dunque, un giudizio vero e proprio in cui i due coniugi sono assistiti ciascuno dal proprio avvocato e che termina con la sentenza di separazione.

E’ possibile dichiarare la separazione già in occasione della prima udienza e con sentenza non definitiva.

Il procedimento poi, prosegue per decidere gli aspetti controversi.

Ciò consente di richiedere il divorzio anche prima della pronuncia della sentenza di separazione definitiva che disciplina i rapporti tra moglie e marito.

La separazione giudiziale può essere trasformata in separazione consensuale qualora intervenga l’accordo tra i coniugi sulle condizione della separazione medesima. Non può accedere, invece, il contrario.

Una volta pronunciata la sentenza di separazione il tribunale la trasmette al Comune dove è avvenuto il matrimonio la sentenza stessa perché venga annotata nel registri dello stato civile.

Come per la separazione consensuale anche per quella giudiziale le condizioni stabilite in sentenza possono essere modificate o revocate qualora intervengano fatti nuovi che mutano la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con i figli.

Esempio: Al momento della pronuncia della sentenza di separazione giudiziale tra Tizio e Mevia, il giudice dispone che il marito paghi alla moglie la somma di € 300,00 mensili a titolo mantenimento, essendo la stessa disoccupata. Successivamente Mevia viene assunta come commessa in un negozio. Tizio può chiedere una modifica della condizione di separazione relativa all’assegno di mantenimento al fine di non dovere più versare all’ex moglie la somma stabilita in sentenza dal giudice o di pagare una somma inferiore.

La sentenza di separazione può essere impugnata davanti alla Corte d’Appello.

Nel caso di separazione giudiziale il termine per richiedere il divorzio è di 12 mesi che iniziano a decorrere dal giorno dell’udienza presidenziale.

Gli effetti della separazione

La separazione sia consensuale sia giudiziale, produce degli effetti ad iniziare dalla cessazione dell’obbligo di coabitazione e di quello dell’assistenza morale.

I coniuge separati cioè, non sono più tenuti a vivere nello stessa casa né a prestarsi reciprocamente assistenza e sostegno morale.

Tuttavia continuano a sussistere alcuni doveri nascenti dal matrimonio: ad esempio nel caso in cui uno dei coniugi sia economicamente più debole, il dovere di assistenza materiale si trasforma nel suo diritto a ricevere l’assegno di mantenimento.

Restano invariati a carico di marito e moglie i doveri di mantenere, istruire ed educare la prole. I figli devono conservare un rapporto equilibrato con entrambi i genitori e con gli ascendenti (i nonni) e i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Al coniuge separato spettano una parte della pensione di reversibilità, il trattamento di fine rapporto (TFR) e l’indennità di mancato preavviso, poiché con la separazione non è venuto meno lo status di coniuge (ad esempio se Tizio e Mevia si separano e Tizio muore prima che sia pronunciata la sentenza di divorzio, a Mevia toccherà una parte della pensione di reversibilità di Tizio).

Lo stesso dicasi per i diritti successori in quanto il coniuge separato è equiparato a quello non separato e pertanto, continuerà a godere della stessa posizione che gli spettava durante il matrimonio, salvo il caso in cui gli sia stata addebitata la separazione.

Secondo un orientamento assai diffuso, durante la separazione l’obbligo della fedeltà subisce un’attenuazione nel senso che non è ritenuto illecito il comportamento del coniuge separato il quale inizi una nuova relazione sentimentale. E’ comunque, ritenuta incompatibile con i restanti doveri coniugali una condotta che sia lesiva della reputazione dell’altro coniuge (si pensi al caso del marito che offende pubblicamente la moglie o viceversa).

Le questioni patrimoniali nella separazione

La separazione sia consensuale sia giudiziale, determina lo scioglimento dell’eventuale

regime di comunione legale dei beni esistente tra marito e moglie.

Nel primo caso sono i coniugi stessi a regolare i loro rapporti e quindi, anche quelli relativi al patrimonio coniugale, così ad esempio possono accordarsi sulla divisione o il trasferimento di quote di beni comuni oppure sull’assegnazione ad uno dei coniugi di beni di proprietà comune o esclusiva dell’altro coniuge (la villa al mare o quella in montagna), sull’assegno di mantenimento da versare in favore del coniuge debole, ecc.

Nell’ipotesi di separazione giudiziale qualora tra i coniugi vi sia disaccordo sulle questioni patrimoniali, allora si ha solo lo scioglimento dell’eventuale comunione legale ma i beni rimangono di proprietà comune, se acquistati dopo il matrimonio o esclusiva dei coniugi, se acquistati prima delle nozze o se personali. I beni acquistati dopo la separazione invece, entreranno a far parte del patrimonio del coniuge che ha effettuato l’acquisto.

Lo scioglimento della comunione si ha alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato ovvero nel momento in cui, nella separazione giudiziale, il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati.

L’ordinanza con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all’ufficiale dello stato civile ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione.

Il giudice può vietare alla moglie l’uso del cognome del marito se da ciò possa derivare per lui un pregiudizio così come può autorizzare la moglie a non utilizzare il cognome del marito se ciò le può recare pregiudizio.

I costi dei diversi tipi di separazione

La separazione dinanzi all’ufficiale di stato civile ha un costo pari a € 16 euro per i diritti da versare all’ufficio di stato civile.

Maggiore è il costo di una separazione con la negoziazione assistita. Qui le parti devono pagare l’onorario al loro avvocato, che può variare da € 1.500 a € 3.000, a seconda della città e delle tariffe praticate dal legale. In compenso non è dovuto il pagamento di bolli o tasse.

In tribunale i costi per la separazione variano a seconda che le parti scelgano la consensuale ovvero quella giudiziale. È comunque sempre dovuto il contributo unificato che nel primo caso è pari a € 43 euro mentre nel secondo è pari a € 98 euro.

Colui che avvia la separazione anticipa il pagamento del contributo unificato oppure, nella procedura consensuale, può essere diviso tra i coniugi. Al contributo unificato si deve aggiungere l’onorario degli avvocati.

Nella separazione consensuale l’avvocato può anche essere uno per entrambi i coniugi, con risparmio di costi. La parcella può essere sostenuta al 50% da marito e moglie, salvo diversi accordi.

I costi possono variare da città a città e possono partire da € 1.000 fino ad arrivare a € 2.500/3.000 in relazione anche alla complessità della redazione dell’atto e del numero di sedute allo studio dell’avvocato per raggiungere l’accordo.

Nella separazione giudiziale l’onorario da pagare all’avvocato è più alto e può anche superare i € 5.000 a seconda della difficoltà e della durata della causa.

Le parti che non dispongono di condizioni economiche adeguate, possono essere assistiti con il gratuito patrocinio, e non dovranno neanche pagare il contributo unificato.

Inoltre, in questo tipo di separazione, colui che perde la causa è tenuto al pagamento delle spese processuali all’altra parte, che in genere vanno da € 1.500 ad € 4.000, dipendendo dal valore della causa, dalla complessità delle questioni trattate e delle attività svolte nel corso del giudizio

La riconciliazione

Gli effetti della separazione cessano nel caso di riconciliazione dei coniugi.

La conciliazione non ha bisogno di alcuna forma solenne e può avvenire con una dichiarazione espressa o con fatti incompatibili con lo stato di separazione (ad esempio i coniugi tornano a vivere insieme). In ogni caso è necessario che vi sia la ricostituzione di una vera e propria comunione tra marito e moglie.

Nel caso di riconciliazione la separazione può essere nuovamente pronunciata solo per fatti successivi alla riconciliazione stessa.

Conseguenza diretta della riconciliazione è la ricostituzione della comunione legale eventualmente esistente tra i coniugi prima della separazione.

note

[1] Art. 570 cod. pen.

[2] L. n. 162/2014 e Legge n. 55/2015.

In ogni caso sono fatti salvi tutti i provvedimenti adottati nell’interesse dei figli come ad esempio l’assegnazione della casa coniugale al coniuge collocatario, ossia a quello a con cui i figli rimangono a vivere, anche se non proprietario, o l’obbligo di versare un assegno per il mantenimento della prole o del coniuge economicamente più debole.

Al coniuge separato spetta una parte della pensione di reversibilità poiché non è venuto meno lo status di coniuge (ad esempio se Tizio e Mevia si separano e Tizio muore prima che sia pronunciata la sentenza di divorzio, a Mevia toccherà una parte della pensione di reversibilità di Tizio).

Lo stesso dicasi per i diritti successori per cui il coniuge separato è equiparato al quello non separato e pertanto, continuerà a godere della stessa posizione che gli spettava durante il matrimonio, salvo il caso in cui gli sia stata addebitata la separazione.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

2 Commenti

  1. Mia moglie mi ha abbandonato a casa senza spiegazioni. ha fatto la valigia ed è andata via dicendo che non voleva rivedermi e non sarebbe più ritornata. posso andare in tribunale e addebitarle la separazione?

    1. Lucio puoi agire in tribunale e chiedere la separazione con addebito. Le conseguenze per tua moglie saranno due: l’impossibilità di chiedere l’assegno di mantenimento anche se ha un reddito basso o è disoccupata; l’impossibilità di pretendere l’eredità del marito qualora questi dovesse morire prima del divorzio (difatti con la separazione i coniugi, di regola, mantengono i diritti successori l’uno nei confronti dell’altro, diritti che si perdono definitivamente con il divorzio).

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA