Diritto e Fisco | Articoli

Diritto di visita del padre separato

13 Febbraio 2019


Diritto di visita del padre separato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Febbraio 2019



L’affidamento dei figli minori in caso di separazione: diritti e doveri del coniuge non affidatario.

Tu e tua moglie avete deciso di separarvi. Con la sentenza di separazione il giudice ha disposto l’affidamento condiviso di vostro figlio di otto anni ed ha individuato come genitore affidatario tua moglie. Il giudice ha stabilito, inoltre, le modalità con le quali puoi esercitare il diritto di visita: potrai vedere tuo figlio nei week end a settimane alterne, un pomeriggio nel corso della settimana (dall’uscita da scuola sino all’ora di cena), per quindici giorni consecutivi durante le vacanze estive e per le festività natalizie ad anni alterni. Cosa significa esattamente diritto di visita? Per capire in cosa consiste il diritto di visita del padre separato è necessario, innanzitutto, chiarire cosa accade con la separazione e quali sono i provvedimenti che riguardano i figli minori.

L’affidamento dei figli minori in caso di separazione

Una delle questioni più delicate da affrontare in caso di separazione è quella che riguarda l’affidamento dei figli minori.

Il fatto che il rapporto coniugale sia venuto meno, naturalmente, non significa che debba venir meno anche quello genitore/figli: quest’ultimo, anzi, deve essere salvaguardato ed al minore deve essere garantita la conservazione di un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.

A tal fine il nostro ordinamento pone come regola generale quella dell’affidamento condiviso, in quanto viene attribuita estrema importanza al diritto dei figli alla cosiddetta bigenitorialità.

La bigenitorialità è considerata lo strumento migliore per garantire ai minori una crescita serena: essa consente ai figli di genitori separati di mantenere un rapporto costante ed equilibrato sia col padre che con la madre, i quali devono partecipare insieme alla cura ed all’istruzione della prole.

Cos’è l’affidamento condiviso?

In tema di provvedimenti che riguardano i figli in caso di separazione, quindi, la regola generale è quella dell’affido condiviso.

Affido condiviso” significa che entrambi i genitori esercitano la responsabilità genitoriale sul figlio minore, che entrambi partecipano alla sua cura ed alla sua istruzione e che prendono insieme le decisioni di maggiore interesse (ad esempio quelle relative alla salute ed alla scuola).

Ciò non significa che il minore dovrà dividere a metà il tempo da trascorrere con la madre e con il padre: nel disporre l’affidamento condiviso il giudice decide quindi chi sarà il genitore collocatario (ossia il genitore con il quale il minore andrà a convivere e presso il quale stabilirà la propria residenza anagrafica) e le modalità con cui il genitore non collocatario eserciterà il proprio diritto di visita.

È la legge stessa a stabilire che il figlio minore mantenga un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, per poter ricevere la cura, l’educazione, l’istruzione e l’assistenza di cui ha bisogno sia dal padre che dalla madre. [1]

Se la regola è rappresentata dall’affidamento condiviso, l’eccezione è l’affidamento esclusivo. Esso viene disposto esclusivamente nel caso in cui esista, nei confronti di uno dei genitori, una manifesta incapacità educativa o comunque tale da rendere l’affidamento condiviso pregiudizievole e contrario all’interesse del minore.

L’affidamento esclusivo può essere disposto, ad esempio:

  • nel caso in cui uno dei genitori abbia posto in essere comportamenti violenti nei confronti dell’altro o dei figli;
  • quando uno dei genitori presenti gravi problemi di salute mentale, come un accertato disturbo della personalità che lo porti ad assumere comportamenti aggressivi;
  • se vi sono forti carenze di un genitore sul piano affettivo (non si provvede alla cura e all’educazione del figlio minore, non si versa l’assegno di mantenimento, ci si rende irreperibili);
  • nel caso in cui il genitore faccia uso di sostanze stupefacenti.

Cos’è il collocamento del figlio?

Al contrario dell’affidamento – concetto che esprime il potere/dovere dei genitori sui figli, quando si parla di collocamento ci si riferisce solo alla situazione di fatto di residenza del figlio. Il collocamento è quindi dove il minore va a vivere per la parte prevalente dell’anno. Di solito, i figli vengono collocati presso la madre pur mantenendo l’affidamento condiviso a entrambi i genitori.

Come si stabilisce chi è il genitore collocatario?

Esistono criteri per decidere quale sia il genitore “più adatto” a ricoprire il ruolo di collocatario?

Per molti anni i giudici hanno utilizzato il sistema della cosiddetta maternal preference” vale a dire il principio della prevalenza della madre per i bambini di età scolare e prescolare: si riteneva cioè preferibile far convivere il figlio minore con la madre, poiché solitamente è questa che si occupa della cura della prole, specialmente dei bambini in tenera età.

Di recente, tuttavia, i tribunali hanno deciso di dare maggiore rilevanza al principio della bigenitorialità. Il criterio cui i giudici devono improntare la decisione sull’affidamento e la collocazione dei figli è esclusivamente l’interesse del minore: per tale ragione, nella scelta del genitore affidatario, madre e padre sono sullo stesso piano.

Nella decisione sull’affidamento e sulla collocazione dei figli non può essere solo il genere femminile o maschile a determinare la prevalenza per l’uno o l’altro ramo genitoriale: vanno valutate le risorse genitoriali di ciascuno dei genitori e la decisione deve ricadere sul genitore – madre o padre che sia – che esercita in modo più maturo la responsabilità genitoriale [2].

Il diritto di visita

Il diritto di visita consiste nel diritto del genitore non affidatario di continuare a mantenere rapporti significativi con la prole. Ad esso fa da specchio quello del minore di continuare ad avere rapporti significativi col genitore: per tale ragione si parla di diritto/dovere di visita.

Per tale ragione, con la sentenza di separazione, vengono individuati i giorni, gli orari, gli eventuali periodi di tempo prolungati (ad esempio le cosiddette “feste comandate” come Natale o Pasqua) nei quali il genitore non affidatario può vedere il figlio minore e trascorrere tempo con lui.

Tali modalità non vengono disciplinate dalla legge, ma stabilite ispirandosi a criteri di buon senso, al fine di garantire l’equilibrio ed il benessere psichico del minore. Di solito si cerca di evitare che il minore sia costretto a modificare eccessivamente le proprie abitudini di vita: per tale ragione si cerca di evitare continui spostamenti e di concentrare la permanenza presso il genitore non affidatario nei week end e non nel corso della settimana.

Nel nostro caso, ad esempio, il giudice ha adottato delle modalità standard, stabilendo che tuo figlio passi con te un solo pomeriggio a settimana ed i week end (a settimane alterne) comprensivi di pernottamento presso la tua abitazione.

Il genitore non affidatario, inoltre, ha solitamente diritto a tenere con sé il figlio per periodi prolungati nel corso delle vacanze estive o delle festività.

Cosa succede se non si esercita il diritto di visita?

Come si è accennato nei paragrafi precedenti, al diritto di visita riconosciuto al genitore non affidatario corrisponde quello del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo: il genitore, quindi, non ha solo il diritto di vedere la prole, ma anche il dovere.

Cosa succede se smetti di prendere tuo figlio per passare il week end e le festività insieme così come stabilito in sentenza? Quali sono, cioè, le conseguenze del mancato esercizio del diritto di visita?

Ebbene, non esercitare il diritto/dovere di visita può determinare effetti molto gravi, sia dal punto di vista penale che da quello civile.

La tua condotta, innanzitutto, può costituire reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. [3] 

Il nostro Codice penale punisce il genitore che, non rispettando il provvedimento del giudice e disinteressandosi del figlio minore, realizza una condotta contraria alla morale della famiglia violando gli obblighi di assistenza familiare.

Il termine “assistenza” fa riferimento, infatti, non soltanto al mantenimento economico, ma anche all’aspetto morale.

Al riguardo la Corte di Cassazione ha affermato che risponde del delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare il genitore che non curi l’educazione del figlio minore, si disinteressi delle sue condizioni di salute e della sua istruzione, non eserciti il suo diritto di visita e non partecipi in nessun modo alla sua vita di relazione. [4]

Se quindi non eserciti ripetutamente il diritto di visita, dimostrando disinteresse per la cura e la formazione di tuo figlio, puoi essere sottoposto a processo per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare e condannato alla pena della reclusione fino ad un anno o alla multa da centotre euro a milletrentadue euro.

Sul piano civile, invece, nel caso in cui il genitore non eserciti il diritto di visita, il giudice può far discendere da tale suo comportamento l’applicazione dell’affidamento esclusivo.

Nei casi più gravi, il mancato esercizio del diritto di visita da parte del genitore non affidatario può determinare conseguenze ancora più gravi, ossia la decadenza dalla responsabilità genitoriale [5] e l’obbligo al risarcimento del danno.

Se l’assenteismo del padre causa al figlio un danno consistente (ad esempio una lesione della sua serenità personale o un pregiudizio allo sviluppo della sua personalità), quest’ultimo può rivolgersi al giudice per ottenere una somma a titolo di risarcimento per le sofferenze e le difficoltà patite per via del disinteresse del genitore.

Nel giudizio promosso nei confronti del padre assente bisognerà fornire prova dei patemi d’animo e dei pregiudizi causati dal comportamento di quest’ultimo: poiché il danno patito dal figlio vittima dell’abbandono genitoriale non è facilmente dimostrabile né quantificabile, a liquidarlo sarà il giudice secondo equità, ossia in base a quanto appare giusto in base al caso concreto

Al riguardo, la Corte di Cassazione ha chiarito che va condannato al risarcimento del danno il padre che trascura i figli, in quanto pone in essere un comportamento che lede i diritti fondamentali di questi ultimi: specifica la Corte che il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti della prole integra la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione ed incrina i diritti nascenti dal rapporto di filiazione riconosciuti e tutelati dalla Costituzione e dalle norme internazionali. [6]

Si parla, in casi simili, di danni endofamiliari: con tale espressione si fa riferimento alle lesioni derivanti da condotte poste in essere in violazione di obblighi genitoriali e che si ripercuotono sui diritti fondamentali della persona, quali la dignità e il decoro.

Cosa succede se il genitore affidatario ostacola le visite?

Abbiamo visto che le conseguenze che conseguono al mancato esercizio del diritto di visita possono essere molto gravi e che il padre che volontariamente si disinteressa dei figli può anche subire un processo penale ed essere condannato a pesanti sanzioni.

Ma cosa accade nel caso in cui il genitore non affidatario venga ostacolato dall’ex coniuge?

La separazione può dar luogo a situazioni problematiche, soprattutto nei casi in cui il rapporto tra gli ex coniugi sia particolarmente conflittuale. Purtroppo spesso accade che i figli, soggetti da tutelare, diventino strumenti di “vendetta” nei confronti dell’ex.

Non di rado succede che l’ex moglie accampi scuse per non far vedere i figli al padre; a volte, addirittura, il diritto di visita di quest’ultimo viene esplicitamente negato.

Il comportamento della madre che impedisce all’ex marito o all’ex compagno di vedere i figli ed esercitare quindi il proprio diritto di visita, costituisce reato.

Il Codice penale punisce, infatti, chi viola un ordine imposto da un provvedimento del giudice: nel caso in questione, impedendoti di vedere tuo figlio, la tua ex non sta rispettando quanto stabilito con la sentenza di separazione. Se quindi si ostina ad impedirti l’esercizio del diritto di visita puoi presentare querela nei suoi confronti per il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. [7]

Al riguardo la Corte di Cassazione ha affermato che la mancata esecuzione di provvedimenti relativi all’affidamento dei figli minori e, in particolare, l’aver impedito gli incontri tra il figlio minorenne e il padre, costituisce comportamento doloso volto ad aggirare gli obblighi imposti dal giudice e, inoltre, a limitare il diritto del padre. [8]

Per la madre che non consente al padre di esercitare il proprio diritto di visita possono sussistere anche conseguenze sul piano civile: la madre che ostacola il padre nell’esercizio del diritto di visita può infatti essere condannata al risarcimento del danno.

La Corte di Cassazione ha condannato la madre che impediva al padre separato di vedere i propri figli, al risarcimento del danno non patrimoniale da versare al coniuge, nella misura di diecimila euro. La Cassazione, inoltre, ha revocato l’affidamento condiviso poiché era stata riscontrata la presenza di P.A.S., cioè la sindrome da alienazione parentale [9].

 Con l’espressione “Sindrome da alienazione familiare” si fa riferimento ad un vero e proprio disturbo causato dal comportamento di un genitore (definito “genitore alienante”) che porta i figli a dimostrare astio e rifiuto verso l’altro genitore (definito “genitore alienato”): in sostanza si tratterebbe di un incitamento portato avanti da uno dei genitori affinché il figlio si allontani dall’altro.

La giurisprudenza ha chiarito al riguardo che perde l’affidamento condiviso la madre che allontana i figli dal padre, sgretolandone ai loro occhi la figura e facendo in modo che gli stessi arrivino a disprezzarlo, sino a non riconoscerne l’autorevolezza e il rapporto genitoriale. [10]

Cosa succede nel caso in cui è il minore che non vuole vedere il padre?

Come si è detto nei paragrafi precedenti, la separazione può essere un evento traumatico per i figli e può capitare che tra questi ed il genitore non affidatario si instaurino rapporti conflittuali.

Cosa accade se tuo figlio si rifiuta di vederti?

Il rifiuto del figlio minore non è una ragione valida per legittimare la tua ex a negarti l’esercizio del diritto di visita. Come stabilito da numerose pronunce della Corte di Cassazione, in presenza di un rapporto conflittuale tra minore e genitore non affidatario o in caso di rifiuto del figlio di vedere il padre, sussiste il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice tutte le volte in cui la madre non cerchi di collaborare per la riuscita degli incontri, cercando di far in modo che si ripristini il rapporto padre/figlio nell’interesse di quest’ultimo [11].

note

[1] Art. 337 ter cod. civ.

[2] Trib. Milano Decreto del 19.10.2016.

[3] Art. 570 cod. pen.

[4] Corte d’Appello Taranto, sent. n.553 del 05.07.2017.

[5] Art. 350 cod. proc. civ.

[6] Cass. sent. n. 3079/2015.

[7] Art. 388 cod. pen.

[8] Cass. pen. sez. VI, sent. n. 20801 del 14.03.2017.

[9] Cass. civ. sent. n. 6919 dell’8.04.2016.

[10] Corte d’Appello di Catanzaro, sent. del 18.12.2015.

[11] Cassazione penale, sez, VI, sent. n. 50072/2016.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

3 Commenti

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA