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Recensione negativa su Facebook: è reato?

24 Gennaio 2019


Recensione negativa su Facebook: è reato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Gennaio 2019



Feedback e giudizi negativi sui locali, ristoranti, bar, hotel: fin dove è diffamazione e quando invece è esercizio del diritto di critica.

Ieri sera sei stato in un ristorante dal quale sei uscito disgustato: il cibo era pessimo e i prezzi esosi. In più, il menu presentava una tagliata di manzo da 300 grammi mentre, a stento, era da 200. Anche le porzioni del primo piatto erano risicate e i dolci di infima qualità. Per non parlare del servizio ai tavoli e della lunga attesa. Avresti voluto non pagare, ma sei una persona corretta. Tuttavia hai deciso di “vendicarti” a tuo modo informando tutti i tuoi amici della scandalosa cena. Così, non appena sei uscito dal locale, hai pubblicato un post su Facebook: fotografando lo scontrino, hai evidenziato tutti i difetti del ristorante. Ne è uscita fuori una critica aspra e sprezzante, chiusa dall’invito generalizzato a non entrare mai in quel posto. Il giorno dopo, insieme a una valanga di like, hai trovato anche un messaggio privato proveniente da un utente sconosciuto, che si spaccia per il titolare dell’esercizio commerciale. Ti ha intimato, senza mezzi termini, di cancellare il post riservandosi di denunciarti per diffamazione. Prima di rispondergli, hai preferito prima consultare il tuo avvocato. Gli hai telefonato e gli hai chiesto se la recensione negativa su Facebook è reato. Se il tuo legale ha letto la sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1] ti risponderà pressappoco nel seguente modo.

Diritto di critica e diffamazione

È sempre molto difficile stabilire il confine tra diritto di critica e diffamazione. Sicuramente il primo presupposto per poter parlare male di qualcuno in pubblico è attenersi alla verità, non esagerare e non fornire impressioni personali che non possono essere oggettivamente verificate. 

Ma ciò non basta per escludere la diffamazione. Il secondo requisito per restare nel “legale” è di non abbandonarsi a giudizi sulla moralità delle persone, ma limitarsi a descrivere i fatti. Ad esempio, dire «Il ristorante è caro» è sicuramente lecito, ma dire «Il titolare del ristorante è un ladro» non lo è più. Affermare «L’amministratore di condominio non fa bene i calcoli» è lecito (se confermato dai fatti) ma dire «L’amministratore di condominio fa sparire i nostri soldi» può essere punito penalmente.

In buona sostanza, la diffamazione scatta quando si esorbita dai fatti e ci si accanisce sui soggetti.

Recensioni negative: è vietato?

In quest’ottica la recensione negativa che evidenzi i difetti di un’attività commerciale, di un ristorante o di qualsiasi altro servizio ricevuto è certamente lecita. Non comporta quindi alcun rischio lasciare un feedback non lusinghiero su TripAdvisor, Booking o su qualsiasi altra piattaforma online, ivi compresi i social network. A tanto sono arrivati più volte i giudici confermando la piena innocenza di chi aveva. Ad esempio una sentenza del Tribunale di Pistoia che abbiamo commentato nell’articolo La recensione su internet non è diffamazione, facendo tesoro di tali principi ha stabilito che la recensione negativa su internet, anche se pungente, riferita a un bar, un hotel o qualsiasi altro locale non ha contenuto diffamatorio. Il gestore dell’esercizio pubblico, del resto, operando sul mercato, deve prevedere la possibilità che i clienti siano insoddisfatti e diffondano la voce con qualsiasi messo, anche con un post su Facebook. Dunque egli deve accettare il rischio di essere criticato e che i propri servizi vengano recensiti negativamente.

La liberà di parola e di pensione comprende anche quella di “valutazione” e di “recensione”: dunque non c’è alcun reato nell’esprimere considerazioni critiche sulla qualità dei servizi offerti da un locale.

Recensioni negative su Facebook: è diffamazione?

Da quanto detto, possiamo quindi dedurre che una recensione negativa su Facebook, anche se molto forte, non costituisce reato di diffamazione. Con la sentenza in commento la Cassazione ha ritenuto rientrante nel diritto di critica il post pubblicato sul sociali network con il quale si “denunciano” i prezzi esosi di un ristorante locale accusando anche di “truffare” sul peso dei cibi. Il fatto che il locale fosse caro corrispondeva al vero; per cui l’impiego del termine “truffatore”, riferito al titolare dell’attività andava riferito ai prezzi esorbitanti e ai dubbi sulla rispondenza tra peso e prezzo pagato. Si può quindi parlare di una critica e non di un giudizio sull’etica dell’imprenditore. 

La chiosa della Cassazione lascia trapelare che, in materia di diffamazione, ci sono obblighi meno stringenti per chi pubblica su Facebook rispetto a chi invece lo fa tramite un giornale o la stampa quotidiana. Il giornalista professionista ha certamente una responsabilità maggiore di un utente privato che si “vendica” con i social. Bisogna quindi tenere conto della profonda diversità tra le due figure, per ruolo, funzione, formazione, capacità espressive, spazio divulgativo e relativo contesto.

La Suprema Corte, del resto, ha sempre tutelato il diritto di critica, ritenendola come figlia del diritto di libera manifestazione del proprio pensiero. Gli unici paletti sono l’esistenza del fatto criticato (non si può criticare qualcosa di falso) e la continenza verbale (ossia l’utilizzo di una forma espressiva non inutilmente aggressiva o infamante). Entro questi limiti i feedback aspri o polemici sono legittimi e non costituiscono diffamazione.

note

[1] Cass. sent. n. 3148/19 del 23.01.2019.


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