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Aprire un cassetto chiuso a chiave: quali rischi?

24 Gennaio 2019
Aprire un cassetto chiuso a chiave: quali rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Gennaio 2019



Violazioni della privacy: quando si commette reato e quando si può essere denunciati.

Seppure se n’è iniziato a parlare solo negli ultimi quindici anni – ossia da quando nel 2003 è entrato in vigore il primo testo di legge dedicato – la privacy è sempre esistita. Esiste da quando c’è la Costituzione e la Dichiarazione universale dei diritti umani, da quando si scriveva con la penna e la carta e non ancora con le tastiere, da quando non c’erano le cimici e i microregistratori ma l’unica prolunga del corpo umano era il binocolo. Sin da allora il nostro legislatore ha inteso tutelare la sfera più intima della persona, riconoscendo ad esempio la segretezza della corrispondenza, l’inviolabilità del domicilio, il divieto di perquisizioni o di interferenze arbitrarie nella vita privata e familiare. Dall’era pre-telematica la società è cambiata parecchio; tuttavia se anche i nostri segreti sono oggi prevalentemente affidati agli hard disk dei computer o alle memorie interne degli smartphone, c’è ancora chi usa segregare a chiave gli oggetti o le carte più riservate. Succede negli ambienti di lavoro (dove in ogni ufficio è quasi sempre presente una cassaforte o un armadio con la chiave) e anche nelle stesse abitazioni private (le scrivanie hanno ancora i cassetti segreti col doppio fondo o con l’apertura a lucchetto). Chi non si fa i fatti suoi commette reato? Il curioso ficcanaso che mette le mani tra le cose degli altri e sbircia alla ricerca di prove, documenti e segreti di vario tipo può essere denunciato? In altri termini quali rischi si corrono nell’aprire un cassetto chiuso a chiave? Cerchiamo di capire come stanno le cose e le possibili soluzioni.

Violazione della privacy: dove e quando?

La violazione della privacy si verifica ogni qualvolta in cui si acquisiscono informazioni che non si ha diritto ad avere, al di là dell’uso o della liceità di tali informazioni. E ciò può avvenire entrando in un luogo riservato, rimuovendo i sigilli a un oggetto (ad es. una lettera) o carpendo la username e la password di accesso a un indirizzo di posta elettronica.

Ad esempio, se tuo marito nasconde una chat segreta sul cellulare, commetteresti reato se glielo strappi di mano e ne leggi il contenuto contro la sua volontà. Leggi Esiste la privacy tra marito e moglie?. Non importa se lo fai per acquisire le prove da produrre al giudice nel corso della causa di separazione. Anzi, tali prove non possono più essere valutate dal tribunale in quanto ottenute in modo illecito. Il coniuge può quindi denunciare l’altro per la violazione della corrispondenza.

Per chi entra poi nei profili Facebook o di altri social, negli account email o in un database riservato scatta il reato di accesso abusivo a sistema informatico.

Apertura di cassetti e rimozioni di lucchetti

Il problema di fondo in caso di violazioni della privacy è che la normativa tutela dai comportamenti rivolti a danneggiare la vittima o a rivelare a terzi i dati altrui. Stando così le cose, il semplice fatto di aprire un cassetto chiuso a chiave non ha rilevanza penale se non rivolto alla divulgazione dei segreti. Diverso è il discorso in caso di apertura delle lettere e la violazione del domicilio, tutelati da apposite norme penali per le quali scatta quindi l’incriminazione. Se “forzi” un cassetto per leggere la corrispondenza commetti dunque reato (“corrispondenza” inteso in senso ampio, comprensiva quindi di email o contratti riservati). Se invece lo fai per vedere quanti soldi in contanti ha messo da parte tuo marito o se tua moglie nasconde i video con un amante non compi reato, in assenza di una norma specifica che sanzioni tale condotta.

Altre forme di intrusione nella privacy

Diverso è il caso per chi utilizza registratori e microspie: a meno che non sei fisicamente presente durante le fasi di registrazione e quindi partecipi alla discussione, commetti un reato, quello di illecita interferenza nella vita privata altrui. Tale comportamento è sempre vietato, anche in presenza dell’autore del fatto, se avviene a casa del soggetto “intercettato” dove la privacy è maggiormente tutelata.

Violazioni della privacy tra colleghi di lavoro

La violazione della privacy si fa sentire anche negli ambienti di lavoro. Il collega non può accedere alla postazione del computer del compagno di stanza senza chiedergli il permesso. Neanche se ha lasciato il pc aperto e non protetto da password.

Qui però, oltre all’accesso abusivo a sistema informatico, si può anche rischiare il licenziamento, perché si mina alla tranquillità della vita aziendale e quindi alla produttività.


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