Fatto il reddito di cittadinanza, trovato il furbo

24 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Gennaio 2019



Sei richieste di sussidio su dieci sono fatte da finti poveri. False separazioni e cambi di residenza per abbassare l’Isee. Come si tenta di fregare lo Stato.

Santi, poeti e navigatori. E furbi. Non necessariamente in quest’ordine. Alla famosa citazione di mussoliniana memoria che campeggia nel quartiere romano dell’Eur sulle quattro facciate del Palazzo della Civiltà del Lavoro, bisogna aggiungere che gli italiani sono anche un popolo di furbi. Anzi: bisognerebbe dire «soprattutto» un popolo di furbi. Perché quando arriva una legge che vieta qualcosa o che agevola il cittadino in un’altra, parte immediatamente la corsa a vedere come fregare lo Stato per ottenere il massimo beneficio. Anche quando non se ne ha diritto. Come succede di questi tempi: fatto il reddito di cittadinanza, trovato il furbo.

Viene in mente l’obbligo scattato una trentina di anni fa di allacciare la cintura di sicurezza anche sulle strade urbane. Dopo qualche giorno, si vendevano le magliette con la cintura dipinta per non dare all’occhio ed evitare di essere fermati dalla Polizia. Indossare una maglietta con una finta cintura per non indossare quella vera: è proprio il gusto del trasgredire sempre e comunque pur di non rispettare le regole.

Figuriamoci quando di mezzo ci sono i soldi. Le cronache già raccontano di finti divorzi, spostamenti di residenza fasulli, dichiarazioni dei redditi da ribaltarsi dalle risate, il tutto pur di rientrare tra gli aventi diritto ad un’agevolazione. Come ora sta succedendo con il provvedimento a sostegno dei più bisognosi, criticato da tanti ma voluto da tutti. Perché alla fine, con 780 euro al mese che, in teoria, non ti spettano, ti fai una bella vacanza. Insomma: fatto il reddito di cittadinanza, trovato il furbo.

Il rischio è quello di sempre: che in finti poveri finiscano per penalizzare quelli veri, quelli per i quali il Governo ha varato questo provvedimento. Come? Ecco che cosa sta succedendo.

Reddito di cittadinanza: i finti poveri

Da quando è stato approvato dal Governo il decreto che riporta il reddito di cittadinanza, i furbi si sono dati da fare. In primis, chiedendo di spostare la residenza all’interno dello stesso Comune nel tentativo di far finta che vivono da soli, quando in realtà così non è. Sono centinaia le segnalazioni all’autorità giudiziaria di persone che hanno detto di vivere in un appartamento all’interno del quale i vigili urbani non hanno trovato nessuno quando hanno fatto il controllo di prassi.

Speso un finto cambio di residenza risponde ad una separazione o ad un divorzio altrettanto finti. Qualsiasi cosa pur di avere il sussidio dello Stato. Come chi trucca i dati per entrare nella graduatoria dell’asilo nido, della borsa di studio o della mensa dell’università, per avere l’invalidità, l’assegno di accompagnamento o l’esenzione dal ticket sanitario. Ora tocca al reddito di cittadinanza.

Tieni presente questo dato fornito dalla Guardia di Finanza: secondo i controlli effettuati dalle Fiamme Gialle da gennaio a giugno del 2018, il 60% dei cosiddetti «poveri» non lo era affatto. Significa che 6 prestazioni sociali agevolate su 10 finivano nelle tasche sbagliate. Colpa del Governo? No, questa volta no: colpa dei furbi che, pur di portare a casa qualche soldo in più, sono disposti a qualsiasi cosa.

Disposti, ad esempio, a dichiarare che non sopportano più la moglie e che hanno chiesto la separazione. Oppure che era ora di cominciare a camminare con le proprie gambe ed hanno lasciato la casa di babbo e mamma per andare a vivere da soli, quasi senza un soldo in tasca perché precari, poveretti. Così raccontano gli uffici comunali italiani da quando c’è la possibilità di chiedere il redito di cittadinanza. E così dicono anche ai Caf dove, guarda caso, sono aumentate notevolmente le richieste di informazione sugli effetti di un cambio di residenza o di una separazione coniugale. Artifizi creati a tavolino per abbassare la propria dichiarazione Isee al di sotto dei 9.360 euro annui, soglia da non superare per avere diritto al sussidio. È una questione di abilità. E di cultura: in questo Paese, soprattutto quando si tratta di soldi pubblici, chi arriva per primo prende posto. Anche se non ha i requisiti per averlo. L’importante è non restare fuori dal coro dei furbi. Dovranno mica essere sempre gli altri ad avere delle prestazioni non dovute, no? Sono forse più fesso di loro?

Reddito di cittadinanza: come si frega lo Stato

C’è chi di mestiere fa il furbo. Già dal mattino presto: si alza nella casa in cui vive pagando l’affitto in ritardo non perché non abbia i soldi ma perché gli viene più comodo così. Guarda il telegiornale mentre fa colazione pur senza pagare il canone Rai perché ha dichiarato di avere diritto all’esenzione. Solo lui, però, sa che non è vero. Va al lavoro in auto guidando sulla corsia di emergenza perché non sopporta le code. Timbra e va a fare quattro commissioni in centro. Eccetera eccetera. Così fino a sera. Se gli avanzerà del tempo, darà un’occhiata ai requisiti per avere il reddito di cittadinanza. Non tanto per sapere se ne ha diritto (sa di non rientrare nei parametri) ma per vedere come può, grazie alla sua destrezza, fregare lo Stato e portare i soldi a casa.

Innanzitutto, occorre abbassare a tutti i costi il reddito Isee. Il Governo ha imposto una soglia di 9.360 euro ed il furbo professionista ha una dichiarazione superiore? Non c’è problema: ne parlerà con la moglie (furba professionista anche lei) ed insieme decideranno che non si sopportano più e che è ora che ciascuno viva a casa sua. Grazie ad una finta separazione il loro reddito si dimezzerà e potrà restare al di sotto della soglia prevista per avere l’aiuto di Stato. Già che ci sono, dicono al figlio di andare a stare per conto suo, di non fare il bamboccione, in modo che anche lui sia in grado di dichiarare un reddito più basso (se non, addirittura, praticamente inesistente) e presentare domanda per il reddito di cittadinanza. Come farà a mantenersi, però? Semplice: lavorando in nero. Il figlio dei furbi professionisti (cioè l’apprendista furbo) non deve rinunciare al cinema o all’aperitivo con gli amici o al week end in montagna: deve soltanto evitare che qualcuno scopra il suo vero reddito. Niente di meglio che incassare in nero buona parte delle sue entrate facendo finta di guadagnare meno di 4mila euro e rimanendo nel nucleo familiare dei genitori perché ha meno di 26 anni, pur avendo una casa per conto suo.

Il figlio dei furbi ha intuito che lavorare in nero è fondamentale per avere diritto al reddito di cittadinanza. Perché, oltre alla dichiarazione Isee inferiore a 9.360 euro, non bisogna guadagnare più di 6.000 euro all’anno. Una cifra da poveri veri, non da poveri finti. Altrimenti che furbo sarebbe? Decide, quindi, di rientrare nel calderone dei quasi 3 milioni e mezzo di persone che lavorano senza un contratto regolare senza lasciare traccia di ciò che porta a casa. E di alimentare ulteriormente la cifra dell’evasione fiscale, che supera i 100 miliardi di euro. Nessun problema di coscienza: se non lo facesse lui lo farebbe qualcun altro. Quindi, non cambierebbe niente.

Reddito di cittadinanza: cosa rischiano i furbi?

Il Governo, giustamente, non vuole farsi prendere in giro dai furbi professionisti (e nemmeno dagli aspiranti tali) e promette controlli seri su chi tenterà di aggirare i limiti entro i quali si ha diritto al reddito di cittadinanza. Verifiche e sanzioni più puntuali, ad esempio, sui finti cambi di residenza o sulle false modifiche dello stato di famiglia.

C’è da ricordare, infatti, che chi dichiara il falso per ottenere indebitamente questo sussidio rischia da 2 a 6 anni di reclusione. Certo, in galera si mangia, si beve e si soggiorna gratis. Ma non è quella la vita che sogna il furbo professionista: vuoi mettere prenderti un Mojito all’ombra di una palma dei Caraibi durante una vacanza pagata con il reddito di cittadinanza fregato allo Stato? A tanto aspirano 6 italiani su 10, appartenenti ad un popolo di santi, poeti, navigatori, furbi e finti poveri.


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6 Commenti

  1. Bisogna conoscere le leggi e saper fare calcoli che vanno al di là del saper far di conto. La responsabilità ce l’hanno i commercialisti, una delle categorie che facilità l’evasione e i vari furbetti, ma che non risulta mai essere responsabile.

  2. Processo alle intenzioni, neanche troppo spiritoso. Con questo approccio non esisterebbe il welfare State.

  3. Mettere solo all’ultimo, quasi semi-nascosto, un aspetto importante di questa riforma “chi dichiara il falso per ottenere indebitamente questo sussidio rischia da 2 a 6 anni di reclusione” è sbagliato. Come è sbagliato far passare da FURBETTI quelli che si inventano (di concerto con altri poco seri caf, commercialisti e fiscalisti) situazioni tali da aggirare la legge. Si devono chiamare per quelli che sono: LADRI di risorse nazionali. Ed è giusta,in tal caso, una adeguata reclusione.

  4. Non siamo nuovi a queste “furbizie”. Ricordo che negli anni 90 (ma credo anche ora) per poter accedere agli asili nido dove avevano la priorità gli extracomunitari che non dichiaravano nulla e risultavano quindi tutti “casi sociali”, diversi genitori italiani, lavoratori entrambi, facevano proprio finte separazioni per poter “sistemare” i figli. Qua in Italia occorrerebbe un poliziotto di quartiere come in Inghilterra che sa tutto di tutti ed è in grado di valutare se il tenore di vita coincide con il dichiarato

  5. Lo stato italiano (di fatto una corporation regolarmente iscritta alla s.e.c.) compra moneta da una banca privata facendo pagare a noi gli interessi (causando crisi, povertà, disperazione, suicidi ecc) e quello che ne traete voi è che noi saremmo i furbi..

    1. E vero ma questo non lo tirano fuori lo tengono nascosto a noi schiavi. Nessun governo tira fuori questo basilare scandalo, Aldo moro aveva capito tutto e vuole a fare qualcosa ma lo anno ucciso questi criminale i che ci tengono schiavi gli unici che possono risolvere questo problema sono i cittadini ogni uno per suo conto recusando la cittadinanza a questa falsa repubblica delle banane che ha occupato la nostra penisola italica e hanno ipotecato I nostri certificati di nascita. Andate a fanculo bastardi infami!!!!!

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