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Si può rifare un esame universitario per voto basso?

13 Febbraio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Si può rifare un esame universitario per voto basso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Febbraio 2019



La sinergia tra studenti e il loro garante ha portato ad una svolta epocale. Il rifiuto del voto in “alcune” università è diventato un diritto.

“Notte prima degli esami” canta Antonello Venditti. Addirittura l’ansia che assale alla soglia di una prova d’esame ha costituito il motivo ispiratore per un testo di musica! Chi può dire infatti di non aver provato questa sorta di “ansia da prestazione” almeno una volta nella sua vita? E se a questa ci si aggiunge poi anche lo stress legato al voto, ci sarebbe materiale sufficiente per una nuova stesura da mettere in musica. Uno stress, quello del voto, che da qualche anno ha innescato una querelle tra studenti e corpo docente in ambito universitario se si vuole “culminata” in una proposta di un docente dell’università storica dello “stivale”. Tanto per restare sulla scia della canzone di Venditti, il docente di un’università padovana sembra aver paragonato l’esame di maturità con quelli universitari, ma in quale senso? Stando alla sua presa di posizione, come nessuno si sognerebbe di rifiutare il voto dell’esame di maturità, così deve succedere anche in ambito accademico universitario. E cosa ne pensano i diritti interessati, vale a dire gli studenti? Meglio accettare il voto per non indispettire i docenti nelle eventuali successive sessioni di esame o spingersi a rifiutare il voto, sperando in una migliore sorte futura? E tu sai se si può rifare un esame universitario per voto basso? Se senti di non saperne abbastanza, seguici! Fino a qualche mese fa, gli esaminandi dovevano fare appello al buon cuore del docente, o a prassi non scritte, ma “qualcosa” è ormai venuto alla luce. Un segno che, alle volte, conviene non demordere e farsi sentire.

Accettare o rifiutare un voto basso?

Questo è il dilemma che si potrebbe presentare allo studente al termine della sua prova di esame ovvero l’esame può dirsi superato secondo il docente, ma con un voto reputato dall’allievo non soddisfacente. Guardando la cosa da un altro punto di vista: il rifiuto del voto è un’opzione da contemplare tra i “diritti” dello studente o va inteso come un fatto di cortesia da parte del docente? Sono anni che il dibattito è aperto tra corpo docente e studenti universitari.

Quindi si intuisce già da qui che la questione non è affatto banale. Oltre al dilemma interiore, proprio solo dello studente, quello che si profila è se sussista o meno un appiglio normativo a cui fare appello, laddove il docente non dovesse dimostrarsi così incline a far ripetere la prova d’esame.

All’interno della narrazione studentesca vengono infatti riportati casi di professori che si oppongono al rifiuto del voto, altri che in caso di rifiuto, fanno saltare perfino l’appello successivo. Una questione dunque non di poco conto viste le spesso limitate sessioni di esame e il livello che hanno raggiunto le tasse studentesche.

Ripetizione esami sostenuti con esito favorevole: cosa dice il Cun?

In prima battuta va specificato che con l’acronimo Cun ci si riferisce al Consiglio universitario nazionale. Ebbene nel 2015 il Cun emise proprio un parere [1] del seguente preciso tenore: “ L’esame è un atto pubblico avente valore legale verbalizzato dalla commissione, esso non può essere ripetuto se non a seguito del suo annullamento, secondo le modalità e nei casi previsti dalle norme. […] Il Cun ritiene che non possa essere ripetuto un esame sostenuto con esito favorevole”. Per prendere visione del suddetto parere in versione integrale, si veda la nota che segue. Una posizione dunque radicale che non si prestava ad interpretazioni diverse.

Regolamenti didattici di ateneo e voti universitari: quale nesso?

Con la sigla R.D.A. ci si riferisce ai Regolamenti didattici di ateneo. Tra i vari punti inseriti nei regolamenti delle diverse università anche quello concernente gli “Esami o valutazioni finali di profitto”. Ed è proprio all’interno di tale punto che si dovrà ricercare quale sia la regola adottata dall’istituto universitario di appartenenza.

Spesso è bene, sin da ora, sapere che gli istituti sono intervenuti a regolamentare le questioni relative alle votazioni minime e massime, all’acquisizione dei crediti, senza però specificare granché se non proprio nulla, in merito all’evenienza di una prova superata con un voto basso. Ed infatti è proprio per far fronte a questa mancanza di regolamentazione che a seguito di ripetute segnalazioni da parte degli studenti, è stato compiuto un passo importante di cui si farà menzione nei passaggi che seguono.

Il garante degli studenti: qual’è il suo ruolo?

Il garante degli studenti è una figura espressamente prevista dallo statuto di ateneo. Tra i suoi compiti si annovera anche quello di ricevere le segnalazioni degli studenti. Dunque in caso di disfunzioni e/o limitazioni dei diritti studenteschi è a questa persona che ci si deve rivolgere. Il fatto che sia un organo di natura indipendente, vale a dire non sottoposto a forme di dipendenza gerarchica agli organi dell’università ne fa un “paladino” degli studenti.

La sua “mission” è far rispettare la normativa e tutelare i diritti/ interessi degli studenti. Per avere comunque maggiori delucidazioni, basterà scorrere l’apposito “Regolamento sul garante degli studenti”. Comunque al di là delle specificità proprie di ciascun ateneo, gli studenti potranno, in linea di massima, segnalare:

  • abusi e disfunzioni;
  • carenze e ritardi;
  • violazioni di legge e dei principi di buona amministrazione;
  • mancata osservanza dei valori insiti nel codice etico dell’ateneo;
  • mancato rispetto dei diritti di cui allo statuto di ateneo.

Le segnalazioni possono quindi indirizzarsi verso comportamenti commissivi od omissivi di:

  • docenti;
  • altro personale dell’ateneo;
  • organi dell’amministrazione generale;
  • organi dell’amministrazione periferica.

Attività che possono essere oggetto di segnalazione:

  • omissioni;
  • atti volti a creare un clima intimidatorio;
  • atti di ostilità;
  • comportamenti degradanti;
  • umiliazioni;
  • offese.

La relazione del garante degli studenti: perché è importante?

Tra gli impegni che il garante deve onorare va annoverato anche quello relativo alla stesura di una relazione di fine anno accademico, dove dovrà evidenziare le questioni più significative poste alla sua attenzione, in ambito prevalentemente didattico. Ed è proprio in questa sede che le istanze degli studenti per l’ottenimento del diritto al rifiuto del voto, hanno ottenuto una visibilità formale oltre che istituzionale.

Stando al caso recente, il passaggio che ha segnato una svolta in qualche modo epocale, si annida proprio tra le pagine di una relazione di fine anno accademico. Per la precisione, ci si riferisce ad una relazione dell’anno accademico 2017: alla lettera d della pag. 9 si trova espressamente scritto che “la questione relativa alla possibilità da parte dello studente di rifiutare il voto d’esame ancorché positivo, si è avviata ad una soluzione positiva. […] Gli organi hanno comunque stabilito che il docente consenta allo studente di rifiutare un voto positivo almeno una volta sul singolo insegnamento. Il docente potrà eventualmente riconoscere a propria discrezione ulteriori rifiuti nel caso li ritenga opportuni”.

Tra le premesse il garante che nel caso di specie risponde al nome del dott. Francesco Scutellari, aveva anche tenuto a precisare che la questione era già stata oggetto di specifica segnalazione nell’ambito della relazione per l’anno accademico 2016.

Insomma sembra che il garante, senza tanti voli pindarici, avesse più volte richiamato l’ateneo bolognese dichiarando che: «lasciare la decisione alla piena discrezionalità del docente crea discriminazioni».

Il rifiuto del voto basso è diventato “legge”: dove e come?

Citando sempre la relazione del dott. Scutellari che si presume sarà in qualche modo destinata a fare scuola “L’iter della proposta dovrà essere completato da un’approvazione del Regolamento didattico d’ateneo da parte del Cun. Nelle more verranno date indicazioni ai docenti di anticipare l’applicazione della proposta approvata dagli organi”. Ciò significa che, quantomeno nell’ateneo bolognese direttamente interessato, il rifiuto del voto non sarà più una mera facoltà, bensì un vero e proprio diritto degli studenti.

A sancirlo è infatti il Regolamento didattico di ateneo “Alma Mater Studiorum Università di Bologna [2]. All’art.16 si legge infatti che “In caso di esito positivo lo studente può chiedere di rifiutare il voto. Il rifiuto deve essere concesso dal docente almeno una volta sul singolo insegnamento”. E per gli studenti degli altri atenei? Sicuramente questo costituisce un significativo passo in avanti a beneficio di tutti gli studenti. Si pensi solo alle conseguenze insite nell’obbligo di accettare dei voti non sufficienti per l’accesso ad eventuali scuole di specializzazione. In tali casi non si tratterebbe solo di una questione di media personale, ma di una vera e propria lesione di diritti.

E’ indubitabile che chi si iscrive ad un corso di studi universitari, specie con l’ingente costo delle tasse odierne, lo fa con un obiettivo di lavoro futuro, ma se poi alle prove dei fatti, questo obiettivo viene precluso a causa di una media insufficiente, a che pro investire anni e anni in studi matti e disperatissimi alla maniera Leopardiana?

Vademecum per studenti di atenei dove il rifiuto del voto non è a regime

Ripercorrendo l’iter con esito positivo dell’ateneo bolognese, questo il vademecum per gli studenti che intendano ottenere il medesimo diritto di rifiutare un voto basso:

  1. verificare cosa sancisce il Regolamento didattico di ateneo in materia di “Esami e valutazioni finali di profitto”;
  2. appurata l’assenza di una regola ad hoc, procedere con una istanza/segnalazione al garante degli studenti, preferibilmente in forma scritta o comunque con una descrizione della tematica da affrontare, per consentire al garante di promuovere un efficace avvio dell’istruttoria;
  3. a questo punto sarà il garante a prendere in carico la cosa con l’obbligo di mantenere l’anonimato delle persone che fanno la segnalazione; una ulteriore tutela a beneficio degli studenti;
  4. da ultimo, ma non per ordine d’importanza, visto che nella relazione di fine anno, il garante dovrà anche evidenziare il numero di segnalazioni ricevute e la tipologia, perché non organizzarsi e promuovere istanze da più parti all’interno dello stesso ateneo? La segnalazione così non potrà che arrivare forte e chiara e suffragata da una molteplicità di motivazioni.

Giunti a questo punto, non ci resta che dire: “Segnalate studenti, segnalate!”


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Parere generale n.18 del 14.01.2015 con oggetto: ripetizione esami sostenuti con esito favorevole.

[2] Testo coordinato del Regolamento didattico di ateneo, emanato con DR n. 609 del 06.08.2013 e successive modifiche e integrazioni, aggiornato al 16.10.2018.


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