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Reddito di cittadinanza: incentivi per chi si mette in proprio

25 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Gennaio 2019



Riconosciute mensilità extra di sussidio a favore di chi apre la partita Iva: nuove agevolazioni per beneficiari del reddito di cittadinanza.

Non solo un sussidio, ma soprattutto una forte spinta per chi vuole rimettersi in gioco: è questa la “fotografia” del reddito di cittadinanza, come appare dopo le numerose modifiche intervenute sul decreto in materia, recentemente approvato.

In particolare, il reddito di cittadinanza, oltre a prevedere una lunga serie di obblighi per i beneficiari, prevede numerose attività a favore di chi è disoccupato, finalizzate al reinserimento nel mercato del lavoro. Reinserimento che può avvenire non soltanto con un contratto di lavoro subordinato, ma anche attraverso l’autoimpiego, cioè, in parole semplici, mettendosi in proprio.

A favore dei beneficiari del reddito che avviano un’attività d’impresa o professionale, difatti, sono previste importanti agevolazioni economiche, che possono arrivare sino a 6 mensilità di sussidio.

Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto sul reddito di cittadinanza: incentivi per chi si mette in proprio, quali sono le opportunità per i disoccupati.

Quali requisiti servono per ottenere il reddito di cittadinanza?

Ottenere il reddito di cittadinanza non è semplice: bisogna difatti soddisfare delle condizioni economiche, personali e patrimoniali molto severe.

Inoltre, non è sufficiente soddisfare le condizioni richieste personalmente, ma è necessario possedere i requisiti anche come nucleo familiare.

Nello specifico, possono chiedere il reddito di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano le seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè hanno perso il posto o non hanno mai lavorato); coloro che hanno presentato le dimissioni sono esclusi dal reddito per un anno, così come i detenuti ed i ricoverati in una struttura a carico dello Stato;
  • sono cittadini italiani, europei o extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo;
  • sono residenti stabilmente in Italia da almeno 10 anni;
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepiscono una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili;
  • possiedono un Isee del nucleo familiare inferiore a 9.360 euro;
  • possiedono un valore del reddito familiare inferiore a 6 mila euro, per il singolo componente, o a 7.560 euro, in caso di pensione di cittadinanza; l’importo è elevato sino a 9.360 euro per chi paga l’affitto ed è da adeguare col parametro della scala di equivalenza;
  • possiedono al massimo due immobili nel nucleo familiare, ma il secondo immobile non deve avere un valore superiore a 30mila euro;
  • possiedono un patrimonio mobiliare familiare (conti, carte prepagate, titoli, libretti, partecipazioni…) non superiore a 6mila euro; la soglia è incrementata di 2mila euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10 mila euro, incrementati di ulteriori mille euro per ogni figlio successivo al secondo; i  massimali sono ulteriormente incrementati di 5mila euro per ogni componente con disabilità, come definita a fini Isee, presente nel nucleo;
  • nessun componente del nucleo deve possedere autoveicoli immatricolati da meno di 6 mesi, o con cilindrata superiore a 1.600 cc e motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati nei 2 anni precedenti, navi o imbarcazioni da diporto; sono esclusi i veicoli per disabili.

È dunque indispensabile presentare la dichiarazione Isee per beneficiare del reddito o della pensione di cittadinanza.

Quali sono gli adempimenti per mantenere il reddito di cittadinanza?

Una volta ottenuto il sussidio, i componenti del nucleo familiare maggiorenni devono dichiarare l’immediata disponibilità al lavoro, presso i centri per l’impiego o tramite un’apposita piattaforma digitale (Siulp), entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio.

Sono esonerati i componenti del nucleo studenti, già occupati o di età pari o superiore a 67 anni, ed i disabili, come definiti dalla legge sul collocamento mirato. Possono essere esonerati dagli obblighi legati all’accettazione delle offerte di lavoro i disabili (come definiti ai fini Isee) e coloro che hanno carichi di cura (ossia assistono disabili gravi, non autosufficienti, o minori di 3 anni).

Il richiedente, se non rientra tra gli esonerati, entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio, è convocato dal centro per l’impiego se uno dei componenti della sua famiglia:

  • è disoccupato da non più di due anni;
  • ha un’età inferiore ai 26 anni;
  • è beneficiario della Naspi, di un altro sussidio di disoccupazione, o ne ha terminato la fruizione da non più di un anno;
  • ha sottoscritto un Patto di servizio in corso di validità presso i centri per l’impiego.

La dichiarazione di immediata disponibilità deve essere resa anche dagli altri componenti non esonerati del nucleo, entro i 30 giorni successivi al primo incontro del richiedente o del suo sostituto.

Attività per i disoccupati

I beneficiari del reddito di cittadinanza non esonerati dagli obblighi devono stipulare, presso un centro per l’impiego o un intermediario accreditato, un patto per il lavoro, che ha le stesse caratteristiche del patto di servizio personalizzato previsto per chi richiede l’indennità di disoccupazione, ma prevede delle attività aggiuntive.

In particolare, sottoscrivendo il patto per il lavoro ci si obbliga a:

  • collaborare con l’operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze, ai fini della definizione del patto per il lavoro;
  • accettare espressamente gli obblighi e rispettare gli impegni previsti nel patto per il lavoro e, in particolare:
  • registrarsi sull’apposita piattaforma digitale Siulp, e consultarla quotidianamente come supporto nella ricerca del lavoro;
  • svolgere attività di ricerca attiva di lavoro, secondo le modalità definite nel patto;
  • accettare di essere avviato ai corsi di formazione o riqualificazione professionale, o ai progetti per favorire l’auto-imprenditorialità, secondo le modalità individuate nel patto, tenuto conto del bilancio delle competenze, delle inclinazioni professionali o di eventuali specifiche propensioni;
  • sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate;
  • accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue; in caso di fruizione del beneficio in fase di rinnovo, deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua;
  • offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti comunali utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il comune di residenza, mettendo a disposizione un massimo di 8 ore alla settimana.

Queste attività, in ogni caso, non rappresentano un mero obbligo per i disoccupati, ma anche e soprattutto un vantaggio, in quanto sono finalizzate al reinserimento nel mondo del lavoro.

Incentivi per chi si mette in proprio

Il reddito di cittadinanza, oltre a rappresentare un buon incentivo per chi desidera rioccuparsi come lavoratore dipendente (alle aziende che assumono è offerto un esonero contributivo), offre delle agevolazioni anche a chi vuole mettersi in proprio.

Ai beneficiari del reddito che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa entro i primi 12 mesi di fruizione del sussidio, difatti, è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a 6 mensilità di reddito, nei limiti di 780 euro mensili.

In pratica, chi apre la partita Iva ha diritto a un bonus sino a 4.680 euro

Reddito di cittadinanza: lo perdo se mi metto in proprio?

In ogni caso, se un beneficiario del sussidio si mette in proprio, deve comunicarlo all’Inps entro 30 giorni, tramite la Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro, o il centro per l’impiego: se non effettua la comunicazione, decade dal reddito.

A titolo di incentivo, il beneficiario fruisce senza variazioni del reddito di cittadinanza per le due mensilità successive a quella di variazione della condizione occupazionale, ferma restando la durata del sussidio, pari a 18 mesi.

Il reddito di cittadinanza è successivamente aggiornato ogni trimestre, avendo a riferimento il trimestre precedente, sulla base del reddito di lavoro autonomo o d’impresa prodotto (da intendersi come compensi o ricavi al netto dei costi).


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