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Prestito di denaro non restituito: cosa fare

23 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Febbraio 2019



Ho prestato con bonifici 2500 euro con tanto di dichiarazione scritta e firmata con scadenza 31/12/2018. Nonostante mi sia rivolta ad un avvocato non ho ottenuto niente. Cosa devo fare?

Prima di agire giudizialmente, la prima cosa da fare è verificare se chi ha ricevuto la somma di denaro (oggi, debitore) sia o meno nullatenente o, eventualmente, capace di produrre reddito in futuro.

Facendo un esempio, se il debitore è un ultrasettantenne, percipiente una pensione minima impignorabile, privo di risparmi e di immobili di proprietà, allora il consiglio alla lettrice è di lasciar perdere un’azione giudiziale poiché, anche in caso di condanna, non si riuscirebbe ad ottenere nulla dal soggetto.

Diversamente, se il debitore è aggredibile dal punto di vista economico, si può pensare ad un’azione finalizzata al recupero del credito.

Per prima cosa, occorrerà inviare un’intimazione a mezzo di un legale con la quale chiedere il pagamento di quanto dovuto entro sette giorni.

Se in quel termine non si dovesse fare sentire nessuno, allora occorrerà ottenere un decreto ingiuntivo presso il Giudice di Pace della città della lettrice, anche in forza della dichiarazione scritta e firmata del debitore, che vale come confessione stragiudiziale e, quindi, come prova del prestito effettuato.

I tempi per l’ottenimento del provvedimento non sono lunghi: solitamente nel giro di un mese si ottiene la pronuncia d’ingiunzione da parte del Giudice.

Dopodiché, occorrerà notificare tale decreto al debitore e attendere quaranta giorni, temine entro il quale questi potrebbe presentare opposizione, contestando le somme dovute.

Se l’opposizione non viene presentata, allora si potrà chiedere al Giudice di Pace che venga dichiarato esecutivo il decreto ingiuntivo, in modo tale da poter procedere con l’esecuzione forzata sui beni del debitore.

Una volta in mano il decreto esecutivo, le strade sono due:

– se si conosce dove lavora il debitore o presso quale banca ha acceso il proprio conto corrente, si potrà procedere con un pignoramento nei confronti di un quinto dello stipendio (o della pensione, oltre il limite della impignorabilità), o delle giacenze presenti all’interno del conto corrente; se con una visura catastale si scopre che il debitore è proprietario di immobili, si potrà procedere con un eventuale pignoramento immobiliare (anche se, vista l’esiguità del credito, tale soluzione rimane come estrema, visti i costi legali che comporta);

– se non si sa nulla del debitore, allora la lettrice potrebbe farsi autorizzare dal Tribunale ad accedere alle banche dati nazionali al fine di verificare dove lavora, se è pensionato, se è titolare di qualche conto corrente.

Tanto premesso, anche se a parole questa procedura può sembrare molto farraginosa, è l’unica via percorribile per ottenere il recupero del credito vantato.

Tuttavia, potrebbe accadere che già con l’intimazione di un legale, il debitore – magari intimorito – possa decidere spontaneamente di pagare, così evitando il proliferarsi di ulteriori spese legali.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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