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Pensione di vecchiaia per chi non ha contributi precedenti al 1996

23 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Febbraio 2019



Dal 1996 in poi ho 6 anni di lavoro dipendente con relativi contributi versati, dopodiché ho cambiato lavoro e non ho più contributi. Ora ho 44 anni e ho visto che a 71 anni potrò avere una pensione (pensione di vecchiaia contributiva con solo cinque anni di contributi). Devo fare qualcosa già da ora per poi averla senza problemi? Devo richiedere/segnalare qualcosa all’Inps?

La possibilità di ottenere la pensione di vecchiaia con un minimo di 5 anni di contributi è un’opzione soltanto per chi possiede versamenti anteriori al 1° gennaio 1996 (nel caso in cui, comunque, possieda meno di 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995; chi possiede dai 18 anni di versamenti in su, accreditati alla data del 31 dicembre 1995, non ha nemmeno la possibilità di optare per la pensione agevolata).

Per chi, come il lettore non possiede nemmeno un contributo accreditato alla data del 31 dicembre 1995, avvalersi dell’opzione contributiva non è necessario, in quanto questi accede di diritto alle pensioni agevolate calcolate integralmente col sistema contributivo.

Nello specifico, i trattamenti agevolati a cui possono accedere i lavoratori privi di contributi precedenti al 1996 sono:

– la pensione anticipata contributiva che, ad oggi, si ottiene con un minimo di 64 anni di età e di 20 anni di contributi; è richiesta la maturazione di un trattamento di pensione almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (ad oggi, nel 2019, l’assegno sociale ammonta a 457,99 euro mensili, quindi può accedere alla pensione chi ha maturato una prestazione almeno pari a 1.282,37 euro mensili);

– la pensione di vecchiaia contributiva che, ad oggi, si ottiene con un minimo di 71 anni di età e di 5 anni di contributi; non sono previsti ulteriori requisiti legati all’ammontare della pensione. Chi non ha contributi precedenti al 1996, comunque, può ottenere anche:

– la pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni di età, con un minimo di 20 anni di contributi, se ha maturato un assegno minimo pari a 1,5 volte l’assegno sociale, quindi a 686,99 euro al mese;

– la pensione anticipata ordinaria, con 42 anni e 10 mesi di contributi se uomo, o 41 anni e 10 mesi di contributi se donna.

I requisiti per la pensione aumentano ogni biennio, in base agli adeguamenti alla speranza di vita (nel caso in cui l’Istat riscontri un decremento della speranza di vita, non diminuiscono ma restano bloccati). Solo i requisiti per la pensione anticipata ordinaria non sono soggetti ad adeguamenti, ma solo sino al 31 dicembre 2026.

La pensione di vecchiaia contributiva, dunque, può essere soggetta ad incrementi per quanto riguarda i requisiti di età; gli incrementi previsti sono pari a 3 mesi ogni biennio, ma possono essere disattesi: nel caso in cui le stime effettuate non siano disattese, il requisito di età per il trattamento sarà quindi pari a 71 anni e 3 mesi dal 2021, a 71 anni e 6 mesi dal 2023, a 71 anni 9 mesi dal 2025, e così via (dal 2029 l’aumento del requisito stimato è invece di 2 mesi ogni biennio).

La pensione di vecchiaia contributiva, invece, non è soggetta ad incrementi per quanto riguarda il requisito contributivo: gli anni di contributi richiesti per accedere al trattamento, dunque, restano sempre 5.

Il lettore non ha necessità di effettuare alcun adempimento per ottenere la pensione di vecchiaia contributiva, che gli spetterà di diritto al raggiungimento dell’età prevista per questo tipo di pensione. Al momento della maturazione del requisito di età, il lettore dovrà semplicemente inviare domanda di pensione all’Inps.

Vero è che mancano ancora tanti anni al momento del pensionamento, e che la legge nel frattempo potrebbe cambiare: purtroppo, però, non c’è nulla da fare per assicurarsi la possibilità di ottenere questa pensione anche dopo l’eventuale cambiamento della normativa, nonostante il lettore abbia già maturato il requisito contributivo richiesto.

Il principio di cristallizzazione dei requisiti, in base al quale chi matura i requisiti per un determinato tipo di pensione può richiedere il trattamento, successivamente alla maturazione, anche nel caso in cui la legge sia modificata e la prestazione sia cancellata, o sottoposta a condizioni più severe, vale infatti soltanto per coloro che maturano tutti i requisiti, non uno soltanto.

Ad ogni modo, è improbabile che la pensione di vecchiaia contributiva sia cancellata, in quanto si tratta di una prestazione sottoposta a condizioni molto rigide, per quanto riguarda il parametro di età; inoltre, essendo calcolata col sistema integralmente contributivo, la determinazione del trattamento non è particolarmente vantaggiosa per il pensionato.

In ogni caso, nell’ipotesi in cui il lettore trovi un nuovo lavoro e gli siano accreditati contributi in gestioni previdenziali differenti rispetto all’Inps- Fondo pensione lavoratori dipendenti, egli potrebbe avvalersi del cumulo (Legge 228/2012) o della totalizzazione (D.lgs. 42/2006) e sommare gratuitamente i versamenti, nel caso in cui arrivi a 20 anni di contributi complessivi, per percepire la pensione di vecchiaia.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci


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