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IMU: l’ex coniuge proprietario della casa deve pagare?

1 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 Marzo 2019



A maggio del 2012 ho divorziato e a novembre 2012 mi sono trasferito presso casa di mia madre in usufrutto. Tale abitazione è  posseduta da me al 50% e da mio fratello per il restante 50%, in quanto mia madre rinunciò all’eredità quando morì mio padre nel 2008. La mia ex moglie è rimasta con i figli nella casa posseduta da me al 50% e da lei al restante 50%. Il Comune dove è sita quest’ultima casa  mi chiede ora il pagamento dell’IMU per il 2013. La sentenza di divorzio non assegna esplicitamente alla mia ex-moglie la casa. Recita che i figli sono affidati in modo condiviso “ad entrambi i genitori con stanzialità presso la casa coniugale di … dove attualmente abitano separatamente entrambi i genitori secondo la divisione dell’immobile effettuata in sede di separazione consensuale … A definitiva liquidazione di ogni rapporto patrimoniale tra i coniugi il sig. … si obbliga a traferire entro 90 gg dalla sentenza alla sig.ra …, che accetta, la quota pari al 50% di sua proprietà della casa coniugale al prezzo determinato di etc. etc.” Di fatto poi la mia ex-moglie non ha rilevato la mia porzione di casa che rimane tutt’ora di proprietà di entrambi. L’abitazione in questione è una villetta a tre piani, io mi trasferii nel 2008 nel piano seminterrato avente ingresso dedicato, e porta interna chiusa a chiave comunicante col piano terra; nel 2012 poi, dopo il divorzio, mi sono trasferito presso l’abitazione sopra citata in usufrutto a mia madre. Devo pagare l’IMU per il 2013 come richiestomi dal suddetto Comune?

Il lettore dovrà pagare l’IMU per il 2013 essendo, ad oggi, ancora il proprietario dell’immobile; infatti, tale imposta è collegata indissolubilmente al diritto di proprietà dell’immobile e non al diritto di abitazione dei soggetti eventualmente non proprietari del fabbricato.

Come ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione, in tema di imposta sugli immobili, il coniuge affidatario dei figli al quale sia assegnata la casa di abitazione posta nell’immobile di proprietà (anche in parte) dell’altro coniuge non è soggetto passivo dell’imposta per la quota dell’immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento (Cassazione civile, sez. trib., 14/07/2010, n. 16514).

Infatti, con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o di divorzio, viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, ragion per cui in capo al coniuge non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l’unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell’imposta in parola sull’immobile.

Né in proposito rileva l’art. 218 del codice civile, secondo il quale «il coniuge che gode dei beni dell’altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell’usufruttuario», in quanto la norma, dettata in tema di regime di separazione dei beni dei coniugi, va intesa solo come previsione integrativa del precedente art. 217 (Amministrazione e godimento dei beni), di guisa che la complessiva regolamentazione recata dalle disposizioni dei due articoli è inapplicabile in tutte le ipotesi in cui il godimento del bene del coniuge da parte dell’altro coniuge sia fondato da un rapporto diverso da quello disciplinato da dette norme, come nell’ipotesi di assegnazione (volontaria o giudiziale) al coniuge affidatario dei figli minori della casa di abitazione di proprietà dell’altro coniuge, atteso che il potere del primo non deriva né da un mandato conferito dal secondo, né dal godimento di fatto del bene (ipotizzante il necessario consenso dell’altro coniuge), di cui si occupa l’art. 218.

Pertanto, in sede di divorzio (come anche di separazione) l’IMU rimane a carico del proprietario dell’immobile stesso e non già dell’assegnatario, il quale è titolare di un diritto di abitazione atipico, finalizzato al godimento della casa familiare nell’interesse prioritario dei figli, revocabile, diverso dal diritto di abitazione previsto dall’art. 1022 c.c., non trascrivibile e, pertanto, privo delle caratteristiche del diritto reale (v. anche Cassazione civile, sez. trib., 16/03/2007, n. 6192).

Per tali motivi, il lettore dovrà continuare a pagare l’imposta anche se non ha più abitato la casa familiare. Nel caso di specie, tale imposta dovrà essere sostenuta da entrambi, ciascuno per la rispettiva quota di proprietà.

Infatti, in tema di ICI (e ora di IMU), nel caso di comproprietà dell’immobile, l’imposta è dovuta dal comproprietario nei limiti della sua quota, senza che possa assumere alcun rilievo l’eventuale esercizio, da parte sua, di poteri gestori e di amministrazione dell’intero immobile, atteso che la normativa tributaria si riferisce, quale presupposto del tributo, alla titolarità del diritto di proprietà del cespite, prescindendo completamente, nella configurazione dell’elemento oggettivo dello stesso presupposto, dalla fruttuosità, o non, del bene (Cassazione civile, sez. VI, 09/03/2017, n. 6064).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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