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Famiglia anagrafica: coabitazione e diversi stati di famiglia

1 Marzo 2019
Famiglia anagrafica: coabitazione e diversi stati di famiglia

Sono nello stato di famiglia dell’altra persona, con cui i legami affettivi si sono sciolti pur rimanendo in amicizia e volendo continuare ad avere una coabitazione, all’Ufficio Anagrafe del Comune mi dicono che non avendo fatto la scelta iniziale di due stati di famiglia non è più possibile disgiungerli nel medesimo appartamento, se non lasciando questa abitazione. È corretto?

Lo stato di famiglia è quell’attestazione rilasciata dagli uffici di anagrafe e che certifica l’esistenza di una “famiglia anagrafica”.

La famiglia anagrafica è, in base a quello che stabilisce l’articolo 4 del decreto del presidente della Repubblica n. 223 del 1989, un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, le quali persone figureranno tutte insieme nel medesimo certificato quando viene richiesto il rilascio di uno stato di famiglia.

Fatta questa premessa, occorre dire che gli uffici anagrafici dei comuni italiani, nello svolgimento dei loro compiti, si attengono alle circolari del ministero dell’Interno ed alle istruzioni dell’Istat (Istituto centrale di statistica) e, con riferimento al quesito posto dal lettore, l’Istat ed il ministero dell’Interno hanno chiarito che:

– la prova dei vincoli affettivi citati nella definizione di famiglia anagrafica viene riconosciuta alla dichiarazione che gli interessati rendono all’ufficiale di anagrafe nel momento in cui la famiglia anagrafica viene costituita e questa dichiarazione, una volta resa, non può essere modificata se non quando viene a cessare la coabitazione tra i componenti della famiglia anagrafica (questo afferma l’Istat nelle Avvertenze e note illustrative all’ordinamento anagrafico contenute nel volume della serie Metodi e Norme, serie B, n. 29 edizione 1992) in sostanza, afferma l’Istat, se due o più persone hanno dichiarato di costituire una famiglia anagrafica perché tra loro esistono vincoli affettivi, successivamente non possono chiedere di figurare in due diversi stati di famiglia salvo che non cessi tra loro la coabitazione, salvo cioè il caso in cui uno di loro non si trasferisca in altra abitazione;

– per aversi famiglia anagrafica tra due o più persone devono coesistere due elementi e cioè la coabitazione tra di esse e l’esistenza di uno dei vincoli indicati dalla norma (matrimonio, parentela o vincoli affettivi); se, quindi, due o più persone hanno dichiarato all’ufficiale di anagrafe che esistono tra loro vincoli affettivi e, perciò, già figurano nello stesso stato di famiglia in quanto, oltre ai suddetti vincoli, sussiste tra loro anche la coabitazione nello stesso alloggio, successivamente non possono modificare tale dichiarazione e pretendere di figurare in distinti stati di famiglia se continuano a coabitare: potranno chiedere di figurare in due distinti stati di famiglia solo se tra loro cesserà la coabitazione (questo è il senso del pare del ministero dell’Interno del 4 luglio 2006).

In definitiva, sia l’Istat che il ministero dell’Interno (ai cui pareri e circolari si attengono gli uffici di anagrafe) non consentono a chi già figura nello stesso stato di famiglia perché coabitante e legato da vincoli affettivi con altra/e persona/e di ottenere di risultare in un diverso stato di famiglia se continua a coabitare con la/e stessa/e persona/e con cui aveva precedentemente dichiarato di coabitare e con la quale aveva dichiarato di essere vincolato da legami affettivi.

In sostanza, per gli uffici anagrafici italiani la prova della cessazione dei vincoli affettivi può essere fornita solo dalla cessazione della coabitazione e, quindi, solo se un componente della famiglia anagrafica modificherà la propria residenza sarà possibile affermare e dimostrare che i vincoli affettivi sono cessati e quindi poi risultare in un altro stato di famiglia.

Questo è dunque il motivo per cui anche al lettore il comune ha risposto in senso negativo alla sua richiesta.

Chiaramente è anche possibile sostenere, diversamente da Istat e ministero del’Interno, che la cessazione dei vincoli affettivi può essere dimostrata (allo scopo di ottenere l’iscrizione di una nuova famiglia anagrafica – anche di una sola persona- residente nello stesso appartamento) anche in un modo diverso dalla cessazione della coabitazione e che, quindi, non è detto che se si continua a coabitare vuol necessariamente dire che i vincoli affettivi continuino ad esistere.

Il lettore potrebbe dunque farsi mettere per iscritto dall’ufficiale di anagrafe il rifiuto di accogliere la sua richiesta di iscrivere (anche da solo) una nuova famiglia anagrafica, cioè di risultare in un diverso stato di famiglia pur continuando ad abitare nello stesso appartamento nel quale abita con chi oggi risulta nel suo stesso stato di famiglia.

Quel rifiuto messo per iscritto può poi essere impugnato dal lettore dinanzi al Tribunale civile competente (con il rischio, però, che anche il Tribunale sia dello stesso avviso di Istat e ministero dell’Interno e che, quindi, il lettore perda la causa).

Infatti, dimostrare ad un eventuale giudice che i vincoli affettivi (già dichiarati) siano cessati (per ottenere l’iscrizione, per lo stesso appartamento, di due famiglie anagrafiche e, quindi, distinti stati di famiglia) è compito assai difficile se in effetti si continua a vivere sotto lo stesso tetto: e siccome toccherebbe al lettore in un eventuale causa dimostrare la cessazione dei vincoli affettivi, se non riuscisse a fornire al giudice, in modo rigoroso, questa dimostrazione questi perderebbe la causa con ogni effetto conseguente (condanna alle spese del giudizio).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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