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Conto corrente cointestato e pignoramento per debiti personali

2 Marzo 2019
Conto corrente cointestato e pignoramento per debiti personali

I miei genitori hanno un conto cointestato sul quale è stato fatto un pignoramento nominativo a mia madre. Il conto non ha fondi (anzi era in negativo) eccetto l’accredito della pensione di papà. Mio padre non ha trovato il 100% della pensione da prelevare perchè un 20% scarso è stato trattenuto per il pignoramento di mia madre. Mio padre può riavere indietro questa cifra “bloccata”? Se sì, come può farlo?

Se il debito è maturato solo in capo alla madre del lettore, allora il pignoramento potrebbe essere affetto da un vizio di nullità.

Infatti, i debiti personali non si estendono al cointestatario di un conto corrente, all’interno del quale vige il principio di comproprietà delle somme giacenti, fatta salva la prova del contrario.

Secondo la regola creata dalla Cassazione, tali conti cointestati possono essere quindi pignorati per il 50%, l’esatta metà che si presume del debitore.

E così, come sostenuto dalla giurisprudenza di merito (Tribunale Bari, sez. II, 19/11/2008, n. 2680), il pignoramento del saldo attivo di un deposito bancario in conto corrente, cointestato a persona estranea al rapporto obbligatorio intercorrente tra debitore e creditore procedente è – in assenza di diversi elementi probatori – affetto da nullità nella parte in cui eccede la metà dell’importo dichiarato dal “debitor debitoris”.

Nel caso dei genitori del lettore, è stato pignorato solo il 20% (relativo al quinto della pensione) e quindi, da questo punto di vista, nei termini legali.

Tuttavia, quel 20% potrebbe essere viziato da nullità se si provasse che le movimentazioni di quel conto siano imputabili solo ad accrediti intestati al padre del lettore.

In parole semplici, se il conto viene utilizzato da entrambi e dagli estratti bancari si denotano degli accrediti provenienti da entrambi i cointestatari, allora il pignoramento di metà dell’importo giacente all’intero del conto corrente potrebbe essere considerato valido (anche se c’è chi contribuisce di più a rinfoltire quei giacimenti).

Se gli estratti testimoniano il contrario (e cioè che tali accrediti derivano solo da versamenti intestati al padre del lettore), allora anche il pignoramento del 50% dovrà considerarsi affetto da nullità.

In tale caso, il rimedio è quello di presentare opposizione di terzo all’interno del pignoramento presso terzi instaurato nei confronti della madre del lettore.

Con l’opposizione dovrebbe provare che su quel conto corrente transita solo denaro facente capo al padre del lettore e che, quindi, non vi è stata una miscela di patrimoni, tale da consentire il pignoramento della metà delle giacenze (occorre, in sintesi, superare la presunzione della comproprietà al 50% del conto).

Tale prova è fondamentale poiché, in mancanza, “difetta di interesse ad agire il cointestatario del conto corrente pignorato quando i fondi ivi contenuti non siano tutti di sua spettanza, in quanto, il pignoramento di un conto cointestato deve ritenersi eseguito sulla metà del saldo esistente all’atto della notifica del pignoramento e della successiva dichiarazione del terzo. Infatti, in assenza di prova contraria, gli intestatari del conto corrente sono considerati creditori solidali della banca e le rispettive quote si presumono uguali” (Tribunale Milano, sez. II, 29/09/2005, n. 10502).

Se l’opposizione dovesse essere accolta, allora svincolerebbero le somme di mese in mese trattenute e procederebbero alla restituzione di quanto finora indebitamente trattenuto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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