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Pignoramento presso il debitore

17 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Febbraio 2019



L’espropriazione mobiliare ed in particolare quella presso il debitore. Gli atti che la precedono, le fasi della procedura, la ricerca telematica dei beni da pignorare.

Intendi recuperare un credito e vuoi procedere con un’espropriazione mobiliare? Ti stai chiedendo se puoi pignorare la merce che il tuo debitore ha nel suo garage? Hai sentito parlare di ricerca telematica dei beni da pignorare. Ma in cosa consiste? Non sempre è facile recuperare un credito. Il debitore infatti, potrebbe non possedere beni sui quali agire e pertanto, ogni tentativo di recupero sarà destinato a fallire. In altri casi però, è possibile procedere attraverso un’esecuzione forzata, mobiliare o immobiliare, a seconda del bene oggetto del pignoramento. In questo articolo accentreremo la nostra attenzione su quella particolare forma di espropriazione mobiliare meglio nota come pignoramento presso il debitore. Vediamo in cosa consiste.

Cos’è il pignoramento?

Chi non paga un debito può essere chiamato in causa dal suo creditore ed essere condannato dal giudice con una sentenza al pagamento di quanto dovuto. Se il creditore però, può dimostrare il proprio credito mediante una prova scritta, allora non avrà bisogno di iniziare una causa poiché il giudice su sua richiesta, potrà emettere un ordine di pagamento nei confronti del debitore (il così detto decreto ingiuntivo).

Sentenza e decreto ingiuntivo sono quindi, titoli esecutivi, che legittimano il creditore ad avviare il pignoramento.

Parlare di pignoramento o di esecuzione forzata è più o meno la stessa cosa tenuto conto che per pignoramento mobiliare si intende la procedura di esecuzione forzata che ha ad oggetto beni del debitore (soldi, mobili, arredi, attrezzature, ecc.), di cui il creditore, tramite l’ufficiale giudiziario, chiede di acquisire il possesso per poi, venderli all’asta.

Il ricavato della vendita servirà a pagare il creditore e l’eventuale residuo verrà restituito al debitore.

Se i beni mobili da pignorare si trovano nell’abitazione del debitore o in altri luoghi a lui appartenenti od anche sulla sua persona, si parla di espropriazione mobiliare o pignoramento presso il debitore.

L’espropriazione mobiliare presso il debitore può avere ad oggetto anche cose determinate delle quali il debitore può direttamente disporre, pur trovandosi in luoghi che non gli appartengono.

Esempio: Tizio è creditore di Caio (debitore) di una somma di denaro dovutagli in virtù di alcuni lavori di ristrutturazione effettuati nella villa del debitore e da questi non pagati. Nonostante i numerosi solleciti di pagamento Caio non paga quanto dovuto al suo creditore.

Al fine di recuperare la somma che gli spetta, Tizio si rivolge ad un avvocato, il quale dopo avere ottenuto una sentenza che condanna Caio al pagamento delle somme dovute, inizia una procedura esecutiva mobiliare contro il debitore. Tizio potrà chiedere all’ufficiale giudiziario di pignorare un’automobile di lusso, di proprietà di Caio, che si trova nel garage di Sempronio. Detto bene infatti, è comunque di proprietà di Caio anche se si trova in un luogo che non gli appartiene (il garage di Sempronio).

L’espropriazione mobiliare presso il debitore si distingue da quella in cui i beni si trovano presso altri soggetti, diversi dal debitore, che è definita espropriazione mobiliare presso terzi.

Se oggetto del pignoramento è ad esempio un mobile di antiquariato che si trova nell’abitazione di Caio, allora si ha un’espropriazione mobiliare presso il debitore; se invece, è una somma di denaro che Caio tiene depositata su un conto corrente bancario, allora si avrà un’espropriazione mobiliare presso terzi (la banca).

Cosa precede l’espropriazione mobiliare presso il debitore

L’espropriazione mobiliare presso il debitore si articola in più fasi:

  • il creditore deve innanzitutto informare il debitore che intende pignorare i suoi beni e quindi, tramite l’ufficiale giudiziario, gli notifica il titolo esecutivo cioè la sentenza o il decreto ingiuntivo;
  • successivamente l’ufficiale giudiziario notifica al debitore l’atto di precetto che è una sorta di “sollecito di pagamento”, con il quale il creditore intima al debitore di pagare, entro 10 giorni dalla notifica, le somme a lui dovute.

Passato il termine indicato e comunque non oltre 90 giorni dalla notifica dell’atto di precetto, si può procedere con l’esecuzione forzata, cioè il creditore può richiedere l’espropriazione mobiliare presso il debitore.

A tal fine consegna all’ufficiale giudiziario il titolo esecutivo e il precetto ritualmente notificati affinché questi proceda al pignoramento.

Esempio: il precetto è stato notificato al debitore il 10.01.2019; il creditore può richiedere l’espropriazione mobiliare presso il debitore solo dopo il 20.01.2019 ed entro il 10.04.2019, cioè dopo che sono trascorsi 10 giorni dalla notifica del precetto e nel termine di 90 giorni dalla notifica stessa.

I limiti di giorni e di tempo

L’espropriazione mobiliare presso il debitore è assoggettata a determinati limiti di giorni e di orari.

Il pignoramento infatti, può essere eseguito nei giorni feriali tra le ore 7 e le ore 21, salvo diversa autorizzazione del presidente del tribunale o del giudice da lui delegato.

Non è possibile eseguirlo nei giorni festivi ed in orari diversi da quelli indicati.

Tuttavia, il pignoramento che sia iniziato nelle ore prescritte, può essere portato a compimento anche oltre il tempo previsto dalla legge.

Esempio: se l’ufficiale giudiziario si è recato a casa del debitore alle ore 19 e alle ore 21 non ha ancora concluso, il pignoramento prosegue fino al termine delle operazioni.

La ricerca delle cose da pignorare

L’ufficiale giudiziario può ricercare i beni mobili da pignorare presso l’abitazione del debitore, presso terzi ed anche sulla sua persona, osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro.

Pertanto, egli può recarsi a casa del debitore o dove questi ha la propria attività commerciale, di solito la mattina, in compagnia o meno dell’avvocato del creditore, ed inizia a scegliere i beni da pignorare.

L’ufficiale, indirizzerà la sua scelta verso quei beni di facile e pronta liquidazione, che ritiene facilmente vendibili e di un valore pari a quanto precettato più la metà.

Dovrà quindi, pignorare le cose che possono essere facilmente vendute e che permetteranno di ricavare la somma dovuta al creditore e le spese sostenute da questi per la procedura esecutiva (onorario dell’avvocato, spese dell’ufficiale giudiziario, ecc.)

Esempio: se è stato notificato al debitore un precetto per il recupero di una somma pari a € 2.000 euro, saranno pignorati uno o più beni per un valore totale di 3.500 euro. Con la vendita del bene infatti, dovranno essere ripagate anche tutte le spese giudiziarie connesse, oltre al debito vero e proprio.

Sono pertanto, preferiti il denaro contante, i gioielli, i titoli di credito ed ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione.

L’ufficiale giudiziario se nelle ricerca delle cose da pignorare ha bisogno di accedere in posti chiusi (ad esempio deve entrare in un ripostiglio e il debitore non gli fornisce la chiave del lucchetto con il quale è chiusa la porta), di tenere a bada il debitore ovvero di allontanare persone che intralciano il suo lavoro, può richiedere l’assistenza della forza pubblica.

I beni pignorabili

La legge individua i beni pignorabili e quelli che viceversa, non possono formare oggetto di espropriazione.

Rientrano tra i primi i beni mobili, il denaro e i titoli di credito (ad esempio una cambiale o un assegno) che si trovano nella disponibilità del debitore.

Perché tali beni possano essere pignorati, non è necessario verificarne la proprietà.

Esempio: l’ufficiale giudiziario trova in casa di Caio (debitore) un quadro di valore. Caio mostra all’ufficiale un testamento dal quale risulta che tale bene è di proprietà di suo padre Sempronio. Nonostante ciò, trovandosi il quadro a casa di Caio e quindi, potendo egli disporne liberamente, potrà essere pignorato.

I beni impignorabili

Sono invece, beni impignorabili quei beni che:

  • hanno un valore religioso per il debitore (ad esempio un rosario in madreperla, una bibbia antica, ecc.);
  • servono per il mantenimento del debitore e/o della sua famiglia come le scorte alimentari tenute nella dispensa;
  • sono indispensabili a rendere la vita di una persona dignitosa (si pensi ai vestiti);
  • consentono al debitore di continuare ad esercitare la propria attività lavorativa (ad esempio nel caso di un medico è impignorabile il lettino dove visita i malati o lo stetoscopio; nel caso di un grafico, è impignorabile il computer che adopera per disegnare; nell’ipotesi di un cuoco sono impignorabili le pentole da cucina e così via dicendo).

Vi sono poi, dei beni che per i quali la legge prevede la parziale pignorabilità e la pignorabilità solo in presenza di determinate circostanze di tempo o di luogo.

Possono essere esclusi dal pignoramento le cose necessarie per la coltura del fondo del debitore, mentre i frutti non ancora raccolti o separati dal suolo possono essere pignorati separatamente dall’immobile a cui accedono solo nelle ultime sei settimane anteriori al tempo in cui generalmente giungono a maturazione, a meno che il creditore pignorante non assuma su di sé le maggiori spese per la custodia.

Esempio: l’ufficiale giudiziario non può pignorare gli attrezzi (zappa, vanga, ecc.) che servono al debitore Caio, che è un contadino, per coltivare il fondo di sua proprietà; può pignorare le mele che si trovano sugli alberi, solo nei 42 giorni precedenti a quelli in cui giungono presumibilmente a maturazione.

Il verbale del pignoramento

Al termine della ricerca, l’ufficiale giudiziario redige un verbale nel quale sono indicati i beni pignorati, il loro stato e la stima del valore.

Le operazioni di stima possono essere differite per un tempo massimo di trenta giorni.

Nel verbale sono contenute anche le disposizioni per la conservazione e la custodia delle cose pignorate.

L’ufficiale giudiziario, una volta che ha proceduto al pignoramento, ha tempo ventiquattro ore per il deposito del processo verbale, del titolo esecutivo e dell’atto di precetto nella cancelleria del tribunale competente.
Una volta depositato il processo verbale relativo al pignoramento, la cancelleria provvede alla formazione del relativo fascicolo.

Trascorsi almeno 10 giorni dal pignoramento, il creditore presenta al giudice un’apposita istanza con la quale richiede che si proceda alla distribuzione del denaro pignorato o alla vendita dei beni.

In quest’ultimo caso il giudice dell’esecuzione può delegare l’istituto delle vendite giudiziarie, che è un ufficio che si occupa delle vendite dei beni pignorati oppure può ordinare il pubblico incanto, cioè un asta pubblica alla quale può partecipare chi è interessato ad acquistare i beni.

La somma ricavata dalla vendita dei beni pignorati viene assegnata al creditore.

Quanto costa l’espropriazione mobiliare presso il debitore

Per la procedura di espropriazione mobiliare presso il debitore sono dovuti:

  • il contributo unificato di € 43,00 per i procedimenti esecutivi mobiliari di valore inferiore a € 2.500,00 o di € 139,00 per quelli di valore superiore, salvo esenzioni;
  • il contributo aggiuntivo di € 27,00;
  • € 37,00  per un valore del precetto pari o inferiore a € 2.500,00 ; € 121 per un  valore del precetto superiore a € 2.500,00.

La ricerca telematica dei beni da pignorare

La ricerca telematica dei beni da pignorare è uno strumento nuovo previsto da legislatore italiano che facilita il creditore nell’individuazione dei beni da sottoporre a pignoramento, garantendogli quindi, una maggiore possibilità di soddisfazione delle sue pretese. In pratica, ai creditori è consentito consultare – tramite computer – l’Anagrafe tributaria, un maxi archivio dell’Agenzia delle Entrate (collegato a tutte le pubbliche amministrazioni e alle banche che rivela tutti i beni e i redditi di proprietà di ciascun cittadino. In questo modo si può sapere se una persona percepisce canoni di affitto, ha quote di società intestate, ha un conto corrente, una pensione, un reddito di lavoro dipendente (e presso quale azienda), ecc.

Il creditore che intende avvalersi di tale strumento, deve presentare un’istanza al presidente del tribunale con la quale chiede che venga disposta una ricerca finalizzata ad individuare i beni da pignorare.

L’istanza va presentata trascorsi 10 giorni dalla notifica del precetto e nel termine di 90 giorni dalla notifica dello stesso.

Se vi è pericolo nel ritardo (ad esempio il creditore teme che il debitore possa vendere gli eventuali  beni mobili di sua proprietà), il presidente del tribunale autorizza la ricerca telematica dei beni da pignorare prima della notificazione del precetto.

L’istanza deve contenere, oltre alle generalità complete delle parti (creditore e debitore), l’indirizzo di posta elettronica – sia ordinaria che certificata – del difensore del creditore e il suo il numero di fax, l’indicazione dei titoli sui quali si fonda il credito, la data di notifica dell’atto di precetto e la richiesta ad essere autorizzato ad ottenere le informazioni contenute nell’anagrafe tributaria e, in particolare, nell’archivio dei rapporti finanziari, nelle banche dati previdenziali, dai gestori di dette banche dati.

L’istanza va iscritta a ruolo ed è soggetta al contributo unificato di € 43,00.

Se il presidente del tribunale accoglie l’istanza, l’ufficiale giudiziario o il creditore procedente possono accedere telematicamente ai dati contenuti nelle banche dati.

Alla fine delle ricerche, l’ufficiale giudiziario redige un verbale che deve contenere l’indicazione dei risultati ai quali è pervenuto.

Se ha individuato dei beni di proprietà del debitore che si trovano nel territorio di propria competenza, procede con il pignoramento; se invece, tali beni si trovano in un altro luogo, il creditore deve chiedere il pignoramento all’ufficiale giudiziario del posto in cui sono stati rintracciati i beni, fornendogli copia del verbale da cui risultano i risultati delle ricerca telematica.

Se l’ufficiale giudiziario non dovesse trovare una cosa individuata mediate la ricerca telematica, intima al debitore di indicare nel termine di 15 giorni, il luogo in cui si trova, avvertendolo delle eventuali sanzioni penali per false o omesse dichiarazioni.

Esempio: l’ufficiale giudiziario attraverso la ricerca alla banca dati del PRA (Pubblico Registro Automobilistico), ha scoperto che il debitore Caio è proprietario di un autocarro; se recatosi presso la sua azienda, non trova tale mezzo, ordina al debitore di indicare nel termine di 15 giorni, il posto in cui è tenuto il mezzo.

Se tramite le ricerche telematiche, l’ufficiale giudiziario trova crediti o beni del debitore nella disponibilità di terzi, notifica d’ufficio il proprio verbale al debitore ed al terzo.

In tal caso il verbale oltre all’indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto, contiene anche:

  • l’invito al debitore di dichiarare la propria residenza nella cancelleria del giudice dell’esecuzione o di eleggere domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il giudice dell’esecuzione;
  • l’avvertimento che può sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, oltre che delle spese di esecuzione nei termini di cui all’art. 492 c.p.c;
  • l’avvertimento  che l’opposizione è consentita prima della vendita e dell’assegnazione, a pena d’inammissibilità, tranne in casi particolari previsti dall’art 492 c.p.c;
  • l’intimazione al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute nei limiti stabiliti dall’art. 546 c.p.c.

La ricerca telematica dei beni da pignorare da parte del creditore

Ad oggi però, solo il creditore procedente può procedere alla richiesta telematica dei beni da pignorare poiché non sono ancora funzionanti le strutture tecnologiche che consentono l’accesso diretto alle banche dati da parte degli ufficiali giudiziari.

Ottenuta quindi, l’autorizzazione del presidente del tribunale, il creditore provvede ad inoltrare una richiesta di accesso alle informazioni rilevanti ai gestori delle banche dati pubbliche (Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, ecc.).

A differenza di quanto avverrà quando la ricerca telematica sarà effettuata direttamente dall’ufficiale giudiziario, per il quale l’accesso alle banche dati è gratuito, nel caso in cui sia il creditore ad effettuare l’istanza di accesso sono dovuti dei costi ai gestori, variabili in base al numero di pagine inviate (per l’Agenzia delle Entrate mediamente il costo si aggira tra i € 40,00 ed i € 50,00; l’accesso all’Inps invece è gratuito).


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