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Stanza in affitto: aumenta la Tari?

27 Gennaio 2019


Stanza in affitto: aumenta la Tari?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Gennaio 2019



L’aumento del numero di occupanti di un immobile influisce sulla misura dell’imposta sui rifiuti? Il fatto di aver dato in affitto una camera comporta la perdita dei benefici fiscali Imu e Tasi sull’abitazione principale?

Il tuo appartamento è piuttosto grande, fin troppo per le tue esigenze. Così hai deciso di dare una camera in affitto. Naturalmente registrerai il contratto e il nuovo inquilino prenderà la residenza nel tuo immobile, così come già la possiedi tu. Ti chiedi, però, se questa mossa possa avere delle ripercussioni di carattere fiscale. Innanzitutto, vuoi capire se l’affitto di una stanza può comportare la revoca dell’esenzione dell’Imu e della Tasi di cui tu oggi godi per via del fatto che l’immobile è anche la tua “abitazione principale”. In secondo luogo temi che l’ingresso di un’altra persona nell’appartamento possa determinare un incremento della Tari, l’imposta sui rifiuti. In tal caso, dovresti prevedere una ripartizione delle spese con il nuovo inquilino (se la legge lo consente). Insomma, in caso di stanza in affitto aumenta la Tari?

Se questo è il tuo problema, ecco le risposte che fanno al caso tuo. Partiremo, a monte, dalle regole sulla divisione della Tari per gli affitti, capiremo cioè se a dover versare l’imposta sui rifiuti è il proprietario di casa o il conduttore e se è possibile un eventuale accordo che deroghi alle norme. In secondo luogo comprenderemo se è possibile parlare di “abitazione principale” quando, all’interno dello stesso immobile, sono presenti due nuclei familiari diversi, come nel caso di coinquilini; se così dovesse essere infatti nessuno dei soggetti in questione sarebbe tenuto a versare l’Imu e la Tasi. Infine, ci occuperemo dell’aumento della Tari determinato dal numero di occupanti l’immobile. Ma procediamo con ordine.

Casa in affitto: chi paga la Tari?

La Tari, ossia l’imposta sulla spazzatura, grava su chiunque possegga (proprietario) o detenga (inquilino, comodatario, usufruttuario, ecc.) un immobile. Conta quindi la relazione tra il contribuente e il bene. Per cui, se di norma il versamento della Tari grava sul titolare dell’appartamento, in caso di affitto l’imposta è dovuta dal conduttore. Se però la durata della locazione è inferiore a 6 mesi, a pagare la Tari deve essere il locatore, salvo che nel contratto sia stato espressamente previsto l’addebito forfettario della quota all’inquilino, all’interno del canone di locazione. 

Padrone di casa e affittuario possono regolarsi in modo diverso e stabilire, nel contratto di locazione, che a versare l’imposta sia il primo. In tal caso, però, l’accordo vale solo tra le parti e non per il fisco (o meglio il Comune); l’ente locale resta perciò autorizzato a riscuotere la tassa dall’affittuario, a prescindere dai patti intervenuti con il locatore.

Il fatto che la casa sia sfitta non consente di evitare di pagare la Tari. Anche quando l’inquilino se ne andrà, l’immobile – per quanto inabitato e non produttivo di rifiuti – sconta ugualmente l’imposta. Secondo alcuni giudici – tesi però non confermata dalla Cassazione – per ottenere l’esonero dal versamento della tassa sulla spazzatura bisognerebbe staccare le utenze e svuotare l’appartamento, spogliandolo di tutto l’arredo. Invece per la Suprema Corte è necessario che l’immobile non sia, anche potenzialmente, abitabile come nel caso di una ristrutturazione in corso.

Camera in affitto: spetta l’esenzione da Imu e Tasi?

Come noto, la legge stabilisce che la Tasi e l’Imu non siano dovute sull’abitazione principale. Tale si considera l’immobile ove il contribuente ha fissato sia la sua residenza (dato anagrafico) che la dimora abituale (ossia il luogo ove, nella parte prevalente dell’anno, vive, dorme, mangia). La presenza di due soggetti dentro lo stesso appartamento non pregiudica, in capo al proprietario, il beneficio fiscale. In altri termini se questi dà una stanza in affitto, continua a beneficiare dello sgravio dalle due imposte sulla casa e continuerà a non versare sia l’Imu che la Tasi.

Chiaramente, se si trattasse di subaffitto – ossia di contribuente che, dopo aver preso in locazione l’immobile ha dato in sublocazione una singola stanza – il problema non si porrebbe a monte visto che questi non è comunque tenuto a versare Imu e Tasi.

Camera in affitto: aumenta la Tari?

Le cose vanno diversamente per la Tari. Come noto, l’imposta sui rifiuti è composta di due componenti: la quota fissa, determinata sulla base del numero di componenti dell’immobile, e la quota variabile, calcolata invece sulla dimensione dello stesso. Dunque, per quanto riguarda la Tari, in caso di camera in affitto è necessario comunicare al Comune la variazione del numero di componenti, perché tale dato influisce sulla quota fissa della tassa.  


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2 Commenti

  1. Tasse tasse e sempre tasse! a mala pena ce la facciamo ad arrivare a fine mese e dobbiamo sempre pagare tasse e poi ci sono aumenti su aumenti. potete dirmi se c’è un modo per non pagare la tari o per pagarla meno? grazie

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