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Pa in ritardo nei pagamenti: l’Ue “condanna” l’Italia

7 Dicembre 2017 | Autore:
Pa in ritardo nei pagamenti: l’Ue “condanna” l’Italia

In Italia la Pubblica Amministrazione paga le imprese sempre in ritardo: la Commissione Europea ha rinviato il governo italiano dinanzi alla Corte Europea

La Commissione Europea ha deciso di portare l’Italia davanti alla Corte di Giustizia europea per i “ritardi sistematici” dei pagamenti alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione. Torna, dunque, alla ribalta una questione che, in realtà, è  sotto gli occhi di tutti da tempo: in Italia la Pubblica Amministrazione paga sempre in ritardo, con buona pace dei contribuenti e soprattutto delle imprese, che – oltre alle innumerevoli difficoltà connaturate all’attuale periodo storico – sono anche costrette ad attendere i sistematici ritardi delle pubbliche amministrazioni italiane. D’altronde è risaputo che quando si tratta di soldi si è sempre pronti a chiedere e un po’ meno a dare. Sono tutti risoluti quando si tratta di riscuotere un proprio credito, ma sono pochi quelli che adoperano lo stesso rigore quando non si tratta più di pretendere, ma di “dare” quanto dovuto. Ciò in quanto, nell’attuale periodo di crisi, sta diventando sempre più difficile “arrivare a fine mese” e molti contribuenti, sia privati che imprese, sono sempre più in ritardo con i pagamenti. Sotto questo punto di vista, tuttavia,  contribuenti ed imprese, sono in ottima compagnia e se è vero che il “pesce puzza sempre dalla testa”, è bene sapere che la prima ad essere sistematicamente in ritardo quando si tratta di pagare il dovuto è proprio la Pubblica Amministrazione.

La Pa paga sempre in ritardo: interviene l’Ue

Proprio per questo motivo,  la Commissione Europea ha annunciato oggi (07.12.2017) di rinviare il governo italiano davanti alla Corte europea di Giustizia per violazione della direttiva europea sui ritardi dei pagamenti [1]. Ma cosa prevede la legge sul punto?

La direttiva europea sui ritardi dei pagamenti

La normativa è molto chiara sul punto. La direttiva sui ritardi dei pagamenti stabilisce un termine di 30 giorni per il pagamento di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione. Le Amministrazioni Pubbliche, dunque, sono tenute a pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni e, solo in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura.

La realtà dei fatti, invece, si discosta molto dal dettato normativo.  Ad oggi, come si legge anche sul Sole 24 ore del 07.12.2017, le Amministrazioni Pubbliche italiane necessitano ancora in media di 100 giorni per saldare le loro fatture, con picchi che possono essere nettamente superiori.

Si consideri, inoltre, che non è la prima volta che la Commissione Europea bacchetta sul punto l’Italia. Ed infatti, è importante ricordare che tre anni fa (nel 2014) l’esecutivo comunitario ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora (si è dunque aperta una cosiddetta procedura di infrazione) e poi successivamente, nel febbraio scorso, un parere motivato, che ha portato oggi alla decisione di rinviare la questione alla Corte europea di Giustizia. Ciò in quanto il sistematico ritardo nei pagamenti non può essere tollerato. A ben vedere, invero, pagare puntualmente è importantissimo soprattutto per le piccole e medie imprese che devono poter contare, per la propria sopravvivenza, su un flusso di cassa positivo e su un’ordinata gestione finanziaria.

Le amministrazioni pagano in ritardo

Detto ciò, vediamo in concreto quali sono i “numeri del ritardo”. Ebbene, l’Agenzia delle Entrate notoriamente sempre pronta e zelante quando si tratta di riscuotere, tarda quando si tratta di pagare. Nel 2016, Equitalia (ora Agenzia Entrate Riscossione) ha violato la normativa sui tempi di pagamento, saldando le fatture dei propri fornitori con notevole ritardo rispetto ai tempi fissati dalla legge. Detta in altri termini: anche il Fisco predica bene, ma razzola male e, se da un lato, è sempre intransigente e “non guarda in faccia nessuno” quando si tratta di riscuotere i debiti altrui, dall’altro, non è poi così rigoroso quando deve onorare i propri impegni contrattuali. L’anno scorso, infatti, Equitalia Spa ha pagato i propri fornitori in 43 giorni, mentre le disposizioni di legge – come anticipto –  prevedono che il pagamento della fattura deve avvenire in 30 giorni.

L’Agenzia delle Entrate non è la sola ad onorare in ritardo i propri impegni, al contrario gode di ottima compagnia. Sempre nel 2016,  l’Inps ha onorato i propri impegni di pagamento con 29 giorni medi ponderati di ritardo rispetto alle disposizioni di legge. Anche la situazione di costante ritardo di alcuni Ministeri lascia a dir poco perplessi. L’anno scorso il Ministero degli Interni ha saldato i pagamenti dovuti con 58 giorni medi ponderati di ritardo, il Ministero della Giustizia ha pagato le fatture di propria competenza dopo 52 giorni, il Ministero della Difesa dopo 46 giorni ed il Ministero dello Sviluppo Economico dopo 38.

La situazione non migliora se dai Ministeri si passa ad analizzare i tempi di pagamento di Comuni e Asl.

Tra le Asl la situazione più difficile si registra proprio a Roma, dove l’Azienda sanitaria locale Roma E liquida i propri fornitori con 270 giorni di ritardo, mentre l’Azienda unità sanitaria locale Roma A, dopo ben 237 giorni. Per quanto concerne le realtà comunali, quanto a puntualità, non si registra di certo la proverbiale distinzione tra Nord e Sud. Anzi, la situazione peggiore si registra in Piemonte, ove a salire sul “podio dei ritardatari” è la Provincia di Verbano Cusio Ossola: in questa realtà territoriale i pagamenti avvengono con 175 giorni medi ponderati di ritardo. In costante ritardo anche Ascoli Piceno (111 giorni). Sul “podio” anche  Benevento (con 94 giorni di ritardo nel pagamenti), a seguire La Spezia (69).

note

[1] Direttiva Europea 2011/7/UE sui ritardi dei pagamenti, approvata dal Parlamento Europeo il 20.10.2010.

Autore Immagine: Pixabay.com


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