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Congedi formativi retribuiti

18 Febbraio 2019


Congedi formativi retribuiti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Febbraio 2019



Il lavoro è un valore fondamentale nel nostro Paese. Occorre comunque considerare che il lavoro non dovrebbe impedire alla persona di formarsi e di crescere culturalmente.

Nel nostro ordinamento ci sono molte norme che prevedono il diritto dei lavoratori di continuare a formarsi, a frequentare scuole, università, corsi di formazione e, in generale, a curare la propria crescita culturale. La formazione, infatti, è un diritto fondamentale dei lavoratori che deve essere garantito sia all’interno dei luoghi di lavoro sia all’esterno di essi. In alcuni casi la formazione del dipendente è un obbligo di legge. Basti pensare alla salute e sicurezza sul lavoro dove la stessa legge impone ai datori di lavoro di formare i dipendenti affinchè siano consapevoli dei rischi presenti sul luogo di lavoro, di come devono comportarsi, di quali dispositivi di protezione devono indossare, etc. In altri casi il lavoratore si forma fuori dal lavoro, ad esempio, iscrivendosi all’università, oppure completando le scuole superiori mentre lavora, etc. In questo caso il lavoro può diventare un ostacolo serio per frequentare con diligenza un corso di formazione, una scuola etc ed allora la legge e i contratti collettivi di lavoro hanno introdotto degli specifici diritti, tra i quali i congedi formativi retribuiti, per formarsi.

I congedi formativi retribuiti

Come abbiamo detto, nel nostro Paese, ogni lavoratore ha diritto alla formazione. La formazione, infatti, serve alla persona per crescere ed arricchirsi ma serve anche sul lavoro perché, spesso, le nuove competenze acquisite sono spendibili anche sul luogo di lavoro.

La legge, in particolare, riconosce il diritto dei dipendente a ricevere dei congedi formativi retribuiti per l’accesso alla cosiddetta formazione continua [1].

In particolare, la predetta normativa si pone l’obiettivo di garantire a tutti i lavoratori, a prescindere dal fatto che siano essi occupati o disoccupati, il diritto di partecipare a percorsi di formazione per tutto l’arco della vita. E’ il principio del cosiddetto long life learning: ognuno ha diritto a formarsi ed a continuare a crescere durante tutto l’arco della propria vita.

Lo scopo di questa previsione di legge è far crescere le conoscenze e le competenze professionali dei singoli. Si tratta di un bene individuale ma anche collettivo poiché una società in cui le persone crescono individualmente è una società che cresce anche nel suo complesso.

Il diritto alla formazione: l’offerta formativa

Il diritto a formarsi per tutto l’arco della vita non è solo un principio affermato in astratto. Infatti, al fine di garantire che il diritto alla formazione continua sia reale, è demandato a tutti i poteri dello Stato (Stato, Regioni ed Enti locali) i quali hanno il dovere di assicurare un’offerta formativa adeguata in ogni parte d’Italia.

L’offerta formativa non viene erogata direttamente dai poteri pubblici, ma viene di fatto dispensata da soggetti privati attraverso il meccanismo dell’accreditamento [2]. In altri casi viene direttamente erogata dall’azienda.

A certificare la partecipazione di un individuo ad un determinato percorso formativo ci sono i crediti formativi, ossia, una sorta di punti che vengono acquisiti dal lavoratore ogni volta che partecipa ad un certo numero di ore di formazione. Tali crediti certificano in maniera inequivocabile i corsi cui il lavoratore ha partecipato e sono riconosciuti sia in Italia che in Europa.

Come scegliere il percorso formativo?

La legge [3] distingue due ipotesi:

  • la scelta della formazione può essere legata ad una volontà autonoma del lavoratore;
  • oppure può essere l’azienda a decidere di predisporre, direttamente nel luogo di lavoro, la formazione, mettendo a disposizione dei lavoratori dei piani formativi aziendali o territoriali.

Congedi formativi retribuiti: il ruolo della contrattazione collettiva

La legge, a ben vedere, non riconosce direttamente il diritto dei lavoratori a fruire dei congedi formativi retribuiti. Tale compito è infatti rimesso alla contrattazione collettiva, alla quale la legge affida il compito di:

  • definire il monte ore da destinare ai congedi formativi retribuiti;
  • definire i criteri per l’individuazione dei lavoratori a cui destinare i congedi formativi;
  • stabilire le modalità di orario e retribuzione connesse alla partecipazione ai percorsi di formazione.

Il ruolo centrale nella definizione dei congedi spetta dunque ai Ccnl. La legge precisa che i congedi formativi retribuiti possono essere definiti sia dalla contrattazione collettiva nazionale che da quella decentrata, quindi possono disciplinare la materia anche i contratti collettivi territoriali o aziendali.

Quanto spetta ai dipendenti in congedo formativo?

Come abbiamo già detto la legge si limita a predisporre le finalità e gli obiettivi della formazione. Si limita anche ad affermare che i congedi sono retribuiti. Spetta però ai Ccnl stabilire il monte complessivo dei congedi, la loro durata, le regole per chiederli ed ottenerli e, soprattutto, la retribuzione delle ore trascorse a frequentare iniziative di formazione.

E’ del tutto evidente che questo aspetto è fondamentale per garantire l’accesso dei dipendenti alla formazione continua. Se, infatti, il lavoratore che frequenta il corso non riceve lo stipendio sarà più difficile pensare che egli partecipi comunque.

I Ccnl sono chiamati anche a stabilire a quali categorie di lavoratori si intende riconoscere il diritto ai congedi retribuiti.

Lavoratori studenti: permessi per studio

I congedi formativi retribuiti non sono l’unico strumento attraverso il quale la legge cerca di spingere i lavoratori a continuare a formarsi e a non abbandonare percorsi formativi. Infatti, oltre ai congedi, la legge prevede anche dei permessi retribuiti per la formazione dei quali possono beneficiare i lavoratori studenti [4].

Questa norma presente nello Statuto dei Lavoratori prevede che i lavoratori studenti, oltre ad aver diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione degli esami e non essere obbligati a prestare lavoro straordinario o durante i riposi settimanali, hanno anche il diritto di fruire di permessi giornalieri retribuiti per sostenere prove di esame.

Sotto questo profilo la norma stabilisce che il datore di lavoro ha il diritto di richiedere la produzione delle certificazioni necessarie all’esercizio dei predetti diritti. Il dipendente dovrà dunque produrre ogni documento che dimostra la sua effettiva partecipazione al percorso di studi a cui sta partecipando.

Il diritto ai permessi spetta ai lavoratori studenti iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in:

  • scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale;
  • scuole statali, pareggiate o legalmente riconosciute;
  • scuole comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali.

I congedi non retribuiti per la formazione

Accanto ai congedi formativi retribuiti ed ai permessi per lavoratori studenti, la legge riconosce anche un altro diritto in capo ai dipendenti che vogliano continuare a formarsi ed accrescere il proprio bagaglio di conoscenze. Si tratta dei congedi formativi non retribuiti [5].

Di questa tipologia di congedi non retribuiti possono fruirne:

  • tutti i dipendenti di datori di lavoro sia pubblici che privati;
  • i dipendenti devono aver maturato almeno cinque anni di servizio presso la stessa azienda o la stessa amministrazione.

I congedi formativi non possono essere fruiti a proprio piacimento ed all’infinito.

La loro fruizione, infatti, è subordinata a precisi limiti di durata: il dipendente che abbia le caratteristiche viste sopra, nell’intero arco della propria intera vita lavorativa non può prendere congedi formativi per un periodo di tempo che superi gli undici mesi, sia continuativi che frazionati.

Cosa significa congedo per la formazione?

Oltre ai limiti visti sopra, che riguardano i requisiti che il dipendente deve possedere per aver accesso al congedo e la durata massima del congedo, la legge fissa anche le finalità per cui il congedo formativo non retribuiti può essere richiesto.

In particolare, il congedo per la formazione deve essere finalizzato a:

  • completare la scuola dell’obbligo;
  • conseguire il titolo di studio di secondo grado;
  • conseguire il diploma universitario o la laurea;
  • partecipare ad attività formative diverse da quelle poste in essere o finanziate dal datore di lavoro.

Come abbiamo detto, durante il congedo per la formazione il dipendente non ha diritto a percepire la retribuzione: questo costituisce il principale ostacolo alla fruizione di tale diritto. Nel periodo del congedo il dipendente conserva il posto di lavoro che gli dovrà essere dunque restituito senza modificazioni alla fine del congedo stesso.

In tale periodo, tuttavia, il dipendente in congedo non prende lo stipendio né tale periodo vale ai fini del computo dell’anzianità di servizio.

Il congedo può essere sospeso nel caso di grave e documentata infermità.

Il datore di lavoro può rifiutare di concedere il congedo formativo?

Come sempre le norme cercano di raggiungere un certo equilibrio tra i diritti dei dipendenti e le esigenze dell’azienda.

Anche nel caso dei congedi formativi si assiste ad una necessità di questo tipo. La legge, infatti, precisa che il datore di lavoro non è obbligato ad accogliere la richiesta di congedo per la formazione formulata dal dipendente. In particolare, l’azienda può legittimamente rifiutare tale richiesta in caso di comprovate esigenze organizzative. In certi casi queste esigenze non comportano necessariamente il rigetto della domanda ma semplicemente il differimento del periodo di congedo richiesto.

Anche per i congedi formativi non retribuiti un ruolo particolare spetta ai contratti collettivi i quali devono determinare, per espressa previsione di legge:

  • le concrete modalità di fruizione del congedo per la formazione;
  • le percentuali massime di lavoratori che possono avvalersene;
  • le ipotesi di differimento o diniego del congedo;
  • i termini del preavviso non inferiori a trenta giorni.

note

[1] I congedi per la formazione continua sono regolamentati dall’art. 6 L. n. 53 del 2000.

[2]  Art. 17 L. n. 196 del 1997 e successive modificazioni ed integrazioni.

[3] Art.6 L. n. 53 del 2000.

[4] Art. 10 dello Statuto dei lavoratori.

[5] Art. 5 L. n. 53 del 2000.


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