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Decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019 – Reddito di cittadinanza e Quota 100

29 Gennaio 2019


Decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019 – Reddito di cittadinanza e Quota 100

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Gennaio 2019



Ecco il DL 4/2019  e la legge di conversione n. 26/2019 che contengono le norme sul Reddito di cittadinanza (RCD) e sulla riforma pensioni con la famosa Quota 100.

Qui di seguito riportiamo il testo del decreto legge n. 4/2019 e della legge di conversione n. 26/2019 che disciplinano il reddito di cittadinanza e la Quota 100.

Indice

Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni

(GU n.23 del 28-1-2019) Vigente al: 29-1-2019

Capo I – Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di prevedere una misura di contrasto alla poverta’, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale volta a garantire il diritto al lavoro e a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura mediante politiche finalizzate al sostegno economico e all’inserimento dei soggetti a rischio di emarginazione nella societa’ e nel mondo del lavoro e garantire cosi’ una misura utile ad assicurare un livello minimo di sussistenza, incentivando la crescita personale e sociale dell’individuo;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di prevedere la semplificazione del sistema di assistenza sociale al fine di renderlo certo ed essenziale con l’obiettivo di una ridefinizione del modello di benessere collettivo;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di dare corso ad una

generale razionalizzazione dei servizi per l’impiego, attraverso una riforma complessiva delle strutture esistenti nonche’ ad una piu’ efficace gestione delle politiche attive;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di dare attuazione a interventi in materia pensionistica finalizzati alla rivisitazione

del sistema vigente e all’introduzione di ulteriori modalita’ di pensionamento anticipato anche mediante l’immanenza nel sistema di misure gia’ adottate;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di creare misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di intervenire sugli assetti organizzativi degli istituti previdenziali pubblici al fine

di una piu’ efficace e razionale redistribuzione dei compiti dei diversi organi;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di provvedere ad una verifica sistematica dei flussi di uscita per pensionamento dal mondo del lavoro anche nell’ottica di un puntuale monitoraggio della spesa previdenziale;

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 17 gennaio 2019;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, per la pubblica amministrazione e della giustizia;

Emana

il seguente decreto-legge:

Art. 1 Reddito di cittadinanza

1. E’ istituito, a decorrere dal mese di aprile 2019, il Reddito di cittadinanza, di seguito denominato «Rdc», quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di

contrasto alla poverta’, alla disuguaglianza e all’esclusione

sociale, nonche’ diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura attraverso politiche

volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella societa’ e nel mondo del lavoro. Il

Rdc costituisce livello essenziale delle prestazioni nei limiti delle

risorse disponibili.

2. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o piu’ componenti di eta’ pari o superiore a 67 anni, adeguata agli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il Rdc assume la denominazione di Pensione di cittadinanza quale misura di contrasto alla poverta’ delle persone anziane. I requisiti per l’accesso e le regole di definizione del beneficio economico, nonche’ le procedure per la gestione dello stesso, sono le medesime del Rdc, salvo dove diversamente specificato. In caso di nuclei gia’ beneficiari del Rdc,

la Pensione di cittadinanza decorre dal mese successivo a quello del compimento del sessantasettesimo anno di eta’ del componente del nucleo piu’ giovane, come adeguato ai sensi del primo periodo.

Art. 2 Beneficiari

1. Il Rdc e’ riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, dei seguenti

requisiti:

a) con riferimento ai requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, il componente richiedente il beneficio deve essere: 1) in possesso della cittadinanza italiana o di Paesi facenti

parte dell’Unione europea, ovvero suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;

2) residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi

due, considerati al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, in modo continuativo;

b) con riferimento a requisiti reddituali e patrimoniali, il nucleo familiare deve possedere:

1) un valore dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, inferiore a 9.360 euro;

2) un valore del patrimonio immobiliare, come definito a fini ISEE, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad una soglia di euro 30.000;

3) un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo,

fino ad un massimo di euro 10.000, incrementato di ulteriori euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo; i predetti massimali

sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente con disabilita’, come definita a fini ISEE, presente nel nucleo;

4) un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di

euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui al comma 4. La predetta soglia e’ incrementata ad euro 7.560 ai fini dell’accesso alla Pensione di cittadinanza. In ogni caso la soglia e’ incrementata ad euro 9.360 nei casi in cui il nucleo familiare risieda in abitazione in locazione, come da dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini ISEE;

c) con riferimento al godimento di beni durevoli:

1) nessun componente il nucleo familiare deve essere

intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilita’ di autoveicoli immatricolati la prima volta nei sei mesi antecedenti la richiesta, ovvero di autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei due anni antecedenti, esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui e’ prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilita’ ai sensi della disciplina vigente;

2) nessun componente deve essere intestatario a qualunque titolo o avente piena disponibilita’ di navi e imbarcazioni da diporto di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171.

2. I casi di accesso alla misura di cui al comma 1 possono essere integrati, in ipotesi di eccedenza di risorse disponibili, con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge

23 agosto 1988, n. 400, sulla base di indicatori di disagio socioeconomico che riflettono le caratteristiche di multidimensionalita’ della poverta’ e tengono conto, oltre che della situazione economica, anche delle condizioni di esclusione sociale, di disabilita’, di deprivazione socio-sanitaria, educativa e abitativa. Possono prevedersi anche misure non monetarie ad integrazione del Rdc, quali misure agevolative per l’utilizzo di trasporti pubblici, di sostegno alla casa, all’istruzione e alla

tutela della salute.

3. Non hanno diritto al Rdc i nuclei familiari che hanno tra i

componenti soggetti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni per giusta causa.

4. Il parametro della scala di equivalenza, di cui al comma 1, lettera b), numero 4), e’ pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed e’ incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di eta’ maggiore di anni 18 e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1.

5. Ai fini del Rdc, il nucleo familiare e’ definito ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013. In ogni caso, anche per la richiesta di prestazioni sociali agevolate diverse dal Rdc, ai fini della definizione del nucleo familiare, valgono le seguenti disposizioni, la cui efficacia cessa dal giorno di entrata in vigore delle corrispondenti modifiche del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013:

a) i coniugi permangono nel medesimo nucleo anche a seguito di separazione o divorzio, qualora continuino a risiedere nella stessa

abitazione;

b) il figlio maggiorenne non convivente con i genitori fa parte

del nucleo familiare dei genitori esclusivamente quando e’ di eta’ inferiore a 26 anni, e’ nella condizione di essere a loro carico a fini IRPEF, non e’ coniugato e non ha figli.

6. Ai soli fini del Rdc, il reddito familiare, di cui al comma 1,

lettera b) numero 4), e’ determinato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’ISEE ed inclusivo del valore annuo dei trattamenti assistenziali

in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi. Nel valore dei trattamenti assistenziali non rilevano le erogazioni riferite al pagamento di arretrati, le riduzioni nella compartecipazione al costo dei servizi e le esenzioni e agevolazioni per il pagamento di tributi, le erogazioni a fronte di rendicontazione di spese sostenute, ovvero le erogazioni in forma di buoni servizio o altri titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi. Ai fini del presente decreto, non si include

tra i trattamenti assistenziali l’assegno di cui all’articolo 1,

comma 125, della legge 23 dicembre 2014, n. 190. I trattamenti assistenziali in corso di godimento di cui al primo periodo sono comunicati dagli enti erogatori entro quindici giorni dal riconoscimento al Sistema informativo unitario dei servizi sociali (SIUSS), di cui all’articolo 24 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, secondo le modalita’ ivi previste.

7. Ai soli fini dell’accertamento dei requisiti per il mantenimento del Rdc, al valore dell’ISEE di cui al comma 1, lettera b), numero

1), e’ sottratto l’ammontare del Rdc percepito dal nucleo beneficiario eventualmente incluso nell’ISEE, rapportato al corrispondente parametro della scala di equivalenza. Per l’accesso al Rdc sono parimenti sottratti nelle medesime modalita’, gli ammontari eventualmente inclusi nell’ISEE relativi alla fruizione del sostegno

per l’inclusione attiva, del reddito di inclusione ovvero delle misure regionali di contrasto alla poverta’ oggetto d’intesa tra la regione e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali al fine

di una erogazione integrata con le citate misure nazionali.

8. Il Rdc e’ compatibile con il godimento della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI), di cui all’articolo 1

del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e di altro strumento di sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria ove ricorrano le condizioni di cui al presente articolo. Ai fini del diritto al beneficio e della definizione dell’ammontare del medesimo, gli emolumenti percepiti rilevano secondo quanto previsto dalla disciplina dell’ISEE.

Art. 3 Beneficio economico

1. Il beneficio economico del Rdc, su base annua, si compone dei seguenti due elementi:

a) una componente ad integrazione del reddito familiare, come definito ai sensi dell’articolo 2, comma 6, fino alla soglia di euro 6.000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4;

b) una componente, ad integrazione del reddito dei nuclei

familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare

del canone annuo previsto nel contratto in locazione, come dichiarato a fini ISEE, fino ad un massimo di euro 3.360 annui.

2. Ai fini della definizione della Pensione di cittadinanza, la soglia di cui al comma 1, lettera a), e’ incrementata ad euro 7.560, mentre il massimo di cui al comma 1, lettera b), e’ pari ad euro 1.800 annui.

3. L’integrazione di cui al comma 1, lettera b), e’ concessa altresi’ nella misura della rata mensile del mutuo e fino ad un massimo di 1.800 euro annui ai nuclei familiari residenti in abitazione di proprieta’ per il cui acquisto o per la cui costruzione

sia stato contratto un mutuo da parte di componenti il medesimo nucleo familiare.

4. Il beneficio economico di cui al comma 1 e’ esente dal pagamento dell’IRPEF ai sensi dell’articolo 34, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601. Il beneficio

in ogni caso non puo’ essere complessivamente superiore ad una soglia di euro 9.360 annui, moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza, ridotta per il valore del reddito familiare. Il beneficio economico non puo’ essere altresi’ inferiore

ad euro 480 annui, fatto salvo il possesso dei requisiti di cui all’articolo 2.

5. Il Rdc decorre dal mese successivo a quello della richiesta e il

suo valore mensile e’ pari ad un dodicesimo del valore su base annua.

6. Il Rdc e’ riconosciuto per il periodo durante il quale il beneficiario si trova nelle condizioni previste all’articolo 2 e, comunque, per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi. Il Rdc puo’ essere rinnovato, previa sospensione dell’erogazione del

medesimo per un periodo di un mese prima di ciascun rinnovo. La sospensione non opera nel caso della Pensione di cittadinanza.

7. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,

di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’ di erogazione del Rdc suddiviso per ogni singolo componente il nucleo familiare maggiorenne, a decorrere dai termini di cui all’articolo 5, comma 6, terzo periodo. La Pensione di cittadinanza e’ suddivisa in parti uguali tra i componenti il nucleo familiare.

8. In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme dell’avvio di un’attivita’ di lavoro dipendente da parte di uno o

piu’ componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del

Rdc, il maggior reddito da lavoro concorre alla determinazione del beneficio economico nella misura dell’80 per cento, a decorrere dal mese successivo a quello della variazione e fino a quando il maggior reddito non e’ ordinariamente recepito nell’ISEE per l’intera annualita’. Il reddito da lavoro dipendente e’ desunto dalle comunicazioni obbligatorie, di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, che, conseguentemente, a decorrere dal mese di aprile 2019 devono contenere l’informazione relativa alla retribuzione o al compenso. L’avvio dell’attivita’ di

lavoro dipendente e’ comunque comunicato dal lavoratore all’INPS per il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro di

cui all’articolo 6, comma 2, a pena di decadenza dal beneficio, entro trenta giorni dall’inizio dell’attivita’, ovvero di persona presso i centri per l’impiego.

9. In caso di variazione della condizione occupazionale nelle forme dell’avvio di un’attivita’ d’impresa o di lavoro autonomo, svolta sia

in forma individuale che di partecipazione, da parte di uno o piu’ componenti il nucleo familiare nel corso dell’erogazione del Rdc, la variazione dell’attivita’ e’ comunicata all’INPS entro trenta giorni dall’inizio della stessa a pena di decadenza dal beneficio, per il tramite della Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro di cui all’articolo 6, comma 2, ovvero di persona presso i centri per l’impiego. Il reddito e’ individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attivita’ ed e’ comunicato entro il quindicesimo giorno successivo al termine di ciascun trimestre dell’anno. A titolo di incentivo, il beneficiario fruisce senza variazioni del Rdc per le due mensilita’ successive a quella di variazione della condizione occupazionale, ferma restando la durata di cui al comma 6. Il beneficio e’ successivamente aggiornato ogni trimestre avendo a riferimento il trimestre precedente.

10. Le medesime previsioni di cui ai commi 8 e 9 si applicano nel caso di redditi da lavoro non rilevati per l’intera annualita’ nell’ISEE in corso di validita’ utilizzato per l’accesso al beneficio. In tal caso, i redditi di cui ai commi 8 e 9 sono comunicati e resi disponibili all’atto della richiesta del beneficio secondo modalita’ definite nel provvedimento di cui all’articolo 5, comma 1.

11. E’ fatto obbligo al beneficiario di comunicare all’ente erogatore, nel termine di quindici giorni, ogni variazione patrimoniale che comporti la perdita dei requisiti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c).

12. In caso di variazione del nucleo familiare in corso di

fruizione del beneficio, fermi restando il mantenimento dei requisiti

e la presentazione di una DSU aggiornata entro due mesi dalla variazione, a pena di decadenza dal beneficio nel caso in cui la variazione produca una riduzione del beneficio medesimo, i limiti temporali di cui al comma 6 si applicano al nucleo familiare modificato, ovvero a ciascun nucleo familiare formatosi a seguito della variazione. Con la sola eccezione delle variazioni consistenti

in decessi e nascite, la prestazione decade d’ufficio dal mese successivo a quello della presentazione della dichiarazione a fini

ISEE aggiornata, contestualmente alla quale i nuclei possono comunque presentare una nuova domanda di Rdc.

13. Nel caso in cui il nucleo familiare beneficiario abbia tra i

suoi componenti soggetti che si trovano in stato detentivo, ovvero sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica, il parametro della scala di equivalenza di cui al comma 1, lettera a), non tiene conto di tali soggetti.

14. Nell’ipotesi di interruzione della fruizione del beneficio per

ragioni diverse dall’applicazione di sanzioni, il beneficio puo’

essere richiesto nuovamente per una durata complessiva non superiore al periodo residuo non goduto. Nel caso l’interruzione sia motivata

dal maggior reddito derivato da una modificata condizione occupazionale e sia decorso almeno un anno nella nuova condizione, l’eventuale successiva richiesta del beneficio equivale a prima richiesta.

15. Il beneficio e’ ordinariamente fruito entro il mese successivo

a quello di erogazione. A decorrere dal mese successivo alla data di

entrata in vigore del decreto di cui al presente comma, l’ammontare di beneficio non speso ovvero non prelevato, ad eccezione di arretrati, e’ sottratto, nei limiti del 20 per cento del beneficio erogato, nella mensilita’ successiva a quella in cui il beneficio non

e’ stato interamente speso. Con verifica in ciascun semestre di erogazione, e’ comunque decurtato dalla disponibilita’ della Carta Rdc di cui all’articolo 5, comma 6, l’ammontare complessivo non speso ovvero non prelevato nel semestre, fatta eccezione per una mensilita’ di beneficio riconosciuto. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’ con cui, mediante il monitoraggio delle spese effettuate sulla Carta Rdc, si verifica la fruizione del beneficio secondo quanto previsto al presente comma, le possibili eccezioni, nonche’ le altre modalita’ attuative.

Art. 4 Patto per il lavoro e Patto per l’inclusione sociale

1. L’erogazione del beneficio e’ condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilita’ al lavoro da parte dei componenti il nucleo familiare maggiorenni, nelle modalita’ di cui al presente articolo, nonche’ all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede

attivita’ al servizio della comunita’, di riqualificazione professionale, di completamento degli studi, nonche’ altri impegni individuati dai servizi competenti finalizzati all’inserimento nel

mercato del lavoro e all’inclusione sociale.

2. Sono tenuti agli obblighi di cui al presente articolo tutti i

componenti il nucleo familiare che siano maggiorenni, non gia’ occupati e non frequentanti un regolare corso di studi o di formazione. Sono esclusi dai medesimi obblighi i beneficiari della Pensione di cittadinanza ovvero i beneficiari del Rdc titolari di pensione diretta o comunque di eta’ pari o superiore a 65 anni, nonche’ i componenti con disabilita’, come definita ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, fatta salva ogni iniziativa di collocamento mirato e i conseguenti obblighi ai sensi della medesima disciplina.

3. Possono altresi’ essere esonerati dagli obblighi connessi alla fruizione del Rdc, i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di tre anni di eta’ ovvero di componenti il nucleo familiare con disabilita’ grave o non autosufficienza, come definiti a fini ISEE. Al fine di assicurare omogeneita’ di trattamento, sono definiti, con accordo in sede di Conferenza Unificata, principi e criteri generali da adottarsi da parte dei servizi competenti in sede di valutazione degli esoneri di cui al presente comma. I componenti con i predetti carichi di cura sono comunque esclusi dagli obblighi di cui al comma 15.

4. Il richiedente e i componenti il nucleo riconosciuti beneficiari

del Rdc e non esclusi dagli obblighi connessi alla fruizione del beneficio ai sensi del comma 2 sono tenuti a rendere dichiarazione di immediata disponibilita’ al lavoro di persona tramite l’apposita piattaforma digitale di cui all’articolo 6, comma 2, anche per il tramite degli istituti di patronato convenzionati, ovvero presso i centri per l’impiego, entro trenta giorni dal riconoscimento del

beneficio.

5. Il richiedente, entro trenta giorni dal riconoscimento del

beneficio, e’ convocato dai centri per l’impiego nel caso in cui appartenga a un nucleo familiare in cui vi sia almeno un componente, tra quelli tenuti agli obblighi di cui al comma 2, in possesso di uno

o piu’ dei seguenti requisiti al momento della richiesta del Rdc:

a) assenza di occupazione da non piu’ di due anni;

b) eta’ inferiore a 26 anni;

c) essere beneficiario della NASpI ovvero di altro ammortizzatore

sociale per la disoccupazione involontaria o averne terminato la fruizione da non piu’ di un anno;

d) aver sottoscritto negli ultimi due anni un Patto di servizio in corso di validita’ presso i centri per l’impiego ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150.

6. Qualora il richiedente non abbia gia’ presentato la dichiarazione di immediata disponibilita’, di cui al comma 4, la rende all’atto del primo incontro presso il centro per l’impiego. In tal sede sono individuati eventuali altri componenti esonerati dagli obblighi ai sensi del comma 3, fatta salva la valutazione di bisogni sociali o socio-sanitari connessi ai compiti di cura. Nel caso in cui

il richiedente sia in una delle condizioni di esclusione o esonero

dagli obblighi, di cui ai commi 2 e 3, comunica tale condizione al centro per l’impiego e contestualmente individua un componente del nucleo tra quelli che non si trovino in una delle condizioni di esclusione o esonero perche’ si rechi al primo incontro presso il centro per l’impiego medesimo. In ogni caso, entro i trenta giorni successivi al primo incontro presso il centro per l’impiego, la dichiarazione di immediata disponibilita’ e’ resa da tutti gli altri

componenti che non si trovino in una delle condizioni di esclusione o esonero dagli obblighi, di cui ai commi 2 e 3.

7. I beneficiari di cui ai commi 5 e 6, non esclusi o esonerati dagli obblighi, stipulano presso i centri per l’impiego ovvero, laddove previsto da leggi regionali, presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, un Patto per il lavoro, che assume le caratteristiche del patto di servizio personalizzato di cui all’articolo 20 del medesimo decreto legislativo n. 150 del 2015, integrate con le condizioni di cui al comma 8, lettera b). Ai fini del Rdc e ad ogni altro fine, il patto

di servizio assume la denominazione di Patto per il lavoro. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito l’ANPAL, e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sono definiti appositi indirizzi e modelli nazionali per la redazione del Patto per il lavoro, anche in esito al primo periodo di applicazione del Rdc.

8. I beneficiari di cui al comma 7 sono tenuti a:

a) collaborare con l’operatore addetto alla redazione del

bilancio delle competenze, ai fini della definizione del Patto per il lavoro;

b) accettare espressamente gli obblighi e rispettare gli impegni previsti nel Patto per il lavoro e, in particolare:

1) registrarsi sull’apposita piattaforma digitale di cui

all’articolo 6, comma 1, e consultarla quotidianamente quale supporto nella ricerca del lavoro;

2) svolgere ricerca attiva del lavoro, secondo le modalita’ definite nel Patto per il lavoro, che, comunque, individua il diario

delle attivita’ che devono essere svolte settimanalmente;

3) accettare di essere avviato ai corsi di formazione o

riqualificazione professionale, ovvero progetti per favorire l’auto-imprenditorialita’, secondo le modalita’ individuate nel Patto per il lavoro, tenuto conto del bilancio delle competenze, delle inclinazioni professionali o di eventuali specifiche propensioni;

4) sostenere i colloqui psicoattitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate;

5) accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue, ai sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo n. 150 del 2015, come integrato al comma 9; in caso di rinnovo del beneficio ai sensi dell’articolo 3, comma 6, deve essere accettata, a pena di decadenza dal beneficio, la prima offerta utile di lavoro congrua ai sensi del comma 9.

9. La congruita’ dell’offerta di lavoro di cui al comma 8 e’ definita anche con riferimento alla durata di fruizione del beneficio del Rdc e al numero di offerte rifiutate. In particolare, e’ definita congrua un’offerta dalle caratteristiche seguenti:

a) nei primi dodici mesi di fruizione del beneficio, e’ congrua un’offerta entro cento chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario o comunque raggiungibile in cento minuti con i mezzi di trasporto pubblici, se si tratta di prima offerta, ovvero entro duecentocinquanta chilometri di distanza se si tratta di seconda offerta, ovvero, fermo quanto previsto alla lettera d), ovunque collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta;

b) decorsi dodici mesi di fruizione del beneficio, e’ congrua un’offerta entro duecentocinquanta chilometri di distanza dalla

residenza del beneficiario nel caso si tratti di prima o seconda offerta, ovvero, fermo quanto previsto alla lettera d), ovunque collocata nel territorio italiano se si tratta di terza offerta;

c) in caso di rinnovo del beneficio ai sensi dell’articolo 3,

comma 6, fermo quanto previsto alla lettera d), e’ congrua un’offerta ovunque sia collocata nel territorio italiano anche nel caso si tratti di prima offerta;

d) esclusivamente nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti con disabilita’, come definita a fini ISEE, non operano le previsioni di cui alla lettera c) e in deroga alle previsioni di cui alle lettere a) e b), con esclusivo riferimento

alla terza offerta, indipendentemente dal periodo di fruizione del beneficio, l’offerta e’ congrua se non eccede la distanza di duecentocinquanta chilometri dalla residenza del beneficiario.

10. Nel caso in cui sia accettata una offerta collocata oltre duecentocinquanta chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario, il medesimo continua a percepire il beneficio economico del Rdc, a titolo di compensazione per le spese di trasferimento sostenute, per i successivi tre mesi dall’inizio del nuovo impiego, incrementati a dodici mesi nel caso siano presenti componenti di minore eta’ ovvero componenti con disabilita’, come definita a fini ISEE.

11. Il richiedente in condizioni diverse da quelle di cui al comma

5, entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio, e’ convocato dai servizi competenti per il contrasto alla poverta’ dei comuni. Agli interventi connessi al Rdc, incluso il percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo, il richiedente e il suo nucleo familiare accedono previa valutazione multidimensionale

finalizzata ad identificare i bisogni del nucleo familiare, ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 147 del 2017.

12. Nel caso in cui, in esito alla valutazione preliminare, i

bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti siano prevalentemente connessi alla situazione lavorativa, i servizi competenti sono comunque individuati presso i centri per l’impiego e i beneficiari sottoscrivono il Patto per il lavoro, entro i

successivi trenta giorni. Nel caso in cui il bisogno sia complesso e multidimensionale, i beneficiari sottoscrivono un Patto per l’inclusione sociale e i servizi si coordinano in maniera da fornire risposte unitarie nel Patto, con il coinvolgimento, oltre ai centri

per l’impiego e ai servizi sociali, degli altri servizi territoriali

di cui si rilevi in sede di valutazione preliminare la competenza.

13. Il Patto per l’inclusione sociale, ove non diversamente specificato, assume le caratteristiche del progetto personalizzato di

cui all’articolo 6 del decreto legislativo n. 147 del 2017 e, conseguentemente, ai fini del Rdc e ad ogni altro fine, il progetto personalizzato medesimo ne assume la denominazione. Nel Patto per l’inclusione sociale sono inclusi, oltre agli interventi per l’accompagnamento all’inserimento lavorativo, ove opportuni e fermo restando gli obblighi di cui al comma 8, gli interventi e i servizi

sociali di contrasto alla poverta’ di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 147 del 2017, che, conseguentemente, si intendono riferiti al Rdc. Gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla

poverta’ sono comunque attivati, ove opportuni e richiesti, anche in favore dei beneficiari che sottoscrivono il Patto per il lavoro.

14. Il Patto per il lavoro e il Patto per l’inclusione sociale e i sostegni in essi previsti, nonche’ la valutazione multidimensionale

che eventualmente li precede, costituiscono livelli essenziali delle prestazioni, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

15. In coerenza con il profilo professionale del beneficiario, con

le competenze acquisite in ambito formale, non formale e informale, nonche’ in base agli interessi e alle propensioni emerse nel corso del colloquio sostenuto presso il centro per l’impiego ovvero presso

i servizi dei comuni, il beneficiario e’ tenuto ad offrire nell’ambito del Patto per il lavoro e del Patto per l’inclusione sociale la propria disponibilita’ per la partecipazione a progetti a titolarita’ dei comuni, utili alla collettivita’, in ambito

culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei

beni comuni, da svolgere presso il medesimo comune di residenza, mettendo a disposizione un numero di ore compatibile con le altre attivita’ del beneficiario e comunque non superiore al numero di otto ore settimanali. La partecipazione ai progetti e’ facoltativa per le persone non tenute agli obblighi connessi al Rdc. I comuni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, predispongono le procedure amministrative utili per l’istituzione dei progetti di cui al presente comma e comunicano le informazioni sui progetti ad una apposita sezione della piattaforma dedicata al programma del Rdc del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di cui all’articolo 6, comma 1. L’esecuzione delle attivita’ e l’assolvimento degli obblighi del beneficiario di cui al presente comma sono subordinati all’attivazione dei progetti. L’avvenuto assolvimento di tali obblighi viene attestato dai comuni, tramite l’aggiornamento della piattaforma dedicata.

Art. 5 Richiesta, riconoscimento ed erogazione del beneficio

1. Il Rdc e’ richiesto, dopo il quinto giorno di ciascun mese, presso il gestore del servizio integrato di cui all’articolo 81, comma 35, lettera b), del decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Il Rdc puo’ anche essere richiesto mediante modalita’ telematiche, alle medesime condizioni stabilite in esecuzione del servizio affidato. Le richieste del Rdc possono essere presentate presso i centri di assistenza fiscale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9

luglio 1997, n. 241, previa stipula di una convenzione con l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS). Con provvedimento dell’INPS, sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali,

entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e’ approvato il modulo di domanda, nonche’ il modello di comunicazione dei redditi di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 10. Con riferimento alle informazioni gia’ dichiarate

dal nucleo familiare a fini ISEE, il modulo di domanda rimanda alla corrispondente DSU, a cui la domanda e’ successivamente associata dall’INPS. Le informazioni contenute nella domanda del Rdc sono comunicate all’INPS entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta.

2. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali possono essere individuate modalita’ di presentazione della richiesta del Rdc anche contestualmente alla presentazione della DSU a fini ISEE e in forma integrata, tenuto conto delle semplificazioni conseguenti all’avvio della precompilazione della DSU medesima, ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo n. 147 del 2017.

L’INPS e’ autorizzato ad inviare comunicazioni informative mirate sul Rdc ai nuclei familiari che, a seguito dell’attestazione dell’ISEE, presentino valori dell’indicatore o di sue componenti compatibili con quelli di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b).

3. Il Rdc e’ riconosciuto dall’INPS ove ricorrano le condizioni. Ai

fini del riconoscimento del beneficio, l’INPS verifica, entro cinque giorni lavorativi dalla data di comunicazione di cui al comma 1, il possesso dei requisiti per l’accesso al Rdc sulla base delle informazioni disponibili nei propri archivi e in quelli delle amministrazioni collegate. A tal fine l’INPS acquisisce, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dall’Anagrafe tributaria, dal Pubblico registro automobilistico e dalle altre amministrazioni pubbliche detentrici dei dati, le informazioni rilevanti ai fini

della concessione del Rdc. In ogni caso il riconoscimento da parte dell’INPS avviene entro la fine del mese successivo alla trasmissione della domanda all’Istituto.

4. Nelle more del completamento dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente, resta in capo ai comuni la verifica dei requisiti di residenza e di soggiorno, di cui all’articolo 2, comma

1, lettera a). L’esito delle verifiche e’ comunicato all’INPS per il

tramite della piattaforma di cui all’articolo 6, comma 1, finalizzata

al coordinamento dei comuni. L’Anagrafe nazionale di cui al primo periodo mette comunque a disposizione della medesima piattaforma le informazioni disponibili sui beneficiari del Rdc, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

5. I requisiti economici di accesso al Rdc, di cui all’articolo 2,

comma 1, lettera b), si considerano posseduti per la durata della attestazione ISEE in vigore al momento di presentazione della domanda

e sono verificati nuovamente solo in caso di presentazione di nuova DSU, ferma restando la necessita’ di aggiornare l’ISEE alla scadenza

del periodo di validita’ dell’indicatore. Gli altri requisiti si considerano posseduti sino a quando non intervenga comunicazione contraria da parte delle amministrazioni competenti alla verifica degli stessi. In tal caso, l’erogazione del beneficio e’ interrotta a decorrere dal mese successivo a tale comunicazione ed e’ disposta la revoca del beneficio, fatto salvo quanto previsto all’articolo 7.

Resta salva, in capo all’INPS, la verifica dei requisiti autocertificati in domanda, ai sensi dell’articolo 71 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

6. Il beneficio economico e’ erogato attraverso la Carta Rdc. In sede di prima applicazione e fino alla scadenza del termine contrattuale, l’emissione della Carta Rdc avviene in esecuzione del servizio affidato ai sensi dell’articolo 81, comma 35, lettera b),

del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, relativamente alla carta acquisti, alle medesime condizioni economiche e per il numero di carte elettroniche necessarie per l’erogazione del beneficio. In sede di nuovo affidamento del servizio di gestione, il numero di carte deve comunque essere tale da garantire l’erogazione del beneficio suddivisa per ogni singolo componente ai sensi dell’articolo 3, comma 7. Oltre che al soddisfacimento delle esigenze previste per la carta acquisti, la Carta Rdc permette di effettuare prelievi di contante entro un limite mensile non superiore ad euro 100 per un singolo individuo, moltiplicato per la scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4, nonche’, nel caso di integrazioni di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b), ovvero di cui all’articolo 3,

comma 3, di effettuare un bonifico mensile in favore del locatore indicato nel contratto di locazione ovvero dell’intermediario che ha concesso il mutuo. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, possono essere individuati ulteriori esigenze da soddisfare attraverso la Carta Rdc, nonche’ diversi limiti di importo per i prelievi di contante. Al fine di contrastare fenomeni di ludopatia, e’ in ogni caso fatto divieto di utilizzo del beneficio economico per giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilita’. Le movimentazioni sulla Carta Rdc sono messe a disposizione delle piattaforme digitali di cui all’articolo 6, comma 1, per il tramite

del Ministero dell’economia e delle finanze in quanto soggetto emittente. La consegna della Carta Rdc presso gli uffici del gestore del servizio integrato avviene esclusivamente dopo il quinto giorno di ciascun mese.

7. Ai beneficiari del Rdc sono estese le agevolazioni relative alle tariffe elettriche riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate, di cui all’articolo 1, comma 375, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e quelle relative alla compensazione per la fornitura di gas naturale, estese ai medesimi soggetti dall’articolo

3, comma 9, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

Art. 6 Piattaforme digitali per l’attivazione e la gestione dei Patti

1. Al fine di consentire l’attivazione e la gestione dei Patti per

il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale, nonche’ per finalita’

di analisi, monitoraggio, valutazione e controllo del programma del Rdc, sono istituite due apposite piattaforme digitali dedicate al

Rdc, una presso l’ANPAL nell’ambito del Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro (SIUPL) per il coordinamento dei centri

per l’impiego, e l’altra presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell’ambito del Sistema informativo unitario dei servizi sociali (SIUSS), di cui all’articolo 24 del decreto

legislativo n. 147 del 2017, per il coordinamento dei comuni. Le piattaforme rappresentano strumenti di condivisione delle informazioni sia tra le amministrazioni centrali e i servizi territoriali sia, nell’ambito dei servizi territoriali, tra i centri

per l’impiego e i servizi sociali. A tal fine e’ predisposto un piano tecnico di attivazione e interoperabilita’ delle piattaforme da adottarsi con provvedimento congiunto dell’ANPAL e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

2. All’articolo 13, comma 2, dopo la lettera d), del decreto legislativo n. 150 del 2015 e’ aggiunta la seguente: «d-bis) Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per il lavoro.».

3. Per le finalita’ di cui al comma 1, l’INPS mette a disposizione delle piattaforme di cui al comma 1 i dati identificativi dei singoli componenti i nuclei beneficiari del Rdc, le informazioni sulla condizione economica e patrimoniale, come risultanti dalla DSU in corso di validita’, le informazioni sull’ammontare del beneficio economico e sulle altre prestazioni sociali erogate dall’Istituto ai componenti il nucleo familiare e ogni altra informazione relativa ai beneficiari del Rdc funzionale alla attuazione della misura, incluse

quelle di cui all’articolo 4, comma 5, e altre utili alla profilazione occupazionale. Le piattaforme presso l’ANPAL e presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali condividono, rispettivamente, con i centri per l’impiego e con i comuni, le informazioni di cui al presente comma relativamente ai beneficiari del Rdc residenti nei territori di competenza.

4. Le piattaforme di cui al comma 1 costituiscono il portale delle comunicazioni dai centri per l’impiego, dai soggetti accreditati di cui all’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, e dai comuni all’ANPAL e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e, per il loro tramite, all’INPS. In particolare, sono comunicati dai servizi competenti alle piattaforme del Rdc:

a) le disponibilita’ degli uffici per la creazione di una agenda degli appuntamenti in sede di riconoscimento del beneficio, compatibile con i termini di cui all’articolo 4, commi 5 e 11;

b) l’avvenuta o la mancata sottoscrizione del Patto per il lavoro o del Patto per l’inclusione sociale, entro cinque giorni dalla medesima;

c) le informazioni sui fatti suscettibili di dar luogo a sanzioni, entro cinque giorni dal momento in cui si verificano, per essere messe a disposizione dell’INPS che le irroga;

d) l’esito delle verifiche da parte dei comuni sui requisiti di residenza e di soggiorno, di cui all’articolo 5, comma 4, per essere messe a disposizione dell’INPS ai fini della verifica dell’eleggibilita’;

e) l’attivazione dei progetti per la collettivita’ da parte dei comuni ai sensi dell’articolo 4, comma 15;

f) ogni altra informazione utile a monitorare l’attuazione dei

Patti per il lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale, anche ai fini di verifica e controllo del rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’articolo 4, comma 14.

5. Le piattaforme di cui al comma 1 rappresentano altresi’ uno strumento utile al coordinamento dei servizi a livello territoriale. In particolare, le piattaforme dialogano tra di loro al fine di svolgere le funzioni di seguito indicate:

a) comunicazione da parte dei servizi competenti dei comuni ai centri per l’impiego, in esito alla valutazione preliminare, dei beneficiari per i quali i bisogni del nucleo familiare e dei suoi componenti siano risultati prevalentemente connessi alla situazione lavorativa, al fine di consentire nei termini previsti dall’articolo

4, comma 12, la sottoscrizione dei Patti per il lavoro;

b) condivisione tra i comuni e i centri per l’impiego delle

informazioni sui progetti per la collettivita’ attivati ai sensi dell’articolo 4, comma 15, nonche’ quelle sui beneficiari del Rdc coinvolti;

c) coordinamento del lavoro tra gli operatori dei centri per l’impiego, i servizi sociali e gli altri servizi territoriali, con riferimento ai beneficiari per i quali il bisogno sia complesso e multidimensionale, al fine di consentire la sottoscrizione dei Patti per l’inclusione sociale, nelle modalita’ previste dall’articolo 4, comma 12;

d) condivisione delle informazioni sui Patti gia’ sottoscritti,

ove risulti necessario nel corso della fruizione del beneficio integrare o modificare i sostegni e gli impegni in relazione ad attivita’ di competenza del centro per l’impiego ovvero del servizio sociale originariamente non incluso nei Patti medesimi.

6. I centri per l’impiego e i comuni segnalano alle piattaforme dedicate l’elenco dei beneficiari per cui sia stata osservata una qualsiasi anomalia nei consumi e nei comportamenti dai quali si possa dedurre una eventuale non veridicita’ dei requisiti economici, reddituali e patrimoniali dichiarati e la non eleggibilita’ al beneficio. L’elenco di cui al presente comma e’ comunicato dall’amministrazione responsabile della piattaforma cui e’ pervenuta la comunicazione all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza che ne tengono conto nella programmazione ordinaria dell’attivita’ di controllo. Per le suddette finalita’ ispettive, l’Agenzia delle

entrate e la Guardia di finanza accedono, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al SIUSS.

7. Le attivita’ di cui al presente articolo sono svolte dall’INPS,

dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dall’ANPAL, dai centri per l’impiego, dai comuni e dalle altre amministrazioni interessate nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziare disponibili a legislazione vigente, come integrate dall’articolo 12 del presente decreto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Con riferimento alle attivita’ dei comuni di cui al presente articolo, strumentali al soddisfacimento dei livelli essenziali di cui all’articolo 4, comma 14, gli eventuali oneri sono

a valere sul Fondo per la lotta alla poverta’ e alla esclusione sociale di cui all’articolo 1, comma 386, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

8. Al fine di attuare il Rdc anche attraverso appropriati strumenti

e piattaforme informatiche che aumentino l’efficienza del programma e l’allocazione del lavoro, il Ministero del lavoro e delle politiche

sociali puo’ avvalersi di enti controllati o vigilati da parte di

amministrazioni dello Stato o di societa’ in house, previa convenzione approvata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Art. 7  Sanzioni

1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all’articolo 3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, e’ punito con la reclusione da due a sei anni.

2. L’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attivita’ irregolari, nonche’ di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 11, e’ punita con la reclusione da uno a tre anni.

3. Alla condanna in via definitiva per i reati di cui ai commi 1 e

2 e per quello previsto dall’articolo 640-bis del codice penale, nonche’ alla sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti per gli stessi reati, consegue di diritto l’immediata revoca

del beneficio con efficacia retroattiva e il beneficiario e’ tenuto

alla restituzione di quanto indebitamente percepito. La revoca e’ disposta dall’INPS ai sensi del comma 10. Il beneficio non puo’ essere nuovamente richiesto prima che siano decorsi dieci anni dalla condanna.

4. Fermo quanto previsto dal comma 3, quando l’amministrazione

erogante accerta la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni e delle informazioni poste a fondamento dell’istanza ovvero l’omessa successiva comunicazione di qualsiasi intervenuta variazione del reddito, del patrimonio e della composizione del nucleo familiare dell’istante, la stessa amministrazione dispone l’immediata revoca del beneficio con efficacia retroattiva. A seguito della revoca, il beneficiario e’ tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito.

5. E’ disposta la decadenza dal Rdc, altresi’, quando uno dei componenti il nucleo familiare:

a) non effettua la dichiarazione di immediata disponibilita’ al lavoro, di cui all’articolo 4, commi 4 e 6, ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero;

b) non sottoscrive il Patto per il lavoro ovvero il Patto per l’inclusione sociale, di cui all’articolo 4, commi 7 e 12, ad eccezione dei casi di esclusione ed esonero;

c) non partecipa, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altra iniziativa di politica attiva o di attivazione, di cui all’articolo

20, comma 3, lettera b), del decreto legislativo n. 150 del 2015 e all’articolo 9, comma 3, lettera e), del presente decreto;

d) non aderisce ai progetti di cui all’articolo 4, comma 15, nel caso in cui il comune di residenza li abbia istituiti;

e) non accetta almeno una di tre offerte congrue ai sensi dell’articolo 4, comma 8, lettera b), numero 5), ovvero, in caso di rinnovo ai sensi dell’articolo 3, comma 6, non accetta la prima offerta congrua utile;

f) non effettua le comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 9,

ovvero effettua comunicazioni mendaci producendo un beneficio economico del Rdc maggiore;

g) non presenta una DSU aggiornata in caso di variazione del nucleo familiare ai sensi dell’articolo 3, comma 12;

h) venga trovato, nel corso delle attivita’ ispettive svolte

dalle competenti autorita’, intento a svolgere attivita’ di lavoro dipendente in assenza delle comunicazioni obbligatorie di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 1 ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, ovvero attivita’ di lavoro autonomo o di impresa, in assenza delle comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 9.

6. La decadenza dal beneficio e’ inoltre disposta nel caso in cui

il nucleo familiare abbia percepito il beneficio economico del Rdc in misura maggiore rispetto a quanto gli sarebbe spettato, per effetto di dichiarazione mendace in sede di DSU o di altra dichiarazione nell’ambito della procedura di richiesta del beneficio, ovvero per effetto dell’omessa presentazione delle prescritte comunicazioni, ivi comprese le comunicazioni di cui all’articolo 3, comma 10, fermo restando il recupero di quanto versato in eccesso.

7. In caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni di cui all’articolo 4, commi 5 e 11, da parte anche di un solo componente il nucleo familiare, si applicano le seguenti sanzioni:

a) la decurtazione di una mensilita’ del beneficio economico in caso di prima mancata presentazione;

b) la decurtazione di due mensilita’ alla seconda mancata presentazione;

c) la decadenza dalla prestazione, in caso di ulteriore mancata

presentazione.

8. Nel caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato

motivo, alle iniziative di orientamento di cui all’articolo 20, comma 3, lettera a), del decreto legislativo n. 150 del 2015, da parte anche di un solo componente il nucleo familiare, si applicano le seguenti sanzioni:

a) la decurtazione di due mensilita’, in caso di prima mancata presentazione;

b) la decadenza dalla prestazione in caso di ulteriore mancata presentazione.

9. In caso di mancato rispetto degli impegni previsti nel Patto per l’inclusione sociale relativi alla frequenza dei corsi di istruzione

o di formazione da parte di un componente minorenne ovvero impegni di prevenzione e cura volti alla tutela della salute, individuati da professionisti sanitari, si applicano le seguenti sanzioni:

a) la decurtazione di due mensilita’ dopo un primo richiamo formale al rispetto degli impegni;

b) la decurtazione di tre mensilita’ al secondo richiamo formale; c) la decurtazione di sei mensilita’ al terzo richiamo formale;

d) la decadenza dal beneficio in caso di ulteriore richiamo.

10. L’irrogazione delle sanzioni diverse da quelle penali e il recupero dell’indebito, di cui al presente articolo, e’ effettuato dall’INPS. Gli indebiti recuperati nelle modalita’ di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, al netto delle spese di recupero, sono riversate dall’INPS all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo per il Reddito di Cittadinanza. L’INPS dispone altresi’, ove prevista la decadenza

dal beneficio, la disattivazione della Carta Rdc.

11. In tutti i casi diversi da quelli di cui al comma 3, il Rdc

puo’ essere richiesto dal richiedente ovvero da altro componente il nucleo familiare solo decorsi diciotto mesi dalla data del provvedimento di revoca o di decadenza, ovvero, nel caso facciano parte del nucleo familiare componenti minorenni o con disabilita’, come definita a fini ISEE, decorsi sei mesi dalla medesima data.

12. I centri per l’impiego e i comuni comunicano alle piattaforme

di cui all’articolo 6, al fine della messa a disposizione dell’INPS,

le informazioni sui fatti suscettibili di dar luogo alle sanzioni di

cui al presente articolo, ivi compresi i casi di cui all’articolo 9,

comma 3, lettera e), entro e non oltre cinque giorni lavorativi dal verificarsi dell’evento da sanzionare. L’INPS, per il tramite delle piattaforme di cui all’articolo 6, mette a disposizione dei centri

per l’impiego e dei comuni gli eventuali conseguenti provvedimenti di decadenza dal beneficio.

13. La mancata comunicazione dei fatti suscettibili di dar luogo

alle sanzioni di decurtazione o decadenza della prestazione determina responsabilita’ disciplinare e contabile del soggetto responsabile,

ai sensi dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20.

14. Nei casi di dichiarazioni mendaci e di conseguente accertato illegittimo godimento del Rdc, i centri per l’impiego, i comuni, l’INPS, l’Agenzia delle entrate, l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL), preposti ai controlli e alle verifiche, trasmettono, entro dieci giorni dall’accertamento, all’autorita’ giudiziaria la documentazione completa del fascicolo oggetto della verifica.

15. I comuni sono responsabili delle verifiche e dei controlli anagrafici, attraverso l’incrocio delle informazioni dichiarate ai

fini ISEE con quelle disponibili presso gli uffici anagrafici e

quelle raccolte dai servizi sociali e ogni altra informazione utile

per individuare omissioni nelle dichiarazioni o dichiarazioni mendaci al fine del riconoscimento del Rdc.

Art. 8 Incentivi per l’impresa e per il lavoratore

1. Al datore di lavoro che comunica alla piattaforma digitale dedicata al Rdc nell’ambito del SIUPL le disponibilita’ dei posti vacanti, e che su tali posti assuma a tempo pieno e indeterminato soggetti beneficiari di Rdc, anche attraverso l’attivita’ svolta da

un soggetto accreditato di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, e’ riconosciuto, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni previdenziali, l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali

a carico del datore di lavoro e del lavoratore, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite dell’importo mensile

del Rdc percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilita’ e quello gia’ goduto

dal beneficiario stesso e, comunque, non superiore a 780 euro mensili e non inferiore a cinque mensilita’. In caso di rinnovo ai sensi dell’articolo 3, comma 6, l’esonero e’ concesso nella misura fissa di

5 mensilita’. L’importo massimo di beneficio mensile non puo’ comunque eccedere l’ammontare totale dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore assunto

per le mensilita’ incentivate, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL. Nel caso di licenziamento del beneficiario di Rdc,

il datore di lavoro e’ tenuto alla restituzione dell’incentivo fruito maggiorato delle sanzioni civili di cui all’articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, salvo che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo. Il datore di lavoro, contestualmente all’assunzione del beneficiario di Rdc stipula, presso il centro per l’impiego, ove necessario, un patto di formazione, con il quale garantisce al beneficiario un percorso formativo o di riqualificazione professionale.

2. Gli enti di formazione accreditati possono stipulare presso i centri per l’impiego e presso i soggetti accreditati di cui all’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del 2015, laddove tale possibilita’ sia prevista da leggi regionali, un Patto di formazione con il quale garantiscono al beneficiario un percorso formativo o di riqualificazione professionale, anche mediante il coinvolgimento di Universita’ ed enti pubblici di ricerca, secondo i piu’ alti standard

di qualita’ della formazione e sulla base di indirizzi definiti con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, utilizzando a tal fine, le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Se in seguito a questo percorso formativo il beneficiario di Rdc ottiene un lavoro, coerente con il profilo formativo sulla base di un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato, al datore di lavoro che assume, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni previdenziali, e’ riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, nel limite della

meta’ dell’importo mensile del Rdc percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilita’ e quello gia’ goduto dal beneficiario stesso e, comunque,

non superiore a 390 euro mensili e non inferiore a sei mensilita’ per meta’ dell’importo del Rdc. In caso di rinnovo ai sensi dell’articolo

3, comma 6, l’esonero e’ concesso nella misura fissa di sei mensilita’ per meta’ dell’importo del Rdc. L’importo massimo del beneficio mensile comunque non puo’ eccedere l’ammontare totale dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di

lavoro e del lavoratore assunto per le mensilita’ incentivate, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL. La restante meta’ dell’importo mensile del Rdc percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, per un massimo di 390 euro mensili e non inferiore a sei mensilita’ per meta’ dell’importo del Rdc, e’ riconosciuta all’ente di formazione accreditato che ha garantito al lavoratore assunto il predetto percorso formativo o di riqualificazione professionale, sotto forma di sgravio contributivo applicato ai contributi previdenziali e assistenziali dovuti per i propri dipendenti sulla base delle stesse regole valide per il datore di lavoro che assume il beneficiario del Rdc. Nel caso di licenziamento del beneficiario del Rdc, il datore di lavoro e’ tenuto alla restituzione dell’incentivo fruito maggiorato delle sanzioni civili

di cui all’articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, salvo che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, puo’ stipulare convenzioni con la Guardia di finanza per le attivita’ di controllo nei confronti dei beneficiari del Rdc e per il

monitoraggio delle attivita’ degli enti di formazione di cui al presente comma.

3. Le agevolazioni previste ai commi 1 e 2 si applicano a condizione che il datore di lavoro realizzi un incremento occupazionale netto del numero di dipendenti nel rispetto dei criteri fissati dall’articolo 31, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 150 del 2015, riferiti esclusivamente ai lavoratori a tempo indeterminato. Il diritto alle predette agevolazioni e’ subordinato al rispetto degli ulteriori principi generali di cui all’articolo 31 del decreto legislativo n. 150 del 2015.

4. Ai beneficiari del Rdc che avviano un’attivita’ lavorativa autonoma o di impresa individuale o una societa’ cooperativa entro i primi dodici mesi di fruizione del Rdc e’ riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilita’ del Rdc, nei limiti di 780 euro mensili. Le modalita’ di richiesta e di erogazione

del beneficio addizionale sono stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro dello sviluppo economico.

5. Il diritto alla fruizione degli incentivi di cui al presente articolo e’ subordinato al rispetto delle condizioni stabilite dall’articolo 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

6. Le agevolazioni di cui al presente articolo sono concesse ai

sensi e nei limiti del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis», del regolamento (UE) n. 1408/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea

agli aiuti «de minimis» nel settore agricolo e del regolamento (UE)

n. 717/2014 della Commissione, del 27 giugno 2014, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti «de minimis» nel settore della pesca e dell’acquacoltura.

7. Le agevolazioni di cui al presente articolo sono compatibili e aggiuntive rispetto a quelle stabilite dall’articolo 1, comma 247, della legge 30 dicembre 2018, n. 145. Nel caso in cui il datore di lavoro abbia esaurito gli esoneri contributivi in forza della predetta legge n. 145 del 2018, gli sgravi contributivi di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo, sono fruiti sotto forma di credito di imposta per il datore di lavoro. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le modalita’ di accesso al predetto credito di imposta.

Art. 9 Assegno di ricollocazione

1. Nella fase di prima applicazione del presente decreto, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, al fine di ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro, il beneficiario del Rdc tenuto, ai sensi dell’articolo 4, comma 7, a stipulare il Patto per il lavoro con il centro per l’impiego, decorsi trenta giorni dalla data di liquidazione della prestazione, riceve dall’ANPAL l’assegno di ricollocazione (AdR) di cui all’articolo 23 del decreto legislativo n. 150 del 2015, graduato in funzione del

profilo personale di occupabilita’, da spendere presso i centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati ai sensi dell’articolo 12 del medesimo decreto legislativo.

2. A pena di decadenza dal beneficio del Rdc, i soggetti di cui al comma 1 devono scegliere, entro trenta giorni dal riconoscimento dell’AdR, il soggetto erogatore del servizio di assistenza intensiva, prendendo appuntamento sul portale messo a disposizione dall’ANPAL, anche per il tramite dei centri per l’impiego o degli istituti di patronato convenzionati. Il servizio ha una durata di sei mesi, prorogabile di ulteriori sei mesi qualora residui parte dell’importo dell’assegno; nel caso in cui, entro trenta giorni dalla richiesta,

il soggetto erogatore scelto non si sia attivato nella ricollocazione

del beneficiario, quest’ultimo e’ tenuto a rivolgersi a un altro soggetto erogatore.

3. Il servizio di assistenza alla ricollocazione deve prevedere:

a) l’affiancamento di un tutor al soggetto di cui al comma 1;

b) il programma di ricerca intensiva della nuova occupazione e la

relativa area, con eventuale percorso di riqualificazione professionale mirata a sbocchi occupazionali esistenti nell’area stessa;

c) l’assunzione dell’onere del soggetto di cui al comma 1 di svolgere le attivita’ individuate dal tutor;

d) l’assunzione dell’onere del soggetto di cui al comma 1 di accettare l’offerta di lavoro congrua ai sensi dell’articolo 4;

e) l’obbligo per il soggetto erogatore del servizio di comunicare al centro per l’impiego e all’ANPAL il rifiuto ingiustificato, da parte della persona interessata, di svolgere una delle attivita’ di cui alla lettera c), o di una offerta di lavoro congrua, a norma

della lettera d), al fine dell’irrogazione delle sanzioni di cui all’articolo 7;

f) la sospensione del servizio nel caso di assunzione in prova, o

a termine, con eventuale ripresa del servizio stesso dopo l’eventuale conclusione del rapporto entro il termine di sei mesi.

4. In caso di utilizzo dell’assegno di ricollocazione presso un soggetto accreditato, il SIUPL fornisce immediata comunicazione al centro per l’impiego con cui e’ stato stipulato il Patto per il lavoro o, nei casi di cui all’articolo 4, comma 9, a quello nel cui territorio risiede il beneficiario.

5. Le modalita’ operative e l’ammontare dell’assegno di ricollocazione sono definite con delibera del Consiglio di amministrazione dell’ANPAL, previa approvazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sulla base dei principi di cui all’articolo 23, comma 7, del decreto legislativo n. 150 del 2015.

Gli esiti della ricollocazione sono oggetto dell’attivita’ di monitoraggio e valutazione comparativa dei soggetti erogatori del servizio, di cui all’articolo 23, comma 8, del predetto decreto legislativo n. 150 del 2015.

6. Il finanziamento dell’assegno di ricollocazione e’ a valere sul

Fondo per le politiche attive del lavoro, di cui all’articolo 1,

comma 215, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. L’ANPAL provvede a monitorare l’andamento delle risorse, fornendo relazioni mensili al Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed al Ministero dell’economia e delle finanze. Sulla base delle relazioni mensili, ed

in base a previsioni statistiche effettuate tenendo conto della percentuale di successi occupazionali, l’ANPAL sospende l’erogazione di nuovi assegni quando si manifesti un rischio anche prospettico di

esaurimento delle risorse.

7. Fino alla data del 31 dicembre 2021 l’erogazione dell’assegno di

ricollocazione ai soggetti di cui all’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, e’ sospesa.

Art. 10 Monitoraggio del Rdc

1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e’ responsabile del monitoraggio dell’attuazione del Rdc e predispone, sulla base delle informazioni rilevate sulle piattaforme di cui all’articolo 6, di quelle fornite dall’INPS e dall’ANPAL, nonche’

delle altre informazioni disponibili in materia, il Rapporto annuale sull’attuazione del Rdc, pubblicato sul sito internet istituzionale.

2. Ai compiti di cui al comma 1, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali provvede nel limite delle risorse finanziarie, umane e strumentali gia’ previste a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 11 Modificazioni al decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147

1. A decorrere dal 1° aprile 2019, fatto salvo quanto previsto all’articolo 13, comma 1, del presente decreto, e’ abrogato il CAPO II del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, ad eccezione degli articoli 5, 6, 7 e 10.

2. Al decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 sono apportate

le seguenti modificazioni: a) all’articolo 5:

1) la rubrica e’ sostituita dalla seguente: «Valutazione multidimensionale»;

2) il comma 1 e’ abrogato;

3) al comma 2, le parole: «Agli interventi di cui al presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «Agli interventi di cui al Patto per l’inclusione sociale per i beneficiari del Reddito di cittadinanza (Rdc)»;

4) al comma 3, le parole: «, rivolta a tutti i nuclei beneficiari del ReI,» sono soppresse;

5) al comma 4, primo periodo, le parole «In caso di esito positivo delle verifiche sul possesso dei requisiti, ai sensi dell’articolo 9, commi 3 e 4, e’ programmata l’analisi preliminare, entro il termine di venticinque giorni lavorativi dalla richiesta del ReI, presso i punti per l’accesso o altra struttura all’uopo identificata, al fine di» sono sostituite dalle seguenti: «L’analisi preliminare e’ finalizzata ad»;

6) al comma 5, le parole «il progetto personalizzato e’ sostituito dal patto di servizio, di cui all’articolo 20 del decreto legislativo n. 150 del 2015, ovvero dal programma di ricerca intensiva di occupazione, di cui all’articolo 23 del medesimo decreto legislativo, qualora il patto di servizio sia sospeso ai sensi dello stesso articolo 23, comma 5, redatti per ciascun membro del nucleo familiare abile al lavoro non occupato.» sono sostituite dalle seguenti: «i beneficiari sono indirizzati al competente centro per l’impiego per la sottoscrizione dei Patti per il lavoro connessi al

Rdc, entro trenta giorni dall’analisi preliminare.»;

7) il comma 6 e’ abrogato;

8) al comma 10, le parole «l’informazione e l’accesso al ReI e» sono soppresse;

b) all’articolo 6:

1) al comma 1, il secondo e il terzo periodo sono soppressi; 2) al comma 2, lettera b), le parole «connesso al ReI» sono

soppresse;

3) al comma 4, le parole: «I beneficiari del ReI» sono

sostituite dalle seguenti: «I beneficiari del Rdc»;

4) al comma 6, le parole «facilitare l’accesso al ReI» sono

sostituite dalle seguenti: «facilitare l’accesso al Rdc»; c) all’articolo 7:

1) al comma 1, lettera a), le parole: «, inclusi i servizi per l’informazione e l’accesso al ReI di cui all’articolo 5, comma 1» sono soppresse;

2) al comma 3, il secondo periodo e’ soppresso; nel terzo periodo, le parole: «nell’atto di programmazione ovvero nel Piano regionale di cui all’articolo 14, comma 1,» sono sostituite dalle seguenti: «in un atto di programmazione regionale»; nel quarto periodo, le parole: «dell’atto di programmazione ovvero nel Piano regionale» sono sostituite dalle seguenti: «dell’atto di programmazione regionale»;

3) al comma 7, le parole «i beneficiari del ReI» sono sostituite dalle seguenti: «i beneficiari del Rdc»;

d) all’articolo 10:

1) al comma 2, quarto periodo, le parole: «sentito il Garante

per la protezione dei dati personali» sono sostituite dalle seguenti: «sentito il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il

Garante per la protezione dei dati personali»; 2) dopo il comma 2, sono inseriti i seguenti:

«2-bis. Ai fini della precompilazione dell’ISEE, i componenti maggiorenni il nucleo familiare esprimono preventivamente il consenso al trattamento dei dati personali, reddituali e patrimoniali, ivi

inclusi i dati di cui al comma 1, ai sensi della disciplina vigente

in materia di protezione dei dati personali. All’atto della manifestazione del consenso, il componente maggiorenne deve indicare i soggetti dichiaranti autorizzati ad accedere alla DSU precompilata.

Il consenso puo’ essere manifestato rendendo apposita dichiarazione presso le strutture territoriali dell’INPS ovvero presso i centri di assistenza fiscale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9

luglio 1997, n. 241, nonche’ in maniera telematica mediante accesso

al portale dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate. Il consenso al trattamento dei propri dati personali, reddituali e patrimoniali, espresso secondo le modalita’ indicate, e’ comunicato e registrato su una base dati unica gestita dall’INPS e accessibile ai soggetti

abilitati all’acquisizione del consenso. Resta ferma la facolta’, da esercitare con le medesime modalita’ di cui al terzo periodo, da

parte di ciascun componente maggiorenne il nucleo familiare di inibire in ogni momento all’INPS, all’Agenzia delle entrate ed ai

centri di assistenza fiscale l’utilizzo dei dati personali ai fini

della elaborazione della DSU precompilata.

2-ter. Nel caso il consenso di cui al comma 2-bis non sia stato espresso nelle modalita’ ivi previste ovvero sia stato inibito l’utilizzo dei dati personali ai fini della elaborazione della DSU precompilata, resta ferma la possibilita’ di presentare la DSU nella modalita’ non precompilata. In tal caso, in sede di attestazione

dell’ISEE, sono riportate analiticamente le eventuali omissioni o difformita’ riscontrate nei dati dichiarati rispetto alle informazioni disponibili di cui al comma 1, incluse eventuali difformita’ su saldi e giacenze medie del patrimonio mobiliare.»;

3) al comma 4, le parole: «A decorrere dal 1° gennaio 2019» sono sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1° settembre 2019» e, in fine, e’ aggiunto il seguente periodo: «Le DSU in corso di validita’ alla data della decorrenza di cui al primo periodo, restano valide fino al 31 dicembre 2019.»;

e) all’articolo 24:

1) al comma 3, lettera a), dopo il numero 2), e’ inserito il

seguente: «2-bis. Piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto di inclusione sociale;

2) il comma 9 del decreto legislativo n. 147 del 2017 e’ abrogato.

Art. 12 Disposizioni finanziarie per l’attuazione del programma del Rdc

1. Ai fini dell’erogazione del beneficio economico del Rdc e della Pensione di cittadinanza, di cui agli articoli 1, 2 e 3, degli incentivi, di cui all’articolo 8, nonche’ dell’erogazione del Reddito di inclusione, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, sono autorizzati limiti di spesa nella misura di 5.894 milioni di euro nel 2019, di 7.131 milioni di euro nel 2020, di 7.355 milioni di euro nel 2021 e di 7.210 milioni di euro annui a decorrere dal 2022 da iscrivere su apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del lavoro

e delle politiche sociali denominato «Fondo per il reddito di cittadinanza».

2. Per le finalita’ di cui al comma 1 e per consentire le attivita’

di cui ai commi 9 e 10, le risorse del Fondo di cui al comma 1, ad eccezione delle risorse necessarie per le finalita’ di cui all’articolo 13, comma 1, sono trasferite annualmente all’INPS su apposito conto corrente di tesoreria centrale ad esso intestato, dal quale sono prelevate le risorse necessarie per l’erogazione del beneficio da trasferire sul conto acceso presso il soggetto incaricato del Servizio integrato di gestione della carta acquisti e dei relativi rapporti amministrativi di cui all’articolo 81, comma 35, lettera b), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. L’Istituto stipula apposita convenzione con il soggetto incaricato del servizio integrato di gestione della carta di cui al primo periodo.

3. Per consentire la stipulazione, previa procedura selettiva pubblica, di contratti con le professionalita’ necessarie ad organizzare l’avvio del Rdc, nelle forme del conferimento di incarichi di collaborazione, nonche’ per la selezione, la formazione

e l’equipaggiamento, anche con il compito di seguire personalmente il beneficiario nella ricerca di lavoro, nella formazione e nel reinserimento professionale, e’ autorizzata la spesa nel limite di

200 milioni di euro per l’anno 2019, 250 milioni di euro per l’anno 2020 e di 50 milioni di euro per l’anno 2021 a favore di ANPAL servizi S.p.A. che adegua i propri regolamenti a quanto disposto dal presente comma.

4. Al fine di stabilizzare il personale a tempo determinato, ANPAL servizi S.p.A. e’ autorizzata ad assumere, mediante l’espletamento di

procedure concorsuali riservate per titoli ed esami, entro i limiti di spesa di 1 milione di euro annui a decorrere dall’anno 2019, il personale gia’ dipendente di ANPAL servizi S.p.A in forza di contratti di lavoro a tempo determinato.

5. Anche al fine di consentire ai beneficiari di presentare domanda di Rdc e di pensione di cittadinanza anche attraverso l’assistenza dei centri di assistenza fiscale in convenzione con l’INPS ai sensi dell’articolo 5 comma 1, nonche’ per le attivita’ legate all’assistenza nella presentazione della DSU a fini ISEE affidate ai predetti centri di assistenza fiscale, sono stanziati 20 milioni di euro per l’anno 2019.

6. In deroga a quanto disposto dall’articolo 1, comma 399, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 e nei limiti della dotazione organica dell’INPS a decorrere dall’anno 2019, e’ autorizzata una spesa di 50 milioni di euro annui per l’assunzione di personale da assegnare alle strutture dell’INPS al fine di dare piena attuazione alle disposizioni contenute nel presente decreto.

7. Al fine dell’adeguamento e della manutenzione dei sistemi informativi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per le attivita’ di competenza di cui all’articolo 6, nonche’ per attivita’

di comunicazione istituzionale sul programma Rdc, e’ autorizzata la spesa di 2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019.

8. All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 255, le parole «Fondo per il reddito di cittadinanza» sono sostituite dalle seguenti: «Fondo da ripartire per l’introduzione del reddito di cittadinanza»;

b) al comma 258:

1) al primo periodo, le parole «fino a 1 miliardo di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020» sono sostituite dalle seguenti: «fino a 480 milioni di euro per l’anno 2019 e a 420 milioni di euro per l’anno 2020»;

2) al primo periodo sostituire le parole «e un importo fino a 10 milioni di euro» fino alla fine del periodo con le seguenti: «. Per il funzionamento dell’ANPAL Servizi Spa e’ destinato un contributo pari a 10 milioni di euro per l’anno 2019»;

3) al terzo periodo le parole: «, quanto a 120 milioni di euro

per l’anno 2019 e a 160 milioni di euro per l’anno 2020, a valere sulle risorse destinate dal primo periodo al potenziamento dei centri per l’impiego e, quanto a 160 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021,» sono soppresse.

9. Ai fini del rispetto dei limiti di spesa annuali di cui al comma

1, l’INPS accantona, a valere sulle disponibilita’ del conto di tesoreria di cui al comma 2, alla concessione di ogni beneficio economico del Rdc, un ammontare di risorse pari alle mensilita’ spettanti nell’anno, per ciascuna annualita’ in cui il beneficio e’ erogato. All’inizio di ciascuna annualita’ e’ altresi’ accantonata

una quota pari alla meta’ di una mensilita’ aggiuntiva per ciascun nucleo beneficiario nel programma da oltre sei mesi, al fine di tener conto degli incentivi di cui all’articolo 8. In caso di esaurimento

delle risorse disponibili per l’esercizio di riferimento ai sensi del comma 1, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro trenta giorni dall’esaurimento di dette risorse, e’ ristabilita la compatibilita’ finanziaria mediante rimodulazione dell’ammontare del beneficio. Nelle more dell’adozione del decreto di

cui al secondo periodo, l’acquisizione di nuove domande e le erogazioni sono sospese. La rimodulazione dell’ammontare del beneficio opera esclusivamente nei confronti delle erogazioni del beneficio successive all’esaurimento delle risorse non accantonate.

10. Fermo restando il monitoraggio di cui all’articolo 1, comma

257, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, l’INPS provvede al monitoraggio delle erogazioni del beneficio economico del Rdc, della Pensione di cittadinanza e degli incentivi di cui all’articolo 8,

inviando entro il 10 di ciascun mese la rendicontazione con riferimento alla mensilita’ precedente delle domande accolte, dei relativi oneri, nonche’ delle risorse accantonate ai sensi del comma

9, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze, secondo le indicazioni fornite dai medesimi Ministeri. L’INPS comunica tempestivamente al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze, il raggiungimento, da parte dell’ammontare di accantonamenti disposti ai sensi del comma 9, del novanta per cento delle risorse disponibili ai sensi del comma 1.

11. Qualora nell’ambito del monitoraggio di cui al primo periodo

del comma 10 siano accertati, rispetto agli oneri previsti, eventuali minori oneri, aventi anche carattere pluriennale, le correlate risorse confluiscono nel fondo di cui all’articolo 1, comma 255 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per essere destinate anche ai centri per l’impiego di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, al fine del loro potenziamento. In tal caso sono conseguentemente rideterminati i limiti di spesa di cui al comma 1. L’accertamento avviene quadrimestralmente tramite la procedura di cui all’articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il Ministro

dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare con propri decreti, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, le occorrenti variazioni di bilancio.

12. Al finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, di cui all’articolo 4, comma 13, ivi inclusi eventuali costi

per l’adeguamento dei sistemi informativi dei comuni, in forma singola o associata, per effetto di quanto previsto dal presente decreto, si provvede mediante l’utilizzo delle risorse residue della quota del Fondo per la lotta alla poverta’ e alla esclusione sociale di cui all’articolo 1, comma 386, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, destinata al rafforzamento degli interventi e dei servizi sociali ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 147 del 2017.

Art. 13 Disposizioni transitorie e finali

1. A decorrere dal 1° marzo 2019, il Reddito di inclusione non puo’ essere piu’ richiesto e a decorrere dal successivo mese di aprile non e’ piu’ riconosciuto, ne’ rinnovato. Per coloro ai quali il Reddito

di inclusione sia stato riconosciuto in data anteriore al mese di aprile 2019, il beneficio continua ad essere erogato per la durata inizialmente prevista, fatta salva la possibilita’ di presentare domanda per il Rdc, nonche’ il progetto personalizzato definito ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 147 del 2017. Il Reddito di inclusione continua ad essere erogato con le procedure di cui all’articolo 9 del decreto legislativo n. 147 del 2017 e non e’

in alcun modo compatibile con la contemporanea fruizione del Rdc da

parte di alcun componente il nucleo familiare.

2. Sono in ogni caso fatte salve le potesta’ attribuite alle

regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano dai rispettivi statuti speciali e dalle relative norme di attuazione.

Capo II Trattamento di pensione anticipata (Quota 100) e altre disposizioni pensionistiche

Art. 14 Disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione con almeno 62 anni di eta’ e 38 anni di contributi

1. In via sperimentale per il triennio 2019-2021, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonche’ alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995,

n. 335, possono conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’eta’ anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianita’ contributiva minima di 38 anni, di seguito definita «pensione quota 100». Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 puo’ essere esercitato anche successivamente alla predetta data, ferme restando le disposizioni del presente articolo. Il requisito di eta’ anagrafica di cui al presente comma, non e’ adeguato agli incrementi alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

2. Ai fini del conseguimento del diritto alla pensione quota 100, gli iscritti a due o piu’ gestioni previdenziali di cui al comma 1, che non siano gia’ titolari di trattamento pensionistico a carico di una delle predette gestioni, hanno facolta’ di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti nelle stesse gestioni amministrate dall’INPS, in base alle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 243, 245 e 246, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Ai fini della decorrenza della pensione di cui al presente comma trovano applicazione le disposizioni previste dai commi 4, 5, 6 e 7. Per i lavoratori dipendenti dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in caso di contestuale iscrizione presso piu’ gestioni pensionistiche, ai fini della decorrenza della pensione trovano applicazione le disposizioni previste dai commi 6 e 7.

3. La pensione quota 100 non e’ cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.

4. Gli iscritti alle gestioni pensionistiche di cui al comma 1 che maturano entro il 31 dicembre 2018 i requisiti previsti al medesimo comma, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019.

5. Gli iscritti alle gestioni pensionistiche di cui al comma 1 che maturano dal 1° gennaio 2019 i requisiti previsti al medesimo comma, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi.

6. Tenuto conto della specificita’ del rapporto di impiego nella

pubblica amministrazione e dell’esigenza di garantire la continuita’ e il buon andamento dell’azione amministrativa e fermo restando quanto previsto dal comma 7, le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano ai lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nel rispetto della seguente disciplina:

a) i dipendenti pubblici che maturano entro la data di entrata in vigore del presente decreto i requisiti previsti dal comma 1, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° agosto 2019;

b) i dipendenti pubblici che maturano dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto i requisiti previsti

dal comma 1, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi sei mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi e comunque non prima della data di cui alla lettera a) del presente comma;

c) la domanda di collocamento a riposo deve essere presentata all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi; d) limitatamente al diritto alla pensione quota 100, non trova

applicazione l’articolo 2, comma 5, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125.

7. Ai fini del conseguimento della pensione quota 100 per il personale del comparto scuola ed AFAM si applicano le disposizioni di

cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

In sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno

scolastico o accademico.

8. Sono fatte salve le disposizioni che prevedono requisiti piu’

favorevoli in materia di accesso al pensionamento.

9. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano per il

conseguimento della prestazione di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, della legge 28 giugno 2012, n. 92, nonche’ alle prestazioni erogate ai sensi dell’articolo 26, comma 9, lettera b), e dell’articolo 27, comma 5, lettera f), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148.

10. Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano altresi’ al personale militare delle Forze armate, soggetto alla specifica disciplina recata dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, e al personale delle Forze di polizia e di polizia penitenziaria, nonche’ al personale operativo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al personale della Guardia di finanza.

Art. 15 Riduzione anzianita’ contributiva per accesso al pensionamento anticipato indipendente dall’eta’ anagrafica. Decorrenza con finestre trimestrali

1. Il comma 10 dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e’ sostituito dal seguente: «10. A decorrere dal 1° gennaio 2019 e con riferimento ai soggetti la cui pensione e’ liquidata a carico dell’AGO e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, nonche’ della gestione separata di cui all’articolo 2,

comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, l’accesso alla pensione anticipata e’ consentito se risulta maturata un’anzianita’ contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Il trattamento pensionistico decorre trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei predetti requisiti».

2. Al requisito contributivo di cui all’articolo 24, comma 10, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non trovano applicazione, dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026, gli adeguamenti alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

3. In sede di prima applicazione i soggetti che hanno maturato i requisiti dal 1° gennaio 2019 alla data di entrata in vigore del presente decreto conseguono il diritto al trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019.

4. Per le finalita’ di cui al presente articolo, al personale del

comparto scuola e AFAM si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. In

sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno

scolastico o accademico.

Art. 16 Opzione donna

1. Il diritto al trattamento pensionistico anticipato e’

riconosciuto, secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n.180, nei confronti delle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2018 hanno maturato un’anzianita’ contributiva pari o superiore a trentacinque anni e un’eta’ pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome. Il predetto requisito di eta’ anagrafica non e’ adeguato agli incrementi alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

2. Al trattamento pensionistico di cui al comma 1 si applicano le disposizioni in materia di decorrenza di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

3. Per le finalita’ di cui al presente articolo, al personale del

comparto scuola e AFAM si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. In

sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo personale a tempo indeterminato puo’ presentare domanda di cessazione dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno

scolastico o accademico.

Art. 17 Abrogazione incrementi eta’ pensionabile per effetto dell’aumento della speranza di vita per i lavoratori precoci

1. Per i soggetti che maturano i requisiti di cui all’articolo 1, comma 199, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, non trovano

applicazione dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2026 gli adeguamenti di cui all’articolo 1, comma 200, della medesima legge n. 232 del 2016 e di cui all’articolo 1, comma 149, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, e gli stessi soggetti, a decorrere dal 1° gennaio 2019, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi. Conseguentemente, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 203, della legge n. 232 del 2016, e’ incrementata di 31 milioni di euro per l’anno 2019, 54,4 milioni di euro per l’anno 2020, 49,5 milioni di euro per l’anno 2021, 55,3 milioni di euro per l’anno 2022, 100 milioni di euro per l’anno 2023, 118,1 milioni di euro per l’anno 2024, 164,5 milioni di euro per l’anno 2025, 203,7 milioni di euro per l’anno 2026, 215,3 milioni di euro per l’anno 2027 e 219,5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2028.

Art. 18 Ape sociale

1. All’articolo 1, comma 179, della legge 11 dicembre 2016, n. 232,

le parole «31 dicembre 2018» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2019». Conseguentemente, l’autorizzazione di spesa di cui al comma 186 del medesimo articolo 1 della citata legge n. 232 del 2016 e’ incrementata di 16,2 milioni di euro per l’anno 2019, 131,8 milioni di euro per l’anno 2020, 142,8 milioni di euro per l’anno 2021, 104,1 milioni di euro per l’anno 2022, 51,0 milioni di euro per l’anno 2023 e 2 milioni di euro per l’anno 2024 e l’articolo 1, comma 167, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 e’ soppresso. Le

disposizioni di cui al secondo e terzo periodo del comma 165, dell’articolo 1 della legge n. 205 del 2017 si applicano anche con riferimento ai soggetti che verranno a trovarsi nelle condizioni indicate nel corso dell’anno 2019.

Art. 19 Termine di prescrizione dei contributi di previdenza e di assistenza sociale per le amministrazioni pubbliche

1. All’articolo 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335, dopo il comma 10 e’ inserito il seguente:

«10-bis. Per le gestioni previdenziali esclusive amministrate dall’INPS cui sono iscritti i lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, i termini di prescrizione di cui ai commi 9 e 10, riferiti agli obblighi relativi alle contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria afferenti ai periodi di competenza fino al 31 dicembre 2014, non si applicano fino al 31 dicembre 2021, fatti salvi gli effetti di provvedimenti giurisdizionali passati in giudicato nonche’ il diritto all’integrale trattamento pensionistico del lavoratore.».

Art. 20 Facolta’ di riscatto periodi non coperti da contribuzione

1. In via sperimentale, per il triennio 2019-2021, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme

sostitutive ed esclusive della medesima, nonche’ alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, privi di anzianita’ contributiva al 31 dicembre 1995 e non gia’ titolari di pensione, hanno facolta’ di riscattare, in tutto o in parte, i

periodi antecedenti alla data di entrata in vigore del presente decreto compresi tra la data del primo e quella dell’ultimo contributo comunque accreditato nelle suddette forme assicurative, non soggetti a obbligo contributivo e che non siano gia’ coperti da contribuzione, comunque versata e accreditata, presso forme di previdenza obbligatoria. Detti periodi possono essere riscattati nella misura massima di cinque anni, anche non continuativi.

2. L’eventuale successiva acquisizione di anzianita’ assicurativa antecedente al 1° gennaio 1996 determina l’annullamento d’ufficio del riscatto gia’ effettuato ai sensi del presente articolo, con conseguente restituzione dei contributi.

3. La facolta’ di cui al comma 1 e’ esercitata a domanda dell’assicurato o dei suoi superstiti o dei suoi parenti ed affini entro il secondo grado, e l’onere e’ determinato in base ai criteri fissati dal comma 5 dell’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184. L’onere cosi’ determinato e’ detraibile dall’imposta lorda nella misura del 50 per cento con una ripartizione in cinque quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi.

4. Per i lavoratori del settore privato l’onere per il riscatto di cui al comma 1 puo’ essere sostenuto dal datore di lavoro dell’assicurato destinando, a tal fine, i premi di produzione spettanti al lavoratore stesso. In tal caso, e’ deducibile dal

reddito di impresa e da lavoro autonomo e, ai fini della determinazione dei redditi da lavoro dipendente, rientra nell’ipotesi di cui all’articolo 51, comma 2, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

5. Il versamento dell’onere puo’ essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in massimo 60 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a euro 30, senza applicazione di interessi per la rateizzazione. La rateizzazione dell’onere non puo’ essere concessa nei casi in cui i contributi da riscatto debbano essere utilizzati per la immediata liquidazione della pensione diretta o indiretta o nel caso in cui gli stessi siano determinanti per l’accoglimento di una domanda di autorizzazione ai versamenti volontari; qualora cio’ avvenga nel corso della dilazione gia’ concessa, la somma ancora dovuta sara’ versata in unica soluzione.

6. All’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, dopo il comma 5-ter, e’ aggiunto, in fine, il seguente:

«5-quater. La facolta’ di riscatto di cui al presente articolo,

dei periodi da valutare con il sistema contributivo, e’ consentita, fino al compimento del quarantacinquesimo anno di eta’. In tal caso, l’onere dei periodi di riscatto e’ costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti, vigenti alla data di presentazione della domanda.».

Art. 21 Esclusione opzionale dal massimale contributivo dei lavoratori che prestano servizio in settori in cui non sono attive forme di previdenza complementare compartecipate dal datore di lavoro

1. In deroga al secondo periodo del comma 18 dell’articolo 2 della legge 18 agosto 1995, n. 335, i lavoratori delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, e all’articolo 3 del

decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che prestano servizio in settori in cui non risultano attivate forme pensionistiche complementari compartecipate dal datore di lavoro e che siano iscritti a far data dal 1° gennaio 1996 a forme pensionistiche obbligatorie possono, su domanda, essere esclusi dal meccanismo del massimale contributivo di cui al medesimo comma 18. La domanda di cui al primo periodo deve essere proposta entro il termine di sei mesi

dalla data di entrata in vigore del presente decreto o dalla data di superamento del massimale contributivo oppure dalla data di assunzione.

Art. 22 Fondi di solidarieta’ bilaterali

1. Fermo restando quanto previsto al comma 9 dell’articolo 14, e in attesa della riforma dei Fondi di solidarieta’ bilaterali di settore

con l’obiettivo di risolvere esigenze di innovazione delle organizzazioni aziendali e favorire percorsi di ricambio generazionale, anche mediante l’erogazione di prestazioni previdenziali integrative finanziate con i fondi interprofessionali,

a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i fondi di cui al decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, oltre le finalita’ previste dall’articolo 26, comma 9, del medesimo decreto legislativo n. 148 del 2015, possono altresi’ erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’opzione per l’accesso alla pensione quota 100 di cui al presente decreto entro il 31 dicembre 2021 e ferma restando la modalita’ di finanziamento di cui all’articolo 33, comma 3, del citato decreto legislativo n. 148 del 2015.

2. L’assegno di cui al comma 1 puo’ essere erogato solo in presenza di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale nei quali e’ stabilito a garanzia dei livelli occupazionali il numero di lavoratori da assumere in sostituzione dei lavoratori che accedono a tale prestazione.

3. Nell’ambito delle ulteriori prestazioni di cui all’articolo 32

del decreto legislativo n. 148 del 2015, i Fondi di solidarieta’ provvedono, a loro carico e previo il versamento agli stessi Fondi della relativa provvista finanziaria da parte dei datori di lavoro, anche al versamento della contribuzione correlata a periodi utili per il conseguimento di qualunque diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia, riscattabili o ricongiungibili precedenti all’accesso ai Fondi di solidarieta’. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai lavoratori che maturano i requisiti per fruire della prestazione straordinaria senza ricorrere ad operazioni di riscatto o ricongiunzione, ovvero a coloro che raggiungono i requisiti di accesso alla prestazione straordinaria per effetto del riscatto o della ricongiunzione. Le relative risorse sono versate ai Fondi di

solidarieta’ dal datore di lavoro interessato e costituiscono specifica fonte di finanziamento riservata alle finalita’ di cui al presente comma. I predetti versamenti sono deducibili ai sensi della normativa vigente.

4. Per le prestazioni di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, della

legge 28 giugno 2012, n. 92, e all’articolo 26, comma 9, lettera b),

e all’articolo 27, comma 5, lettera f), del decreto legislativo n.

148 del 2015, con decorrenze successive al 1° gennaio 2019, il datore di lavoro interessato ha l’obbligo di provvedere al pagamento della prestazione ai lavoratori fino alla prima decorrenza utile del trattamento pensionistico e, ove prevista dagli accordi istitutivi,

al versamento della contribuzione correlata fino al raggiungimento dei requisiti minimi previsti.

5. Gli accordi previsti dal presente articolo, ai fini della loro efficacia, devono essere depositati entro trenta giorni dalla sottoscrizione con le modalita’ individuate in attuazione dell’articolo 14 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai fondi bilaterali gia’ costituiti o in corso di costituzione.

6. Il Fondo di solidarieta’ per il lavoro in somministrazione, di

cui all’articolo 27 del decreto legislativo n.148 del 2015, istituito presso il Fondo di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e’ autorizzato a versare all’INPS, per periodi non coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa, contributi pari all’aliquota di finanziamento prevista per il Fondo lavoratori dipendenti, secondo quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro. Le modalita’ di determinazione della contribuzione e di versamento del

contributo sono stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sentito il Ministro dell’economia e delle finanze. Rientrano altresi’ tra le competenze del Fondo di cui al presente comma, a valere sulle risorse appositamente previste dalla contrattazione collettiva di settore, i programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale, nonche’ le altre misure di politica attiva stabilite dalla contrattazione collettiva stessa.

Art. 23 Anticipo del TFS

1. Ferma restando la normativa vigente in materia di liquidazione dell’indennita’ di fine servizio comunque denominata, di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, i lavoratori

di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo

2001, n. 165, nonche’ il personale degli enti pubblici di ricerca,

cui e’ liquidata la pensione quota 100 ai sensi dell’articolo 14, conseguono il riconoscimento dell’indennita’ di fine servizio comunque denominata al momento in cui tale diritto maturerebbe a seguito del raggiungimento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico, ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, tenuto anche conto di quanto disposto dal comma 12 del medesimo articolo relativamente agli adeguamenti dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.

2. Sulla base di apposite certificazioni rilasciate dall’INPS, i

soggetti di cui al comma 1 nonche’ i soggetti che accedono al trattamento di pensione ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, possono presentare richiesta di finanziamento di una somma pari all’importo, definito nella misura massima nel successivo comma 5, dell’indennita’ di fine servizio maturata, alle banche o agli intermediari finanziari che aderiscono a un apposito accordo quadro da stipulare, entro 60 giorni dalla data di conversione in legge del presente decreto, tra il Ministro del lavoro

e delle politiche sociali, il Ministro dell’economia e delle finanze,

il Ministro per la pubblica amministrazione e l’Associazione bancaria italiana, sentito l’INPS. Ai fini del rimborso del finanziamento e

dei relativi interessi, l’INPS trattiene il relativo importo dall’indennita’ di fine servizio comunque denominata, fino a concorrenza dello stesso. Gli importi trattenuti dall’INPS, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 545 del codice di procedura civile, non sono soggetti a procedure di sequestro o pignoramento e, in ogni caso, a esecuzione forzata in virtu’ di qualsivoglia azione esecutiva o cautelare. Il finanziamento e’ garantito dalla cessione pro solvendo, automatica e nel limite dell’importo finanziato, senza alcuna formalita’, dei crediti derivanti dal trattamento di fine servizio maturato, che i soggetti di cui al primo periodo del presente comma vantano nei confronti dell’INPS.

3. E’ istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze un Fondo di garanzia per l’accesso ai finanziamenti di cui al comma 2, con una dotazione iniziale pari a 50 milioni di euro per l’anno 2019. Ai relativi oneri si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui

all’articolo 37, comma 6, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89. La garanzia del Fondo copre l’80 per cento del finanziamento di cui al comma 2 e dei relativi interessi. Il Fondo e’ ulteriormente alimentato con le commissioni, orientate a criteri di mercato, di accesso al Fondo stesso, che a tal fine sono versate sul conto corrente presso la tesoreria dello Stato istituito ai sensi del comma 8. La garanzia del Fondo e’ a prima richiesta, esplicita, incondizionata, irrevocabile. Gli interventi del Fondo sono assistiti dalla garanzia dello Stato, avente le medesime caratteristiche di quella del Fondo, quale garanzia di ultima istanza. La garanzia dello Stato e’ elencata nell’allegato allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, di cui all’articolo 31 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Il finanziamento e’ altresi’ assistito automaticamente dal privilegio di cui all’articolo 2751-bis, primo comma, numero 1), del codice civile. Il Fondo e’ surrogato di diritto alla banca o all’intermediario finanziario, per l’importo pagato, nonche’ nel privilegio di cui al citato articolo 2751-bis, primo comma, numero 1), del codice civile.

4. Il finanziamento di cui al comma 2 e le formalita’ a esso connesse nell’intero svolgimento del rapporto sono esenti dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo e da ogni altra imposta indiretta, nonche’ da ogni altro tributo o diritto. Per le finalita’ di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, l’operazione di finanziamento e’ sottoposta a obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela.

5. L’importo finanziabile e’ pari a 30.000 euro ovvero all’importo spettante ai soggetti di cui al comma 2 nel caso in cui l’indennita’

di fine servizio comunque denominata sia di importo inferiore. Alle operazioni di finanziamento di cui al comma 2 si applica il tasso di interesse indicato nell’accordo quadro di cui al medesimo comma.

6. Gli interessi vengono liquidati contestualmente al rimborso della quota capitale.

7. Le modalita’ di attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo e gli ulteriori criteri, condizioni e adempimenti, anche in termini di trasparenza ai sensi del Titolo VI del decreto legislativo

1° settembre 1993, n. 385, per l’accesso al finanziamento, nonche’ i criteri, le condizioni e le modalita’ di funzionamento del Fondo di garanzia di cui al comma 3 e della garanzia di ultima istanza dello Stato sono disciplinati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,

il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la pubblica amministrazione, da emanare entro sessanta giorni dalla data di conversione in legge del presente decreto, sentiti l’INPS, il Garante per la protezione dei dati personali e l’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato.

8. La gestione del Fondo di garanzia di cui al comma 3 e’ affidata all’INPS sulla base di un’apposita convenzione da stipulare tra lo stesso Istituto e il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per la pubblica amministrazione. Per la predetta gestione e’ autorizzata l’istituzione di un apposito conto corrente presso la tesoreria dello Stato intestato al gestore.

Art. 24 Detassazione TFS

1. L’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche determinata ai sensi dell’articolo 19, comma 2-bis, del Testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sull’indennita’ di fine servizio comunque denominata e’ ridotta in misura pari a:

a) 1,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi dodici mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data;

b) 3 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data;

c) 4,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi trentasei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data;

d) 6 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi quarantotto mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data;

e) 7,5 punti percentuali per le indennita’ corrisposte decorsi sessanta mesi o piu’ dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data.

2. La disposizione di cui al presente articolo non si applica sull’imponibile dell’indennita’ di fine servizio di importo superiore

a 50.000 euro.

Art. 25 Ordinamento degli Enti previdenziali pubblici

1. All’articolo 3 del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 2 dopo la lettera a) e’ aggiunta la seguente: «a-bis) il consiglio di amministrazione»;

b) il comma 3 e’ sostituito dal seguente: «3. Il Presidente ha la rappresentanza legale dell’Istituto; convoca e presiede il consiglio di amministrazione; puo’ assistere alle sedute del consiglio di indirizzo e vigilanza. Il Presidente e’ nominato ai sensi della legge 24 gennaio 1978, n. 14, con la procedura di cui all’articolo 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400; la deliberazione del Consiglio dei ministri e’ adottata su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.»;

c) al comma 4:

1) al secondo periodo dopo la parola «cessazione» sono inserite

le seguenti: «o decadenza»;

2) dopo il secondo periodo e’ aggiunto il seguente: «Il

Ministro del lavoro e delle politiche sociali provvede alla proposta di nomina di cui al comma 3.»;

d) il comma 5 e’ sostituito dal seguente: «5. Il consiglio di amministrazione predispone i piani pluriennali, i criteri generali dei piani di investimento e disinvestimento, il bilancio preventivo ed il conto consuntivo; approva i piani annuali nell’ambito della

programmazione; delibera i piani d’impiego dei fondi disponibili e

gli atti individuati nel regolamento interno di organizzazione e funzionamento; delibera il regolamento organico del personale, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del personale, nonche’ l’ordinamento dei servizi, la dotazione organica e

i regolamenti concernenti l’amministrazione e la contabilita’, e i regolamenti di cui all’articolo 10 del decreto-legge 30 dicembre 1987, n. 536, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1988, n. 48; trasmette trimestralmente al consiglio di indirizzo e vigilanza una relazione sull’attivita’ svolta con particolare riferimento al processo produttivo e al profilo finanziario, nonche’ qualsiasi altra relazione che venga richiesta dal consiglio di

indirizzo e vigilanza. Il consiglio esercita inoltre ogni altra

funzione che non sia compresa nella sfera di competenza degli altri organi dell’ente. Il consiglio e’ composto dal presidente dell’Istituto, che lo presiede, e da quattro membri scelti tra

persone dotate di comprovata competenza e professionalita’ nonche’ di indiscussa moralita’ e indipendenza. Si applicano, riguardo ai requisiti, le disposizioni di cui al decreto legislativo 14 marzo

2013, n. 33 e al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39. La carica di consigliere di amministrazione e’ incompatibile con quella di componente del consiglio di indirizzo e vigilanza.»;

e) al comma 8 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il consiglio di amministrazione e’ nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.»;

f) il comma 11 e’ sostituito dal seguente: «11. Gli emolumenti

rispettivamente del Presidente e dei componenti del consiglio di amministrazione di INPS e INAIL sono definiti senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Ai predetti fini, ferme restando le misure di contenimento della medesima spesa gia’ previste dalla legislazione vigente, ciascun Istituto definisce entro il 30 aprile 2019, ulteriori interventi di riduzione strutturale delle proprie spese di funzionamento. Le predette misure sono sottoposte alla verifica del collegio dei sindaci dei rispettivi enti previdenziali e comunicate ai Ministeri vigilanti.».

2. In fase di prima attuazione, al momento della scadenza, della decadenza o della cessazione del mandato del Presidente dell’INPS e dell’INAIL, nelle more del perfezionamento della procedura di nomina del nuovo Presidente e del consiglio di amministrazione, per consentire il corretto dispiegarsi dell’azione amministrativa degli Istituti, con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, possono essere nominati i soggetti cui sono attribuiti i poteri, rispettivamente, del Presidente e del consiglio di amministrazione, come individuati nelle disposizioni del presente decreto. Al riguardo, sempre in fase di prima attuazione, non trova applicazione l’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 293, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 1994, n. 444.

3. Il comma 8 dell’articolo 7 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e’ abrogato.

Art. 26 Fondo di solidarieta’ trasporto aereo

1. All’articolo 2 della legge 28 giugno 2012, n. 92, il comma 47 e’ sostituito dal seguente: «47. A decorrere dal 1° gennaio 2020 le maggiori somme derivanti dall’incremento dell’addizionale di cui all’articolo 6-quater, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, come modificato dal comma 48 del presente articolo, sono riversate alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali dell’INPS, di cui all’articolo 37 della legge

9 marzo 1989, n. 88, e per l’anno 2019 le stesse somme sono riversate alla medesima gestione nella misura del 50 per cento.».

2. All’articolo 6-quater del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, il comma 2 e’ sostituito dal seguente: «2. L’addizionale comunale sui diritti di imbarco e’ altresi’ incrementata di tre euro a passeggero. L’incremento dell’addizionale di cui al presente comma e’ destinato fino al 31 dicembre 2018 ad alimentare il Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione del personale del settore del trasporto aereo, costituito ai sensi dell’articolo 1-ter del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291 e, per l’anno 2019, all’alimentazione del predetto Fondo nella misura del cinquanta per cento».

3. Sono abrogati i commi 5 e 6 dell’articolo 13-ter del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160.

Capo III Disposizioni finali

Art. 27 Disposizioni in materia di giochi

1. La ritenuta sulle vincite del gioco numerico a quota fissa denominato «10&lotto» e dei relativi giochi opzionali e complementari e’ fissata all’11 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019. Resta

ferma la ritenuta dell’8 per cento per tutti gli altri giochi

numerici a quota fissa.

2. Al comma 1051 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, le parole «di 1,35 per gli apparecchi di cui alla lettera a)» sono sostituite dalle seguenti: «di 2,00 per gli apparecchi di cui alla lettera a)».

3. Il rilascio dei nulla osta di distribuzione previsti dall’articolo 38, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ai produttori e agli importatori degli apparecchi e congegni da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e’ subordinato al versamento di un corrispettivo una tantum di 100 euro per ogni singolo apparecchio. Per il solo anno 2019, il corrispettivo una tantum previsto dall’articolo 24, comma 36, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e’ fissato in euro 200 per ogni singolo apparecchio.

4. In considerazione della previsione di cui all’articolo 1, comma 569, lettera b), e articolo 1, comma 1098, di cui alla legge 30 dicembre 2018, n. 145, l’introduzione della tessera sanitaria prevista dall’articolo 9-quater del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, sugli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, deve intendersi riferita agli apparecchi che consentono il gioco pubblico da ambiente remoto.

5. Per il solo anno 2019, i versamenti a titolo di prelievo erariale unico degli apparecchi e congegni da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, dovuti a titolo di primo, secondo e terzo acconto relativi al sesto bimestre

ai sensi dell’articolo 39, comma 13-bis, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326 e dell’articolo 6 del decreto direttoriale 1 luglio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22 luglio 2010, n. 169, sono maggiorati nella misura del 10 per cento ciascuno; il quarto versamento, dovuto a titolo di saldo, e’ ridotto dei versamenti effettuati a titolo di acconto, comprensivi delle dette maggiorazioni.

6. Al fine di contrastare piu’ efficacemente l’esercizio abusivo di giochi e scommesse offerti al pubblico e i fenomeni di disturbo da gioco d’azzardo patologico, all’articolo 4 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 1, le parole «con la reclusione da sei mesi a tre anni» ovunque ricorrono sono sostituite dalle seguenti: «con la

reclusione da tre a sei anni e con la multa da venti a cinquanta mila euro»;

b) le parole «Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato» dovunque compaiono sono sostituite dalle seguenti: «Agenzia delle dogane e dei monopoli»;

c) e’ aggiunto il seguente comma: «4-quater). L’Agenzia delle dogane e dei monopoli e’ tenuta alla realizzazione, in collaborazione con la Guardia di finanza e le altre forze di polizia, di un piano straordinario di controllo e contrasto all’attivita’ illegale di cui

ai precedenti commi con l’obiettivo di determinare l’emersione della raccolta di gioco illegale.».

7. All’articolo 110, comma 9, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, dopo la lettera f-ter) e’ aggiunta la seguente: «f-quater) chiunque, sul territorio nazionale, produce, distribuisce o installa o comunque mette a disposizione, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o in circoli o associazioni di qualunque specie, apparecchi destinati, anche indirettamente, a qualunque forma di gioco, anche di natura promozionale, non rispondenti alle caratteristiche di cui ai commi 6 e 7, e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro per ciascun apparecchio e con la chiusura dell’esercizio da trenta a sessanta giorni.».

Art. 28 Disposizioni finanziarie

1. Il Fondo per interventi strutturali di politica economica, di

cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n.

282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, e’ incrementato di 116,8 milioni per l’anno 2020 e di 356 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022.

2. Agli oneri derivanti dagli articoli 12, commi 1, 3, 4, 5, 6, 7,

8, lettera b), numeri 2) e 3), e dal comma 1 del presente articolo, pari a 6.297 milioni di euro per l’anno 2019, a 7.710,8 milioni di euro per l’anno 2020, a 7.458 milioni di euro per l’anno 2021 e a 7.619 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022, e dagli articoli 14, 15, 16, 17, 18, 20, 21, 23, 24, 26 e 27, comma 5, valutati in 4.719,1 milioni di euro per l’anno 2019, in 8.717,1 milioni di euro per l’anno 2020, in 9.266,5 milioni di euro per l’anno 2021, in 8.437,2 milioni di euro per l’anno 2022, in 6.646,7 milioni di euro per l’anno 2023, in 4.202,5 milioni di euro per l’anno 2024, in 3.279,5 milioni di euro per l’anno 2025, in 2.315,3 milioni di euro per l’anno 2026, in 2.685,8 milioni di euro per l’anno 2027 e in 2.214,2 milioni di euro annui decorrere dall’anno 2028, si provvede:

a) quanto a 6.527,9 milioni di euro per l’anno 2019, a 7.594 milioni di euro per l’anno 2020, a 7.535,2 milioni di euro per l’anno 2021 e 7.263 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 255, della legge 30 dicembre 2018, n. 145;

b) quanto a 3.968 milioni di euro per l’anno 2019, a 8.336 milioni di euro per l’anno 2020, a 8.684,0 milioni di euro per l’anno 2021, a 8.143,8 milioni di euro per l’anno 2022, a 6.394,1 milioni di euro per l’anno 2023, a 3.687,8 milioni di euro per l’anno 2024, a 3.027,9 milioni di euro per l’anno 2025, a 1.961,9 milioni di euro per l’anno 2026, a 2.439,6 milioni di euro per l’anno 2027 e a

1.936,6 milioni di euro annui decorrere dall’anno 2028, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 256, della legge 30 dicembre 2018, n. 145;

c) quanto a 520,2 milioni di euro per l’anno 2019, a 497,9 milioni di euro per l’anno 2020, a 505,3 milioni di euro per l’anno 2021, a 649,4 milioni di euro per l’anno 2022, a 608,6 milioni di euro per l’anno 2023, a 870,7 milioni di euro per l’anno 2024, a 607,6 milioni di euro per l’anno 2025, a 709,4 milioni di euro per l’anno 2026, a 602,2 milioni di euro per l’anno 2027 e a 633,6 milioni di euro annui decorrere dall’anno 2028, mediante corrispondente utilizzo delle maggiori entrate e delle minori spese derivanti dal presente decreto.

3. Fermo restando il monitoraggio di cui all’articolo 1, comma 257, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, l’INPS provvede, con cadenza mensile per il 2019 e trimestrale per gli anni seguenti, al monitoraggio del numero di domande per pensionamento relative alle misure di cui agli articoli 14, 15 e 16, inviando entro il 10 del

mese successivo al periodo di monitoraggio, la rendicontazione dei relativi oneri anche a carattere prospettico al Ministero del lavoro

e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze relativi alle domande accolte.

4. Ai sensi di quanto previsto all’articolo 1, comma 257, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, nel caso in cui emerga il verificarsi

di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto alle previsioni complessive di spesa del presente decreto, il Ministero dell’economia e delle finanze assume tempestivamente le conseguenti iniziative ai sensi dell’articolo 17, commi 12, 12-bis, 12-ter, 12-quater e 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196.

5. Ai fini dell’immediata attuazione del presente decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

6. Alle attivita’ previste dal presente decreto, con esclusione di quanto stabilito ai sensi dell’articolo 12, le amministrazioni pubbliche interessate provvedono nei limiti delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 29 Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 28 gennaio 2019 MATTARELLA

Conte, Presidente del Consiglio dei ministri

Di Maio, Ministro del lavoro e

delle politiche sociali

Tria, Ministro dell’economia e delle finanze

Bongiorno, Ministro per la pubblica amministrazione

Bonafede, Ministro della giustizia Visto, il Guardasigilli: Bonafede



LEGGE 28 marzo 2019, n. 26 

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in  materia  di  reddito  di cittadinanza e di pensioni

(GU n.75 del 29-3-2019)  Vigente al: 30-3-2019   

  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno approvato; 

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

                              Promulga  

la seguente legge: 

                               Art. 1 

  1. Il decreto-legge 28 gennaio 2019,  n.  4,  recante  disposizioni

urgenti in materia di reddito  di  cittadinanza  e  di  pensioni,  e’

convertito in legge con le modificazioni riportate in  allegato  alla

presente legge. 

  2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a  quello

della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 

  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara’  inserita

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla

osservare come legge dello Stato. 

    Data a Roma, addi’ 28 marzo 2019 

                                                             Allegato  

           Modificazioni apportate in sede di conversione  al decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 

All’articolo 1, comma 2, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo:  

    «La Pensione di cittadinanza puo’ essere concessa anche nei  casi

in cui il componente o i componenti del nucleo familiare di eta’ pari

o superiore a 67 anni, adeguata agli  incrementi  della  speranza  di

vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge 31  maggio  2010,

n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,  n.

122, convivano esclusivamente con una o piu’ persone in condizione di

disabilita’  grave  o   di   non   autosufficienza,   come   definite

dall’allegato 3 al regolamento di cui al decreto del  Presidente  del

Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, di eta’ inferiore  al

predetto requisito anagrafico». 

All’articolo 2: 

    al  comma  1,  lettera  a),  dopo  le  parole:   «il   componente

richiedente il  beneficio  deve  essere»  e’  inserita  la  seguente:

«cumulativamente»; 

    al  comma  1,  lettera  a),  numero  1),  dopo  le  parole:  «suo

familiare»  sono  inserite   le   seguenti:   «,   come   individuato

dall’articolo 2, comma 1,  lettera  b),  del  decreto  legislativo  6

febbraio 2007, n. 30,»; 

    al comma 1, lettera b): 

      al numero 1) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «; nel

caso di nuclei familiari con minorenni, l’ISEE e’ calcolato ai  sensi

dell’articolo 7 del medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei

ministri n. 159 del 2013»; 

      al numero  2),  dopo  le  parole:  «un  valore  del  patrimonio

immobiliare,» sono inserite le seguenti: «in Italia e all’estero,»; 

      al numero 3), le parole: «euro 5.000 per  ogni  componente  con

disabilita’, come definita» sono  sostituite  dalle  seguenti:  «euro

5.000 per ogni componente in condizione  di  disabilita’  e  di  euro

7.500 per ogni componente in condizione di disabilita’ grave o di non

autosufficienza, come definite»; 

    al comma 1, dopo la lettera c) e’ aggiunta la seguente: 

      «c-bis)  per  il   richiedente   il   beneficio,   la   mancata

sottoposizione a misura cautelare personale, anche adottata a seguito

di convalida  dell’arresto  o  del  fermo,  nonche’  la  mancanza  di

condanne  definitive,  intervenute  nei  dieci  anni  precedenti   la

richiesta, per taluno dei delitti indicati all’articolo 7, comma 3»; 

    dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: 

      «1-bis.  Ai  fini  dell’accoglimento  della  richiesta  di  cui

all’articolo 5 e con specifico riferimento ai  requisiti  di  cui  al

comma 1, lettera b), del presente articolo nonche’ per comprovare  la

composizione del nucleo  familiare,  in  deroga  all’articolo  3  del

regolamento di cui  al  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei

ministri  5  dicembre  2013,  n.  159,  i  cittadini  di  Stati   non

appartenenti   all’Unione   europea    devono    produrre    apposita

certificazione rilasciata  dalla  competente  autorita’  dello  Stato

estero, tradotta in  lingua  italiana  e  legalizzata  dall’autorita’

consolare italiana, in conformita’ a quanto disposto dall’articolo  3

del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica  28

dicembre 2000, n. 445, e dall’articolo 2 del regolamento  di  cui  al

decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394. 

      1-ter. Le disposizioni di cui al comma 1-bis non si  applicano:

a) nei confronti dei cittadini di Stati non  appartenenti  all’Unione

europea  aventi  lo  status  di  rifugiato   politico;   b)   qualora

convenzioni internazionali dispongano diversamente; c) nei  confronti

di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea  nei  quali

e’ oggettivamente impossibile acquisire le certificazioni di  cui  al

comma 1-bis. A tal fine, entro tre mesi  dalla  data  di  entrata  in

vigore della legge di conversione del presente decreto,  con  decreto

del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale,  e’

definito l’elenco dei Paesi nei quali non e’ possibile  acquisire  la

documentazione necessaria per la compilazione della DSU ai fini ISEE,

di cui al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n.

159 del 2013»; 

    il comma 3 e’ sostituito dal seguente: 

      «3. Non ha diritto al Rdc il componente  del  nucleo  familiare

disoccupato a seguito  di  dimissioni  volontarie,  nei  dodici  mesi

successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni  per

giusta causa»; 

      al comma 4, le parole da: «per ogni ulteriore componente»  fino

alla fine  del  comma  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «per  ogni

ulteriore componente di minore eta’,  fino  ad  un  massimo  di  2,1,

ovvero fino ad un massimo di 2,2 nel caso in cui nel nucleo familiare

siano presenti componenti in condizione di disabilita’ grave o di non

autosufficienza, come definite ai fini dell’ISEE»; 

      al comma 5, lettera a), sono aggiunte,  in  fine,  le  seguenti

parole:  «;  se  la  separazione  o   il   divorzio   sono   avvenuti

successivamente alla  data  del    settembre  2018,  il  cambio  di

residenza deve essere certificato da apposito verbale  della  polizia

locale»; 

      al comma 5, dopo la lettera a) e’ inserita la seguente: 

        «a-bis)  i  componenti  gia’  facenti  parte  di  un   nucleo

familiare come definito ai fini dell’ISEE, o del medesimo nucleo come

definito ai  fini  anagrafici,  continuano  a  farne  parte  ai  fini

dell’ISEE  anche  a  seguito  di  variazioni   anagrafiche,   qualora

continuino a risiedere nella medesima abitazione»; 

        al comma 8, primo periodo, le parole: «, di cui  all’articolo

  sono   sostituite   dalle   seguenti:   «e   dell’indennita’   di

disoccupazione  per  i  lavoratori  con  rapporto  di  collaborazione

coordinata  (DIS-COLL),  di  cui  rispettivamente  all’articolo  1  e

all’articolo 15». 

All’articolo 3: 

    al comma 4, secondo periodo, sono aggiunte, in fine, le  seguenti

parole: «, fatto salvo quanto previsto al terzo periodo»; 

    al comma 7, le parole: «per ogni  singolo  componente  il  nucleo

familiare maggiorenne, a decorrere dai termini di cui all’articolo 5»

sono  sostituite  dalle  seguenti:  «per  ogni   singolo   componente

maggiorenne  del  nucleo  familiare,  con  la   decorrenza   prevista

dall’articolo 5»; 

    al comma 8, l’ultimo periodo e’ sostituito dal seguente: «L’avvio

dell’attivita’  di  lavoro  dipendente  e’  comunque  comunicato  dal

lavoratore all’INPS secondo  modalita’  definite  dall’Istituto,  che

mette  l’informazione  a  disposizione  delle  piattaforme   di   cui

all’articolo 6, comma 1»; 

    al comma 9, al primo periodo, le parole: «per  il  tramite  della

Piattaforma digitale per il Patto per il lavoro di  cui  all’articolo

6, comma 2, ovvero di persona presso i  centri  per  l’impiego»  sono

sostituite dalle seguenti: «secondo modalita’ definite dall’Istituto,

che mette l’informazione a  disposizione  delle  piattaforme  di  cui

all’articolo 6, comma 1» e, al terzo  periodo,  dopo  le  parole:  «A

titolo di incentivo» sono inserite le seguenti: «non  cumulabile  con

l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4»; 

    al comma 11, le parole: «di cui all’articolo 2, comma 1,  lettere

b) e c)» sono sostituite dalle  seguenti:  «di  cui  all’articolo  2,

comma 1, lettera b), numero 2), e  lettera  c).  Con  riferimento  al

patrimonio  mobiliare,  come  definito  ai  fini  dell’ISEE,  di  cui

all’articolo  2,  comma  1,  lettera  b),  numero   3),   l’eventuale

variazione patrimoniale che comporti  la  perdita  dei  requisiti  e’

comunicata entro il 31 gennaio relativamente all’anno precedente, ove

non gia’ compresa nella DSU. La perdita  dei  requisiti  si  verifica

anche nel caso  di  acquisizione  del  possesso  di  somme  o  valori

superiori alle soglie di cui all’articolo 2,  comma  1,  lettera  b),

numero 3), a seguito di donazione, successione o vincite, fatto salvo

quanto previsto dall’articolo 5, comma 6, e  deve  essere  comunicata

entro quindici giorni dall’acquisizione»; 

    al comma 13 e’  aggiunto,  in  fine,  il  seguente  periodo:  «La

medesima riduzione  del  parametro  della  scala  di  equivalenza  si

applica nei  casi  in  cui  faccia  parte  del  nucleo  familiare  un

componente sottoposto a misura cautelare o condannato per taluno  dei

delitti indicati all’articolo 7, comma 3»; 

    al comma 15, le parole: «Con decreto del Ministro  del  lavoro  e

delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia  e

delle finanze, da adottarsi entro tre mesi dalla data di  entrata  in

vigore del presente decreto, sono stabilite  le  modalita’  con  cui,

mediante il monitoraggio delle spese effettuate sulla Carta Rdc» sono

sostituite dalle seguenti: «Con decreto del  Ministro  del  lavoro  e

delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia  e

delle  finanze,  sentito  il  Garante  per  la  protezione  dei  dati

personali, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore

del presente decreto, sono stabilite le modalita’ con  cui,  mediante

il monitoraggio dei soli importi complessivamente spesi  e  prelevati

sulla Carta Rdc». 

All’articolo 4: 

    al comma 2, al primo periodo, le parole: «o di  formazione»  sono

sostituite dalle seguenti: «, ferma restando per  il  componente  con

disabilita’ interessato la possibilita’ di richiedere  la  volontaria

adesione   a   un   percorso   personalizzato   di    accompagnamento

all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale,  secondo  quanto

previsto al comma 1, essendo inteso che  tale  percorso  deve  tenere

conto delle condizioni e necessita’  specifiche  dell’interessato»  e

dopo il secondo periodo e’ aggiunto il seguente:  «I  componenti  con

disabilita’ possono manifestare la loro disponibilita’ al  lavoro  ed

essere destinatari di offerte  di  lavoro  alle  condizioni,  con  le

percentuali e con le tutele previste dalla legge 12  marzo  1999,  n.

68»; 

    al comma 3, al primo periodo sono aggiunte, in fine, le  seguenti

parole: «, nonche’ i lavoratori di cui al comma  15-quater  e  coloro

che frequentano corsi di formazione, oltre  a  ulteriori  fattispecie

identificate in sede di Conferenza unificata di  cui  all’articolo  8

del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281» e al secondo  periodo

sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «,  anche  all’esito  del

primo periodo di applicazione del Rdc»; 

    al comma 4, le  parole:  «disponibilita’  al  lavoro  di  persona

tramite  l’apposita  piattaforma  digitale»  sono  sostituite   dalle

seguenti: «disponibilita’ al lavoro  tramite  l’apposita  piattaforma

digitale» e le parole:  «anche  per  il  tramite  degli  istituti  di

patronato convenzionati, ovvero presso i centri per l’impiego,»  sono

sostituite  dalle  seguenti:  «ovvero  con  le   modalita’   di   cui

all’articolo 19, comma 1, e all’articolo 21,  comma  1,  del  decreto

legislativo 14 settembre 2015, n. 150,»; 

    il comma 5 e’ sostituito dai seguenti: 

      «5. I componenti dei nuclei familiari beneficiari,  tra  quelli

tenuti agli obblighi ai sensi del comma 2, sono  individuati  e  resi

noti ai  centri  per  l’impiego  per  il  tramite  della  piattaforma

digitale di cui all’articolo 6, comma 2,  affinche’  siano  convocati

entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio, se in  possesso

di uno o piu’ dei seguenti requisiti al momento della  richiesta  del

Rdc: 

        a) assenza di occupazione da non piu’ di due anni; 

        b)  essere  beneficiario  della   NASpI   ovvero   di   altro

ammortizzatore sociale per la disoccupazione  involontaria  o  averne

terminato la fruizione da non piu’ di un anno; 

        c) aver sottoscritto  negli  ultimi  due  anni  un  patto  di

servizio attivo presso i centri per l’impiego ai sensi  dell’articolo

20 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150; 

        d) non aver sottoscritto un progetto personalizzato ai  sensi

dell’articolo 6 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147. 

      5-bis.  Per  il  tramite  della  piattaforma  digitale  di  cui

all’articolo 6, comma 2,  sono  altresi’  resi  noti  ai  centri  per

l’impiego i  beneficiari  del  Rdc  maggiorenni  e  di  eta’  pari  o

inferiore a 29 anni, indipendentemente dal possesso dei requisiti  di

cui al comma 5 del presente articolo e dall’eventuale presa in carico

del nucleo familiare di appartenenza ai sensi del comma 12, affinche’

siano convocati entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio. 

      5-ter. La piattaforma digitale di cui all’articolo 6, comma  2,

oltre ai soggetti di cui ai commi 5 e 5-bis  del  presente  articolo,

rende noto ai centri per l’impiego anche l’elenco dei beneficiari del

Rdc che siano componenti dei  nuclei  familiari  dei  soggetti  nelle

condizioni di cui al comma 5 e  che  abbiano  reso  dichiarazione  di

immediata disponibilita’ al lavoro ai sensi  del  comma  4  affinche’

siano convocati nei termini previsti dalla legislazione vigente. 

      5-quater. Nel caso in cui l’operatore del centro per  l’impiego

ravvisi che nel nucleo familiare dei beneficiari nelle condizioni  di

cui al comma 5 siano presenti  particolari  criticita’  in  relazione

alle quali sia difficoltoso l’avvio di un percorso di inserimento  al

lavoro, per il tramite della piattaforma digitale di cui all’articolo

6, comma 2, invia il richiedente ai servizi comunali  competenti  per

il contrasto della poverta’, che si coordinano a  livello  di  ambito

territoriale, per la valutazione multidimensionale di  cui  al  comma

11. L’invio del richiedente deve essere corredato  delle  motivazioni

che l’hanno determinato in esito agli incontri presso il  centro  per

l’impiego. Al fine di assicurare  omogeneita’  di  trattamento,  sono

definiti con il medesimo accordo in sede di Conferenza  unificata  di

cui al comma 3 i principi e i criteri generali da adottare in sede di

valutazione per l’identificazione  delle  condizioni  di  particolare

criticita’ di cui al presente comma»; 

    il comma 6 e’ sostituito dal seguente: 

      «6. Qualora i soggetti di cui ai commi 5 e  5-bis  non  abbiano

gia’ presentato la dichiarazione di immediata disponibilita’  di  cui

al comma 4, la rendono all’atto del primo incontro presso  il  centro

per l’impiego. In tale sede sono individuati eventuali componenti del

nucleo familiare esonerati dagli obblighi ai sensi del comma 3, fatta

salva la valutazione di bisogni sociali o socio-sanitari connessi  ai

compiti di cura»; 

      al comma 7, al primo periodo, le parole: «I beneficiari di  cui

ai commi 5 e 6» sono sostituite dalle seguenti: «I beneficiari di cui

ai commi 5,  5-bis  e  5-ter»,  le  parole:  «leggi  regionali»  sono

sostituite dalle seguenti: «provvedimenti  regionali»  e  le  parole:

«che assume le caratteristiche del patto di  servizio  personalizzato

di cui all’articolo 20 del medesimo decreto legislativo  n.  150  del

2015, integrate con le condizioni di cui al comma 8, lettera b)» sono

sostituite  dalle  seguenti:  «che  equivale  al  patto  di  servizio

personalizzato  di  cui  all’articolo   20   del   medesimo   decreto

legislativo n. 150 del 2015. Il Patto per il  lavoro  deve  contenere

gli obblighi e gli impegni previsti dal comma 8, lettera  b)»  e,  al

terzo periodo, le parole: «sentito l’ANPAL,»  sono  sostituite  dalle

seguenti: «sentita l’Agenzia nazionale per le  politiche  attive  del

lavoro (ANPAL)»; 

      al comma 8, la lettera a) e’ sostituita dalla seguente: 

        «a) collaborare alla definizione del Patto per il lavoro»; 

      al comma 8, lettera b): 

        al numero 1), dopo le parole: «di cui all’articolo  6,  comma

1,» sono inserite le seguenti:  «anche  per  il  tramite  di  portali

regionali, se presenti,» e dopo  le  parole:  «quale  supporto  nella

ricerca» e’ inserita la seguente: «attiva»; 

        al numero 2), le parole: «svolgere ricerca attiva del lavoro,

secondo le» sono sostituite dalle seguenti: «svolgere ricerca  attiva

del lavoro, verificando la  presenza  di  nuove  offerte  di  lavoro,

secondo le ulteriori»; 

        al  numero  3),  le  parole:  «ai  corsi  di   formazione   o

riqualificazione  professionale,   ovvero   progetti   per   favorire

l’auto-imprenditorialita’, secondo le modalita’ individuate nel Patto

per il lavoro, tenuto conto  del  bilancio  delle  competenze,  delle

inclinazioni professionali o  di  eventuali  specifiche  propensioni»

sono sostituite dalle seguenti: «alle attivita’ individuate nel Patto

per il lavoro»; 

      al comma 9: 

        alla lettera a), le parole: «in cento» sono sostituite  dalle

seguenti: «nel limite temporale massimo di cento»; 

        la lettera d) e’ sostituita dalla seguente: 

          «d) esclusivamente nel caso in  cui  nel  nucleo  familiare

siano presenti componenti con  disabilita’,  come  definita  ai  fini

dell’ISEE, non operano le previsioni di cui alle lettere b) e  c)  e,

in deroga alle previsioni  di  cui  alla  lettera  a)  relative  alle

offerte successive  alla  prima,  indipendentemente  dal  periodo  di

fruizione del beneficio,  l’offerta  e’  congrua  se  non  eccede  la

distanza di cento chilometri dalla residenza del beneficiario»; 

        dopo la lettera d) e’ aggiunta la seguente: 

          «d-bis) esclusivamente nel caso in cui nel nucleo familiare

siano  presenti  figli  minori,  anche  qualora  i   genitori   siano

legalmente separati, non operano le previsioni di cui alla lettera c)

e, in deroga alle previsioni  di  cui  alle  lettere  a)  e  b),  con

esclusivo riferimento alla terza offerta, l’offerta e’ congrua se non

eccede la distanza di duecentocinquanta  chilometri  dalla  residenza

del beneficiario. Le previsioni di cui alla presente lettera  operano

esclusivamente  nei  primi  ventiquattro   mesi   dall’inizio   della

fruizione del beneficio, anche in caso di rinnovo dello stesso»; 

      dopo il comma 9 e’ inserito il seguente: 

        «9-bis. All’articolo 25, comma 1,  lettera  d),  del  decreto

legislativo n. 150 del 2015  sono  aggiunte,  in  fine,  le  seguenti

parole: “, ovvero, per i  beneficiari  di  Reddito  di  cittadinanza,

superiore di almeno il 10 per cento  rispetto  al  beneficio  massimo

fruibile  da  un  solo  individuo,  inclusivo  della  componente   ad

integrazione del  reddito  dei  nuclei  residenti  in  abitazione  in

locazione”»; 

        al comma 11, il primo periodo e’ sostituito dal seguente:  «I

nuclei  familiari  beneficiari  che  non  abbiano  componenti   nelle

condizioni di cui al comma 5 sono individuati e  resi  noti,  per  il

tramite della piattaforma istituita presso il Ministero del lavoro  e

delle politiche sociali ai sensi dell’articolo 6, comma 1, ai comuni,

che si coordinano a livello di ambito territoriale,  affinche’  siano

convocati, entro trenta giorni dal riconoscimento del beneficio,  dai

servizi competenti per il contrasto della poverta’»; 

        al comma 12, primo  periodo,  le  parole:  «e  i  beneficiari

sottoscrivono  il  Patto  per  il  lavoro,»  sono  sostituite   dalle

seguenti: «e i beneficiari sono ad essi  resi  noti  per  il  tramite

delle piattaforme di cui all’articolo  6  per  la  definizione  e  la

sottoscrizione del Patto per il lavoro»; 

      al comma 15: 

        al primo periodo, le parole:  «In  coerenza  con  il  profilo

professionale del beneficiario, con  le  competenze  acquisite»  sono

sostituite  dalle  seguenti:   «In   coerenza   con   le   competenze

professionali del beneficiario e con quelle acquisite» e  le  parole:

«non superiore al numero di otto  ore  settimanali»  sono  sostituite

dalle seguenti: «non inferiore al numero  di  otto  ore  settimanali,

aumentabili fino ad un  numero  massimo  di  sedici  ore  complessive

settimanali con il consenso di entrambe le parti»; 

        al terzo periodo, le parole: «I comuni, entro sei mesi  dalla

data di entrata in vigore  del  presente  decreto,  predispongono  le

procedure amministrative utili per l’istituzione dei progetti di  cui

al presente comma e» sono sostituite dalle seguenti: «Le forme  e  le

caratteristiche, nonche’ le modalita’ di attuazione dei  progetti  di

cui al presente comma sono definite  con  decreto  del  Ministro  del

lavoro e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza

unificata di cui all’articolo 8 del  decreto  legislativo  28  agosto

1997, n. 281, da adottare entro sei mesi dalla  data  di  entrata  in

vigore della legge di conversione del presente decreto. I comuni»; 

      dopo il comma 15 sono aggiunti i seguenti: 

        «15-bis. I centri per l’impiego, le agenzie per il  lavoro  e

gli enti di formazione registrano nelle piattaforme digitali  di  cui

all’articolo 6, comma 1, le competenze acquisite dal beneficiario  in

ambito formale, non formale  ed  informale  di  cui  al  decreto  del

Ministro del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  30  giugno  2015,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 166 del 20 luglio 2015. 

        15-ter. All’attuazione delle disposizioni  di  cui  al  comma

15-bis si provvede con le risorse umane,  finanziarie  e  strumentali

disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o  maggiori  oneri  a

carico della finanza pubblica. 

        15-quater. Per le finalita’ di cui al presente decreto  e  ad

ogni altro fine, si considerano in stato di  disoccupazione  anche  i

lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde

a un’imposta lorda pari o  inferiore  alle  detrazioni  spettanti  ai

sensi dell’articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi,  di

cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre  1986,  n.

917. 

        15-quinquies. La convocazione dei beneficiari  da  parte  dei

centri per l’impiego e dei comuni, singoli o associati,  puo’  essere

effettuata anche con mezzi informali, quali messaggistica  telefonica

o posta elettronica, secondo modalita’ definite con accordo  in  sede

di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo

28 agosto 1997, n. 281». 

All’articolo 5: 

    al comma 1: 

      dopo il terzo periodo sono inseriti i seguenti:  «Le  richieste

del Rdc e della Pensione di cittadinanza  possono  essere  presentate

presso gli istituti di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001,  n.

152, e valutate  come  al  numero  8  della  tabella  D  allegata  al

regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro, della salute e

delle politiche sociali 10  ottobre  2008,  n.  193.  Dall’attuazione

delle disposizioni di cui al precedente periodo non  devono  derivare

nuovi o maggiori oneri a carico della finanza  pubblica,  nei  limiti

del finanziamento previsto dall’articolo 13, comma  9,  della  citata

legge n. 152 del 2001.»; 

      al quarto periodo, le parole: «sentito il Ministero del  lavoro

e delle politiche sociali,» sono sostituite dalle seguenti:  «sentiti

il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Garante per la

protezione dei dati personali,»; 

    al comma 2: 

      al primo periodo, dopo le parole: «Con decreto del Ministro del

lavoro e delle politiche  sociali»  sono  inserite  le  seguenti:  «,

sentito il Garante per la protezione dei dati personali,»; 

      il secondo periodo e’ sostituito  dal  seguente:  «In  sede  di

prima applicazione e nelle more dell’adozione del decreto di  cui  al

primo periodo, al fine di  favorire  la  conoscibilita’  della  nuova

misura, l’INPS e’ autorizzato ad  inviare  comunicazioni  informative

sul  Rdc  ai  nuclei  familiari  che,  a  seguito   dell’attestazione

dell’ISEE, presentino valori  dell’indicatore  e  di  sue  componenti

compatibili con quelli di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b).»; 

    al comma 3: 

      al secondo periodo, le parole: «sulla base  delle  informazioni

disponibili nei propri archivi  e  in  quelli  delle  amministrazioni

collegate»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «sulla   base   delle

informazioni pertinenti disponibili nei propri archivi  e  in  quelli

delle amministrazioni titolari dei dati»; 

      al terzo periodo, le parole: «le informazioni rilevanti ai fini

della concessione» sono sostituite dalle seguenti:  «le  informazioni

necessarie ai fini della concessione»; 

      dopo  il  terzo  periodo  e’   inserito   il   seguente:   «Con

provvedimento dell’INPS, sentito il Garante  per  la  protezione  dei

dati  personali,  sono  definite,  ove  non  gia’  disciplinate,   la

tipologia dei dati, le modalita’ di acquisizione e le misure a tutela

degli interessati.»; 

      al comma 4, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le  seguenti

parole: «, secondo modalita’ definite  mediante  accordo  sancito  in

sede di Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali»; 

    al comma 6: 

      al sesto periodo, le parole: «Al fine di  contrastare  fenomeni

di ludopatia,» sono sostituite dalle seguenti: «Al fine di  prevenire

e contrastare fenomeni di impoverimento e l’insorgenza  dei  disturbi

da gioco d’azzardo (DGA),»; 

      il settimo periodo e’ sostituito dal seguente: «Le informazioni

sulle movimentazioni sulla Carta Rdc, prive dei  dati  identificativi

dei beneficiari, possono essere utilizzate dal Ministero del lavoro e

delle politiche sociali a fini statistici e di ricerca scientifica»; 

    dopo il comma 6 e’ inserito il seguente: 

      «6-bis. La Pensione di cittadinanza  puo’  essere  erogata  con

modalita’ diverse da quelle di cui al comma 6, mediante gli strumenti

ordinariamente in uso per il pagamento delle pensioni.  Le  modalita’

di attuazione del presente comma sono individuate con il  decreto  di

cui all’articolo 3, comma 7». 

All’articolo 6: 

    il comma 1 e’ sostituito dal seguente: 

      «1. Al fine di consentire l’attivazione e la gestione dei Patti

per il lavoro e dei Patti per l’inclusione  sociale,  assicurando  il

rispetto  dei  livelli  essenziali  delle  prestazioni,  nonche’  per

finalita’ di  analisi,  monitoraggio,  valutazione  e  controllo  del

programma del Rdc, e’ istituito presso  il  Ministero  del  lavoro  e

delle  politiche  sociali  il  Sistema  informativo  del  Reddito  di

cittadinanza.  Nell’ambito  del  Sistema  informativo   operano   due

apposite piattaforme digitali dedicate al Rdc,  una  presso  l’ANPAL,

per il coordinamento dei centri per l’impiego, e  l’altra  presso  il

Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per il  coordinamento

dei  comuni,  in  forma   singola   o   associata.   Le   piattaforme

rappresentano strumenti per rendere disponibili le informazioni  alle

amministrazioni centrali e ai  servizi  territoriali  coinvolti,  nel

rispetto dei principi di minimizzazione,  integrita’  e  riservatezza

dei dati personali. A tal fine, con decreto del Ministro del lavoro e

delle  politiche  sociali,  sentiti  l’ANPAL  e  il  Garante  per  la

protezione dei dati personali, previa intesa in  sede  di  Conferenza

unificata di cui all’articolo 8 del  decreto  legislativo  28  agosto

1997, n. 281, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata

in vigore del presente decreto, e’ predisposto un  piano  tecnico  di

attivazione e interoperabilita’ delle piattaforme e sono  individuati

misure appropriate e specifiche a tutela degli  interessati,  nonche’

modalita’ di accesso selettivo alle informazioni  necessarie  per  il

perseguimento  delle  specifiche  finalita’  e  adeguati   tempi   di

conservazione dei dati»; 

      al comma 2,  capoverso  d-bis),  sono  aggiunte,  in  fine,  le

seguenti  parole:  «,   implementata   attraverso   il   sistema   di

cooperazione applicativa con  i  sistemi  informativi  regionali  del

lavoro»; 

      dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: 

        «2-bis. Le regioni dotate di un proprio sistema  informativo,

accessibile in forma integrata dai servizi delle politiche del lavoro

e  delle  politiche  sociali  ed  eventualmente  da  altri   servizi,

concordano con le piattaforme di cui  al  comma  1  le  modalita’  di

colloquio e di trasmissione delle informazioni in modo  da  garantire

l’interoperabilita’ dei sistemi,  anche  attraverso  la  cooperazione

applicativa»; 

    al comma 3: 

      al primo periodo, le parole: «l’INPS mette a disposizione delle

piattaforme di cui  al  comma    sono  sostituite  dalle  seguenti:

«l’INPS mette a disposizione del Sistema informativo di cui al  comma

1, secondo termini e modalita’ definiti con  il  decreto  di  cui  al

medesimo comma 1,» e le parole: «e ogni altra  informazione  relativa

ai beneficiari del  Rdc  funzionale  alla  attuazione  della  misura,

incluse quelle di cui all’articolo 4, comma 5,  e  altre  utili  alla

profilazione occupazionale» sono sostituite dalle seguenti:  «e  ogni

altra  informazione  relativa  ai  beneficiari  del  Rdc   necessaria

all’attuazione della misura, incluse quelle di  cui  all’articolo  4,

comma 5, e alla profilazione occupazionale»; 

      al secondo periodo, le parole: «Le piattaforme presso l’ANPAL e

presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali condividono,

rispettivamente, con i centri per l’impiego e  con  i  comuni,»  sono

sostituite dalle seguenti: «Mediante le piattaforme presso l’ANPAL  e

presso il Ministero del lavoro e delle politiche  sociali  sono  rese

disponibili, rispettivamente, ai centri per l’impiego  e  ai  comuni,

che si coordinano a livello di ambito territoriale,»; 

    al comma 4: 

      all’alinea, al primo periodo, le parole  da:  «dai  centri  per

l’impiego,»  fino  alla  fine  del  periodo  sono  sostituite   dalle

seguenti: «tra i centri per l’impiego, i soggetti accreditati di  cui

all’articolo 12 del decreto legislativo n. 150 del  2015,  i  comuni,

che si coordinano a  livello  di  ambito  territoriale,  l’ANPAL,  il

Ministero del lavoro e delle  politiche  sociali  e  l’INPS,  secondo

termini e modalita’ definiti con il decreto di cui al comma 1» e,  al

secondo periodo, le parole: «alle piattaforme» sono sostituite  dalle

seguenti: «mediante le piattaforme»; 

      alla lettera c), le parole da: «di dar luogo»  fino  alla  fine

della lettera sono sostituite dalle  seguenti:  «di  dar  luogo  alle

sanzioni  di  cui  all’articolo  7,  entro  dieci  giorni  lavorativi

dall’accertamento dell’evento  da  sanzionare,  per  essere  messe  a

disposizione  dell’INPS  ai  fini  dell’irrogazione  delle   suddette

sanzioni»; 

    la lettera f) e’ sostituita dalla seguente: 

      «f) ogni altra informazione, individuata con il decreto di  cui

al comma 1, necessaria a monitorare l’attuazione  dei  Patti  per  il

lavoro e dei Patti per l’inclusione sociale, incluse le  informazioni

rilevanti riferite ai componenti il nucleo beneficiario in esito alla

valutazione multidimensionale di cui all’articolo 4, comma 11,  anche

ai fini di verifica e controllo del rispetto dei  livelli  essenziali

delle prestazioni di cui all’articolo 4, comma 14»; 

    al comma 5: 

      all’alinea, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le  seguenti

parole: «, secondo termini e modalita’ definiti con il decreto di cui

al comma 1»; 

      alla lettera b), le parole: «condivisione  tra  i  comuni  e  i

centri per l’impiego» sono sostituite dalle seguenti:  «comunicazione

da parte dei comuni ai centri per l’impiego»; 

      alla lettera d), le parole: «condivisione  delle  informazioni»

sono  sostituite  dalle  seguenti:  «messa   a   disposizione   delle

informazioni»; 

    il comma 6 e’ sostituito dal seguente: 

      «6. Il Ministero del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  di

concerto con il Ministero  dell’economia  e  delle  finanze,  stipula

apposite convenzioni con la Guardia di finanza per  le  attivita’  di

controllo nei confronti dei  beneficiari  del  Rdc,  nonche’  per  il

monitoraggio  delle  attivita’  degli  enti  di  formazione  di   cui

all’articolo 8, comma 2,  da  svolgere  nell’ambito  delle  ordinarie

funzioni di polizia economico-finanziaria  esercitate  ai  sensi  del

decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68. Per le  suddette  finalita’

ispettive, la Guardia di finanza accede, senza nuovi o maggiori oneri

per la finanza pubblica, al Sistema informativo di cui  al  comma  1,

ivi compreso il Sistema  informativo  unitario  dei  servizi  sociali

(SIUSS), di cui all’articolo 24 del decreto legislativo 15  settembre

2017, n. 147»; 

    dopo il comma 6 sono inseriti i seguenti: 

      «6-bis. Allo scopo di potenziare le attivita’ di controllo e di

monitoraggio di cui al comma  6,  la  dotazione  organica  del  ruolo

ispettori del Corpo della guardia di finanza e’ incrementata di cento

unita’. 

      6-ter. In relazione a  quanto  previsto  dal  comma  6-bis,  e’

autorizzata,  in  aggiunta  alle  facolta’  assunzionali  previste  a

legislazione vigente, con decorrenza  non  anteriore  al    ottobre

2019, l’assunzione straordinaria di cento  unita’  di  personale  del

ruolo ispettori del  Corpo  della  guardia  di  finanza.  Agli  oneri

derivanti dall’attuazione del presente comma, pari a euro 511.383 per

l’anno 2019, a euro 3.792.249 per l’anno 2020, a euro  4.604.146  per

l’anno 2021, a euro 5.293.121 per l’anno 2022, a euro  5.346.462  per

l’anno 2023 e a euro 5.506.482 annui a decorrere dall’anno  2024,  si

provvede mediante corrispondente  riduzione  dello  stanziamento  del

fondo speciale di parte  corrente  iscritto,  ai  fini  del  bilancio

triennale 2019-2021, nell’ambito del programma “Fondi  di  riserva  e

speciali”  della  missione  “Fondi  da  ripartire”  dello  stato   di

previsione del Ministero dell’economia e  delle  finanze  per  l’anno

2019, allo scopo parzialmente utilizzando  l’accantonamento  relativo

al medesimo Ministero quanto a euro 511.383 per l’anno 2019,  a  euro

3.792.249 per l’anno 2020  e  a  euro  5.506.482  annui  a  decorrere

dall’anno 2021. 

      6-quater. All’articolo 33, comma 1, del decreto legislativo  12

maggio 1995, n. 199, le parole: “, a decorrere dal 1° gennaio  2017,”

sono soppresse e le parole: “23.602  unita'”  sono  sostituite  dalle

seguenti: “23.702 unita'”. 

      6-quinquies. All’articolo 36, comma 10, lettera b), del decreto

legislativo 29 maggio 2017, n. 95, le parole:  “28.602  unita'”  sono

sostituite dalle seguenti: “28.702 unita'”»; 

    al comma 7: 

      al primo periodo, dopo le parole: «dall’ANPAL, dai  centri  per

l’impiego,»  sono  inserite  le  seguenti:  «dalle  regioni  e  dalle

province autonome di Trento e di Bolzano,»; 

      al secondo periodo, le parole: «Con riferimento alle  attivita’

dei  comuni   di   cui   al   presente   articolo,   strumentali   al

soddisfacimento dei livelli essenziali di cui all’articolo  4,  comma

14, gli eventuali oneri sono a  valere  sul»  sono  sostituite  dalle

seguenti: «Alle attivita’ dei comuni di  cui  al  presente  articolo,

strumentali  al  soddisfacimento  dei  livelli  essenziali   di   cui

all’articolo 4, comma  14,  si  provvede  nei  limiti  delle  risorse

disponibili sul» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «,  ad

esclusione della quota del medesimo Fondo destinata al  rafforzamento

degli interventi e dei servizi sociali ai sensi dell’articolo  7  del

decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147»; 

    dopo il comma 8 sono aggiunti i seguenti: 

      «8-bis. Al regolamento di cui al  decreto  del  Ministro  delle

finanze 31 maggio 1999, n. 164, come modificato dall’articolo 35  del

decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, e dall’articolo 1 della

legge  28  dicembre  2015,  n.  208,  sono  apportate   le   seguenti

modificazioni: 

        a) all’articolo 7, il comma 2-ter e’ abrogato; 

        b) all’articolo 10, comma  3,  le  parole:  “la  mancanza  di

almeno  uno  dei  requisiti”  sono  sostituite  dalle  seguenti:  “la

mancanza del requisito” e le parole: “e comma 2-ter” sono soppresse. 

      8-ter. Il comma 3 dell’articolo 35 del decreto  legislativo  21

novembre 2014, n. 175, e’ abrogato»; 

      alla rubrica sono aggiunte, in fine,  le  seguenti  parole:  «e

disposizioni sui centri di assistenza fiscale». 

All’articolo 7: 

    al comma 3, le parole: «per quello previsto dall’articolo 640-bis

del codice  penale»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «per  quelli

previsti dagli articoli 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter,  422

e  640-bis  del  codice  penale,  nonche’  per  i  delitti   commessi

avvalendosi delle condizioni previste dal predetto  articolo  416-bis

ovvero al fine di agevolare l’attivita’ delle  associazioni  previste

dallo stesso articolo»; 

    al comma 5: 

      alla lettera a), dopo le parole: «di cui all’articolo 4,  commi

4 e 6» sono inserite le  seguenti:  «,  anche  a  seguito  del  primo

incontro presso il centro  per  l’impiego  ovvero  presso  i  servizi

competenti per il contrasto della poverta’»; 

      la lettera h) e’ sostituita dalla seguente: 

        «h) viene trovato, nel corso delle attivita’ ispettive svolte

dalle competenti autorita’, intento a svolgere  attivita’  di  lavoro

dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa  in  assenza

delle  comunicazioni  obbligatorie  di  cui  all’articolo  9-bis  del

decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni,

dalla legge 28 novembre 1996,  n.  608,  ovvero  altre  attivita’  di

lavoro autonomo o di impresa, in assenza delle comunicazioni  di  cui

all’articolo 3, comma 9»; 

    al comma 10: 

      al primo periodo, le parole:  «e’  effettuato  dall’INPS»  sono

sostituite dalle seguenti: «sono effettuati dall’INPS»; 

      al secondo periodo, le parole da: «sono  riversate»  fino  alla

fine del periodo sono  sostituite  dalle  seguenti:  «sono  riversati

dall’INPS all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati

al Fondo per il reddito di  cittadinanza,  di  cui  all’articolo  12,

comma 1»; 

      al comma 12, dopo le  parole:  «I  centri  per  l’impiego  e  i

comuni» sono inserite le seguenti: «, nell’ambito  dello  svolgimento

delle attivita’ di loro competenza,» e le parole: «entro e non  oltre

cinque giorni lavorativi dal verificarsi dell’evento  da  sanzionare»

sono  sostituite  dalle  seguenti:  «entro  dieci  giorni  lavorativi

dall’accertamento dell’evento da sanzionare»; 

      al comma 13, dopo le parole: «la  mancata  comunicazione»  sono

inserite le seguenti: «dell’accertamento»; 

      al  comma  14,  le  parole:  «i  centri  per  l’impiego,»  sono

soppresse; 

      al comma 15, dopo le parole: «I comuni sono responsabili»  sono

inserite le seguenti: «, secondo modalita’ definite  nell’accordo  di

cui all’articolo 5, comma 4,»; 

      dopo il comma 15 sono aggiunti i seguenti: 

        «15-bis. All’articolo 3, comma 3-quater, del decreto-legge 22

febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla  legge  23

aprile 2002, n. 73, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “o di

lavoratori  beneficiari  del  Reddito  di  cittadinanza  di  cui   al

decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4″. 

        15-ter.  Al  fine  di  consentire  un  efficace   svolgimento

dell’attivita’ di vigilanza  sulla  sussistenza  di  circostanze  che

comportino la decadenza o la riduzione del beneficio nonche’ su altri

fenomeni di violazione in materia di lavoro e  legislazione  sociale,

tenuto conto di quanto disposto dagli articoli  6,  comma  3,  e  11,

comma 5, del decreto legislativo 14 settembre  2015,  n.  149,  dando

piena  attuazione   al   trasferimento   delle   funzioni   ispettive

all’Ispettorato nazionale del lavoro,  il  personale  dirigenziale  e

ispettivo del medesimo Ispettorato ha accesso a tutte le informazioni

e le banche dati, sia in  forma  analitica  che  aggregata,  trattate

dall’INPS, gia’ a disposizione del personale ispettivo dipendente dal

medesimo Istituto e, in ogni caso, alle informazioni  e  alle  banche

dati individuate nell’allegato A al presente decreto, integrabile con

decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il

Garante per la protezione dei dati personali. Con  provvedimento  del

direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro,  da  adottare  entro

sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di

conversione del presente decreto, sentiti l’INPS e il Garante per  la

protezione dei dati personali, sono individuati le categorie di dati,

le modalita’ di accesso, da effettuare  anche  mediante  cooperazione

applicativa, le misure a  tutela  degli  interessati  e  i  tempi  di

conservazione dei dati. 

        15-quater. Al fine di rafforzare l’attivita’ di contrasto del

lavoro irregolare nei confronti dei percettori del Rdc  che  svolgono

attivita’ lavorativa in  violazione  delle  disposizioni  legislative

vigenti, il contingente di personale dell’Arma dei carabinieri di cui

all’articolo 826, comma 1, del codice dell’ordinamento  militare,  di

cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e’  incrementato  di

65 unita’ in soprannumero rispetto all’organico a  decorrere  dal 

ottobre 2019. Conseguentemente, al medesimo articolo  826,  comma  1,

del codice di  cui  al  decreto  legislativo  n.  66  del  2010  sono

apportate le seguenti modificazioni: 

          a) all’alinea, le  parole:  “505  unita'”  sono  sostituite

dalle seguenti: “570 unita'”; 

          b) alla lettera  c),  il  numero:  “1”  e’  sostituito  dal

seguente: “2”; 

          c) alla lettera d), il  numero:  “169”  e’  sostituito  dal

seguente: “201”; 

          d) alla lettera e), il  numero:  “157”  e’  sostituito  dal

seguente: “176”; 

          e) alla lettera f), il  numero:  “171”  e’  sostituito  dal

seguente: “184”. 

        15-quinquies.  Al  fine  di  ripianare  i  livelli  di  forza

organica, l’Arma dei  carabinieri  e’  autorizzata  ad  assumere,  in

deroga alle ordinarie facolta’ assunzionali, un corrispondente numero

di unita’ di personale, ripartite in 32 unita’ del ruolo ispettori  e

in 33 unita’ del ruolo appuntati e carabinieri, a  decorrere  dal 

ottobre 2019. 

        15-sexies. Agli oneri  derivanti  dall’attuazione  del  comma

15-quinquies, pari a euro 342.004 per l’anno 2019, a  euro  2.380.588

per l’anno 2020, a euro 2.840.934 per l’anno 2021, a  euro  3.012.884

per l’anno 2022, a euro 3.071.208 per l’anno 2023, a  euro  3.093.316

per l’anno 2024 e a euro 3.129.006 annui a decorrere dall’anno  2025,

si provvede  mediante  corrispondente  riduzione  del  fondo  di  cui

all’articolo 1, comma 365, lettera b), della legge 11 dicembre  2016,

n. 232, come da ultimo rifinanziato ai sensi dell’articolo  1,  comma

298, della legge 30 dicembre 2018, n. 145. 

        15-septies. All’articolo 1,  comma  445,  lettera  a),  della

legge 30 dicembre 2018, n. 145, le parole:  “300  unita’  per  l’anno

2019, a 300 unita’ per l’anno 2020 e a 330 unita’  per  l’anno  2021″

sono sostituite dalle seguenti: “283 unita’ per l’anno  2019,  a  257

unita’ per l’anno 2020 e a 311 unita’ per l’anno  2021″,  le  parole:

“e’ integrato di euro 750.000 per l’anno 2019, di euro 1.500.000  per

l’anno 2020 e di euro 2.325.000 annui  a  decorrere  dall’anno  2021″

sono sostituite dalle seguenti: “e’ integrato  di  euro  728.750  per

l’anno 2019, di euro 1.350.000 per l’anno 2020 e  di  euro  2.037.500

annui a decorrere dall’anno 2021″ e le parole:  “Ai  relativi  oneri,

pari a euro 6.000.000 per l’anno 2019, a euro 24.000.000  per  l’anno

2020 e a euro 37.000.000  annui  a  decorrere  dall’anno  2021″  sono

sostituite dalle seguenti: “Ai relativi oneri, pari a euro  5.657.739

per l’anno  2019,  a  euro  21.614.700  per  l’anno  2020  e  a  euro

33.859.355 annui a decorrere dall’anno 2021″». 

    Dopo l’articolo 7 sono inseriti i seguenti: 

      «Art. 7-bis (Sanzioni in materia di  infedele  asseverazione  o

visto di conformita’). – 1. All’articolo 39,  comma  1,  del  decreto

legislativo 9  luglio  1997,  n.  241,  sono  apportate  le  seguenti

modificazioni: 

        a) la lettera a) e’ sostituita dalla seguente: 

          ” a) ai soggetti indicati nell’articolo 35  che  rilasciano

il visto di conformita’, ovvero l’asseverazione, infedele si  applica

la sanzione amministrativa da euro 258 ad euro  2.582.  Se  il  visto

infedele e’ relativo alla dichiarazione dei redditi presentata con le

modalita’ di cui all’articolo 13 del regolamento di  cui  al  decreto

del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, non si applica  la

sanzione  di  cui  al  periodo  precedente  e  i  soggetti   di   cui

all’articolo 35 sono tenuti al pagamento di una somma pari al 30  per

cento  della  maggiore  imposta  riscontrata,  sempre  che  il  visto

infedele non sia stato indotto dalla  condotta  dolosa  o  gravemente

colposa del contribuente. Costituiscono  titolo  per  la  riscossione

mediante ruolo di cui al decreto del Presidente della  Repubblica  29

settembre 1973, n. 602, le comunicazioni con le quali sono  richieste

le somme di cui al periodo precedente.  Eventuali  controversie  sono

devolute alla giurisdizione tributaria. Sempreche’  l’infedelta’  del

visto non sia gia’ stata  contestata  con  la  comunicazione  di  cui

all’articolo 26, comma 3-ter, del regolamento di cui al  decreto  del

Ministro  delle  finanze  31  maggio  1999,  n.  164,  il  Centro  di

assistenza  fiscale  o  il  professionista   puo’   trasmettere   una

dichiarazione  rettificativa  del   contribuente,   ovvero,   se   il

contribuente non intende  presentare  la  nuova  dichiarazione,  puo’

trasmettere una comunicazione dei dati relativi alla rettifica il cui

contenuto e’ definito con provvedimento  del  direttore  dell’Agenzia

delle entrate. In tal caso  la  somma  dovuta  e’  ridotta  ai  sensi

dell’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472. La

violazione e’ punibile in caso di  liquidazione  delle  imposte,  dei

contributi,  dei  premi  e  dei  rimborsi   dovuti   in   base   alle

dichiarazioni, di cui all’articolo 36-bis del decreto del  Presidente

della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e in caso di controllo ai

sensi degli articoli 36-ter e seguenti del medesimo decreto,  nonche’

in  caso  di  liquidazione   dell’imposta   dovuta   in   base   alle

dichiarazioni e in caso di  controllo  di  cui  agli  articoli  54  e

seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,

n. 633.  La  violazione  e’  punibile  a  condizione  che  non  trovi

applicazione l’articolo  12-bis  del  decreto  del  Presidente  della

Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. In caso di ripetute violazioni,

ovvero di violazioni particolarmente gravi, e’ disposta a carico  dei

predetti soggetti la sospensione  dalla  facolta’  di  rilasciare  il

visto di conformita’ e l’asseverazione, per un periodo da uno  a  tre

anni. In caso di  ripetute  violazioni  commesse  successivamente  al

periodo di sospensione, e’ disposta l’inibizione  dalla  facolta’  di

rilasciare il visto di conformita’ e  l’asseverazione.  Si  considera

violazione particolarmente grave il mancato pagamento della  suddetta

sanzione. Le sanzioni di cui al presente comma non sono oggetto della

maggiorazione  prevista  dall’articolo  7,  comma  3,   del   decreto

legislativo 18 dicembre 1997, n. 472″; 

          b) le lettere a-bis) e a-ter) sono abrogate. 

    2. All’articolo 5 del decreto legislativo 21  novembre  2014,  n.

175, il comma 3 e’ sostituito dal seguente: 

      “3. Nel caso di presentazione della dichiarazione precompilata,

anche con modifiche, effettuata mediante  CAF  o  professionista,  il

controllo  formale  e’  effettuato  nei  confronti  del  CAF  o   del

professionista, anche con riferimento ai dati  relativi  agli  oneri,

forniti da soggetti terzi, indicati nella dichiarazione precompilata,

fermo restando a carico del contribuente il pagamento delle  maggiori

imposte e degli  interessi.  Il  controllo  della  sussistenza  delle

condizioni  soggettive  che  danno  diritto  alle  detrazioni,   alle

deduzioni  e  alle  agevolazioni  e’  effettuato  nei  confronti  del

contribuente”. 

    Art. 7-ter (Sospensione del  beneficio  in  caso  di  condanna  o

applicazione di misura cautelare personale). – 1. Nei  confronti  del

beneficiario o del richiedente cui e’ applicata una misura  cautelare

personale, anche adottata a seguito di convalida dell’arresto  o  del

fermo, nonche’ del condannato con sentenza non definitiva per  taluno

dei delitti  indicati  all’articolo  7,  comma  3,  l’erogazione  del

beneficio di cui all’articolo 1 e’ sospesa. La  medesima  sospensione

si applica anche nei confronti del  beneficiario  o  del  richiedente

dichiarato  latitante  ai  sensi  dell’articolo  296  del  codice  di

procedura penale o che si e’ sottratto volontariamente all’esecuzione

della pena. La sospensione opera nel limite e con le modalita’ di cui

all’articolo 3, comma 13. 

    2. I provvedimenti di sospensione di cui al comma 1 sono adottati

con effetto non retroattivo dal giudice che  ha  disposto  la  misura

cautelare, ovvero dal giudice che ha emesso la sentenza  di  condanna

non definitiva, ovvero dal giudice che ha  dichiarato  la  latitanza,

ovvero  dal  giudice  dell’esecuzione  su  richiesta   del   pubblico

ministero che ha emesso l’ordine di esecuzione  di  cui  all’articolo

656 del codice di procedura penale  al  quale  il  condannato  si  e’

volontariamente sottratto. 

    3. Nel  primo  atto  cui  e’  presente  l’indagato  o  l’imputato

l’autorita’ giudiziaria lo invita a dichiarare se gode del  beneficio

di cui all’articolo 1. 

    4. Ai fini della loro immediata esecuzione,  i  provvedimenti  di

sospensione di cui ai commi 1  e  2  sono  comunicati  dall’autorita’

giudiziaria procedente, entro il termine  di  quindici  giorni  dalla

loro adozione, all’INPS per l’inserimento nelle  piattaforme  di  cui

all’articolo 6 che hanno  in  carico  la  posizione  dell’indagato  o

imputato o condannato. 

    5. La sospensione del beneficio di cui all’articolo 1 puo’ essere

revocata  dall’autorita’  giudiziaria  che  l’ha   disposta,   quando

risultano mancare, anche per motivi sopravvenuti, le  condizioni  che

l’hanno determinata. Ai fini  del  ripristino  dell’erogazione  degli

importi dovuti, l’interessato deve presentare domanda  al  competente

ente previdenziale allegando  ad  essa  la  copia  del  provvedimento

giudiziario di revoca della sospensione della prestazione. Il diritto

al ripristino dell’erogazione decorre  dalla  data  di  presentazione

della   domanda   e   della   prescritta   documentazione    all’ente

previdenziale e non ha effetto  retroattivo  sugli  importi  maturati

durante il periodo di sospensione. 

    6. Le risorse derivanti dai provvedimenti di sospensione  di  cui

al  comma  1  sono  versate  annualmente  dall’INPS  all’entrata  del

bilancio dello Stato per essere  riassegnate  ai  capitoli  di  spesa

corrispondenti al Fondo di rotazione per la solidarieta’ alle vittime

dei reati di tipo mafioso, delle richieste  estorsive,  dell’usura  e

dei reati intenzionali  violenti  nonche’  agli  orfani  dei  crimini

domestici, e agli interventi in favore delle vittime del terrorismo e

della criminalita’ organizzata, di cui alla legge 3 agosto  2004,  n.

206». 

All’articolo 8: 

    al comma 1: 

      al primo periodo, dopo le parole:  «Al  datore  di  lavoro»  e’

inserita la seguente: «privato»,  le  parole:  «piattaforma  digitale

dedicata  al  Rdc  nell’ambito  del  SIUPL»  sono  sostituite   dalle

seguenti: «piattaforma digitale dedicata al Rdc presso l’ANPAL», dopo

le parole: «pieno e indeterminato»  sono  inserite  le  seguenti:  «,

anche mediante contratto di apprendistato,» e le parole da: «e quello

gia’ goduto»  fino  alla  fine  del  periodo  sono  sostituite  dalle

seguenti: «e le mensilita’ gia’ godute  dal  beneficiario  stesso  e,

comunque, per un importo non superiore a 780 euro mensili  e  per  un

periodo non inferiore a 5 mensilita’»; 

      al  quarto  periodo,  dopo  le   parole:   «licenziamento   del

beneficiario di Rdc»  sono  inserite  le  seguenti:  «effettuato  nei

trentasei mesi successivi all’assunzione»; 

    al comma 2: 

      al primo periodo, le parole: «leggi regionali» sono  sostituite

dalle seguenti: «provvedimenti regionali»; 

      dopo il primo periodo e’ inserito il  seguente:  «Il  Patto  di

formazione  puo’  essere  altresi’  stipulato  dai  fondi  paritetici

interprofessionali per la formazione continua di cui all’articolo 118

della legge 23 dicembre 2000, n.  388,  attraverso  specifici  avvisi

pubblici previa  intesa  in  sede  di  Conferenza  unificata  di  cui

all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.»; 

      al secondo periodo, le parole da: «per  un  periodo  pari  alla

differenza»  fino  alla  fine  del  periodo  sono  sostituite   dalle

seguenti: «per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilita’ e il

numero delle  mensilita’  gia’  godute  dal  beneficiario  stesso  e,

comunque, per un importo non superiore a 390 euro mensili  e  per  un

periodo non inferiore a 6 mensilita’»; 

      al quinto periodo, le parole: «e non inferiore a sei mensilita’

per meta’ dell’importo del Rdc» sono sostituite  dalle  seguenti:  «e

per un periodo non inferiore a 6 mensilita’»; 

      al  sesto  periodo,  dopo   le   parole:   «licenziamento   del

beneficiario del Rdc» sono  inserite  le  seguenti:  «effettuato  nei

trentasei mesi successivi all’assunzione»; 

      l’ultimo periodo e’ soppresso; 

      al comma 5, dopo il primo periodo e’ aggiunto il seguente:  «Le

medesime agevolazioni non spettano ai datori di lavoro che non  siano

in regola con gli obblighi di  assunzione  previsti  dall’articolo  3

della legge 12 marzo 1999, n. 68, fatta salva l’ipotesi di assunzione

di beneficiario di Reddito di cittadinanza iscritto alle liste di cui

alla medesima legge». 

All’articolo 9: 

      al  comma  4,  le  parole:   «il   SIUPL   fornisce   immediata

comunicazione»  sono   sostituite   dalle   seguenti:   «il   Sistema

informativo unitario delle politiche del  lavoro  fornisce  immediata

comunicazione»; 

      dopo il comma 6 e’ inserito il seguente: 

        «6-bis. Al  fine  di  consentire  all’Istituto  nazionale  di

statistica di procedere all’effettuazione delle rilevazioni  e  delle

previsioni statistiche di cui al comma 6 e di ogni altra che si renda

necessaria, anche a supporto delle attivita’ di monitoraggio previste

dal presente decreto, al decreto legislativo  6  settembre  1989,  n.

322, sono apportate le seguenti modificazioni: 

          a) all’articolo 6, comma 1, la  lettera  b)  e’  sostituita

dalla seguente: 

          ” b) forniscono al  Sistema  statistico  nazionale  i  dati

informativi, anche in forma individuale, relativi all’amministrazione

o all’ente di appartenenza, ovvero  da  questi  detenuti  in  ragione

della  propria  attivita’  istituzionale  o  raccolti  per  finalita’

statistiche, necessari per  i  trattamenti  statistici  previsti  dal

programma  statistico  nazionale.  Previa  richiesta  in  cui   siano

esplicitate  le  finalita’  perseguite,  gli  uffici  di   statistica

forniscono al  Sistema  statistico  nazionale  i  dati  raccolti  per

finalita’ statistiche, anche in forma individuale,  necessari  per  i

trattamenti statistici strumentali al perseguimento  delle  finalita’

istituzionali del soggetto richiedente”; 

        b) all’articolo 6, il comma 4 e’ sostituito dal seguente: 

          “4. La comunicazione dei dati di cui alla  lettera  b)  del

comma 1 e’ effettuata fatte salve le riserve previste dalla legge”; 

        c) all’articolo  6-bis,  dopo  il  comma  1  e’  inserito  il

seguente: 

          “1-bis. Per  i  trattamenti  di  dati  personali,  compresi

quelli di cui  all’articolo  9  del  regolamento  (UE)  2016/679  del

Parlamento europeo e del Consiglio, del 27  aprile  2016,  effettuati

per  fini  statistici  di  interesse  pubblico  rilevante  ai   sensi

dell’articolo 2-sexies, comma 2, lettera cc), del codice  in  materia

di protezione dei dati personali, di cui al  decreto  legislativo  30

giugno 2003, n. 196, in conformita’  all’articolo  108  del  medesimo

codice, nel programma statistico nazionale sono specificati i tipi di

dati, le operazioni eseguibili e le misure adottate  per  tutelare  i

diritti fondamentali e le liberta’  degli  interessati,  qualora  non

siano individuati da una disposizione di legge o di  regolamento.  Il

programma statistico nazionale, adottato sentito il  Garante  per  la

protezione  dei  dati  personali,  indica  le   misure   tecniche   e

organizzative idonee a garantire la liceita’  e  la  correttezza  del

trattamento, con particolare riguardo al principio di  minimizzazione

dei dati, e, per ciascun trattamento, le modalita’, le categorie  dei

soggetti interessati, le finalita’ perseguite, le  fonti  utilizzate,

le principali variabili acquisite, i  tempi  di  conservazione  e  le

categorie dei soggetti destinatari dei dati. Per  i  trattamenti  dei

dati personali di cui all’articolo 10  del  citato  regolamento  (UE)

2016/679  effettuati  per  fini  statistici  di  interesse   pubblico

rilevante ai sensi del citato articolo  2-sexies,  comma  2,  lettera

cc), del codice di cui al decreto legislativo n. 196 del  2003  trova

applicazione l’articolo 2-octies del medesimo codice”». 

    Dopo l’articolo 9 e’ inserito il seguente: 

      «Art. 9-bis (Disposizioni in materia di istituti di patronato).

– 1. Al fine di garantire un servizio di assistenza  intensiva  nella

ricerca del lavoro, alla legge 30 marzo 2001, n. 152, sono  apportate

le seguenti modificazioni: 

        a) all’articolo 2, comma 1, lettera b),  le  parole:  “almeno

otto Paesi stranieri” sono sostituite dalle seguenti: “almeno quattro

Paesi stranieri”; 

        b) all’articolo 16,  comma  2,  lettera  c-bis),  le  parole:

“inferiore  all’1,5  per  cento”  sono  sostituite  dalle   seguenti:

“inferiore allo 0,75 per cento”; 

        c) all’articolo 16,  comma  2,  lettera  c-ter),  le  parole:

“almeno otto Stati stranieri” sono sostituite dalle seguenti: “almeno

quattro Paesi stranieri”». 

All’articolo 10: 

    al  comma  1,  le   parole:   «pubblicato   sul   sito   internet

istituzionale» sono sostituite dalle seguenti: «pubblicato  nel  sito

internet istituzionale del medesimo Ministero»; 

    dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: 

      «1-bis. Il Ministero del lavoro e delle  politiche  sociali  e’

responsabile della valutazione del Rdc.  La  valutazione  e’  operata

secondo un progetto di ricerca, redatto in conformita’ all’articolo 3

delle regole deontologiche per trattamenti a  fini  statistici  o  di

ricerca  scientifica,  di  cui  alla  delibera  del  Garante  per  la

protezione dei dati personali  n.  515/2018  del  19  dicembre  2018,

pubblicata nella Gazzetta  Ufficiale  n.  11  del  14  gennaio  2019,

approvato  nell’ambito  di  un  Comitato  scientifico,  appositamente

istituito con decreto del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche

sociali, presieduto dal medesimo Ministro o da un suo  rappresentante

e composto, oltre  che  da  un  rappresentante  dell’ANPAL  e  da  un

rappresentante dell’Istituto nazionale per l’analisi delle  politiche

pubbliche (INAPP), da esperti indipendenti. Ai fini della valutazione

della misura con metodologia controfattuale, con decreto del Ministro

del lavoro e delle politiche  sociali,  sentito  il  Garante  per  la

protezione dei dati personali, puo’ essere  individuato  un  campione

rappresentativo di beneficiari, corrispondente a non piu’ del  5  per

cento dei nuclei beneficiari, all’interno del  quale  possono  essere

selezionati  gruppi  di  controllo  tramite  procedura  di  selezione

casuale,  per  i  quali  prevedere  deroghe  agli  obblighi  di   cui

all’articolo 4 per tutta la durata della valutazione, fatti salvi gli

obblighi di dichiarazione di immediata disponibilita’ al lavoro e  di

accettazione  di  un’offerta  di  lavoro  congrua.  Al  campione   di

beneficiari identificati ai fini della valutazione  del  Rdc  possono

essere somministrati questionari di valutazione, il cui contenuto  e’

approvato con il decreto di cui al secondo periodo. I  dati  raccolti

mediante i questionari di valutazione sono utilizzati al solo fine di

elaborazione  statistica  per  lo  svolgimento  delle  attivita’   di

valutazione previste dal  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche

sociali. Ai fini della valutazione, il Ministero del lavoro  e  delle

politiche sociali utilizza le informazioni di cui al  comma  1.  Sono

altresi’ messe a  disposizione  del  Ministero  del  lavoro  e  delle

politiche sociali da parte  dell’INPS,  dell’ANPAL  e  del  Ministero

dell’istruzione,   dell’universita’   e   della   ricerca   ulteriori

informazioni, riguardanti  la  condizione  economica  e  sociale,  le

esperienze educative, formative e lavorative, nonche’ le  prestazioni

economiche e sociali, individuate con il decreto di  cui  al  secondo

periodo. Una volta entrata a pieno regime la misura del Rdc,  i  dati

individuali anonimizzati, privi di ogni riferimento che  ne  permetta

il collegamento con gli interessati e comunque secondo modalita’  che

rendono questi ultimi non  identificabili,  raccolti  ai  fini  della

valutazione,  potranno  essere  altresi’  messi  a  disposizione   di

universita’ ed enti di  ricerca,  ai  soli  scopi  di  ricerca  e  di

valutazione, previa  presentazione  di  un  documentato  progetto  di

ricerca autorizzato  dal  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche

sociali.  Ai  componenti  del  Comitato  non  e’  corrisposto   alcun

compenso,  indennita’  o  rimborso  di  spese.   Le   amministrazioni

interessate provvedono  all’attuazione  del  presente  comma  con  le

risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione

vigente. 

      1-ter. Il Ministero del lavoro e  delle  politiche  sociali  e’

responsabile del coordinamento per l’attuazione del Rdc e a tal  fine

istituisce,  nell’ambito  della  direzione  generale  competente,  un

apposito servizio di informazione, promozione, consulenza e  supporto

tecnico. Il servizio svolge, in particolare, le seguenti funzioni: 

        a) e’ responsabile, sentita l’ANPAL, del monitoraggio e della

predisposizione del Rapporto annuale di cui al comma 1, nonche’ della

valutazione di cui al comma 1-bis; 

        b) favorisce la diffusione delle  conoscenze  e  promuove  la

qualita’ degli  interventi,  anche  mediante  atti  di  coordinamento

operativo, ferme restando le  competenze  dell’ANPAL  in  materia  di

coordinamento dei centri per l’impiego; 

        c) predispone protocolli formativi e operativi; 

        d) identifica gli ambiti territoriali  lavorativi  e  sociali

che presentano particolari criticita’ nell’attuazione del Rdc,  sulla

base delle evidenze emerse in sede di monitoraggio e di  analisi  dei

dati, segnala i medesimi alle regioni  interessate  e,  su  richiesta

dell’ambito  territoriale  e  d’intesa  con  la   regione,   sostiene

interventi di tutoraggio»; 

    al comma 2, le parole: «di cui al comma 1,» sono sostituite dalle

seguenti: «di cui  al  presente  articolo»  e  dopo  le  parole:  «il

Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  provvede»  sono

inserite le seguenti: «, anche avvalendosi dell’INAPP,»; 

    la  rubrica  e’  sostituita   dalla   seguente:   «Coordinamento,

monitoraggio e valutazione del Rdc». 

All’articolo 11: 

    al comma 2: 

      alla lettera a), dopo il numero 7) e’ inserito il seguente: 

        «7-bis) al comma 9, le parole: “su proposta del Comitato  per

la lotta alla poverta’, e” sono soppresse ed e’ aggiunto, in fine, il

seguente periodo: “Al fine di ridurre i rischi per gli operatori e  i

professionisti attuatori del Rdc, le linee guida di cui  al  presente

comma individuano altresi’ specifiche misure  di  sicurezza  volte  a

prevenire e gestire gli episodi di violenza, modalita’ di rilevazione

e segnalazione  degli  eventi  sentinella  da  parte  degli  enti  di

appartenenza, nonche’ procedure di presa in carico della  vittima  di

atti violenti”»; 

      alla lettera b): 

        al numero 4) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:  «ed

e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Al fine  di  un  utilizzo

sinergico  delle  risorse  per  la  distribuzione   alimentare   agli

indigenti, le eventuali disponibilita’ del Fondo di cui  all’articolo

58  del  decreto-legge  22  giugno  2012,  n.  83,  convertito,   con

modificazioni, dalla legge 7 agosto  2012,  n.  134,  possono  essere

utilizzate per il finanziamento di interventi complementari  rispetto

al Programma operativo del FEAD e,  a  tal  fine,  le  corrispondenti

risorse  possono  essere  versate  al  Fondo  di  rotazione  di   cui

all’articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183″»; 

      dopo il numero 4) e’ aggiunto il seguente: 

        «4-bis) al comma 12, le parole: “su proposta del Comitato per

la lotta alla poverta’ e” sono soppresse»; 

    alla lettera c): 

      dopo il numero 1) e’ inserito il seguente: 

          «1-bis) al  comma  2,  le  parole:  “una  quota  del  Fondo

Poverta’ e’ attribuita” sono sostituite dalle seguenti:  “le  risorse

del Fondo Poverta’ sono attribuite”»; 

          al numero 2), le parole:  «in  un  atto  di  programmazione

regionale»  sono  sostituite  dalle  seguenti:   «in   un   atto   di

programmazione regionale, nel rispetto e nella  valorizzazione  delle

modalita’ di confronto con le autonomie locali,»; 

      alla lettera d): 

        il numero 1) e’ sostituito dal seguente: 

          «1)  al  comma  2,  quarto   periodo,   le   parole:   “Con

provvedimento congiunto  del  Direttore  dell’INPS  e  del  Direttore

dell’Agenzia delle entrate, sentito il Garante per la protezione  dei

dati personali” sono sostituite  dalle  seguenti:  “Con  decreto  del

Ministro del  lavoro  e  delle  politiche  sociali,  sentiti  l’INPS,

l’Agenzia delle entrate e il  Garante  per  la  protezione  dei  dati

personali”»; 

      il numero 2) e’ sostituito dal seguente: 

        «2) dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: 

          “2-bis. Resta ferma la possibilita’ di  presentare  la  DSU

nella  modalita’  non  precompilata.  In  tal  caso,   in   sede   di

attestazione dell’ISEE,  sono  riportate  le  eventuali  omissioni  o

difformita’   riscontrate   nei   dati   dichiarati   rispetto   alle

informazioni  disponibili  di  cui  al  comma  1,  incluse  eventuali

difformita’ su saldi  e  giacenze  medie  del  patrimonio  mobiliare,

secondo modalita’ definite con il decreto di cui al comma 2″»; 

      dopo il numero 2) e’ inserito il seguente: 

        «2-bis) al comma 3, le parole: “con decreto del Ministro  del

lavoro e  delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministro

dell’economia e delle finanze, sulla  base  di  quanto  previsto  nel

provvedimento di cui al comma 2″ sono sostituite dalle seguenti: “con

il medesimo decreto di cui al comma 2″»; 

      dopo la lettera d) e’ inserita la seguente: 

        «d-bis) all’articolo 21, dopo il  comma  10  e’  aggiunto  il

seguente: 

          “10-bis. Al fine  di  agevolare  l’attuazione  del  Rdc  e’

costituita,  nell’ambito  della  Rete,  una  cabina  di  regia   come

organismo di confronto permanente tra i diversi livelli  di  governo.

La cabina di regia,  presieduta  dal  Ministro  del  lavoro  e  delle

politiche sociali, e’ composta dai componenti della Rete  di  cui  al

comma 2, lettere a) e b),  dai  responsabili  per  le  politiche  del

lavoro nell’ambito delle giunte regionali e delle province  autonome,

designati   dai   rispettivi   presidenti,   da   un   rappresentante

dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro  (ANPAL)  e

da un rappresentante dell’INPS.  La  cabina  di  regia  opera,  anche

mediante articolazioni in sede tecnica,  secondo  modalita’  definite

con decreto del Ministro del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  e

consulta periodicamente le parti sociali e gli enti del Terzo settore

rappresentativi in materia di contrasto della poverta’. Ai componenti

della cabina di regia non e’ corrisposto alcun compenso, indennita’ o

rimborso  di  spese.  Le   amministrazioni   interessate   provvedono

all’attuazione del presente comma con le risorse umane, strumentali e

finanziarie disponibili a legislazione vigente”»; 

      alla lettera e): 

        dopo il numero 1) e’ inserito il seguente: 

          «1-bis) al comma 4, secondo periodo, le  parole:  “I  dati”

sono sostituite dalle seguenti: “Ad eccezione  della  piattaforma  di

cui al comma 3, lettera a), numero 2-bis), i dati”»; 

          al numero 2), le parole: «del decreto  legislativo  n.  147

del 2017» sono soppresse. 

    Dopo l’articolo 11 e’ inserito il seguente: 

      «Art.  11-bis  (Modifiche  all’articolo  118  della  legge   23

dicembre 2000, n. 388). – 1. Al comma 1 dell’articolo 118 della legge

23 dicembre 2000, n. 388, sono apportate le seguenti modificazioni: 

        a)  al   primo   periodo,   dopo   le   parole:   “formazione

professionale continua” sono inserite le seguenti:  “e  dei  percorsi

formativi  o   di   riqualificazione   professionale   per   soggetti

disoccupati o inoccupati”; 

        b) il quinto periodo e’ sostituito  dal  seguente:  “I  fondi

possono finanziare in tutto o in parte: 1) piani formativi aziendali,

territoriali,  settoriali  o  individuali  concordati  tra  le  parti

sociali; 2) eventuali ulteriori iniziative propedeutiche  e  comunque

direttamente connesse a detti piani concordate tra le parti; 3) piani

di formazione o di riqualificazione professionale previsti dal  Patto

di formazione di cui all’articolo 8, comma 2,  del  decreto-legge  28

gennaio 2019, n. 4″». 

All’articolo 12: 

    al comma 1, le parole: «, ai sensi  dell’articolo  13,  comma 

sono sostituite dalle seguenti:  «e  delle  misure  aventi  finalita’

analoghe a quelle del Rdc, ai sensi rispettivamente dei commi 1  e  2

dell’articolo 13» e le parole: «5.894 milioni di euro  nel  2019,  di

7.131 milioni di euro nel 2020, di 7.355 milioni di euro nel  2021  e

di 7.210 milioni di euro annui a decorrere dal 2022» sono  sostituite

dalle seguenti: «5.906,8 milioni di euro nel 2019, di 7.166,9 milioni

di euro nel 2020, di 7.391 milioni di euro  nel  2021  e  di  7.245,9

milioni di euro annui a decorrere dal 2022»; 

    il comma 3 e’ sostituito dal seguente: 

      «3. Al fine di rafforzare le politiche attive del lavoro  e  di

garantire l’attuazione dei livelli essenziali  delle  prestazioni  in

materia, compresi quelli di cui all’articolo 4, comma 14, con decreto

del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previa  intesa  in

sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni

e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo

8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, entro quindici  giorni

dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del

presente decreto, e’ adottato un Piano straordinario di potenziamento

dei centri per l’impiego e delle  politiche  attive  del  lavoro;  il

Piano ha durata triennale e puo’ essere aggiornato annualmente.  Esso

individua specifici standard di servizio per l’attuazione dei livelli

essenziali delle prestazioni in materia e i  connessi  fabbisogni  di

risorse umane e strumentali delle regioni e delle province  autonome,

nonche’ obiettivi relativi alle politiche attive del lavoro in favore

dei beneficiari del Rdc. Il Piano disciplina altresi’ il riparto e le

modalita’ di utilizzo delle risorse di cui all’articolo 1, comma 258,

primo periodo, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, come  modificato

dal comma 8, lettere a) e  b),  del  presente  articolo.  Oltre  alle

risorse gia’ a tal fine destinate dall’articolo 1, comma 258, primo e

quarto periodo, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, come modificato

dal comma 8, lettere a) e b),  del  presente  articolo,  utilizzabili

anche per il potenziamento infrastrutturale dei centri per l’impiego,

nonche’ alle risorse di cui al  comma  3-bis,  per  l’attuazione  del

Piano e’ autorizzata una spesa aggiuntiva nel limite di  160  milioni

di euro per l’anno 2019, di 130 milioni di euro per l’anno 2020 e  di

50 milioni di euro per l’anno 2021. Al fine di garantire l’avvio e il

funzionamento del Rdc nelle fasi iniziali del programma,  nell’ambito

del  Piano  sono  altresi’  previste  azioni  di  sistema  a  livello

centrale,  nonche’  azioni  di  assistenza  tecnica  presso  le  sedi

territoriali delle regioni, d’intesa  con  le  medesime  regioni,  da

parte  del  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche   sociali   e

dell’ANPAL, anche per il tramite dell’ANPAL  Servizi  Spa.  A  questo

fine, il Piano individua le regioni e le  province  autonome  che  si

avvalgono delle  azioni  di  assistenza  tecnica,  i  contingenti  di

risorse umane che operano presso le sedi territoriali delle  regioni,

le azioni di sistema e le modalita’ operative  di  realizzazione  nei

singoli territori. Con successive convenzioni tra l’ANPAL Servizi Spa

e le singole amministrazioni regionali e provinciali individuate  nel

Piano, da stipulare entro trenta giorni dalla data  di  adozione  del

Piano, sono definite le modalita’ di  intervento  con  cui  opera  il

personale dell’assistenza  tecnica.  Nelle  more  della  stipulazione

delle  convenzioni,  sulla  base  delle  indicazioni  del  Piano,   i

contingenti di risorse umane individuati nel Piano  medesimo  possono

svolgere la propria  attivita’  presso  le  sedi  territoriali  delle

regioni. Nel limite di 90 milioni di euro per  l’anno  2019,  di  130

milioni di euro per l’anno 2020 e di 50 milioni di  euro  per  l’anno

2021, a valere sulle risorse del Piano di cui al quarto  periodo,  e’

autorizzata la spesa a favore dell’ANPAL Servizi Spa,  che  adegua  i

propri  regolamenti  a  quanto  disposto  dal  presente  comma,   per

consentire la selezione, mediante procedura selettiva pubblica, delle

professionalita’  necessarie  ad  organizzare  l’avvio  del  Rdc,  la

stipulazione di contratti, nelle forme del conferimento di  incarichi

di collaborazione,  con  i  soggetti  selezionati,  la  formazione  e

l’equipaggiamento dei medesimi, nonche’ la gestione amministrativa  e

il coordinamento delle loro attivita’, al fine di svolgere le  azioni

di assistenza tecnica alle regioni e alle province autonome  previste

dal presente comma. Nell’ambito del Piano, le restanti  risorse  sono

ripartite tra le regioni  e  le  province  autonome  con  vincolo  di

destinazione ad attivita’ connesse all’erogazione del Rdc,  anche  al

fine  di  consentire  alle  medesime  regioni  e  province   autonome

l’assunzione di personale presso i centri per l’impiego»; 

      dopo il comma 3 sono inseriti i seguenti: 

        «3-bis. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma

258, terzo e quarto periodo, della legge 30 dicembre  2018,  n.  145,

come modificato dai commi 3-ter e 8, lettere a) e  b),  del  presente

articolo, le regioni e le province autonome, le agenzie  e  gli  enti

regionali, o le  province  e  le  citta’  metropolitane  se  delegate

all’esercizio  delle  funzioni   con   legge   regionale   ai   sensi

dell’articolo 1, comma 795, della legge 27  dicembre  2017,  n.  205,

sono autorizzati ad assumere, con aumento della rispettiva  dotazione

organica, a decorrere dall’anno 2020 fino a complessive 3.000  unita’

di personale, da destinare ai centri per  l’impiego,  e  a  decorrere

dall’anno 2021 ulteriori  4.600  unita’  di  personale,  compresa  la

stabilizzazione  delle  unita’  di  personale,   reclutate   mediante

procedure concorsuali bandite per assunzioni con contratto di  lavoro

a tempo determinato, di cui all’accordo sul documento  recante  Piano

di rafforzamento dei servizi e delle misure di  politica  attiva  del

lavoro, sancito nella riunione  della  Conferenza  unificata  del  21

dicembre 2017, per complessivi oneri nel limite  di  120  milioni  di

euro per l’anno 2020 e di 304  milioni  di  euro  annui  a  decorrere

dall’anno 2021. Con il Piano straordinario di  cui  al  comma  3  del

presente articolo sono definiti anche  i  criteri  di  riparto  delle

risorse di cui al  presente  comma  tra  le  regioni  e  le  province

autonome. A decorrere dall’anno 2021, con decreto  del  Ministro  del

lavoro e  delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministro

dell’economia e delle finanze, previa intesa in  sede  di  Conferenza

permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province

autonome di Trento e di Bolzano, possono essere previste, sulla  base

delle disponibilita’ del Fondo di  cui  all’articolo  1,  comma  255,

della legge 30 dicembre 2018, n. 145, risorse da destinare ai  centri

per l’impiego a copertura  degli  oneri  di  finanziamento  correlati

all’esercizio delle relative funzioni. 

        3-ter. All’articolo 1, comma 258,  della  legge  30  dicembre

2018, n. 145, come modificato dal comma  8,  lettere  a)  e  b),  del

presente articolo, sono apportate le seguenti modificazioni: 

          a)  al  terzo  periodo,  le  parole:   “le   regioni   sono

autorizzate”  sono  sostituite  dalle  seguenti:  “le  regioni  e  le

province autonome, le agenzie e gli enti regionali, o le  province  e

le citta’ metropolitane se delegate all’esercizio delle funzioni  con

legge regionale ai sensi dell’articolo 1, comma 795, della  legge  27

dicembre 2017, n. 205, sono autorizzati”; 

          b) dopo il quarto periodo sono  inseriti  i  seguenti:  “Le

predette  assunzioni  non  rilevano  in  relazione   alle   capacita’

assunzionali  di  cui  all’articolo  3,  commi  5  e  seguenti,   del

decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito,  con  modificazioni,

dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, ovvero  ai  limiti  previsti  dai

commi 557 e seguenti dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n.

296; in ordine al trattamento accessorio  trova  applicazione  quanto

previsto dall’articolo 11, comma 1, lettera b), del decreto-legge  14

dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge  11

febbraio 2019, n. 12. Le procedure relative alle assunzioni di cui al

precedente periodo sono effettuate in deroga all’articolo  30,  comma

2-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165″. 

        3-quater. Allo scopo di garantire i livelli essenziali  delle

prestazioni in materia di servizi e politiche attive del  lavoro,  le

regioni e le province autonome, le agenzie e gli enti regionali, o le

province e le citta’ metropolitane se  delegate  all’esercizio  delle

funzioni con legge regionale ai sensi  dell’articolo  1,  comma  795,

della  legge  27  dicembre  2017,  n.  205,  attuano  il   piano   di

rafforzamento dei servizi per  l’impiego,  di  cui  all’articolo  15,

comma 1, del decreto-legge 19 giugno 2015,  n.  78,  convertito,  con

modificazioni, dalla legge 6  agosto  2015,  n.  125.  Le  assunzioni

finalizzate al  predetto  piano  di  rafforzamento  dei  servizi  per

l’impiego non rilevano rispetto ai limiti, anche di  spesa,  previsti

per  i  rapporti  di  lavoro  a  tempo  determinato   dalle   vigenti

disposizioni legislative; in  ordine  all’incidenza  sul  trattamento

economico accessorio non opera il limite previsto  dall’articolo  23,

comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75»; 

        dopo il comma 4 e’ inserito il seguente: 

          «4-bis. Al fine  di  adeguare  le  spese  di  funzionamento

dell’ANPAL per l’attuazione del Rdc e’ autorizzata  la  spesa  di  10

milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 e di 5 milioni di

euro per l’anno 2021. Ai predetti oneri si provvede: 

          a) quanto a 10 milioni di euro per  l’anno  2019,  mediante

corrispondente  riduzione  dell’autorizzazione  di   spesa   di   cui

all’articolo 1, comma 258, quarto periodo, della  legge  30  dicembre

2018, n. 145, come modificato dal comma  8,  lettere  a)  e  b),  del

presente articolo; 

          b) quanto a 10 milioni di  euro  per  l’anno  2020  e  a  5

milioni di euro per l’anno 2021, ai sensi dell’articolo 28, comma  2,

lettera a)»; 

          al comma 5, le parole: «20 milioni» sono  sostituite  dalle

seguenti: «35 milioni»; 

          al comma 6, le parole: «della dotazione organica  dell’INPS

a decorrere dall’anno 2019, e’ autorizzata una spesa» sono sostituite

dalle seguenti: «della  dotazione  organica  dell’INPS,  a  decorrere

dall’anno 2019 e’ autorizzata la spesa»; 

      dopo il comma 7 e’ inserito il seguente: 

        «7-bis. Al fine di dare piena attuazione ai nuovi e  maggiori

compiti attribuiti all’Istituto nazionale per l’assicurazione  contro

gli infortuni sul lavoro (INAIL) per effetto  della  revisione  delle

tariffe dei premi e dei  contributi  assicurativi,  della  disciplina

dell’assicurazione contro gli infortuni in  ambito  domestico  e  del

regime   delle   prestazioni   economiche,   socio-sanitarie   e   di

reinserimento lavorativo a favore delle persone  con  disabilita’  da

lavoro, sono autorizzate, a valere sulle risorse  del  fondo  di  cui

all’articolo 1, comma 365, lettera b), della legge 11 dicembre  2016,

n. 232, assunzioni di  personale  presso  il  predetto  Istituto  nel

limite di spesa di euro 5.695.723 per l’anno 2020 e di euro 6.549.500

annui a decorrere dall’anno 2021, da effettuare secondo le  modalita’

previste dall’articolo 1, comma 300, della legge 30 dicembre 2018, n.

145»; 

      al comma 8: 

        alla lettera a), le parole: «al comma 255, le  parole  “Fondo

per il reddito di cittadinanza”» sono sostituite dalle seguenti:  «ai

commi 255 e 258, le parole: “Fondo per il reddito  di  cittadinanza”,

ovunque ricorrono,»; 

      alla lettera b): 

        al numero 1), le parole: «fino a  480  milioni  di  euro  per

l’anno 2019 e a 420 milioni di euro per l’anno 2020» sono  sostituite

dalle seguenti: «fino a 467,2 milioni di euro per  l’anno  2019  e  a

403,1 milioni di euro per l’anno 2020»; 

        al numero 2),  le  parole:  «.  Per  il  funzionamento»  sono

sostituite  dalle  seguenti:  «,  anche  infrastrutturale.   Per   il

funzionamento»; 

      dopo il comma 8 sono inseriti i seguenti: 

        «8-bis. Ai trasferimenti alle  regioni  a  statuto  ordinario

previsti dai commi 794 e 797 dell’articolo 1 della legge 27  dicembre

2017, n. 205, si  provvede,  a  decorrere  dall’anno  2020,  mediante

apposito capitolo di spesa istituito nello stato  di  previsione  del

Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali,  sulla  base  dei

criteri di riparto e delle percentuali di accesso oggetto  di  intesa

in sede di Conferenza permanente per i  rapporti  tra  lo  Stato,  le

regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano  sancita  nella

riunione del 24 gennaio 2018. Ai trasferimenti alle  regioni  e  alle

province autonome delle risorse di cui  all’articolo  1,  comma  258,

della legge 30 dicembre  2018,  n.  145,  si  provvede,  a  decorrere

dall’anno 2020, con analogo capitolo di spesa istituito  nello  stato

di previsione del Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali,

sulla base dei criteri di riparto definiti previa intesa in  sede  di

Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le

province autonome di Trento e di Bolzano. 

        8-ter. In deroga all’articolo 1, comma 365,  della  legge  30

dicembre 2018, n. 145, la disposizione di cui all’articolo  1,  comma

361, della medesima legge n. 145 del 2018 si applica  alle  procedure

concorsuali per le assunzioni di personale da destinare ai centri per

l’impiego bandite a decorrere dal 1°  luglio  2019.  Resta  ferma  la

possibilita’ di procedere alle assunzioni del personale da  destinare

ai centri  per  l’impiego  utilizzando  le  graduatorie  di  pubblici

concorsi approvate da altre amministrazioni, previo  accordo  tra  le

amministrazioni interessate»; 

        al comma 9, al primo periodo, le parole:  «alla  concessione»

sono sostituite dalle  seguenti:  «all’atto  della  concessione»,  al

secondo periodo, le parole: «nel  programma»  sono  sostituite  dalle

seguenti: «del Rdc», al terzo periodo, dopo le parole: «ai sensi  del

comma 1,» sono inserite le seguenti: «accertato secondo le  modalita’

previste dall’articolo 17, comma 10, della legge 31 dicembre 2009, n.

196,» e, al quarto periodo, le parole: «di cui  al  secondo  periodo»

sono sostituite dalle seguenti: «di cui al terzo periodo»; 

        al comma 10, le parole da: «, il  raggiungimento»  fino  alla

fine del comma sono sostituite dalle seguenti: «che l’ammontare degli

accantonamenti disposti ai sensi del comma 9 ha raggiunto il  90  per

cento delle risorse disponibili ai sensi del comma 1»; 

        al  comma  11,  primo  periodo,  la  parola:   «Qualora»   e’

sostituita dalle seguenti: «In deroga a quanto previsto dall’articolo

1, comma 257, terzo e quarto periodo, della legge 30  dicembre  2018,

n. 145, qualora»; 

      il comma 12 e’ sostituito dal seguente: 

        «12.  Al   finanziamento   dei   livelli   essenziali   delle

prestazioni sociali, di cui all’articolo 4, comma  13,  ivi  compresi

eventuali costi per l’adeguamento dei sistemi informativi dei comuni,

singoli o  associati,  nonche’  gli  oneri  per  l’attivazione  e  la

realizzazione dei progetti di cui all’articolo 4, comma 15, e  quelli

derivanti dalle assicurazioni presso l’INAIL  e  per  responsabilita’

civile dei partecipanti ai medesimi progetti, per effetto  di  quanto

previsto dal presente decreto, si provvede mediante l’utilizzo  delle

risorse residue della quota del Fondo per la lotta  alla  poverta’  e

all’esclusione sociale, di cui all’articolo 1, comma 386, della legge

28 dicembre 2015, n. 208, destinata al rafforzamento degli interventi

e  dei  servizi  sociali  ai  sensi  dell’articolo  7   del   decreto

legislativo 15 settembre 2017, n. 147, con il concorso delle  risorse

afferenti  al  Programma  operativo  nazionale  Inclusione   relativo

all’obiettivo tematico della lotta alla poverta’ e  della  promozione

dell’inclusione sociale in coerenza con quanto stabilito dall’Accordo

di partenariato 2014-2020 per l’impiego dei fondi  strutturali  e  di

investimento europei. Sono in ogni caso fatti  salvi  gli  interventi

previsti  negli  atti  di   programmazione   regionale   secondo   le

indicazioni programmatiche contenute nel Piano per gli interventi e i

servizi sociali di contrasto alla poverta’, adottato con decreto  del

Ministro del  lavoro  e  delle  politiche  sociali  18  maggio  2018,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 155 del 6 luglio 2018». 

All’articolo 13: 

      al comma 1, dopo il primo periodo e’ inserito il seguente:  «Le

richieste presentate ai comuni  entro  i  termini  di  cui  al  primo

periodo, ai fini del riconoscimento del beneficio,  devono  pervenire

all’INPS entro i successivi sessanta giorni» e, al  secondo  periodo,

le parole: «fatta  salva»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «fatti

salvi»; 

      dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: 

        «1-bis. Sono fatte salve  le  richieste  del  Rdc  presentate

sulla base della disciplina vigente prima della data  di  entrata  in

vigore della legge di conversione del presente  decreto.  I  benefici

riconosciuti sulla base delle predette richieste sono erogati per  un

periodo non superiore  a  sei  mesi  pur  in  assenza  dell’eventuale

ulteriore certificazione, documentazione o dichiarazione sul possesso

dei requisiti, richiesta in forza delle disposizioni introdotte dalla

legge di conversione del presente decreto  ai  fini  dell’accesso  al

beneficio. 

        1-ter. All’articolo 1, comma 200,  della  legge  27  dicembre

2017, n. 205, le parole: “di un terzo delle risorse” sono  sostituite

dalle seguenti: “della meta’ delle risorse”»; 

    il comma 2 e’ sostituito dal seguente: 

        «2. Le disposizioni del  presente  decreto  sono  applicabili

nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di  Trento

e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e  le  relative

norme di attuazione, anche con riferimento alla legge  costituzionale

18 ottobre 2001, n. 3. Le province autonome di Trento  e  di  Bolzano

possono provvedere all’erogazione di servizi destinati ai beneficiari

del Rdc nell’ambito della propria competenza legislativa  e  relativa

potesta’  amministrativa,  perseguendo  le  finalita’  del   presente

decreto.  Le  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  possono

prevedere,  a  decorrere  dall’anno  2020,  misure  aventi  finalita’

analoghe a quelle del Rdc, adottate e  finanziate  secondo  i  propri

ordinamenti, comunicate al Ministero del  lavoro  e  delle  politiche

sociali,  affinche’  le  stesse   non   siano   computate   ai   fini

dell’accesso, della quantificazione e del mantenimento  del  Rdc.  Ai

fini dell’attuazione del presente comma e’ autorizzata la spesa di 19

milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020». 

All’articolo 14: 

    dopo il comma 7 e’ inserito il seguente: 

      «7-bis. Al fine di  fronteggiare  gli  effetti  della  pensione

quota 100 sul  sistema  scolastico  e  di  garantire  lo  svolgimento

dell’attivita’ didattica, nel primo dei concorsi di cui  all’articolo

17, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 13 aprile  2017,  n.

59, bandito successivamente alla data  di  entrata  in  vigore  della

legge di conversione del presente decreto, le graduatorie  di  merito

sono predisposte attribuendo ai titoli posseduti un punteggio fino al

40 per cento di  quello  complessivo.  Tra  i  titoli  valutabili  e’

particolarmente valorizzato il servizio svolto presso le  istituzioni

scolastiche  del  sistema  nazionale  di  istruzione,  al  quale   e’

attribuito  un  punteggio  fino  al  50  per  cento   del   punteggio

attribuibile ai titoli»; 

      dopo il comma 10 sono aggiunti i seguenti: 

      «10-bis. Al  fine  di  far  fronte  alle  gravi  scoperture  di

organico degli  uffici  giudiziari  derivanti  dall’attuazione  delle

disposizioni in materia di accesso al trattamento di pensione di  cui

al presente articolo e di assicurare la  funzionalita’  dei  medesimi

uffici, fino alla data di  entrata  in  vigore  del  decreto  di  cui

all’articolo 1, comma 300, della legge 30 dicembre 2018,  n.  145,  e

comunque   per   l’anno   2019,   il   reclutamento   del   personale

dell’amministrazione giudiziaria, fermo quanto previsto dal comma 307

dell’articolo 1 della medesima legge, e’ autorizzato anche in  deroga

all’articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 

      10-ter. I concorsi pubblici per il reclutamento  del  personale

di cui al comma 10-bis  possono  essere  espletati  nelle  forme  del

concorso  unico  di  cui  all’articolo  4,  comma  3-quinquies,   del

decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con  modificazioni,

dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, in deroga alle disposizioni  dei

commi 4 e 4-bis dell’articolo 35 del  decreto  legislativo  30  marzo

2001, n. 165,  mediante  richiesta  al  Dipartimento  della  funzione

pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ne assicura

priorita’ di svolgimento  e  con  modalita’  semplificate,  anche  in

deroga alla disciplina prevista dal regolamento di cui al decreto del

Presidente della  Repubblica  9  maggio  1994,  n.  487,  per  quanto

concerne in particolare: 

        a) la nomina e la composizione della commissione,  prevedendo

la costituzione di sottocommissioni anche per le prove scritte ed  il

superamento dei requisiti previsti  per  la  nomina  dei  componenti,

nonche’ stabilendo che a ciascuna  delle  sottocommissioni  non  puo’

essere assegnato un numero di candidati inferiore a 250; 

        b) la tipologia e le modalita’  di  svolgimento  delle  prove

d’esame, prevedendo: 

          1) la facolta’ di far precedere le  prove  d’esame  da  una

prova preselettiva, qualora le domande di partecipazione al  concorso

siano in numero superiore a tre volte il numero dei posti banditi; 

          2)  la  possibilita’  di   espletare   prove   preselettive

consistenti nella risoluzione di quesiti a risposta multipla, gestite

con  l’ausilio  di  societa’  specializzate  e  con  possibilita’  di

predisposizione dei quesiti da parte di qualificati istituti pubblici

e privati; 

          3) forme semplificate di svolgimento delle  prove  scritte,

anche concentrando  le  medesime  in  un’unica  prova  sulle  materie

previste dal bando, eventualmente mediante il  ricorso  a  domande  a

risposta a scelta multipla; 

          4) per i profili tecnici, l’espletamento di prove  pratiche

in aggiunta a quelle scritte, ovvero in sostituzione delle medesime; 

          5) lo svolgimento delle prove di cui ai numeri da 1) a 3) e

la correzione  delle  medesime  prove  anche  mediante  l’ausilio  di

sistemi informatici e telematici; 

          6) la valutazione dei titoli solo dopo lo svolgimento delle

prove orali nei casi di assunzione per determinati  profili  mediante

concorso per titoli ed esami; 

          7) l’attribuzione, singolarmente o per categoria di titoli,

di un punteggio fisso stabilito dal bando, con la previsione  che  il

totale dei punteggi per titoli non puo’ essere superiore ad un  terzo

del punteggio complessivo attribuibile; 

        c)  la  formazione  delle  graduatorie,  stabilendo   che   i

candidati appartenenti a categorie  previste  dalla  legge  12  marzo

1999, n. 68, che hanno conseguito l’idoneita’, vengano inclusi  nella

graduatoria tra i vincitori,  nel  rispetto  dei  limiti  di  riserva

previsti dalla normativa vigente, purche’  risultino  iscritti  negli

appositi elenchi istituiti ai sensi dell’articolo  8  della  medesima

legge e risultino  disoccupati  al  momento  della  formazione  della

graduatoria stessa. 

      10-quater.  Quando  si  procede   all’assunzione   di   profili

professionali del personale dell’amministrazione giudiziaria mediante

avviamento  degli  iscritti  nelle  liste  di  collocamento  a  norma

dell’articolo 35, comma 1, lettera b),  del  decreto  legislativo  30

marzo 2001, n. 165, la stessa amministrazione  puo’  indicare,  anche

con  riferimento  alle  procedure  assunzionali   gia’   autorizzate,

l’attribuzione di un punteggio aggiuntivo a valere sulle  graduatorie

delle predette liste di collocamento in favore di soggetti che  hanno

maturato i  titoli  di  preferenza  di  cui  all’articolo  50,  commi

1-quater e 1-quinquies, del decreto-legge  24  giugno  2014,  n.  90,

convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. 

      10-quinquies. Dall’attuazione  delle  disposizioni  di  cui  ai

commi 10-ter e 10-quater non devono derivare nuovi o maggiori oneri a

carico  della  finanza  pubblica.  Le   amministrazioni   interessate

provvedono nel limite delle risorse umane, strumentali e  finanziarie

disponibili a legislazione vigente. 

      10-sexies. Per le medesime finalita’ di cui al comma 10-bis, in

deroga a quanto previsto dall’articolo 1, comma 399,  primo  periodo,

della legge 30 dicembre 2018, n. 145, il Ministero della giustizia e’

autorizzato,  dal  15  luglio  2019,  ad  effettuare  assunzioni   di

personale non dirigenziale a tempo indeterminato, nel limite di 1.300

unita’ di II e III  Area,  avvalendosi  delle  facolta’  assunzionali

ordinarie per l’anno 2019. 

      10-septies.  Ai  fini  della  compensazione  degli  effetti  in

termini di indebitamento e di fabbisogno della disposizione di cui al

comma  10-sexies,  il  Fondo  per  la  compensazione  degli   effetti

finanziari  non   previsti   a   legislazione   vigente   conseguenti

all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6,

comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n.  154,  convertito,  con

modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n.  189,  e’  ridotto  di

8,32 milioni di euro per l’anno 2019. 

      10-octies. Al fine di  far  fronte  alle  gravi  scoperture  di

organico  degli  uffici  preposti  alle   attivita’   di   tutela   e

valorizzazione del  patrimonio  culturale  derivanti  dall’attuazione

delle disposizioni in materia di accesso al trattamento  di  pensione

di cui al presente articolo e  di  assicurare  la  funzionalita’  dei

medesimi uffici, fino alla data di entrata in vigore del  decreto  di

cui all’articolo 1, comma 300, della legge 30 dicembre 2018, n.  145,

e comunque  per  l’anno  2019,  il  reclutamento  del  personale  del

Ministero per i beni e le attivita’ culturali e’ autorizzato anche in

deroga all’articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 

      10-novies.  I  concorsi  pubblici  per  il   reclutamento   del

personale di cui al comma 10-octies possono essere svolti nelle forme

del concorso unico di cui  all’articolo  4,  comma  3-quinquies,  del

decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con  modificazioni,

dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, in deroga alle disposizioni  dei

commi 4 e 4-bis dell’articolo 35 del  decreto  legislativo  30  marzo

2001, n. 165,  mediante  richiesta  al  Dipartimento  della  funzione

pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ne assicura

priorita’ di svolgimento, con modalita’ semplificate, anche in deroga

alla disciplina prevista  dal  regolamento  di  cui  al  decreto  del

Presidente della  Repubblica  9  maggio  1994,  n.  487,  per  quanto

concerne in particolare: 

        a) la nomina e la composizione della commissione,  prevedendo

la costituzione di sottocommissioni anche per le prove scritte  e  il

superamento dei requisiti previsti  per  la  nomina  dei  componenti,

nonche’ stabilendo che a ciascuna  delle  sottocommissioni  non  puo’

essere assegnato un numero di candidati inferiore a 250; 

        b) la tipologia e le modalita’ di svolgimento delle prove  di

esame, prevedendo: 

          1) la facolta’ di far precedere le prove di  esame  da  una

prova preselettiva, qualora le domande di partecipazione al  concorso

siano in numero superiore a tre volte il numero dei posti banditi; 

          2)  la  possibilita’   di   svolgere   prove   preselettive

consistenti nella risoluzione di quesiti a risposta multipla, gestite

con  l’ausilio  di  societa’  specializzate  e  con  possibilita’  di

predisposizione dei quesiti da parte di qualificati istituti pubblici

e privati; 

          3) forme semplificate di svolgimento delle  prove  scritte,

anche concentrando  le  medesime  in  un’unica  prova  sulle  materie

previste dal bando, eventualmente mediante il  ricorso  a  domande  a

risposta a scelta multipla; 

          4) per i profili tecnici, lo svolgimento di prove  pratiche

in aggiunta a quelle scritte, ovvero in sostituzione delle medesime; 

          5) lo svolgimento delle prove di cui ai numeri da 1) a 3) e

la correzione  delle  medesime  prove  anche  mediante  l’ausilio  di

sistemi informatici e telematici; 

          6) la valutazione dei titoli solo dopo lo svolgimento delle

prove orali nei casi di assunzione per determinati  profili  mediante

concorso per titoli ed esami; 

          7) l’attribuzione, singolarmente o per categoria di titoli,

di un punteggio fisso stabilito dal bando, con la previsione  che  il

totale dei punteggi per titoli non puo’ essere superiore a  un  terzo

del punteggio complessivo attribuibile; 

        c)  la  formazione  delle  graduatorie,  stabilendo   che   i

candidati appartenenti a categorie  previste  dalla  legge  12  marzo

1999, n. 68, che hanno conseguito l’idoneita’, vengano inclusi  nella

graduatoria tra i vincitori,  nel  rispetto  dei  limiti  di  riserva

previsti dalla normativa vigente, purche’  risultino  iscritti  negli

appositi elenchi istituiti ai sensi dell’articolo  8  della  medesima

legge e risultino  disoccupati  al  momento  della  formazione  della

graduatoria stessa. 

      10-decies. Per le medesime finalita’ di cui al comma 10-octies,

in deroga  a  quanto  previsto  dall’articolo  1,  comma  399,  primo

periodo, della legge 30 dicembre 2018, n. 145,  il  Ministero  per  i

beni e le attivita’ culturali e’ autorizzato, dal 15 luglio  2019,  a

effettuare  assunzioni  di  personale  non   dirigenziale   a   tempo

indeterminato fino a 551 unita’, di cui 91 unita’ tramite scorrimento

delle graduatorie approvate nell’ambito del concorso pubblico  a  500

posti di area III-posizione economica F1 e 460 unita’  attraverso  lo

scorrimento delle graduatorie  relative  alle  procedure  concorsuali

interne gia’ espletate  presso  il  medesimo  Ministero,  avvalendosi

integralmente delle facolta’ assunzionali ordinarie per l’anno 2019. 

      10-undecies. Il Ministero per i beni e le  attivita’  culturali

provvede all’attuazione dei commi  10-octies  e  10-novies  a  valere

sulle  risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie   disponibili   a

legislazione vigente. Ai fini della compensazione degli  effetti,  in

termini di indebitamento e di fabbisogno, della disposizione  di  cui

al comma 10-decies, il  Fondo  per  la  compensazione  degli  effetti

finanziari  non   previsti   a   legislazione   vigente   conseguenti

all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6,

comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n.  154,  convertito,  con

modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n.  189,  e’  ridotto  di

euro 898.005 per l’anno 2019». 

    Dopo l’articolo 14 sono inseriti i seguenti: 

      «Art. 14-bis (Disciplina  delle  capacita’  assunzionali  delle

regioni, degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale,

nonche’ degli enti locali). – 1. All’articolo 3 del decreto-legge  24

giugno 2014, n. 90, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  11

agosto 2014, n. 114, sono apportate le seguenti modificazioni: 

        a) al comma 5, quinto periodo, le  parole:  “tre  anni”  sono

sostituite dalle seguenti: “cinque anni” e le  parole:  “al  triennio

precedente”  sono  sostituite   dalle   seguenti:   “al   quinquennio

precedente”; 

        b) dopo il comma 5-quinquies sono inseriti i seguenti: 

          “5-sexies. Per il triennio 2019-2021,  nel  rispetto  della

programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile, le

regioni  e  gli  enti  locali  possono  computare,  ai   fini   della

determinazione delle capacita’ assunzionali per ciascuna  annualita’,

sia le cessazioni dal servizio del personale  di  ruolo  verificatesi

nell’anno  precedente,  sia   quelle   programmate   nella   medesima

annualita’,  fermo  restando  che  le   assunzioni   possono   essere

effettuate soltanto a  seguito  delle  cessazioni  che  producono  il

relativo turn-over. 

          5-septies. I vincitori dei concorsi banditi dalle regioni e

dagli enti locali, anche se sprovvisti di articolazione territoriale,

sono tenuti a permanere nella  sede  di  prima  destinazione  per  un

periodo  non  inferiore  a  cinque  anni.  La  presente  disposizione

costituisce norma non derogabile dai contratti collettivi”. 

    2. In considerazione degli  effetti  derivanti  dall’applicazione

dell’articolo 14 del presente decreto e della necessita’ di garantire

i livelli essenziali delle prestazioni, gli enti  e  le  aziende  del

Servizio sanitario nazionale possono procedere  all’assunzione  delle

professionalita’ occorrenti, anche tenendo conto delle cessazioni  di

personale che intervengono in corso d’anno, purche’ in linea  con  la

programmazione regionale e  nel  rispetto  dei  piani  triennali  dei

fabbisogni di personale approvati dalle  regioni  di  appartenenza  e

dell’articolo 17, commi 3, 3-bis e 3-ter, del decreto-legge 6  luglio

2011, n. 98, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  15  luglio

2011, n. 111. 

    3. Le previsioni di cui alla lettera a) del comma 1 si  applicano

a  decorrere  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  legge   di

conversione del presente decreto. 

    Art. 14-ter (Utilizzo delle graduatorie concorsuali per l’accesso

al pubblico impiego). – 1. All’articolo 1, comma 361, della legge  30

dicembre 2018, n. 145, dopo le parole: “a concorso” sono aggiunte  le

seguenti: “nonche’ di quelli che  si  rendono  disponibili,  entro  i

limiti di  efficacia  temporale  delle  graduatorie  medesime,  fermo

restando il numero dei posti banditi e nel  rispetto  dell’ordine  di

merito, in conseguenza della  mancata  costituzione  o  dell’avvenuta

estinzione  del  rapporto  di  lavoro  con  i  candidati   dichiarati

vincitori.  Le  graduatorie  possono  essere  utilizzate  anche   per

effettuare, entro i limiti percentuali stabiliti  dalle  disposizioni

vigenti e comunque  in  via  prioritaria  rispetto  alle  convenzioni

previste dall’articolo 11 della  legge  12  marzo  1999,  n.  68,  le

assunzioni obbligatorie di cui agli articoli 3 e  18  della  medesima

legge n. 68 del  1999,  nonche’  quelle  dei  soggetti  titolari  del

diritto al collocamento obbligatorio di cui all’articolo 1, comma  2,

della legge 23 novembre 1998, n.  407,  sebbene  collocati  oltre  il

limite dei posti ad essi riservati nel concorso”. 

    2. All’articolo 1, comma 366, della legge 30  dicembre  2018,  n.

145, dopo la parola: “scolastico”  sono  inserite  le  seguenti:  “ed

educativo, anche degli enti locali”». 

    Dopo l’articolo 18 e’ inserito il seguente: 

      «Art. 18-bis (Sospensione dei trattamenti previdenziali). –  1.

Ai soggetti condannati a  pena  detentiva  con  sentenza  passata  in

giudicato per i reati di cui all’articolo 2, comma 58, della legge 28

giugno 2012, n. 92, nonche’ per ogni altro delitto per il  quale  sia

stata irrogata, in via definitiva, una pena non inferiore a due  anni

di reclusione, che si siano volontariamente sottratti  all’esecuzione

della pena, e’ sospeso il pagamento dei trattamenti previdenziali  di

vecchiaia e anticipati erogati dagli enti di previdenza obbligatoria.

La medesima sospensione si applica anche nei confronti  dei  soggetti

evasi, o per i quali sia stato dichiarato lo stato  di  latitanza  ai

sensi degli articoli 295 e 296 del codice di procedura penale. 

      2. I provvedimenti di  sospensione  di  cui  al  comma  1  sono

adottati con effetto non retroattivo dal giudice  che  ha  emesso  la

dichiarazione dello stato di latitanza prevista dall’articolo 295 del

codice di procedura penale  ovvero  dal  giudice  dell’esecuzione  su

richiesta del pubblico ministero che ha emesso l’ordine di esecuzione

di cui all’articolo 656 del codice di procedura penale  al  quale  il

condannato  si   e’   volontariamente   sottratto,   anche   per   le

dichiarazioni pronunciate o per gli  ordini  di  carcerazione  emessi

prima della data di entrata in vigore della legge di conversione  del

presente decreto. 

      3. Ai fini della loro immediata esecuzione, i provvedimenti  di

sospensione di cui ai commi  1  e  2  sono  comunicati  dal  pubblico

ministero, entro il termine di quindici giorni dalla  loro  adozione,

all’ente gestore dei rapporti previdenziali e  assistenziali  facenti

capo ai soggetti di cui al comma 1. 

      4. La sospensione della prestazione previdenziale  puo’  essere

revocata  dall’autorita’  giudiziaria  che  l’ha   disposta,   previo

accertamento del venir meno delle condizioni che l’hanno determinata.

Ai  fini  del  ripristino  dell’erogazione  degli   importi   dovuti,

l’interessato   deve   presentare   domanda   al   competente    ente

previdenziale allegando ad essa la copia autentica del  provvedimento

giudiziario di revoca della sospensione della prestazione. Il diritto

al ripristino dell’erogazione delle prestazioni previdenziali decorre

dalla  data  di  presentazione  della  domanda  e  della   prescritta

documentazione all’ente previdenziale e non  ha  effetto  retroattivo

sugli importi maturati durante il periodo di sospensione. 

      5. Le risorse derivanti dai provvedimenti di sospensione di cui

al  comma  1  sono  versate  annualmente   dagli   enti   interessati

all’entrata del  bilancio  dello  Stato  per  essere  riassegnate  ai

capitoli di  spesa  corrispondenti  al  Fondo  di  rotazione  per  la

solidarieta’ alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle  richieste

estorsive, dell’usura e dei reati intenzionali violenti nonche’  agli

orfani per crimini domestici,  e  agli  interventi  in  favore  delle

vittime del terrorismo e della criminalita’ organizzata, di cui  alla

legge 3 agosto 2004, n. 206». 

All’articolo 20: 

    al comma 1, primo periodo, le parole: «tra la data  del  primo  e

quella» sono sostituite dalle  seguenti:  «tra  l’anno  del  primo  e

quello»  e  sono  aggiunte,  in  fine,   le   seguenti   parole:   «,

parificandoli a periodi di lavoro»; 

    al comma 5, al primo periodo,  dopo  le  parole:  «Il  versamento

dell’onere» sono inserite le seguenti: «per il  riscatto  di  cui  al

comma 1» e le parole: «massimo 60» sono  sostituite  dalle  seguenti:

«un massimo di  120»  e  dopo  il  secondo  periodo  e’  aggiunto  il

seguente:  «Alla  data   del   saldo   dell’onere   l’INPS   provvede

all’accredito della contribuzione e ai relativi effetti»; 

    al comma 6, capoverso 5-quater, il primo  periodo  e’  sostituito

dal seguente: «E’ consentita  la  facolta’  di  riscatto  di  cui  al

presente  articolo  dei  periodi   da   valutare   con   il   sistema

contributivo»; 

    dopo il comma 6 sono aggiunti i seguenti: 

      «6-bis.  Il  Fondo  per  interventi  strutturali  di   politica

economica, di cui all’articolo 10,  comma  5,  del  decreto-legge  29

novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27

dicembre 2004, n. 307, e’ incrementato di 1,3  milioni  di  euro  per

l’anno 2024, di 17,6 milioni di euro per l’anno 2025, di 31,8 milioni

di euro per l’anno 2026, di 26,9 milioni di euro per l’anno 2027 e di

22 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2028. 

      6-ter. Agli oneri derivanti dal comma 5, valutati in 8  milioni

di euro per l’anno 2019, in 16,1 milioni di euro per l’anno 2020,  in

24,4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al  2023  e  in

8,5 milioni di euro per l’anno 2024, e dal comma 6-bis,  pari  a  1,3

milioni di euro per l’anno 2024, a 17,6 milioni di  euro  per  l’anno

2025, a 31,8 milioni di euro per l’anno 2026, a 26,9 milioni di  euro

per l’anno 2027 e a 22 milioni di euro annui  a  decorrere  dall’anno

2028, si provvede: 

        a) quanto a 8 milioni di euro per l’anno 2019, a 15,3 milioni

di euro per l’anno 2020, a 22 milioni di euro per l’anno 2021, a 19,6

milioni di euro per l’anno 2022 e a 17,1 milioni di euro  per  l’anno

2023, mediante riduzione del  Fondo  per  interventi  strutturali  di

politica  economica,  di  cui   all’articolo   10,   comma   5,   del

decreto-legge   29   novembre   2004,   n.   282,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307; 

        b) quanto a 0,8 milioni  di  euro  per  l’anno  2020,  a  2,4

milioni di euro per l’anno 2021, a 4,8 milioni  di  euro  per  l’anno

2022, a 7,3 milioni di euro per l’anno 2023, a 9,8  milioni  di  euro

per l’anno 2024, a 17,6 milioni di  euro  per  l’anno  2025,  a  31,8

milioni di euro per l’anno 2026, a 26,9 milioni di  euro  per  l’anno

2027 e a 22  milioni  di  euro  annui  a  decorrere  dall’anno  2028,

mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dal comma 5». 

      All’articolo 21, comma 1, le parole:  «legge  18  agosto  1995»

sono sostituite dalle seguenti: «legge 8 agosto 1995». 

      All’articolo 22, comma 6, al secondo periodo sono aggiunte,  in

fine, le seguenti parole: «,  da  adottare  entro  centoventi  giorni

dalla data di entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del

presente decreto» e, all’ultimo periodo,  dopo  le  parole:  «tra  le

competenze del Fondo» sono inserite le seguenti: «di solidarieta’». 

All’articolo 23: 

    al comma 1, dopo le  parole:  «i  lavoratori»  sono  inserite  le

seguenti: «dipendenti delle amministrazioni pubbliche»; 

    il comma 2 e’ sostituito dal seguente: 

      «2. Sulla base di apposite certificazioni rilasciate  dall’ente

responsabile per  l’erogazione  del  trattamento  di  fine  servizio,

comunque denominato, i soggetti di cui al comma 1 nonche’ i  soggetti

che accedono, o che hanno avuto accesso prima della data  di  entrata

in vigore del presente decreto, al trattamento di pensione  ai  sensi

dell’articolo  24  del  decreto-legge  6  dicembre  2011,   n.   201,

convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.  214,

possono presentare richiesta  di  finanziamento  di  una  somma  pari

all’importo, nella misura massima di cui  al  comma  5  del  presente

articolo, dell’indennita’ di fine servizio maturata,  alle  banche  o

agli intermediari finanziari che aderiscono  a  un  apposito  accordo

quadro da stipulare, entro sessanta giorni dalla data di  entrata  in

vigore della legge  di  conversione  del  presente  decreto,  tra  il

Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche   sociali,   il   Ministro

dell’economia  e  delle  finanze,  il  Ministro   per   la   pubblica

amministrazione e l’Associazione bancaria italiana,  sentito  l’INPS.

Ai fini del rimborso del  finanziamento  e  dei  relativi  interessi,

l’ente  che  corrisponde  l’indennita’  di  fine  servizio,  comunque

denominata, trattiene il relativo importo da tale indennita’, fino  a

concorrenza dello stesso. Gli importi trattenuti ai sensi del periodo

precedente non sono soggetti a procedure di sequestro o  pignoramento

e, in ogni caso, a  esecuzione  forzata  in  virtu’  di  qualsivoglia

azione esecutiva o cautelare. Il  finanziamento  e’  garantito  dalla

cessione  pro  solvendo,  automatica  e   nel   limite   dell’importo

finanziato,  senza  alcuna  formalita’,  dei  crediti  derivanti  dal

trattamento di fine servizio maturato che  i  lavoratori  di  cui  al

primo periodo vantano nei  confronti  degli  enti  che  corrispondono

l’indennita’ di fine servizio. Gli enti responsabili per l’erogazione

del trattamento di fine  servizio,  comunque  denominato,  provvedono

alle attivita’ di  cui  al  presente  comma  con  le  risorse  umane,

finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente»; 

      al comma  3,  primo  periodo,  le  parole:  «50  milioni»  sono

sostituite dalle seguenti: «75 milioni»; 

      al comma 5,  primo  periodo,  le  parole:  «30.000  euro»  sono

sostituite dalle seguenti: «45.000 euro». 

All’articolo 25: 

    al comma 1: 

      la lettera a) e’ sostituita dalla seguente: 

        «a) al comma 2, dopo la lettera a) sono inserite le seguenti:

“a-bis)   il   vice    presidente;    a-ter)    il    consiglio    di

amministrazione;”»; 

      dopo la lettera b) e’ inserita la seguente: 

        «b-bis) dopo il comma 3 e’ inserito il seguente: 

          “3-bis.  Il  vice  presidente,  scelto   tra   persone   di

comprovata competenza e specifica esperienza gestionale, e’  nominato

ai sensi della  legge  24  gennaio  1978,  n.  14,  con  decreto  del

Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del  Ministro  del

lavoro e delle politiche sociali. Il vice  presidente  e’  componente

del consiglio di amministrazione, sostituisce il Presidente  in  caso

di assenza o impedimento e puo’ svolgere tutte le  funzioni  ad  esso

delegate”»; 

          alla lettera d), capoverso 5, il terzo e il quarto  periodo

sono  sostituiti  dai  seguenti:  «Il  consiglio  e’   composto   dal

Presidente dell’Istituto, che lo presiede, dal vice presidente  e  da

tre membri, tutti scelti tra persone dotate di comprovata  competenza

e professionalita’ nonche’ di indiscussa moralita’ e indipendenza. Si

applicano, riguardo ai requisiti, le disposizioni di cui  al  decreto

legislativo 14 marzo 2013, n. 33, e al decreto legislativo  8  aprile

2013, n. 39»; 

          alla lettera f), capoverso 11, le parole:  «della  medesima

spesa» sono sostituite dalle seguenti: «della  spesa»  e  le  parole:

«dei rispettivi enti previdenziali» sono sostituite  dalle  seguenti:

«dei rispettivi Istituti»; 

          al comma 2, al primo periodo, dopo le  parole:  «del  nuovo

Presidente» sono inserite le seguenti: «, del vice presidente»,  dopo

le parole: «possono essere nominati i soggetti cui sono attribuiti  i

poteri, rispettivamente, del Presidente» sono inserite  le  seguenti:

«,  del  vice  presidente»  e  le  parole:  «come  individuati  nelle

disposizioni del presente decreto» sono  sostituite  dalle  seguenti:

«come individuati ai sensi delle disposizioni del presente  articolo»

e dopo il secondo periodo e’ aggiunto il seguente: «Con il decreto di

cui al  primo  periodo  sono  altresi’  definiti,  nell’ambito  delle

risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o

maggiori oneri per la finanza pubblica, gli emolumenti  spettanti  ai

predetti soggetti». 

    Dopo l’articolo 25 sono inseriti i seguenti: 

      «Art.  25-bis  (Disposizioni  contrattuali  per  il   personale

addetto  alle  attivita’  di  informazione  e   comunicazione   delle

pubbliche amministrazioni). – 1. All’articolo 9, comma 5, della legge

7 giugno 2000, n. 150, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Ai

giornalisti in servizio presso gli  uffici  stampa  delle  regioni  a

statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, in

via transitoria, sino alla definizione di una specifica disciplina da

parte di tali enti in sede di contrattazione  collettiva  e  comunque

non oltre il 31 ottobre 2019, continua ad  applicarsi  la  disciplina

riconosciuta dai singoli ordinamenti”. 

      Art.   25-ter   (Trasparenza   in   materia   di    trattamenti

pensionistici). – 1. Gli enti erogatori di trattamenti  pensionistici

hanno l’obbligo di fornire a tutti  i  soggetti  percettori  di  tali

trattamenti  precisa  e   puntuale   informazione   circa   eventuali

trattenute relative alle quote associative sindacali. 

      2. Con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche

sociali, da emanare entro sessanta giorni dalla data  di  entrata  in

vigore  della  legge  di  conversione  del  presente  decreto,   sono

stabilite le modalita’ di attuazione delle  disposizioni  di  cui  al

comma 1. 

      3. Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo non

devono derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza

pubblica». 

All’articolo 26: 

    al comma 1, capoverso 47, le parole: «come modificato  dal  comma

48 del presente articolo,» sono soppresse; 

    al comma 2, le  parole:  «Fondo  speciale  per  il  sostegno  del

reddito e dell’occupazione e della riconversione  e  riqualificazione

del personale del settore del trasporto aereo» sono sostituite  dalle

seguenti: «Fondo di solidarieta’ per il settore del trasporto aereo e

del sistema aeroportuale»; 

    alla rubrica sono aggiunte,  in  fine,  le  seguenti  parole:  «e

sistema aeroportuale». 

    Nel capo II, dopo l’articolo 26 sono aggiunti i seguenti: 

      «Art.  26-bis  (Proroga  della  cassa   integrazione   guadagni

straordinaria). – 1. All’articolo 22-bis del decreto  legislativo  14

settembre 2015, n. 148, sono apportate le seguenti modificazioni: 

        a) al comma 1, le parole: “Per gli anni  2018  e  2019″  sono

sostituite dalle seguenti: “Per gli anni 2018,  2019  e  2020″  e  le

parole: “entro il limite massimo complessivo di spesa di 100  milioni

di euro  per  ciascuno  dei  medesimi  anni”  sono  sostituite  dalle

seguenti: “entro il limite complessivo di spesa  di  100  milioni  di

euro per l’anno 2018, di 180 milioni di euro per l’anno 2019 e di  50

milioni di euro per l’anno 2020″; 

        b) al comma 3, le parole: “All’onere derivante dai commi 1  e

2, pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni  2018  e  2019″

sono sostituite dalle seguenti: “All’onere derivante dai commi 1 e 2,

pari a 100 milioni di euro per l’anno 2018, a 180 milioni di euro per

l’anno 2019 e a 50 milioni di euro per l’anno 2020”. 

    2. Agli oneri derivanti dal comma 1 del presente articolo, pari a

80 milioni di euro per l’anno 2019 e a 50 milioni di euro per  l’anno

2020, si provvede a  valere  sul  Fondo  sociale  per  occupazione  e

formazione,  di  cui  all’articolo  18,  comma  1,  lettera  a),  del

decreto-legge   29   novembre   2008,   n.   185,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2,  mediante  utilizzo

delle risorse indicate all’articolo 29, comma 3, lettere a) e b), del

decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, anche se confluite  in

piani gestionali diversi da quello di  cui  all’alinea  del  medesimo

comma 3. 

    Art. 26-ter (Acconti di cassa integrazione guadagni straordinaria

in favore di aziende operanti in aeree  di  crisi  complessa).    1.

All’articolo 22-bis del decreto legislativo  14  settembre  2015,  n.

148, dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: 

      “1-bis. In presenza di piani  pluriennali  di  riorganizzazione

gia’ oggetto di specifico accordo stipulato in sede  ministeriale  ai

sensi dei comma 1, che coinvolgono imprese operanti in  piu’  regioni

con un organico superiore a 500 unita’ lavorative con gravi  ricadute

occupazionali concentrate nelle aree di crisi complessa,  conseguenti

alle difficolta’ di implementazione delle azioni di  riorganizzazione

e di accesso alle fonti di finanziamento, il Ministro  del  lavoro  e

delle  politiche  sociali,  valutate  le  problematiche   di   ordine

occupazionale e la necessita’ di successive verifiche  per  accertare

tutti i requisiti di cui  al  medesimo  comma  1,  sulla  base  della

preventiva  istruttoria  da  parte  degli  uffici  competenti,   puo’

autorizzare acconti per  sei  mensilita’  di  integrazione  salariale

straordinaria, al fine di garantire la continuita’  del  sostegno  al

reddito  dei  lavoratori  sospesi.  Le  mensilita’  di   integrazione

salariale   straordinaria,   erogate   dall’INPS,   sono    computate

nell’ambito delle mensilita’ autorizzabili ai sensi del  comma  1,  a

valere sulle risorse finanziarie di  cui  al  comma  3.  Qualora  sia

rigettata l’istanza ai sensi del comma 1, si applica l’articolo 1-bis

del  decreto-legge  11  giugno  2002,   n.   108,   convertito,   con

modificazioni, dalla legge 31 luglio 2002, n. 172″. 

      2. Le regioni e le province autonome di  Trento  e  di  Bolzano

possono autorizzare, per  un  periodo  massimo  di  dodici  mesi,  la

proroga delle prestazioni di cassa integrazione  guadagni  in  deroga

concesse ai sensi dell’articolo 1, comma 145, della legge 27 dicembre

2017, n. 205, previa acquisizione dell’accordo  tra  l’azienda  e  le

parti sociali per la proroga delle citate prestazioni,  integrato  da

un apposito piano di politiche  attive,  sostenuto  dalla  regione  o

dalla provincia autonoma, a favore dei lavoratori interessati. 

      3. All’onere derivante dall’attuazione del comma 2 si fa fronte

nel limite massimo del 50 per  cento  delle  risorse  assegnate  alle

regioni e alle province autonome ai  sensi  dell’articolo  44,  comma

6-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148. 

    Art. 26-quater (Modifica all’articolo 44 del decreto  legislativo

14 settembre  2015,  n.  148).    1.  All’articolo  44  del  decreto

legislativo 14 settembre  2015,  n.  148,  dopo  il  comma  6-bis  e’

inserito il seguente: 

      “6-ter. Per i trattamenti di integrazione salariale  in  deroga

di cui al comma 6-bis, in caso di pagamento diretto della prestazione

da parte dell’INPS, il datore  di  lavoro  e’  obbligato  ad  inviare

all’Istituto   tutti   i   dati   necessari    per    il    pagamento

dell’integrazione   salariale,   secondo   le   modalita’   stabilite

dall’Istituto, entro lo stesso termine previsto dal comma  6-bis  per

il conguaglio o la richiesta di rimborso. Trascorso inutilmente  tale

termine, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa  connessi

rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente”. 

      2. Per i trattamenti conclusi prima della data  di  entrata  in

vigore del presente decreto, il termine di sei mesi di cui  al  comma

6-ter dell’articolo 44 del  decreto  legislativo  n.  148  del  2015,

introdotto dal comma 1 del presente articolo, decorre da tale data. 

    Art.  26-quinquies  (Trattamento  pensionistico   del   personale

dell’ENAV).    1.  Tutti  i  lavoratori  appartenenti   ai   profili

professionali di cui all’articolo 5 della legge  7  agosto  1990,  n.

248, per i quali viene meno il  titolo  abilitante  allo  svolgimento

della specifica attivita’ lavorativa per raggiunti limiti di eta’, al

ricorrere delle condizioni di cui al comma  1  dell’articolo  10  del

regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28

ottobre  2013,  n.  157,  conseguono  il   diritto   al   trattamento

pensionistico di vecchiaia al raggiungimento del requisito anagrafico

di sessanta anni, con la decorrenza di cui all’articolo 1,  comma  5,

lettera b), della legge 24 dicembre 2007, n. 247, ferma  restando  la

sussistenza  degli  ulteriori  requisiti  previsti  dalla   normativa

vigente per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia. 

    2. Al comma 2 dell’articolo 10 del regolamento di cui al  decreto

del Presidente della Repubblica 28 ottobre 2013, n. 157,  le  parole:

“e  ai  lavoratori  appartenenti  ai  profili  professionali  di  cui

all’articolo 5 della legge 7 agosto 1990, n. 248″ sono soppresse. 

    3. Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1, valutati  in

97.000 euro per l’anno 2019, in 244.000  euro  per  l’anno  2020,  in

509.000 euro per l’anno 2021, in 702.000 euro  per  l’anno  2022,  in

994.000 euro per l’anno 2023, in 1.153.000 euro per l’anno  2024,  in

2.364.000 euro per l’anno 2025, in 4.262.000 euro per l’anno 2026, in

6.643.000 euro per l’anno 2027 e in 9.549.000 euro annui a  decorrere

dall’anno 2028, si provvede mediante corrispondente  riduzione  della

dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica,

di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre  2004,

n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre  2004,

n. 307. 

    Art. 26-sexies (Misure di sostegno del reddito per  i  lavoratori

dipendenti dalle imprese del settore dei call center). – 1. A  valere

sul Fondo sociale per occupazione e formazione, di  cui  all’articolo

18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n.  185,

convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2,  si

provvede, nella misura di 20 milioni di  euro  per  l’anno  2019,  al

finanziamento delle misure di sostegno del reddito per  i  lavoratori

dipendenti dalle  imprese  del  settore  dei  call  center,  previste

dall’articolo 44, comma 7, del decreto legislativo 14 settembre 2015,

n. 148, mediante utilizzo delle  risorse  indicate  all’articolo  29,

comma 3, lettere a) e b), del decreto legislativo 14 settembre  2015,

n. 150, anche se confluite in piani gestionali diversi da  quello  di

cui all’alinea del medesimo comma 3. 

    Art. 26-septies (Organizzazione dell’ANPAL).    1.  Al  fine  di

consentire un riassetto ordinamentale e  regolamentare  dell’ANPAL  e

dell’ANPAL Servizi Spa  utile  a  un  piu’  efficace  monitoraggio  e

coordinamento dei centri per l’impiego: 

      a) all’articolo 4,  comma  12,  secondo  periodo,  del  decreto

legislativo 14 settembre 2015, n. 150,  le  parole:  “trenta  giorni”

sono sostituite dalle seguenti: “centoventi giorni”; 

      b) all’articolo 1, comma 719, della legge 30 dicembre 2018,  n.

145, le parole: “sessanta giorni”  sono  sostituite  dalle  seguenti:

“centottanta giorni”». 

All’articolo 27: 

    al comma 4, le parole: «comma 569,  lettera  b),  e  articolo  1,

comma 1098, di cui alla legge» sono sostituite dalle seguenti: «commi

569, lettera b), e 1098, della legge»; 

    al comma 6, lettera a), le parole: «da  venti  a  cinquanta  mila

euro» sono sostituite dalle seguenti: «da 20.000 a 50.000 euro». 

All’articolo 28: 

    al comma 2: 

      all’alinea, le parole: «Agli oneri derivanti dagli articoli 12,

commi 1, 3, 4, 5, 6, 7, 8, lettera b), numeri 2) e 3), e dal comma  1

del presente articolo, pari a 6.297 milioni di euro per l’anno  2019,

a 7.710,8 milioni di euro per l’anno 2020, a 7.458  milioni  di  euro

per l’anno 2021 e a 7.619 milioni di euro annui a decorrere dall’anno

2022»  sono  sostituite  dalle  seguenti:   «Agli   oneri   derivanti

dall’articolo 12, commi 1, 3, 3-bis, 4, 4-bis, lettera b), 5,  6,  7,

8, lettera b), numeri 2) e 3), e dal comma 1 del  presente  articolo,

pari a 6.284,8 milioni di euro per l’anno 2019, a 7.756,7 milioni  di

euro per l’anno 2020, a 7.803 milioni di euro per  l’anno  2021  e  a

7.958,9 milioni di euro  annui  a  decorrere  dall’anno  2022»  e  la

parola: «23,» e’ soppressa; 

      alla lettera a), le parole: «6.527,9 milioni di euro per l’anno

2019, a 7.594 milioni di euro per l’anno 2020, a 7.535,2  milioni  di

euro per l’anno 2021 e  7.263  milioni  di  euro  annui  a  decorrere

dall’anno 2022» sono sostituite dalle seguenti: «6.515,7  milioni  di

euro per l’anno 2019, a 7.639,9 milioni di euro per  l’anno  2020,  a

7.880,2 milioni di euro per l’anno 2021 e a 7.602,9 milioni  di  euro

annui a decorrere dall’anno 2022»; 

      al comma 3, le parole: «la rendicontazione dei  relativi  oneri

anche a carattere prospettico» sono soppresse e la parola: «relativi»

e’ sostituita dalle seguenti:  «,  la  rendicontazione  degli  oneri,

anche a carattere prospettico, relativi»; 

      al  comma  4,  le  parole:  «Ai  sensi   di   quanto   previsto

all’articolo 1, comma 257, della legge 30 dicembre 2018, n. 145,  nel

caso» sono sostituite dalle seguenti: «Nel caso»; 

      al comma  6,  le  parole:  «ai  sensi  dell’articolo  12»  sono

sostituite dalle seguenti: «ai sensi degli articoli 6, commi 6-bis  e

6-ter, 7, commi 15-quater, 15-quinquies e 15-sexies, 12 e  14,  commi

10-sexies, 10-septies, 10-decies e 10-undecies». 

    E’ aggiunto, in fine, il seguente allegato: 

 

                                                          «Allegato A 

                                           (articolo 7, comma 15-ter) 

    Dati anagrafici aziende/datori di lavoro 

    Dati contenuti nel “Fascicolo elettronico aziendale” 

    Retribuzioni  imponibili  annuali,  ai  fini  contributivi,   per

azienda e per categorie di aziende 

    Dati anagrafici, contributivi e retributivi dei soggetti iscritti

alla “Gestione separata” 

    Dati anagrafici, contributivi e retributivi dei soggetti iscritti

alla “Gestione autonoma artigiani” 

    Dati anagrafici, contributivi e retributivi dei soggetti iscritti

alla “Gestione commercianti” 

    Dati anagrafici, contributivi e retributivi dei soggetti iscritti

alla “Gestione agricoltura” 

    Dati anagrafici dei datori di lavoro beneficiari di interventi di

CIG (cassa  integrazione  guadagni)  ordinaria  e  straordinaria,  di

mobilita’, di contratti di solidarieta’ 

    Dati relativi alle procedure DM10, EMENS, UNIEMENS 

    Dati anagrafici dei lavoratori beneficiari di interventi  di  CIG

(cassa  integrazione  guadagni)   ordinaria   e   straordinaria,   di

mobilita’, di contratti di solidarieta’, di prestazioni previdenziali

per malattia, maternita’  e  assegni  familiari,  di  prestazioni  di

sostegno al reddito». 


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